Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19745 del 25/07/2018


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 19745 Anno 2018
Presidente: CAMPANILE PIETRO
Relatore: FALABELLA MASSIMO

SENTENZA

sul ricorso 2652/2015 proposto da:

Bignami Andrea, elettivamente domiciliato in Roma, Via Caio
Mario n.27, presso lo studio dell’avvocato Cuffaro Vincenzo, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato Delfini
Francesco, giusta procura in calce al ricorso;
– ricorrente –

contro

Romagnoni Alberto, elettivamente domiciliato in Roma, Via
Marianna Dionigi n.29, presso lo studio dell’avvocato Milli
Marina, rappresentato e difeso dagli avvocati Avallone Stefano,

Data pubblicazione: 25/07/2018

Grattoni Giorgio, Zenga Mario, giusta procura in calce al
controricorso e ricorso incidentale;
-controricorrente e ricorrente incidentale-

Softrade-Com S.r.l., in persona del legale rappresentante pro
tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Piazza dei

Caprettari n.70,

presso lo studio dell’avvocato

Domenico Luca, che la rappresenta e difende
all’avvocato

Scordino
unitamente

Borlone Luigi, giusta procura a margine del

controricorso e ricorso incidentale;
-controricorrente e ricorso incidentale –

nonché contro

Value+ S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile
della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato
Gilardi Francesca, giusta procura in calce al controricorso e
ricorso incidentale;
-contro ricorrente e ricorrente incidentale –

nonché contro

For Value S.r.l. in Liquidazione, in persona del liquidatore pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Cola di Rienzo

n.149, presso lo studio dell’avvocato Spalma Alessio,
rappresentata e difesa dall’avvocato Murdolo Giuseppe, giusta
procura in calce al controricorso e ricorso incidentale;
-controricorrente e ricorrente incidentale 2

nonché contro

nonché contro

Melegoni Maura, Arch Insurance Company (Europe) Ltd;

avverso la sentenza n. 4556/2014 della CORTE D’APPELLO di
MILANO, depositata il 16/12/2014;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
24/04/2018 dal cons. FALABELLA MASSIMO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale DE
AUGUSTINIS UMBERTO che ha concluso per il rigetto di tutti i
ricorsi;
udito, per il ricorrente principale, l’Avvocato Vincenzo Cuffaro
che ha chiesto l’accoglimento del ricorso principale;
udito, per il controricorrente e ricorrente incidentale Ronnagnoni,
l’Avvocato Giorgio Grattoni che ha chiesto l’accoglimento dei
propri scritti;
udito, per la controricorrente e ricorrente incidentale Value+,
l’Avvocato Francesca Gilardi che chiesto l’accoglimento del
proprio ricorso.

FATTI DI CAUSA
1. — Il Tribunale di Milano rigettava l’azione di
responsabilità proposta da Softrade s.r.I., quale socio al 50% di
For Value s.r.I., nei confronti di Bignami Andrea, nominato
liquidatore giudiziale dal Tribunale di Milano a seguito della
riscontrata sussistenza di una causa di scioglimento della società
rappresentata dall’insanabile dissidio accertato tra essa Softrade
e gli altri soci detentori dell’altra metà delle quote sociali,
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-intimati-

Romagnoni e Melegoni. La domanda era svolta anche nei
confronti del predetti soci e, a norma dell’art. 2043 c.c., nei
confronti di Value+ s.r.I., quale cessionaria del ramo di azienda
di For Value: ramo che era stato per l’appunto trasferito ad essa

La vicenda controversa verteva sulla condotta del
liquidatore che, secondo l’istante, aveva proceduto alla svendita
del nominato ramo di azienda della società in liquidazione,
accettando la proposta di Value+ e omettendo di valutare quella
formulata dalla medesima Softrade, reputata dalla stessa attrice
più conveniente.
Il Tribunale di Milano respingeva le domande rilevando
come il liquidatore avesse correttamente effettuato gli
apprezzamenti che gli competevano, secondo criteri prudenziali
e valutando congruamente, in via prognostica, sulla base degli
elementi a sua disposizione al momento della scelta, gli interessi
della società e dei creditori sociali.
2. — Proponevano appello sia Softrade, sia Bignami che
Romagnoni.
La Corte di appello di Milano così decideva: rigettava
l’eccezione pregiudiziale di giudicato proposta da Softrade in
relazione al provvedimento con cui la stessa Corte aveva
revocato Bignani dalla carica di liquidatore giudiziale; rigettava
l’eccezione di «improcedibilità e/o inammissibilità» dell’azione di
responsabilità sociale promossa da Softrade, osservando come
la stessa fosse munita, a norma dell’art. 2476, comma 3, c.c., di
una legittimazione straordinaria ed escludendo alcun conflitto di
interessi tra la medesima e For Value; dichiarava
l’inammissibilità delle domande proposte da quest’ultima, stante
la mancata tempestiva impugnazione, da parte di essa, della
sentenza di primo grado; dichiarava il difetto di legittimazione
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Value+ nel corso della procedura liquidatoria.

