Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19738 del 25/07/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 19738 Anno 2018
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: ARIENZO ROSA

SENTENZA
sul ricorso 4451-2014 proposto da:
BERTONE LAURA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIALE GIUSEPPE MAZZINI 119, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO MASSIMO CANDREVA, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati
VINCENZO BERTOLA e GIUSEPPINA MIGLIETTA, giusta delega
2018

in atti;
– ricorrente –

1872
na-cmùiè

contro

BURDISSO GIORGIO, BOBBIO ROSANNA;
– intimati –

Data pubblicazione: 25/07/2018

Nonché da:
BURDISSO GIORGIO, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA CASSIA 1280, presso lo studio dell’avvocato ANDREA
PERILLO, rappresentato e difeso dall’avvocato MARCO
GATTI, giusta delega in atti;

contro

BERTONE LAURA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIALE GIUSEPPE MAZZINI 119, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO MASSIMO CANDREVA, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati
VINCENZO BERTOLA e GIUSEPPINA MIGLIETTA, giusta delega
in atti;
– controricorrente al ricorso incidentale

avverso la sentenza n. 891/2013 della CORTE D’APPELLO
di TORINO, depositata il 08/08/2013, R. G. N.

1486/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 09/05/2018 dal Consigliere Dott. ROSA
ARIENZO;
udito l’Avvocato FRANCESCO MASSIMO CANDREVA;
udito l’Avvocato ORNELLA MICHENZI per delega MARCO
GATTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. RITA SANLORENZO, che ha concluso per
l’accoglimento del 1 0 motivo del ricorso e rigetto nel

– controricorrente e ricorrente incidentale –

resto.

FATTI DI CAUSA
1. Laura Bertone aveva prestato la propria attività alle dipendenze di
Burdisso Giorgio, titolare di uno studio commercialistico, con
mansioni di impiegata amministrativa e contabile dal 2.11.1999 senza
regolarizzazione e dal 24.10.2000 con contratto di apprendistato part

percepito una retribuzione inferiore a quanto indicato nelle buste
paga e di avere cessato il rapporto in data 24.10.2004, in seguito a
licenziamento senza preavviso, rimanendo creditrice di somme per
differenze retributive, parte delle quali ottenute con decreto
ingiuntivo per il periodo di lavoro regolarizzato, per totali euro
16.184,25.
2. A9giungeva che, in relazione al periodo di lavoro “in nero”
(2.11.1999 – 24.10.2000), ‘avrebbe avuto diritto, in un rapporto
regolare, alla somma di euro 512,41 mensili e che, in relazione al
periodo di lavoro “regolare”, aveva diritto a differenze retributive
ulteriori derivanti dall’essere stata retribuita come apprendista,
laddove il rapporto doveva intendersi simulato, avendo ella iniziato al
lavorare ben prima della formalizzazione del contratto di
apprendistato, competendole in ragione di ciò le differenze in
relazione alla retribuzione di una impiegàta di pari mansioni e livello,
con riferimento all’anzianità di servizio maturata. Affermava di non
avere mai percepito neanche quanto oggetto del decreto ingiuntivo e
che, avendo il ricorrente costituito un fondo patrimoniale
destinandone i beni ai bisogni della famiglia e sottraendo in tal modo
l’intero patrimonio alle azioni esecutive, essa istante ne aveva chiesto
ed ottenuto la revoca ai sensi dell’art. 2901 c. c., con declaratoria di
inefficacia dell’atto di costituzione del fondo sia con riferimento al
provvedimento monitorio ed alla sentenza 17.1.2006, passata in

Urne, con qualifica di impiegata di III livello. Assumeva di avere

giudicato, sia con riguardo alla sentenza emananda relativa al
presente giudizio.
3. Il Tribunale, revocato il fondo patrimoniale e dichiarata l’inefficacia
ed inopponibilità della relativa costituzione nei confronti della
Bertone, aveva dichiarato la sussistenza tra le parti di un rapporto di

