Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19738 del 27/09/2011

Cassazione civile sez. III, 27/09/2011, (ud. 10/06/2011, dep. 27/09/2011), n.19738

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETTI Giovanni Battista – Presidente –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Consigliere –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, LUNGOTEVERE FLAMINIO 26, presso lo studio dell’avvocato BALDI

GIUSEPPE, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato LA

SCALA GIUSEPPE giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

D.B.A., R.M., DSI DIREZIONE STAZIONI INVERNALI;

– intimati –

Nonchè da:

DSI DIREZIONE STAZIONI INVERNALI , in persona del suo Presidente Sig.

D.B.A., e di quest’ultimo anche in proprio, elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA FLAMINIA 79, presso lo studio dell’avvocato

PLACIDI GIAMPIERO, che lì rappresenta e difende unitamente

all’avvocato GIUDICEANDREA BRUNO giusta delega a margine del

controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrenti incidentali –

e contro

D.B.A., R.M., F.M.

(OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 20/2009 della SEZ. DIST. CORTE D’APPELLO di

BOLZANO, Sezione Civile, emessa il 14/01/2008, depositata il

26/01/2009; R.G.N. 51/2008.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/06/2011 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;

udito l’Avvocato LA SCALA GIUSEPPE e Avvocato BALDI GIUSEPPE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo che ha concluso per rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

F.M., con atto di citazione in appello, evocò in giudizio la DSI – Direzione Stazioni Invernali e D.B.A. impugnando la sentenza del tribunale di Bolzano che ne aveva rigettato le domande risarcitorie conseguenti a pretesi inadempimenti di controparte in relazione ad una attività di promozione da lui esercitata e consistita nella messa a disposizione di soggiorni montani e ski-pass.

La corte di appello di Trento rigettò il gravame.

La sentenza è stata impugnata dal F. con ricorso per cassazione sorretto da 3 motivi (dei quali la numerazione risulta erronea).

Resiste con controricorso la DSI. Entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso (prima ancora che infondato nel merito, instando il ricorrente per una mera rivisitazione fattuale delle vicende processuali, del tutto preclusa in sede di legittimità) è inammissibile in rito, per patente inidoneità dei quesiti di diritto formulati a conclusione dell’esposizione di tutti i motivi di doglianza (rispettivamente, folio 13 e 14) e della “sintesi” relativa al secondo motivo (folio 17-18, folio 25, folio 31.32), inidoneità conseguente all’altrettanto patente violazione dei principi più volte enunciati da questa corte in subiecta materia.

I quesiti di diritto sono difatti inammissibili per assoluta carenza dei requisiti essenziali richiesti da questa corte, con giurisprudenza ormai consolidata, quanto a forma e contenuto dei medesimi così come formulati a chiusura dell’esposizione delle doglianze sopra riportate. Questo giudice di legittimità ha già avuto modo di affermare che il quesito di diritto deve essere formulato, ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ., in termini tali da costituire una sintesi logico-giuridica unitaria (e non, come nella specie, frammentata o frazionata) della questione, onde consentire alla corte di cassazione l’enunciazione di una regula iuris suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata. Ne consegue che è inammissibile il motivo di ricorso sorretto da quesito la cui formulazione sia del tutto inidonea ad assumere rilevanza ai fini della decisione del motivo e a chiarire l’errore di diritto imputato alla sentenza impugnata (Cass. 25-3-2009, n. 7197). Ed è stato ulteriormente precisato (Cass. 19-2-2009, n. 4044) che il quesito di diritto prescritto dall’art. 366 bis cod. proc. civ. a corredo del ricorso per cassazione non può mai risolversi nella generica richiesta (quale quelle di specie) rivolta al giudice di legittimità di stabilire se sia stata o meno violata una certa norma, nemmeno nel caso in cui il ricorrente intenda dolersi dell’omessa applicazione di tale norma da parte del giudice di merito, ma deve investire la ratio decidendi della sentenza impugnata, proponendone una alternativa di segno opposto; non senza considerare, ancora, che le stesse sezioni unite di questa corte hanno chiaramente specificato (Cass. ss. uu. 2- 12-2008, n. 28536) che deve ritenersi inammissibile per violazione dell’art. 366 bis cod. proc. civ., il ricorso per cassazione nel quale l’illustrazione dei singoli motivi sia accompagnata dalla formulazione di un quesito di diritto che si risolve in una tautologia o in un interrogativo circolare, che già presuppone la risposta ovvero la cui risposta non consenta di risolvere il caso sub iudice.

La corretta formulazione del quesito esige, in definitiva (Cass. 19892/09), che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione, onde, va ribadito (Cass. 19892/2007) l’inammissibilità del motivo di ricorso il cui quesito si risolva (come nella specie) in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo, ovvero, come nella specie, nella enunciazione del caso concreto (addirittura corredato di nomi e cifre) senza alcun riferimento al principio di diritto di cui si invoca l’enunciazione.

Sulla sintesi necessaria per l’esame del denunciato vizio di motivazione da parte della Corte, ancora le sezioni unite di questa corte hanno specificato (Cass. ss.uu. 20603/0) l’esatta portata del sintagma “chiara indicazione del fatto controverso” in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare: la decisione: la relativa censura deve contenere, cioè, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità. (la Corte ha ritenuto che il motivo non fosse stato correttamente formulato in quanto, esattamente come nel caso che oggi occupa il collegio, la contraddittorietà imputata alla motivazione riguardava punti diversi della decisione, non sempre collegabili tra di loro e comunque non collegati dal ricorrente).

Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile. La disciplina delle spese segue – giusta il principio della soccombenza – come da dispositivo.

P.Q.M.

La corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 15200, di cui Euro 200 per spese generali.

Così deciso in Roma, il 10 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2011

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