attiva di Softrade con riguardo alla domanda di annullamento
del contratto di cessione e respingeva quella di declaratoria di
nullità del contratto medesimo, dando atto, in motivazione, di
un sostanziale assorbimento di quest’ultima domanda;

di Bignami, Romagnoni e Value+ e il conseguente diritto al
risarcimento del danno in capo a Softrade; disponeva, infine,
con separata ordinanza, la prosecuzione del giudizio per
l’accertamento dei danni disponendo, a tal fine, la nomina di un
consulente tecnico.
3. — Questa sentenza della Corte di Milano, pubblicata il
16 dicembre 2014, è stata oggetto di plurime impugnazioni.
Hanno infatti proposto ricorso per cassazione: Bignani, con tre
motivi, Romagnoni con cinque, Value+ con tre mezzi, Softrade
con cinque complessivi (articolati in due distinti controricorsi,
rispettivamente in risposta al ricorso di Bignami il primo e di
Romagnoni e Value+ il secondo), For Value con uno. E’ stata
infine depositata la sentenza definitiva della Corte di appello di
Milano, munita di attestazione di passaggio in giudicato, con cui
la domanda risarcitoria proposta è stata respinta.
RAGIONI DELLA DECISIONE

1. — La sentenza sul quantum debeatur pronunciata dalla
Corte di appello non rileva nella presente sede: in particolare,
essa, benché passata in giudicato, non incide sull’interesse dei
contendenti alla pronuncia sui ricorsi per cassazione (principale
e incidentali) proposti contro la sentenza di accertamento della
responsabilità. Infatti, il passaggio in giudicato della sentenza
definitiva sul

quantum debeatur,

essendo condizionata al

permanere della precedente sentenza non definitiva sull’an, non
fa venir meno l’interesse all’impugnazione già proposta contro
quest’ultima sentenza (Cass. Sez. U. 4 febbraio 2005, n. 2204;
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dichiarava la responsabilità ex art. 2476, commi 1, 3, 6 e 7, c.c.

Cass. 18 giugno 2014, n. 13915).
2. — Deve poi darsi atto dell’inammissibilità del secondo
ricorso incidentale di Softrade: ricorso spiegato a seguito
dell’impugnazione incidentale di Romagnoni e Value+. Infatti, la

soltanto incidentale) contro alcune delle statuizioni della
sentenza oggetto dell’impugnazione medesima, non può
successivamente presentare un secondo atto di impugnazione
nell’ambito dello stesso rapporto, neppure se nel frattempo
abbia ricevuto notificazione dell’impugnazione dell’avversario, ed
a prescindere dal fatto che questa possa suggerire un’estensione
della contesa anche con riguardo ad altre pronunzie relative a
quel rapporto, tenuto conto che le disposizioni dell’art. 334
c.p.c. operano solo in favore della parte che, prima dell’iniziativa
dell’altro contendente, abbia fatto una scelta di completa
acquiescenza alla sentenza impugnata (così Cass. 10 giugno
1993, n. 6471; in senso conforme: Cass. 4 gennaio 2000, n. 23;
Cass. 6 agosto 1997, n. 7272).
3. — Con il primo motivo di ricorso Bignami lamenta la
violazione e falsa applicazione degli artt. 2476, comma 6, 2043,
1337 e 1223 c.c. Assume il ricorrente che la sentenza
impugnata aveva ritenuto fonte di un obbligo risarcitorio, a
norma dell’art. 2476, comma 6, c.c. la propria condotta
consistita nella mancata accettazione della proposta contrattuale
di Softrade, decidendo nel senso che il medesimo istante fosse
tenuto al risarcimento del danno commisurato all’interesse
positivo, e cioè al lucro che Softrade avrebbe ritratto ove avesse
concluso il contratto di acquisto del ramo di azienda. Tale
statuizione, ad avviso del ricorrente, contrasterebbe col principio
per cui nel caso di responsabilità precontrattuale il danno viene
risarcito nel limite dell’interesse positivo.
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parte che abbia già proposto impugnazione (principale o anche

Analoga censura è stata sollevata da Romagnoni col terzo
motivo del suo ricorso incidentale, pure rubricato deducendo la
violazione e falsa applicazione degli artt. 2476, comma 6, 2043,
1337 e 1223 c.c..

La Corte di Milano ha ritenuto provata la responsabilità del
liquidatore Bignami per la violazione dei doveri di professionalità
e diligenza posti dall’art. 2489 c.c.. Ha poi osservato che doveva
ritenersi integrata la responsabilità ex art. 2476, comma 6, c.c.
allegata da Softrade.
Tale disposizione, come è noto, fa salvo il diritto al
risarcimento del danno spettante al socio o al terzo che sono
stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli
amministratori.
L’assunto secondo cui la responsabilità del liquidatore
integri, nella fattispecie, una ipotesi di responsabilità
precontrattuale non trova riscontro.
La responsabilità a norma degli artt. 1337 e 1338 c.c.
sorge solo ove un soggetto assuma, nelle trattative, la qualità di
parte, e cioè di persona nei cui confronti il contratto da
concludere deve produrre effetto (Cass. 28 ottobre 1983, n.
6386). In particolare, l’art. 1337 c.c., nel richiedere che le parti
si comportino secondo buona fede nello svolgimento delle
trattative e nella formazione del contratto, si riferisce ai soggetti
che, in caso di conclusione del contratto, risulterebbero vincolati
dallo stesso e, pertanto, investiti delle obbligazioni scaturenti da
esso (Cass. 15 novembre 1974, n. 3642).
Gli appellati Bignami, Romagnoni e Value+ non rivestivano
la qualità di parte nella contrattazione intercorsa tra Softrade e
For Value, onde non possono considerarsi come soggetti
chiamati a rispondere del danno lamentato a titolo di
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Gli indicati motivi non sono fondati.

