Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19714 del 27/09/2011

Cassazione civile sez. lav., 27/09/2011, (ud. 07/06/2011, dep. 27/09/2011), n.19714

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 1869/2007 proposto da:

M.A.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

EMILIO DE1 CAVALIERI 11, presso lo studio dell’avvocato LANA ANTON

GIULIO, rappresentato e difeso dagli avvocati BELTRAMETTI Pietro

Franco, ROSANO DANIELA, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE (già Ministero dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca), persona del legale rappresentante

pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

e contro

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER LA LIGURIA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 932/2006 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 05/10/2006 R.G.N. 1205/05;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

07/06/2011 dal Consigliere Dott. LUCIA TRIA;

udito l’Avvocato MELILLO MARIO per delega BELTRAMETTI PIETRO FRANCO;

udito l’Avvocato GERARDIS CRISTINA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per l’inammissibilità o in subordine

rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- La sentenza attualmente impugnata, confermando la sentenza del Tribunale di Genova n. 709/2005 del 14 giugno 2005, respinge l’appello proposto da M.A.B. nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, volto ad ottenere il riconoscimento del proprio diritto (all’epoca Provveditore agli Studi di Savona, e quindi dirigente amministrativo non incaricato della direzione di un ufficio dirigenziale di livello generale del MIUR-Direzione scolastica regionale per la Liguria) alla corresponsione di un compenso aggiuntivo rispetto alla retribuzione contrattuale (e nella misura prevista per i corrispondenti esperti esterni), per l’attività di partecipazione (su designazione del Direttore regionale della Liguria) ai Nuclei di valutazione dei capi di istituto, svolta nell’anno scolastico 1999/2000, in qualità di presidente di due dei suddetti nuclei.

La Corte d’appello di Genova precisa che:

a) non può essere invocato il principio di parità di trattamento di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 45, comma 2, assumendo come termine di paragone l’esito di una controversia insorta tra l’Amministrazione e un proprio dipendente e definita in via conciliativa;

b) l’incarico in oggetto, benchè non rientrante nelle mansioni inerenti alla posizione organizzativa assegnata al M. (e, per questo, richiedente un apposito provvedimento di designazione del Direttore regionale), è da ritenere incluso tra i compiti istituzionali, compresi (come tali) nelle attribuzioni anche delegate facenti capo ai dirigenti amministrativi del MIUR, visto che il relativo svolgimento non è facoltativo ma è obbligatorio e, come tale, configurato dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 25;

c) conseguentemente, trattandosi di un incarico che rientra nei doveri di ufficio del dirigente designato, esso è soggetto al principio dell’onnicomprensività del trattamento economico di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 24;

d) l’operatività di tale disposizione (come si desume dai commi 1 e 3) per i dirigenti non di livello generale è legata alla decorrenza degli effetti economici della contrattazione collettiva che abbia determinato la retribuzione spettante e il trattamento accessorio;

e) nella specie tale decorrenza è stata fissata al 31 dicembre 1998 dall’art. 38 del c.c.n.l. 1998-2001 del Comparto Ministeri, stipulato in data 5 aprile 2001;

f) resta del tutto irrilevante che l’espletamento dell’incarico del M. sia avvenuto prima (nel 2000) della suddetta data di stipulazione del contratto collettivo, posto che questo ha regolato anche il periodo precedente;

g) non può valere in contrario il rinvio operato dalla L. n. 44 del 2001, art. 16 al comma 3 del suddetto art. 24, visto che per effetto di tale rinvio da un lato viene ribadito quanto previsto dall’art. 24 in riferimento al collegamento del principio di onnicomprensività con la contrattazione collettiva (di cui si è detto) e dall’altro si stabilisce come regolare l’ipotesi di compensi dovuti da terzi ai dirigenti (ipotesi che non ricorre nella specie).

2.- Il ricorso di M.A.B. domanda la cassazione della sentenza per tre motivi e deposita anche memoria ex art. 378 cod. proc. civ..

Il Ministero della Pubblica Istruzione (già Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) resiste con controricorso; l’Ufficio scolastico regionale per la Liguria non si è costituito.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 – Sintesi dei motivi del ricorso 1.- Con il primo motivo di ricorso, illustrato da quesito di diritto, è denunciata violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 45, comma 2.

Si contesta l’affermazione contenuta nella sentenza impugnata secondo cui alla fattispecie in esame non è applicabile il suindicato art. 45, comma 2, perchè non può essere invocato come termine di paragone il trattamento corrisposto in sede conciliativa ad un altro dirigente per lo svolgimento del medesimo incarico di presidente di un Nucleo di valutazione dei capi di istituto scolastici.

