Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19720 del 22/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 22/09/2020, (ud. 22/07/2020, dep. 22/09/2020), n.19720

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25017-2018 proposto da:

R.F. in proprio e nella qualità di legale

rappresentante pro-tempore della EDILTORGIANO SRL, domiciliati in

ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli

avvocati FRANCA FIORELLI, MASSIMILIANO MANNA

(studiolegalemanna.fiorelli.gmail.com);

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, M.C., R.D.,

V.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 315/2018 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 09/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA

VELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Perugia ha dichiarato inammissibile la domanda, proposta dalla EDILTORGIANO S.r.l., di revocazione straordinaria ex art. 395 c.p.c., n. 3), della sentenza del 26/05/2016 con cui essa aveva rigettato l’appello avverso la sentenza del Tribunale di Perugia che, in data 26/08/2015, ne aveva dichiarato il fallimento, alla luce di documentazione contabile acquisita il 02/05/2017 che avrebbe in tesi consentito di acclarare l’insussistenza dei requisiti dimensionali ex art. 1 L.Fall.

2. Il sig. R.F., in proprio e quale legale rappresentante della società fallita, impugna la decisione della corte territoriale con ricorso per cassazione affidato a due motivi. Il Fallimento e gli altri tre intimati (ex dipendenti, creditori istanti) non hanno svolto difese.

3. A seguito di deposito della proposta ex art. 380 bis c.p.c. è stata ritualmente fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo motivo si denunzia la violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 3), in quanto la Corte d’appello non avrebbe adeguatamente considerato nè l’evidente decisività della documentazione consegnata al curatore fallimentare in data 28/01/2016 dal ricorrente, il quale ne aveva però potuto valutare “l’effettiva valena decisionale” solo in data 02/05/2017 (a seguito della relazione peritale redatta dal Dott. R.G.), nè la buona fede del ricorrente medesimo, poichè l’omessa considerazione di detta documentazione sino all’udienza di discussione del 26/05/2016 era dipesa dalla negligenza del curatore, il quale, “a fronte delle motivate istanze del Signor R.F., con parere inoltrato al Giudice delegato, in data 11.01.2017, confermava l’intervenuta consegna del plico da parte del legale rappresentante della società”.

4.1. Il secondo mezzo prospetta la “violazione e falsa applicazione dell’art. 24 Cost.”, in quanto il curatore, “prima dell’udienza discussione del 26 maggio 2016, era entrato in possesso dell’integrale documentazione societaria, omettendone, tuttavia, l’imprescindibile vaglio, ai fini della redazione ex art. 33 L.Fall., risalente al 4 gennaio 2016”.

5. Le censure, che in quanto connesse possono essere esaminate congiuntamente, non meritano accoglimento.

6. La Corte d’appello ha osservato che, ai fini della revocazione ex art. 395 cass., n. 3), la parte istante deve dimostrare che l’impossibilità di produrre in giudizio la documentazione rinvenuta non derivi da sua colpa, bensì “da causa di forza maggiore o da fatto della parte avversa”, mentre nel caso di specie la stessa società attrice aveva riferito: che il R. solo il 28 gennaio 2016 – cioè circa un anno e mezzo dopo la dichiarazione di fallimento – aveva reperito presso lo studio del commercialista della società “l’integrale documentazione inerente la gestione contabile societaria” e l’aveva consegnata al curatore fallimentare (“il quale tuttavia non ne teneva conto e non provvedeva alla rettifica della relazione ex art. 33 L.Fall.”, già depositata il 4 gennaio 2016); che all’udienza del 25 maggio 2016 la reclamante Ediltorgiano s.r.l., di cui il R. era stato amministratore, “nulla riferiva alla Corte d’appello circa il ritrovamento della documentazione e della sua possibile rilevanza ai fini della decisione, nonostante avesse avuto il tempo necessario per esaminare e far esaminare, anche mediante apposite istanze alla Corte, la documentazione contabile rinvenuta”; che comunque, trattandosi di documentazione acquisita dal fallimento e facente parte del fascicolo processuale, essa “ben poteva essere oggetto di esame ai fini della decisione”.

7. Tale decisione risulta conforme all’indirizzo di questa Corte in base al quale, “per giustificare la revocazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 3, è necessario che la parte si sia trovata nell’impossibilità, non dovuta a sua colpa, di produrre i documenti nel giudizio di merito; incombe pertanto su chi agisce in revocazione l’onere di dimostrare che, fino al momento dell’assegnazione della causa a sentenza, l’ignoranza dell’esistenza dei documenti e del luogo ove essi si trovavano non sia dipesa da sua colpa, ma da fatto dell’avversario o da causa di forza maggiore” (Cass. 885/2018; cfr. Cass. 3655/2017).

7.1. Nel caso di specie, non risulta giustificata la tardività nè del “rinvenimento” della documentazione contabile (depositata presso il commercialista della società) nè del deposito della relazione peritale a distanza di un anno dall’udienza di discussione in sede di reclamo.

6. L’assenza di difese degli intimati esclude la pronuncia sulle spese.

7. Sussistono i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, (cfr. Cass. Sez. U, 23535/2019 e 4315/2020).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il del 22 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2020

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