responsabilità precontrattuale. Deve del resto sottolinearsi come
alla sentenza impugnata risulti pure estranea alcuna
affermazione circa la culpa in contrahendo dell’unico soggetto
con cui Softrade ha avviato la trattativa, e cioè la società For

liquidatore, Bignami): sicché sarebbe vano prospettarsi la
questione della configurabilità di un concorso degli indicati
soggetti nell’illecito precontrattuale della società in liquidazione.
La responsabilità accertata deve quindi farsi rientrare nella
comune responsabilità aquiliana (con specifico riferimento a tale
qualificazione della responsabilità del liquidatore con riguardo
alla analoga fattispecie disciplinata, per le società per azioni,
dall’art. 2395 c.c.: Cass. 10 novembre 2006, n. 24039) e sono
conseguentemente da disattendere i rilievi svolti dai ricorrenti,
incentrati sui limiti della responsabilità risarcitoria dei
danneggianti.
4. — Con il suo secondo motivo Bignami lamenta la
violazione e falsa applicazione degli artt. 2909, 2476, comma 3,
c.c., 81 e 324 c.p.c.. Rileva l’istante che la Corte di merito aveva
dato atto del formarsi del giudicato sul rigetto dell’azione di
responsabilità ex art. 2465, comma 3, c.c. coltivata in prime
cure da For Value in proprio, avendo la detta società mancato di
proporre tempestivamente appello contro la sentenza del
Tribunale; al contempo il giudice del gravame aveva
riconosciuto a Softrade un risarcimento del danno ritenendolo
vittoriosa nell’esperimento dell’azione ex art. 2476, comma 3,
c.c. che alla società For Value, di cui era socia Softrade,
risultava preclusa proprio per l’intervenuto giudicato.
Col primo motivo del proprio ricorso incidentale pure
Romagnoni lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt.
2476, comma 6, 2043, 1337 e 1223 c.c.. Il mezzo propone la
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Value (in nome e per conto della quale ha agito, in qualità di

medesima doglianza su cui è incentrato il secondo motivo del
ricorso di Bignami; in più il ricorrente Romagnoni osserva che,
ove si sostenesse che Softrade abbia continuato ad essere
titolare di una legittimazione sussidiaria quanto al

preclusa a For Value, si profilerebbe una questione di legittimità
costituzionale: si assume, in sintesi, che l’art. 2476, comma 3,
c.c. violerebbe gli artt. 2, 3 e 24 della carta fondamentale nella
parte in cui non prevede che la legittimazione sussidiaria del
socio venga meno una volta che la società abbia aderito alla
domanda proposta dal socio stesso contro gli amministratori.
Queste censure non hanno fondamento.
Si legge nella sentenza di appello che Bignami, Romagnoni
e Value+ avevano dedotto l’inammissibilità e improcedibilità
delle domande spiegate da For Value, essendo mancata la
proposizione, da parte di detta società, di un gravame
incidentale. La Corte di merito ha ritenuto fondata detta
eccezione osservando come l’intervento di For Value, pur se da
considerarsi adesivo rispetto a quello di Softrade, aveva
assunto, in ragione della soccombenza in primo grado, caratteri
di autonomia rispetto alla posizione dell’appellante principale e
avrebbe conseguentemente richiesto la proposizione di appello
incidentale. La stessa Corte di merito, come rimarcato dai
ricorrenti, ha poi ritenuto di accogliere l’azione di responsabilità
proposta a norma dell’art. 2476, comma 3, c.c., dalla nominata
società quale socio di For Value. Il giudice d’appello ha infatti
negato rilievo alla costituzione in giudizio da parte di For Value,
osservando come l’azione ex art. 2476, comma 3, c.c. possa
essere promossa, nell’esclusivo interesse della società
amministrata, da ciascun socio, venendo in questione una
ipotesi di legittimazione straordinaria ad agire cumulativa, non
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promovimento dell’azione nonostante quest’ultima fosse oramai

privativa della legittimazione spettante al titolare del diritto: in
tal senso — spiega la Corte distrettuale — la società era stata
chiamata ad effettuare la scelta tra intervenire in giudizio
aderendo all’azione del socio e rinunciare a detta azione o