condanna del Burdisso a corrispondere alla prima l’importo di euro
5.048,31 oltre accessori.
4. La Corte di appello di Torino, adita dal Burdisso, con sentenza
dell’8.8.2013, in riforma della decisione impugnata, dichiarava
inammissibile la domanda proposta con il ricorso introduttivo, ritenuta
coperta dal giudicato formatosi con la pronuncia del 17.1.2006, che
aveva rigettato il ricorso in opposizione avverso il decreto ingiuntivo.
5. Di tale decisione ha domandato la cassazione la Bertone, affidando
l’impugnazione a quattro motivi – illustrati con memoria depositata’ ai
sensi dell’art. 378 c.p.c. -, cui ha resistito, con controricorso, il
Burdisso, che ha proposto ricorso incidentale, al quale resiste la
ricorrente principale con proprio controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo, è dedotta nullità della sentenza ex art. 360,
n. 4, c.p.c. in relazione agli artt. 112 c.p.c. ed agli artt. 132, n. 4,
c.p.c. , 118 disp. att. c.p.c. e 111, comma 6, Cost., rilevandosi che la
Corte del merito aveva dichiarato inammissibile l’intero ricorso di
primo grado, pur pronunziandosi soltanto su alcune delle domande,
non avendo statuito sull’azione revocatoria finalizzata alla tutela dei
crediti derivanti dal decreto ingiuntivo e dalla sentenza del 17.1.2006,
con ciò incorrendo in palese errore in procedendo.

2

lavoro subordinato a tempo indeterminato con inizio dal 2.11.99, con

2. Con il secondo motivo, si lamenta omesso esame circa un fatto
decisivo per il giudizio in relazione all’azione revocatoria proposta a
tutela dei crediti portati dal decreto ingiuntivo e dalla sentenza
17.1.2006, sul rilievo che, anche ritenendo che la declaratoria di
inammissibilità della domanda sull’apprendistato e sul calcolo delle

entrambe le domande revocatorie, non era stato considerato l’oggetto
della tutela delle due azioni revocatorie, essendo diversi gli ‘elementi
costituitivi delle distinte pretese azionate.
3. Con il terzo motivo, è dedotta violazione o falsa applicazione dei
principi di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c.,
evidenziandosi come, alla luce di orientamento giurisprudenziale di
legittimità, sia ammissibile la parcellizzazione della domanda e sia
irrilevante il difetto di riserva di azione in altro giudizio per altre voci
di credito, specie in relazione alla circostanza che la lavoratrice aveva
agito in sede monitoria per i crediti documentati, demandando a
causa da istruire quelli necessitanti di un accertamento di tal tipo.
4.

Omesso esame di fatto decisivo in relazione alla domanda di

nullità dell’apprendistato e di calcolo delle spettanze retributive sulla
base del reale rapporto di lavoro “ordinario” è dedotto nel quarto
motivo, sul rilievo che nel ricorso monitorio la Bertone aveva
evidenziato come il rapporto di lavoro non fosse caratterizzato da un
reale apprendistato, essendo invece qualificabile come ordinario,
limitando tuttavia per il momento la domanda agli importi riconosciuti
dal datore di lavoro nelle buste paga, con riserva di proporre altre
azioni in separato giudizio. L’oggetto del giudizio era unicamente il
pagamento delle somme di cui alle buste paga ed era proprio il tenore
del ricorso per ingiunzione, e poi della sentenza emessa in
sede di opposizione, ad escludere che la qualificazione giuridica del
rapporto fosse stata in quella sede oggetto di contenzioso.

3

spettanze retributive comportasse “a cascata” l’inammissibilità di

5. Con il ricorso incidentale, la Bertone lamenta: 1) nullità della
sentenza, ex art. 360, n. 4, c.p.c., in relazione all’art. 112 c.p.c., per
non avere la Corte del merito deliberato su tutte le domande oggetto
del contendere, in particolare su quella riguardante la revoca del
fondo patrimoniale e l’inefficacia dello stesso nei confronti di essa

decisivo per il giudizio, riguardante la revoca del fondo patrimoniale e
l’inefficacia della relativa costituzione.
6. Il primo motivo del ricorso principale ed il primo del ricorso
incidentale denunziano, benchè in relazione ad interessi non
coincidenti (essendo evidente che la parte datoriale sia maggiormente
pregiudicata dalla permanenza del vincolo di indisponiblità ed
inefficacia relativa del fondo patrimoniale costituito sui beni destinati
alle esigenze familiari) l’omissione di ogni pronuncia rispetto a
domande costituenti il “thema decidendum”, pure essendo stata
avanzata specifica censura in grado di appello avverso il capo della
decisione di primo grado relativo alle dichiarate inefficacia ed
inopponibilità del fondo patrimoniale nei confronti della Bertone.
7. La rilevata mancanza di ogni pronunzia in relazione a specifico
motivo di gravame, fondato sulla ritenuta insussistenza degli elementi
del consilium fraudis e dell’eventus damni posti a fondamento della
revoca