Si sostiene che il principio affermato dalla norma in argomento va applicato non solo in sede di contrattazione collettiva, ma anche ai comportamenti posti in essere dalla Pubblica Amministrazione.

2.- Con il secondo motivo di ricorso, illustrato da quesito di diritto, è denunciata violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 25.

Si rileva che la Corte d’appello ha affermato la natura obbligatoria dell’incarico in oggetto e la sua ricomprensione tra i doveri di ufficio del dirigente senza spiegare da quale norma abbia tratto tale conclusione, certamente non desumibile dall’indicato art. 25.

3.- Con il terzo motivo di ricorso, illustrato da quesito di diritto, è denunciata violazione e falsa applicazione: a) degli art. 1, commi 4 e 5, 14 e 37, comma 3, del c.c.n.l. – Area 1^ Dirigenza – sottoscritto il 5 aprile 2001 (e pubblicato in G.U. 28 aprile 2001);

del D.Lgs. n. 165 del 2001 , art. 24.

Sulla base della ricostruzione della normativa legislativa e contrattuale che ha disciplinato i Nuclei di valutazione dei capi di istituto scolastici, si sostiene che, avendo detti Nuclei operato soltanto nell’anno 2000 ed essendo all’epoca il ricorrente dirigente amministrativo non incaricato della direzione di uffici dirigenziali di livello generale del MIUR, per il compenso dell’attività svolta in qualità di presidenti di tali Nuclei non poteva essere applicato il principio di onnicomprensività, come previsto nel testo oggi vigente del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 24, comma 3, in quanto tale comma è stato aggiunto al testo originario del D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, art. 24 dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80.

Tale ultimo principio, infatti, secondo il ricorrente, avrebbe trovato applicazione nei suoi confronti solo con la definizione del c.c.n.l., comparto Ministeri, Area dirigenza, 1998-2000, entrato in vigore il 5 aprile 2001, quando, cioè, la prestazione resa all’interno dei Nuclei in oggetto si era già conclusa.

2 – Esame dei motivi del ricorso 4.- Il ricorso non può trovare accoglimento.

4.1. – Il quadro normativo (legislativo e contrattuale) di riferimento per la disciplina dell’attività di cui si tratta e per il relativo trattamento economico è estremamente complesso e farraginoso, risentendo di una pluralità di modificazioni intervenute in materia di trattamento retributivo dei dirigenti ministeriali, a cavallo dello svolgimento degli incarichi di cui si tratta, alcuni dei quali con effetto retroattivo.

In primo luogo va sottolineato che è pacifico che l’incarico di cui si tratta è stato svolto dal ricorrente su apposito provvedimento di designazione del dirigente dell’Ufficio dirigenziali generali competente, in base al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 17, comma 1, lett. c), (già del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 17, comma 1, lett. c) sicchè già da questo si desume che il compito delegato si deve considerare istituzionale dell’amministrazione di appartenenza del dirigente.

E’ inoltre da considerare assodato, come ripetutamente ha sottolineato anche la giurisprudenza di questa Corte (vedi, per tutte: Cass. 5 marzo 2009, n. 5306; Cass. 26 luglio 2010, n. 17513;

Cass. 1 marzo 2011, n. 5021), che ai Nuclei di valutazione dei capi di istituto scolastici – che hanno operato solo nel 2000 – sono stati attribuiti compiti di verifica dei risultati dell’operato dei dirigenti degli istituti scolastici di estrema importanza per il rapporto di lavoro dirigenziale, in ogni fase dello stesso, da quella del conferimento dell’incarico sino all’eventuale attivazione della responsabilità dirigenziale (v. D.Lgs. n. 29 del 1993, artt. 19, 20 e 21, poi trasfusi nel D.Lgs. n. 165 del 2001).

Ne consegue che pure la necessaria attribuzione dell’incarico di presidente (o vice-presidente) dei Nuclei ad un dirigente implica con evidenza un collegamento ineludibile lira l’incarico e la funzione dirigenziale ricoperta. Tale stretta connessione si spiega del resto alla luce dei compiti del Nuclei, della cui rilevanza si è già detto.

D’altra parte, pur non essendo contestato che i Nuclei abbiano operato con imparzialità a garanzia dei soggetti valutati, ciò può certamente portare a configurare i Nuclei stessi come organi estranei all’Amministrazione di appartenenza, visto che le valutazioni da essi espresse costituiscono la base per una pluralità di successive determinazioni della stessa Amministrazione in materia di incarichi di direzione degli istituti scolastici.