optato per la prima soluzione, aderendo all’azione promossa da
Softrade e impegnandosi al rimborso delle spese da questa
affrontate.
Ciò posto, l’art. 2476, comma 3, c.c. riconosce al socio una
legittimazione individuale alla proposizione dell’azione sociale di
responsabilità: si tratta di una legittimazione straordinaria
riconducibile alla figura della sostituzione processuale
contemplata dall’art. 81 c.p.c. (in tema: Cass. 26 maggio 2016,
n. 10936, in motivazione; sulla qualità di sostituto processuale
del socio, cfr. pure Cass. 31 maggio 2016, n. 11264). Tale
legittimazione del socio, benché presenti assonanze col diritto di
agire in via surrogatoria ex art. 2900 c.c., non può considerarsi
puntuale declinazione di tale diritto. Come è stato osservato,
difatti, l’azione surrogatoria presuppone la qualità di creditore in
capo al titolare di essa — qualità di cui invece difetta il socio —
ed esige l’inerzia del titolare del diritto, che non è invece
contemplata dal terzo comma dell’art. 2476 quale elemento
condizionante l’accoglimento della speciale azione di cui qui si
dibatte (ancorché, come osservato dalla cit. Cass. 26 maggio
2016, n. 10936, l’azione stessa supplisca, nella normalità dei
casi, all’inattività dell’assemblea). E’ quindi da escludere che alla
legittimazione speciale conferita al socio possa applicarsi il
principio, elaborato dalla giurisprudenza di questa S.C. in tema
di azione surrogatoria (cfr.: Cass. 12 aprile 2012, n. 5805;
Cass. 18 febbraio 2000, n. 1867), secondo cui qualora il
debitore non sia più inerte, per aver posto in essere
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operare una transazione con riguardo ad essa; For Value aveva

comportamenti idonei e sufficienti a far ritenere utilmente
espressa la sua volontà in ordine alla gestione del rapporto,
viene a mancare il presupposto perché a lui possa sostituirsi il
creditore.

di primo grado, abbia mancato di proporre appello contro la
sentenza del Tribunale, con cui era stata respinta l’azione di
responsabilità. Anzitutto la legittimazione sostitutiva del socio
permane anche in sede di gravame, per modo che quel soggetto
può spiegare l’impugnazione che la società, intervenuta nella
precedente fase del giudizio, abbia mancato di porre in atto. In
secondo luogo, è lo stesso dato normativo a chiarire quali siano i
termini della possibile incidenza delle scelte della società sul
diritto di azione del socio. Infatti l’art. 2476, comma 5, c.c.
prevede che l’azione di responsabilità contro gli amministratori
possa essere, per la società, oggetto di rinuncia o transazione,
purché vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante
almeno i due terzi del capitale sociale e purché non vi si
oppongano tanti soci che rappresentino almeno il decimo del
capitale sociale. Poiché il legislatore ha reso disponibile a tali
condizioni il diritto di azione che qui viene in esame, e ciò allo
scopo di non vanificare la tutela individuale del socio, questi non
potrà risentire un pregiudizio dalla semplice mancata
proposizione, da parte della società stessa, dell’impugnazione
della sentenza reiettiva della domanda risarcitoria. Il diritto di
azione del socio verrà meno solo in conseguenza della rinuncia
(o della transazione) della società, e sempre che la relativa
determinazione sia adottata in conformità delle speciali
prescrizioni (quanto alla maggioranza deliberativa e al veto)
previste dalla legge.
E’ da ritenersi, del resto, manifestamente infondata la
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Né rileva che la società, dopo aver partecipato al giudizio

questione di legittimità costituzionale sollevata dal ricorrente
Romagnoni: infatti, la disciplina della tendenziale impermeabilità
della legittimazione del socio rispetto all’attivazione della
società risponde all’esigenza di meglio assicurare il diritto della

derivi dalla mala gestio dell’amministratore. Appartiene, poi, alla
discrezionalità del legislatore la scelta delle soluzioni attraverso
cui assecondare tale istanza e coordinarla con altre esigenze. In
termini generali va poi sottolineato come la disciplina normativa
risulti munita di una sua intrinseca ragionevolezza, giacché, col
conferimento della legittimazione del socio all’azione sociale e
con la contestuale previsione dell’invalidità delle rinunce e
transazioni che non siano adottate nel rispetto dei quorum di cui
all’art. 2476, comma 5, c.c. il legislatore ha raggiunto un punto
di mediazione nella regolamentazione degli interessi in gioco.
L’attuale assetto normativo assicura infatti da un lato al singolo
socio un penetrante controllo sull’amministrazione della società
che, secondo quanto osservato in dottrina, rileverebbe anche
come surrogato funzionale del controllo disciplinato dall’art.
2409 c.c., ritenuto non più operante per le società a
responsabilità limitata (cfr. al riguardo Cass. 13 gennaio 2010,
n. 403); d’altro canto, e al contempo, la detta
regolamentazione, riservando alla società il diritto, a
determinate condizioni, di formulare rinunce o concludere
transazioni sull’azione di responsabilità, contiene il rischio che
l’iniziativa del socio sia posta in atto con finalità strumentali,
estranee all’interesse sociale.
5. — Con un unico mezzo di impugnazione For Value
oppone che la sentenza impugnata sia viziata per omessa ed
insufficiente motivazione e conseguente violazione degli artt.
105 c.p.c., 15, comma 1, d.lgs. n. 5/2003, 2476, comma 3, c.c.
12

