Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19746 del 12/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/07/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 12/07/2021), n.19746

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. REGGIANI Eleonora – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7210-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO

BUOZZI, 49, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO RICCIONI, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7127/2015 della COMM.TRIB.REG.LAZIO,

depositata il 29/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/02/2021 dal Consigliere Dott. LIBERATO PAOLITTO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – con sentenza n. 7127/29/15, depositata il 29 dicembre 2015, la Commissione tributaria regionale del Lazio ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, così confermando il decisum di prime cure che, a sua volta, aveva annullato un avviso di liquidazione dell’imposta principale di registro dovuta in relazione alla registrazione (in data 15 maggio 2012) di atto notarile recante cessione di un credito ad estinzione di preesistente obbligazione;

– il giudice del gravame, per quel che qui ancora rileva, ha ritenuto che l’atto in contestazione doveva ascriversi alla categoria tariffaria della cessione di credito, – piuttosto che a quella dell’accollo postulata nell’atto impositivo, – in quanto, in ragione dell’accordo intervenuto tra le parti, l’obbligazione si era estinta e non v’era stata “assunzione del debito come nell’accollo”, così che la fattispecie impositiva andava ricondotta all’adempimento del terzo (art. 1180 c.c.);

2. – l’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di un solo motivo;

– il notaio C.L. resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 6 e 9 della tariffa allegata, parte prima, e degli artt. 1180,1198 e 1273 c.c., assumendo che, in ragione dei contenuti dell’accordo sottoposto a tassazione, non si era affatto prodotto l’effetto estintivo di un’obbligazione preesistente in ragione dell’adempimento posto in essere dal terzo, da detto accordo essendo piuttosto conseguiti effetti riconducibili alla fattispecie dell’accolllo (cd. esterno), in quanto la titolare del credito ceduto (accollante) aveva assunto, con l’adesione del creditore, il debito dell’accollata, garantendo la solvenza del proprio debitore ceduto;

2. – il ricorso è fondato e va accolto;

– 3. – la fattispecie negoziale sottoposta all’esame della Corte si è atteggiata nei seguenti termini: la Fratelli C. S.p.a., – creditrice (per complessivi Euro 5.303.584,15) di un’Azienda sanitaria locale (di Roma) per lavori eseguiti in appalto, – ha ceduto (parzialmente) alla G. & C. S.r.l., – creditrice della C. Appalti S.r.l. dell’importo di Euro 1.260.000,00, – il proprio credito “in adempimento dei debiti propri e della C. Appalti S.r.l.”; detta cessione veniva accettata dalla cessionaria e garantita, pro solvendo, dalla cedente in relazione ad adempimento da eseguire “entro la data del 31 gennaio 2013”; il debito da adempiere, pari ad Euro 1.260.000,00, faceva capo (solo) alla C. Appalti S.r.l. (partecipata per la totalità delle quote dalla Fratelli C. S.p.a.);

3.1 – la tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, contempla quindi, quali distinte voci, all’art. 6, le “Cessioni di crediti, compensazioni e remissioni di debiti, quietanze, tranne quelle rilasciate mediante scrittura privata non autenticata; garanzie reali e personali a favore di terzi, se non richieste dalla legge” (atti, questi, tassati con l’aliquota dello 0,50%); e, all’art. 9, gli “Atti diversi da quelli altrove indicati aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale” (qui essendo prevista l’applicazione di un’aliquota del 3%);

3.2 – l’adempimento del terzo, – cui, per vero, allude la stessa parte controricorrente che, a sua volta, ne evoca la modalità (cessione del credito) contemplata dall’art. 1198 c.c., – non si è risolto, nella fattispecie, in una mera operazione di adempimento in quanto, – per come reso esplicito dall’accordo sopra ripercorso, – la cessione del credito, – che, nel contesto regolatorio dell’art. 1198 c.c., ha pur sempre i connotati di una cessione pro solvendo in quanto “l’obbligazione si estingue con la riscossione del credito” (v., ex plurimis, Cass., 15 febbraio 2007, n. 3469; Cass., 29 marzo 2005, n. 6558), – è stata pattuita quale modalità di assunzione dell’obbligazione facente capo ad un terzo, quale obbligazione di estinguere un debito altrui comportante, in quanto tale, il cumulo di responsabilità debitorie;

– deve, allora, escludersi che gli effetti giuridici dell’atto in contestazione, – che, come ripetutamente rimarcato dalla Corte, costituiscono il parametro fondamentale di riferimento per l’applicazione dell’imposta di registro “secondo la intrinseca natura… dell’atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente” (D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20), – si siano risolti, così come ritenuto dall’impugnata sentenza, nel mero adempimento del terzo ovvero, e ad ogni modo, nella mera cessione di un credito; quest’ultima, difatti, è rimasta funzionale all’estinzione del debito altrui, – piuttosto che di un debito proprio del cedente, – e, attraverso la prevista garanzia pro solvendo del debitore ceduto, ha procurato al creditore un’ulteriore obbligazione (in quanto tale riconducibile allo schema presupposto tanto dall’art. 1198 c.c. quanto da quello dell’accollo esterno di cui all’art. 1273 c.c.) che, per l’appunto, connota la fattispecie negoziale sottoposta a tassazione;

3.3 – quest’ultimo effetto, – che è proprio dell’accordo negoziale concluso tra le parti a disciplina dell’adempimento del terzo, – non e’, allora, riconducibile alla previsione tariffaria di cui all’art. 6, cit., e deve piuttosto ascriversi alla categoria, di natura residuale, degli atti (“diversi da quelli altrove indicati”) aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale (art. 9, cit.) in quanto, come detto, l’estinzione del debito (altrui) è stata procurata cumulando una nuova obbligazione a quella da estinguere, con effetti sostanzialmente riconducibili a quelli propri di un accollo esterno (non liberatorio quanto all’obbligazione del debitore accollato; sulla responsabilità sussidiaria di quest’ultimo, in applicazione analogica dell’art. 1268, c. 2, c.c., v. nella giurisprudenza civile della Corte, Cass., 8 febbraio 2012, n. 1758; Cass., 24 febbraio 2010, n. 4482; Cass., 24 maggio 2004, n. 9982);

– nemmeno può dubitarsi, poi, – in ragione (proprio) della sopra ripercorsa articolazione degli effetti giuridici dell’atto, – del distinto rilievo che la cessione del credito assume, – con conseguenti ricadute in punto di indice di capacità contributiva (v., anche, Corte Cost., 15 luglio 1992, n. 336), – rispetto all’adempimento dell’obbligazione propria o di quella di un terzo, laddove, a riguardo di questa seconda fattispecie, la cessione si connota, quindi, per effetti giuridici eccedenti il mero adempimento del debitore, coinvolgendo i rapporti patrimoniali implicati dal soddisfacimento dell’obbligazione altrui;

4. – l’impugnata sentenza va, pertanto, cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito con rigetto dell’originario ricorso del contribuente;

– le spese dei gradi di merito vanno compensate tra le parti, avuto riguardo all’evolversi della vicenda processuale, mentre quelle del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza di parte controricorrente.

PQM

La Corte, accoglie ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta l’originario ricorso del contribuente; compensa, tra le parti, le spese dei gradi di merito e condanna il controricorrente al pagamento, in favore dell’Agenzia delle Entrate, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio tenuta da remoto, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2021

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