dell’atto costitutivo

del

fondo

patrimoniale,

induce

all’accoglimento dei motivi anzidetti ed alla cassazione, con rinvio,
della decisione in parte qua.
8. Pur aderendosi ai principi già affermati da questa Corte, secondo
cui, in caso di nullità della sentenza per omessa pronuncia, esigenze
di economia processuale impongono di evitare la cassazione con
rinvio quando la pretesa, sulla quale si riscontri mancare la
pronuncia, avrebbe dovuto essere rigettata o potuto essere decisa nel

4

lavoratrice; 2) omessa motivazione circa il fatto, controverso e

merito, purché senza necessità di ulteriori accertamenti in fatto (cfr.
Cass. 8.10.2014 n. 21257, Cass. 28.10.2015 n. 21968, Cass.
12.5.2017 n. 11838), deve osservarsi che nel caso all’esame rilevano
a fini decisori detti accertamenti in fatto.
9. Il secondo motivo del ricorso principale, in relazione al suo

assorbito dall’accoglimento del primo, laddove il secondo motivo del
ricorso incidentale è inammissibile nei termini in cui risulta formulato
con riferimento ad un’omissione di motivazione, che si pone in logica
incompatibilità con la deduzione di vizio di omessa pronuncia.
10.

Le questioni poste nel terzo motivo del ricorso principale

attengono al divieto di parcellizzazione della domanda, con richiamo
ai principi di correttezza e buona fede, ma il profilo evidenziato è
indirettamente riconducibile anche alla questione della preclusione da
precedente giudicato, su cui si è incentrata la decisione impugnata,
sebbene in diritto le due problematiche riguardino in astratto diversi
ambiti valutativi, la prima involgendo apprezzamenti sulla unilaterale
modificazione aggravativa della posizione del debitore sul contrasto di
tale condotta sia con il principio di correttezza e buona fede, sia con
il principio costituzionale del giusto processo, nell’ottica di un abuso
degli strumenti processuali, la seconda valutazioni sull’estensione
oggettiva del giudicato, con riguardo al dedotto e il deducibile in
relazione al medesimo oggetto e, pertanto, non solo alle ragioni
giuridiche e di fatto esercitate in giudizio, ma anche a tutte le possibili
questioni, proponibili in via di azione o eccezione, che, sebbene
non dedotte specificamente, costituiscono precedenti logici, essenziali
e necessari, della pronuncia.
11.

Deve aversi riguardo a pronuncia di questa Corte, Cass.

4.12.2017 n. 28964, che, oltre che di conforto – per quanto di

contenuto, quale indicato nella parte espositivo-narrativa, risulta

seguito detto – anche alla sussistenza di profili che accomunano in
parte le differenti questioni sopra indicate, afferma che: In tema di
plurime obbligazioni pecuniarie relative al medesimo rapporto
contrattuale di durata, non costituisce abusivo frazionamento della
domanda il comportamento del lavoratore che, dopo aver già agito

dell’indennità sostitutiva del preavviso, chieda la rideterminazione delle
medesime voci per effetto del riconoscimento di un superiore
inquadramento contrattuale, in considerazione dell’apprezzabile interesse
a conseguire subito quanto facilmente accertabile, anche in via monitoria,

giudizialmente per il riconoscimento di differenze retributive e

ma la circostanza non può ritenersi incidere in maniera determinante
nel senso dell’esclusione nella fattispecie all’esame della possibilità di
proporre le domande ulteriori (cfr. anche Cass. 4.12.2017 n. 28963:
In tema di plurime obbligazioni pecuniarie relative al medesimo rapporto
contrattuale di durata, non costituisce abusivo frazionamento della