società stessa alla reintegrazione del danno patrimoniale che le

e 324 c.p.c.. Rileva l’istante che Softrade, dopo la costituzione
in giudizio di For Value, aveva assunto il ruolo di interveniente
adesivo dipendente in relazione alle domande che quest’ultima
società aveva fatto proprie. La mancata tempestiva costituzione

contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte distrettuale:
doveva trovare applicazione, al riguardo, l’art. 15, comma 2,
d.lgs. n. 5/2003, secondo cui il terzo intervenuto per sostenere
le ragioni di alcuna delle parti è legittimato all’impugnazione
della sentenza. Ne discendeva, a suo avviso, che
«l’impugnazione proposta da Softrade anche nell’interesse di For
Value [era] valida ed efficace, e dunque ammissibile». Lamenta
la stessa ricorrente che l’affermazione della Corte di merito
secondo cui la tardiva riproposizione, in appello, delle domande
spiegate da For Value in primo grado doveva ritenersi preclusa
darebbe luogo a nullità della sentenza, rendendo impossibile
l’individuazione delle ragioni poste a fondamento della
statuizione adottata.
Il motivo è inammissibile.
La ricorrente non chiarisce in cosa le proprie domande si
differenziassero da quelle di Softrade: sembrerebbe in nulla, dal
momento che a pag. 3 del ricorso è precisato che essa For
Value, costituendosi, aveva «fatto proprie le domande proposte
da Softrade». Non si comprende, dunque, quale interesse
sottenda la censura, dal momento che la Corte di appello ha
valorizzato la legittimazione sostitutiva di Softrade a proporre
l’azione «nell’interesse della società amministrata» (pag. 25
della sentenza impugnata) e ha dichiarato la responsabilità di
Bignarni anche ai sensi dell’art. 2476, comma 3, c.c. (norma
che, per l’appunto, disciplina l’azione proposta dal socio per
conto della società).
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di essa For Value nel giudizio di appello non assumeva rilevanza,

Sotto altro riflesso è comunque da osservare che l’istante
censura la sentenza per un vizio di motivazione: ora, in tema di
errores in procedendo non è consentito alla parte interessata di
formulare, in sede di legittimità, la censura di omessa

sia stato, o meno, il denunciato vizio di attività, attraverso
l’esame diretto degli atti, indipendentemente dall’esistenza o
dalla sufficienza e logicità dell’eventuale motivazione del giudice
di merito sul punto (Cass. 10 novembre 2015, n. 22952).
6. — Col primo motivo del proprio ricorso Value+ lamenta
violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c.. Rileva che
Softrade aveva proposto una domanda intesa ad accertare
esclusivamente la responsabilità extracontrattuale della
medesima istante «per induzione all’inadempimento e lesione
del diritto di credito» e ad ottenere il risarcimento del danno
esclusivamente in proprio favore. Osserva, pertanto, che la
Corte di appello, nell’accertare una responsabilità a norma
dell’art. 2476, commi 1, 3, 6 e 7, c.c., aveva reso una
statuizione che si poneva in palese contrasto col principio di
corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’art. 112
c.p.c..
Col secondo motivo la stessa Value+ denuncia violazione e
falsa applicazione dell’art. 2476, commi 1, 3, 6 e 7, c.c..
Deduce che la responsabilità configurata da detta norma,
richiamata dalla Corte di appello, non poteva essere riferita ad
essa istante, che non era né socio, né amministratore di For
Value. D’altro canto — aggiunge — il giudice distrettuale non
aveva nemmeno indicato le specifiche ragioni che lo avevano
indotto a ricondurre la responsabilità di Value+ alle ipotesi
specificamente disciplinate dal cit. art. 2476 c.c..
I due motivi sono palesemente infondati.
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motivazione, spettando alla Corte di cassazione accertare se vi

Va evidenziato che secondo la Corte di appello Value+, in
qualità di offerente del minor prezzo rispetto a Softrade, si era
attivata « per ottenere dal liquidatore un comportamento lesivo
della sfera patrimoniale del terzo (nel nostro caso For Value e

contestati». Il giudice distrettuale ha dunque riconosciuto, sulla
base di un accertamento insindacabile in questa sede, che
Value+ era da ritenere responsabile di una condotta contra jus:
e l’illecito in cui si concretava tale condotta, in considerazione
della posizione assunta da Value+ nei confronti di Softrade,
aveva chiara natura aquiliana. Tanto implicava che la domanda
proposta ex art. 2043 c.c. dall’attrice nei confronti di Value+
dovesse essere accolta. Il fatto che la Corte di appello abbia
affermato, in dispositivo, che l’odierna ricorrente incidentale
dovesse rispondere dei danni nei confronti di Softrade a norma
dell’art. 2476 c.c. non appare decisivo, giacché l’errore in cui la
medesima è incorsa nel qualificare la responsabilità di Value+ è
suscettibile di correzione in questa sede, giusta l’art. 384,
comma 4, c.p.c..
7. — Col suo terzo motivo di ricorso Bignami si duole
dell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto
di discussione tra le parti, consistente nel mancato deposito
biennale dei bilanci da parte di Softrade: evenienza da cui
discendeva il dato dell’insussistenza di una proposta di acquisto
dell’azienda che fosse giuridicamente ed economicamente
valutabile da parte del liquidatore. Assume l’istante che tale
fatto era da ritenersi pacifico in causa, stante la mancata
contestazione da parte di Softrade, e che sul punto si era
sviluppato un ampio dibattito, sia in primo grado, sia in appello,
sia nel procedimento di volontaria giurisdizione vertente sulla
revoca del liquidatore. Osserva, inoltre, il ricorrente che il fatto
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Softrade), così inducendolo alla realizzazione degli illeciti