4.2.- Per quanto riguarda la remunerazione degli incarichi di cui si tratta, va sottolineato che, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, per essi non può non considerarsi operativo il principio dell’onnicomprensività, sia pure per ragioni parzialmente diverse rispetto a quelle esplicitate nella sentenza impugnata e in conformità con un condiviso recente orientamento di questa Corte (Cass. 1 marzo 2011, n. 5021 cit. e Cass. 24 febbraio 2011, n. 4531).

Va precisato al riguardo che la principale ragione di confusione che si è venuta a determinare sul punto (e che non solo ha dato luogo a sentenze di merito di segno diversificato, ma ha anche indotto il MKJR in alcuni casi a chiudere in via transattiva alcune tra le numerose controversie introdotte dai dirigenti ministeriali) è da ravvisare nello iato temporale che originariamente si è avuto tra l’entrata in vigore le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 80 del 1998 al testo originario del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 24 e la definizione del c.c.n.l. 1998-2000, firmato il 5 aprile 2001.

Infatti, come risulta dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri 1 marzo 2000 (richiamata anche dal ricorrente), il principio di onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti, previsto dal suddetto D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 24, comma 3, per effetto delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 80 del 1998 e destinato ad avere applicazione per tutti i dirigenti – “sia di prima che di seconda fascia, con o senza incarichi di direzione di uffici, nonchè per coloro che sono incaricati della direzione di uffici dirigenziali di livello generale” – ha avuto immediata operatività soltanto per il personale appartenente all’area dirigenziale investito di uffici di livello dirigenziale generale perchè questo personale era già stato contrattualizzato, prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 80 del 1998.

Viceversa, per i dirigenti non investiti di incarichi di direzione di uffici di livello dirigenziale generale (quale era l’attuale ricorrente all’epoca), nella stessa Direttiva si stabiliva che il suddetto principio potesse diventare operativo “solo dopo la definizione del nuovo contratto collettivo per il quadriennio 1998- 2001, in corso di stipulazione, che riguarderà sia i dirigenti di seconda fascia, già contrattualizzati, sia quelli di prima fascia, contrattualizzati dal citato D.Lgs. n. 80 del 1998”.

Successivamente la situazione si è, però, chiarita perchè al c.c.n.l. 5 aprile 2001 – che all’art. 14, comma 1, fa espresso riferimento al D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 24, comma 3 – è stata attribuita decorrenza 1 gennaio 1998. In tal modo, sia pure a posteriori, si è raggiunta, anche grazie a quanto disposto nell’art. 37, e segg., del suddetto contratto collettivo, l’armonizzazione del trattamento economico di tutti i dirigenti, perseguita fin dalla emanazione del D.Lgs. n. 80 del 1998.

Nè la suddetta conclusione è contraddetta dalla L. 28 dicembre 2001, art. 36, il quale – come precisato da Cass. 5 marzo 2009, n. 5306 e ribadito da Cass. 1 marzo 2011, n. 5021, entrambe citate – non incide sul principio di onnicomprensività.

3 – Conclusioni.

5.- Per le suesposte considerazioni il ricorso va rigettato, enunciandosi il seguente principio di diritto: “agli incarichi di presidente, vicepresidente o componente dei Nuclei di valutazione dei capi di istituto, conferiti ai dirigenti del Ministero dell’Istruzione, trova applicazione il principio di onnicomprensività del trattamento economico dirigenziale previsto dal D.Lgs. n. 80 del 1998 di modifica del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 24 (attualmente del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 24, comma 3), dovendosi pertanto escludere il diritto di tali dirigenti a trattamenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti per la qualifica ricoperta. L’operatività di tale criterio riguarda anche il periodo anteriore alla stipulazione del contratto collettivo per la dirigenza pubblica (1998-2001) in quanto a tale contratto, – che all’art. 14, comma 1, fa espresso riferimento al D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 24, comma 3 – è stata attribuita decorrenza 1 gennaio 1998”.

Il ricorrente, va pertanto, condannato alle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo.

Nulla spese in favore dell’Ufficio scolastico regionale per la Liguria intimato, non avendo esso espletato attività difensiva in questa sede.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità, in favore del Ministero della Pubblica Istruzione, liquidate in Euro 30,00 per esborsi, Euro duemila per onorario, accessori come per legge.

Nulla spese in favore Ufficio scolastico regionale per la Liguria.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Lavoro, il 7 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2011

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