giudizialmente per il ricalcolo del TFR, assuma altra iniziativa per il
pagamento del premio di risultato, in considerazione del diverso titolo
costitutivo delle due pretese creditorie, il cui rispettivo accertamento non
insiste nel medesimo ambito oggettivo del giudicato e richiede comunque
differenti attività istruttorie).
13. Peraltro, si è anche affermato, sia pure con riferimento a crediti
relativi a rapporti di durata, che, per negare la possibilità di agire in
separati giudizi occorre un requisito positivo: 1) iscrivibilità delle
pretese in uno stesso ambito oggettivo d’un possibile giudicato o che
le stesse siano fondate su stesso fatto costitutivo (con duplicazione di
attività istruttoria in caso di accertamento separato di una delle
pretese), 2) requisito negativo: assenza di interesse oggettivo al
frazionamento (così, da ultimo, Cass., s. u., 16.2.2017 n. 4090),
sicchè, in relazione all’interesse della lavoratrice sopra evidenziato ad
ottenere nell’immediato una pronunzia fondata su fatti non
necessitanti di accertamento istruttorio, ma docunnentalmente
verificabili, potrebbe ritenersi non sussistere tale secondo requisito, e
neanche sussistente il primo alla luce dei principi di seguito
richiamati.
14.

Affinché, invero, il giudicato formatosi in un giudizio operi

all’interno di altro instaurato successivamente, è necessario che: «tra
la precedente causa e quella in atto vi sia identità di parti, oltre che di

7

domanda il comportamento del lavoratore che, dopo aver già agito

”petitum” e di “causa petendi”» (cfr., ex multis, Cass. 27.1.2006 n.
1760, Cass. 24.3.2014 n. 6830), e quanto all’identificazione di
quest’ultima, ossia della

causa petendi posta dalla parte a base

della domanda, non rilevano tanto le ragioni giuridiche addotte a
fondamento della pretesa avanzata in giudizio, bensì l’insieme delle

sicché è compito precipuo del giudice la corretta identificazione degli
effetti giuridici scaturenti dai fatti dedotti in causa. Ne consegue che
la enunciazione formulata dalla parte delle ragioni di diritto su cui la
sua pretesa si fonda può valere a circoscrivere la cognizione del
giudice solo nella misura in cui essa stia a significare che la parte
medesima ha inteso trarre dai fatti esposti soltanto quelle e non altre
conseguenze giuridiche (cfr. Cass. 2.3.2006 n. 4598, Cass.
27.10.2000 n. 14142).
15. E’, poi, principio consolidato quello alla cui stregua il giudicato
sostanziale di cui all’art. 2909 c. c. – il quale, come riflesso di quello
formale previsto dall’art. 324 cod. proc. civ., fa stato ad ogni effetto
tra le parti quanto all’accertamento di merito, positivo o negativo, del
diritto controverso – si forma soltanto su ciò che ha costituito oggetto
della decisione, ricomprendendosi in esso anche gli accertamenti di
fatto che abbiano rappresentato le premesse necessarie e il
fondamento logico-giuridico, oltre che funzionale, per l’emanazione
della pronuncia, con effetto preclusivo dell’esame degli stessi
elementi in un successivo giudizio, quando l’azione in esso dispiegata
abbia identici elementi costitutivi” (cfr. Cass. 20.4.2007 n. 9486), ma
non pare questa l’ipotesi realizzatasi nella fattispecie considerata.
16. I principi richiamati non risultano, per quanto detto, essere stati
correttamente applicati nella specie, con la conseguenza che il motivo
scrutinato merita accoglimento e la sentenza va cassata nella sua

8

circostanze di fatto che la parte pone a base della propria richiesta,

interezza, dovendo essere rimessa al giudice del merito – che
provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità -,
oltre che per l’evidenziata omissione di pronuncia, anche per nuovo
esame della indicata questione, alla luce degli enunciati criteri di

17. Il quarto motivo è assorbito dall’accoglimento del precedente,
che rende preliminare la valutazione della questione giuridicamente
rilevante dell’estensione del giudicato e della connessa possibilità di
proporre la domanda ritenuta dal giudice del gravame preclusa,
anche in presenza di riserva formulata dalla Bertone.
P.Q.M.
La Corte accoglie il primo ed il terzo motivo del ricorso principale,
assorbito il secondo ed il quarto, accoglie, altresì, il primo motivo del
ricorso incidentale, inammissibile il secondo, cassa la decisione
impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di appello
di Torino in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche
sulle spese del presente giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, in data 9 maggio 2018
Il Consigliere estensore

Dott. Rosa Arienzo

valutazione giuridica.

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