in questione debba ritenersi decisivo, in quanto una società
risultata inattiva, la quale aveva mancato di presentare i propri
bilanci per un biennio, non poteva dirsi un soggetto affidabile,
onde la sua proposta doveva reputarsi necessariamente non

Il quarto motivo di impugnazione svolto da Romagnoni
denuncia la mancata o insufficiente motivazione dell’elemento di
giudizio costituito dalla solidità finanziaria di Softrade. Osserva il
ricorrente che erano stati rappresentati più elementi, alcuni dei
quali desunti dai bilanci depositati con ritardo, che
documentavano importanti criticità di Softrade, la quale non
risultava svolgere affatto l’attività di sviluppo e
commercializzazione di prodotti

hardware e software, come

invece emergeva dalla visura camerale della società stessa.
L’istante richiama, altresì, la circostanza per cui Softrade, nel
proprio atto introduttivo, aveva esplicitamente ammesso di non
essere in grado di dare continuità al complesso aziendale di For
Value: dichiarazione, questa, che, ad avviso dello stesso
Romagnoni, aveva chiaro valore confessorio.
Col quinto motivo lo stesso Romagnoni si duole della
mancata o insufficiente motivazione di un elemento dirimente
per il giudizio concernente l’offerta di Value+ in rapporto a
quella di Softrade e della conseguente erroneità dell’ordinanza
con cui è stato formulato il quesito al consulente tecnico
d’ufficio. La censura verte sul rilievo per cui l’apprezzamento del
giudice del gravame risulterebbe incentrato sul profilo
finanziario della detta offerta e ometterebbe l’analisi di tutti gli
aspetti economici che arricchivano la medesima. Aggiunge il
ricorrente che la Corte di appello, muovendo da errate
premesse, aveva dato ingresso a una consulenza tecnica
formulando un quesito che avrebbe portato l’ausiliario a
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seria.

«conclusioni fallaci e fuorvianti».
Il terzo motivo di ricorso di Value+ oppone l’omesso
esame circa fatti controversi e decisivi. La censura verte sul
mancato apprezzamento, da parte della Corte di merito, di una

al liquidatore, la situazione economico-finanziaria di Softrade, il
mancato deposito dei bilanci di esercizio 2004 e 2005, la
prestazione, ingiustamente negata dalla Corte territoriale, di
garanzia fideiussoria da parte di Value+.
I motivi in rassegna, che possono essere esaminati
congiuntamente per i profili di identità e connessione che
presentano, vanno disattesi.
Per configurare il vizio della sentenza consistente
nell’omesso esame di un fatto è necessario un rapporto di
causalità fra la circostanza che si assume trascurata e la
soluzione giuridica data alla controversia, tale da far ritenere
che quella circostanza, se fosse stata considerata, avrebbe
portato ad una diversa soluzione della vertenza (con riferimento
alla precedente versione dell’art. 360, n. 5 c.p.c., cfr. ad es.
Cass. 24 ottobre 2013, n. 24092).
Ora, la Corte di appello muovendo dal rilievo per cui
Softrade era «autrice di un’offerta notevolmente superiore a
quella di Value+» ha osservato che, diversamente da quanto
affermato dal primo giudice, erano state date ampie garanzie
circa il pagamento del prezzo oggetto di offerta e che non era
preventivabile alcun pregiudizio da parte della società in
liquidazione circa il mancato incameramento del prezzo stesso.
La Corte di merito ha rilevato che Softrade, quale socio al 50%
di For Value, era «nelle condizioni migliori per poter garantire la
continuità aziendale» e precisato che nella propria offerta la
stessa Softrade aveva indicato un corrispettivo di C 800.000,00
17

serie di elementi, quali l’effettivo valore delle offerte pervenute

(ben superiore a quello proposto da Value+, che era pari a C
500.000,00), da pagarsi «contestualmente alla sottoscrizione
dell’atto notarile, o comunque garantito da idonea garanzia a
prima richiesta da primario istituto bancario».

