Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19740 del 03/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 03/10/2016, (ud. 12/07/2016, dep. 03/10/2016), n.19740

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18705-2015 proposto da:

R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE AFRICA 120,

presso lo studio dell’avvocato MICHELA SCAFETUA, rappresentato e

difeso dall’avvocato PIERPAOLO ANDREONI, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

REGIONE ABRUZZO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 50/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA del

14/01/2015, depositata il 14/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. DE STEFANO FRANCO;

udito l’Avvocato MARIA ANTONELLA NIASCARA per delega dell’Avvocato

PIERPAOLO ANDREONI, difensore del ricorrente, che si riporta agli

scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., datata 11.5.16 e regolarmente notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza della Corte di appello dell’Aquila, n. 50 del 14.1.15, del seguente letterale tenore:

“p. 1. – R.L. ricorre, affidandosi ad un complesso indifferenziato di motivi, per la cassazione della sentenza di cui in epigrafe, resa nel contraddittorio con la Regione Abruzzo, con cui è stato accolto l’appello principale della Regione Abruzzo avverso la condanna in favore di esso ricorrente al risarcimento dei danni da lui patiti per l’attraversamento di una strada da parte di un branco di cinghiali. L’intimata non espleta attività difensiva in questa sede.

p. 2. – Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380 – bis c.p.c., essendo oltretutto soggetto alla disciplina dell’art. 360 – bis c.p.c. (inserito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. a) parendo dovervisi dichiarare inammissibile o, in subordine, rigettare.

p. 3. – In particolare, il ricorrente si duole di “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5” e di “omessa insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio” (v. pag. 3 del ricorso), per aver omesso di pronunziarsi sul punto decisivo della controversia identificato nel divieto di proporre domande ed eccezioni nuove in appello, nonchè sulla legittimazione passiva alla stregua del “principio di sussidiarietà” inteso in senso verticale; per poi prospettare (pag. 8 del ricorso) la responsabilità della Regione Abruzzo ex art. 2043 c.c. ed il “valore probatorio della consulenza tecnica d’ufficio del giudizio di prime cure”.

p. 4. – Ma il motivo, così articolato, non si riconduce ad alcuno dei vizi previsti dal testo applicabile ratione temporis (essendo stata pubblicata la qui gravata sentenza in data di gran lunga successiva al giorno 11.9.12, rilevante ai fini dell’applicabilità della riforma di quella norma) dell’art. 360 c.p.c., n. 5: ed è pertanto inammissibile.

p. 5. – D’altra parte, un’omissione di pronunzia non potrebbe giammai farsi valere se non ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, e, comunque, nella specie, nessuna omissione si configura, avendo la corte territoriale motivato sull’ammissibilità dell’eccezione di difetto di titolarità passiva del rapporto obbligatorio alla stregua di Cass. 15759/14 e, poi, nel merito preferito affrontare la ragione più liquida, idonea a dirimere la controversia per la non configurabilità di una responsabilità in difetto di una precisa prospettazione e prova di concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico convenuto.

p. 6. – In materia, basti qui un richiamo – a conferma della validità della soluzione raggiunta dalla corte territoriale – alla giurisprudenza di questa Corte in tal senso (tra le ultime, tutte relative proprio a sinistri occorsi nel territorio abruzzese: Cass. 19 giugno 2015, n. 12808; Cass. 24 aprile 2014, n. 9276; Cass. 21 gennaio 2011, n. 1415; tra le ultime, in generale: Cass., ord. 23 giugno 2015, n. 12944; Cass., ord. 23 giugno 2015, n. 12937; Cass. 10 ottobre 2014, n. 21395; Cass., ord. 28 febbraio 2014, n. 4788; Cass. 24 ottobre 2013, n. 24121; Cass., ord. 4 marzo 2013, n. 5321; Cass. 6 dicembre 2011, n. 26197), secondo cui “la responsabilità extracontrattuale per danni provocati alla circolazione stradale da animali selvatici va imputata all’ente cui siano stati concretamente affidati, nel singolo caso, i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi insediata, sia che derivino dalla legge, sia che trovino fonte in una delega o concessione di altro ente”.

p. 7. – Ora, la corte territoriale rileva appunto la mancata allegazione e prova della concreta colpa della Regione, ma degli argomenti sviluppati in ricorso dal ricorrente:

– da un lato, egli non indica quando e con quali termini siano stati sottoposti al giudice del merito, così non ottemperando neppure al requisito dell’art. 366 c.p.c., n. 6;

– dall’altro lato e comunque, va qui ribadita l’irrilevanza, non potendo sostenersi, alla stregua della richiamata giurisprudenza, una sorta di immanente responsabilità della Regione per i danni cagionati dalla fauna selvatica sul suo territorio.

p. 8. – Il preliminare profilo di inammissibilità, ovvero – a tutto concedere – l’infondatezza nel merito dell’argomentazione difensiva del ricorrente, impongono di proporre al Collegio di adottare le relative declaratorie”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. – Non sono state presentate conclusioni scritte, nè le parti hanno depositato memoria, ma il difensore del ricorrente è comparso in camera di consiglio per essere ascoltato.

3. – A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, avverso le quali del resto nessuna delle parti ha ritualmente mosso alcuna critica osservazione.

4. – Pertanto, ai sensi degli artt. 380 – bis e 385 c.p.c., il ricorso va dichiarato inammissibile, ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio di legittimità, per non avervi svolto attività difensiva l’intimata.

5. – Deve, infine, trovare applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: ai sensi di tale disposizione, il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che la definisce, a dare atto – senza ulteriori valutazioni discrezionali – della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante integralmente soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lui proposta, a norma dell’art. 13, comma 1 – bis.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 ottobre 2016

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