bilanci degli ultimi due esercizi fossero stati depositati in ritardo
(dopo la trattativa di cui qui si discute) appare privo di
decisività, dal momento che la Corte di merito ha ritenuto
insindacabilmente qualificante, sul piano della comparazione
delle offerte, l’assicurazione che Softrade, quale socio di For
Value, poteva fornire quanto alla continuità imprenditoriale e
alle garanzie fornite dalla controricorrente in ordine al
pagamento del prezzo (pagamento da operarsi al momento della
conclusione del contratto oppure da garantirsi a prima richiesta)
di cui alla sua offerta (offerta che la sentenza impugnata, si
ribadisce, rileva essere stata di molto superiore a quella di
Value+).
Per quel che concerne le ulteriori deduzioni, mette conto
anzitutto di osservare che il vizio di insufficiente motivazione
fatto valere da Romagnoni è inammissibile, dal momento che al
presente giudizio di cassazione si applica l’art. 360, n. 5 nel
testo risultante dall’art. 54 d.l. n. 83/2012, il quale più non
contempla la indicata carenza motivazionale (nel mentre è
indubitabile che una motivazione sia stata comunque resa).
E’ da osservare, per completezza, che le censure del
ricorso di Romagnoni attengono al lamentato cattivo
apprezzamento delle prove, giacché i fatti cui le doglianze si
riferiscono (l’attitudine di Softrade ad assicurare la continuità
aziendale e il contenuto delle offerte pervenute al liquidatore:
aspetto, quest’ultimo, su cui si sofferma, come si è detto, anche
il terzo motivo di Value+) sono stati scrutinati dal giudice del
18

A fronte di tale apprezzamento, la circostanza per cui i

gravame: ed è noto che il cattivo esercizio del potere di
apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di
merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso
per cassazione (Cass. 10 giugno 2016, n. 11892). Né

a dichiarazioni che Romagnoni assume confessorie: dichiarazioni
contenute nella citazione in primo grado. A parte il rilievo per cui
l’istante omette di riprodurre, nei loro precisi termini, le dette
dichiarazioni, così prospettando una censura che risulta essere
carente in punto di specificità, e a parte l’ulteriore rilievo per cui
il motivo doveva essere prospettato come erronea applicazione
della regola posta dall’art. 116 c.p.c., è da osservare, in termini
generali, che le ammissioni contenute negli scritti difensivi
sottoscritti unicamente dal procuratore ad litem non abbiano
valore confessorio ma costituiscano meri elementi indiziari (per
tutte: Cass. 2 ottobre 2007, n. 20701; Cass. 5 maggio 2003, n.
6750) e che, nella fattispecie, non risulti nemmeno affermato
che l’atto introduttivo del giudizio fosse stato sottoscritto anche
da Softrade.
Il profilo relativo alla contestata solidità economica di
Softrade, evidenziato da Value+, non è, poi, munito di
decisività, giacché, come si è visto, la Corte territoriale ha
conferito rilievo al fatto che Softrade avesse fornito elementi
rassicuranti circa il pagamento del prezzo (dovendo questo, in
base all’offerta della controricorrente, essere corrisposto al
momento della conclusione del negozio di cessione o comunque
garantito in via autonoma da primario istituto bancario).
Quanto, poi, al fatto che anche Value+ avesse offerto garanzia
fideiussoria, la circostanza non può considerarsi oggetto di un
omesso esame, giacché la Corte di appello si è occupata della
questione, negando che tale garanzia fosse stata offerta (pag.
19

risulterebbe concludente, sul piano delle prove legali, il richiamo

28 della sentenza impugnata).
8. — Il secondo motivo di Romagnoni censura la sentenza
impugnata per violazione e falsa applicazione degli artt. 2476,
comma 7, e 2697 c.c.. Osserva l’istante che la sentenza

Romagnoni e Melegoni, soci fondatori di Value+ e nel contempo
soci al 50% di For Value, avevano sottoscritto una manleva nei
confronti del liquidatore Bignami per il caso che Softrade avesse
proposto un’azione di responsabilità sociale nei confronti del
liquidatore con riferimento alla cessione. Lamenta la ricorrente
che la sentenza impugnata, richiamando il provvedimento di
revoca del liquidatore pronunciato dalla stessa Corte di appello,
fosse giunta ad affermare che esso Romagnoni si era impegnato
a manlevare il liquidatore in quanto favorito nell’acquisto
dell’azienda. Ad avviso del ricorrente quanto affermato dalla
Corte di merito si risolveva in «congetture fondate su di una
infelice formulazione della manleva rilasciata dai soci in favore
del liquidatore»: egli non aveva posto in essere alcun atto
idoneo a dare impulso alla vendita dell’azienda in favore di
Value+ «in quanto tale determinazione [era] sempre stata ad
appannaggio e nel controllo esclusivo del liquidatore giudiziale
nominato dal Tribunale di Milano, dott. Andrea Bignami».
La censura è inammissibile.
La Corte di merito ha ritenuto che la condotta dei soci
Romagnoni e Melegoni fosse connotata da «intenzionalità e
specifica volontarietà», siccome diretta a indurre il liquidatore al
compimento di un’operazione per loro lucrosa e al contempo
dannosa per la società: ha ritenuto poi di poter desumere la
responsabilità per l’induzione al compimento dell’atto
pregiudizievole per For Value dalla manleva di cui si è detto.
Tali affermazioni non evidenziano alcuna violazione o falsa
20

impugnata aveva attribuito rilievo decisivo al fatto che

applicazione dell’art. 2476, comma 7, c.c. che, come è noto,
configura la responsabilità, in solido con gli amministratori, dei
soci che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il
compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi. Né il

riservato alla Corte di appello. Va qui ricordato che il vizio di
violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea
ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della
fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi
implica necessariamente un problema interpretativo della
stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della
fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna
all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla
tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al giudice di
legittimità (Cass. Sez. U. 5 maggio 2006, n. 10313; in senso
conforme, ad es.: Cass. 13 ottobre 2017, n. 24155; Cass. 11
gennaio 2016, n. 195; Cass. 30 dicembre 2015, n. 26110; Cass.
4 aprile 2013, n. 8315).
La doglianza relativa alla violazione del precetto di cui
all’art. 2697 c.c., che pure è stata sollevata, si configura, poi,
soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della
prova ad una parte diversa da quella che ne risulta gravata
secondo le regole dettate da quella norma (Cass. 17 giugno
2013, n. 15107): ciò che nel caso di specie non è accaduto.
9. — Con il terzo motivo di ricorso incidentale (l’unico non
condizionato), Softrade deduce che la sentenza impugnata
sarebbe affetta dal vizio di violazione e falsa applicazione
dell’art. 342 c.p.c. nella parte in cui erano state ritenute
inammissibili alcune doglianze esposte nell’atto di appello per
assenza di censure rispetto alla sentenza del giudice di prima
istanza. L’istante oppone, al riguardo, che in sede di gravame,
21

motivo potrebbe giustificare una revisione del giudizio di fatto

con particolare riguardo alle condotte foriere di danno riferibili a
Bignami, aveva formulato una motivata critica rispetto alla
statuizione di rigetto assunta dal Tribunale.
Il motivo è infondato.

argomentazioni esposte nella sentenza di prime cure con
riferimento ai capi c), d), e), f) della citazione non fossero state
censurate.
Reputa il Collegio che tale affermazione sia corretta,
tenendo conto che nell’atto di appello, ossia nell’atto che,
fissando i limiti della controversia in sede di gravame consuma il
diritto potestativo di impugnazione, alla parte volitiva deve
sempre accompagnarsi una parte argomentativa che confuti e
contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, al qual fine è
necessario che le ragioni sulle quali si fonda il gravame siano
esposte con sufficiente grado di specificità, da correlare,
peraltro, con la motivazione della sentenza impugnata (Cass. 27
settembre 2016, n. 18932; in senso conforme: Cass. 18
settembre 2017, n. 21566).
10. — Risultano assorbiti, in quanto oggetto di ricorsi
incidentali condizionati, le seguenti censure: il primo motivo del
primo ricorso di Softrade, condizionato rispetto all’accoglimento
del ricorso di Bignami, con cui si denuncia violazione e falsa
applicazione degli artt. 1418 e 1421 c.c., nonché degli artt.
1343 e 1345 c.c., in relazione agli artt. 100 e 112 c.p.c., nella
parte in cui la sentenza impugnata avrebbe respinto (in realtà
dichiarato assorbita) la domanda di nullità del contratto di
cessione sulla base dell’intervenuto accoglimento delle domande
di responsabilità sociale e individuale; il secondo motivo del
primo ricorso di Softrade, sempre condizionato rispetto
all’accoglimento del ricorso di Bignami, con cui la società si
22

Sul punto, la Corte di merito ha osservato come le

duole della violazione o falsa applicazione degli artt. 2909 c.c. e
324 c.p.c., nella misura in cui il Tribunale e la Corte di appello
hanno ritenuto che l’accertamento delle ragioni di responsabilità
del liquidatore sociale non era coperta dal giudicato maturato
sul provvedimento di revoca. Diversamente è a dirsi per gli

ulteriori motivi contenuti nel secondo ricorso incidentale della
predetta Softrade, che — come si è rilevato in precedenza
(punto 2) — é inammissibile. Vengono in considerazione, in
particolare: il primo motivo di tale ricorso, che risulta
condizionato rispetto al ricorso proposto da dette società e che
prospetta, come quello indicato sopra, la violazione e falsa
applicazione degli artt. 1418, 1421 c.c., 1343 e 1345 c.c., in
relazione agli artt. 100 e 112 c.p.c.; il secondo motivo del
medesimo ricorso incidentale, pure condizionato nei termini
appena indicati, con cui è stata lamentata la violazione o falsa
applicazione degli artt. 2043 e 2476 c.c., nonché dell’art. 112
c.p.c., per aver omesso la Corte di appello di pronunciarsi sulla
domanda di condanna ex art. 2043 c.c. di Value+.
11. — In conclusione, tutti i ricorsi vanno respinti, ad
eccezione di quello da ultimo menzionato e di quello proposto da
For Value, che vanno dichiarati inammissibili.
12. — Tenuto conto della soccombenza reciproca tra le
parti che hanno preso parte al giudizio di legittimità, le spese
processuali vanno integralmente compensate.
P.Q.M.

La Corte
rigetta tutti i ricorsi proposti, ad eccezione di quello
incidentale di For Value e del secondo ricorso incidentale di
Softrade, che dichiara inammissibili; compensa le spese; ai
sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002,
inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto
23

i‘
i

della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del
ricorrente principale e dei ricorrenti incidentali, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della la

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