Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19710 del 03/10/2016


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Cassazione civile sez. lav., 03/10/2016, (ud. 05/07/2016, dep. 03/10/2016), n.19710

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLE TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11831-2015 proposto da:

F.D., C.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GIUSEPPE AVEZZANA 6, presso lo studio dell’avvocato FEDERICA

FORTINI, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

CASSIANTICA SPORTING FITNESS SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA A

R.I., C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OTRICOLI 42, presso

lo studio dell’avvocato ALBERTO SUCCI, che la rappresenta e difende,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

nonchè contro

DUE PONTI SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA A P.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2357/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 16/03/2015 R.G.N. 4916/15;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/07/2016 dal Consigliere Dott. BALESTRIERI FEDERICO;

udito l’Avvocato FEDERICA FORTINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO Carmelo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso L. n. 92 del 2012, ex art. 1, comma 48, depositato in data 28.01.2014 presso il Tribunale di Roma, F.D., unitamente ad altre due colleghe, aveva convenuto in giudizio la Cassiantica SPA s.r.l. in Liquidazione, la Due Ponti Società Sportiva Dilettantistica s.r.l. (di seguito “Due Ponti”) e la Cassiantica Sporting Fitness Società Sportiva Dilettantistica a r.l. (di seguito Cassiantica SF) per chiedere che: fosse accertata, previo riconoscimento delle predette società quali unico centro di imputazione di interessi l’illegittimità del licenziamento intimatole dalla Cassiantica SPA il (OMISSIS) per giustificato motivo oggettivo; fosse reintegrata nel posto di lavoro L. n. 300 del 1970, ex art. 18; in subordine e gradatamente, che le fosse attribuito il risarcimento del danno nelle varie forme previste dalla normativa di settore.

La lavoratrice aveva dedotto quanto segue: – aveva svolto attività di estetista, dapprima con vari contratti a tempo determinato, con la società Due Ponti e poi, dal (OMISSIS), con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato concluso con la Cassiantica SPA; – la società Due Ponti, che gestiva l’omonimo Circolo Sportivo comprensivo del centro estetico ove essa ricorrente aveva reso la sua prestazione lavorativa, dal 2007 aveva iniziato a gestire anche il Circolo Sportivo Cassiantica Sporting Fitness, esso pure dotato di centro estetico, attraverso le società Cassiantica SF e Cassiantica SPA; – con lettera ricevuta da essa ricorrente il (OMISSIS), la Cassiantica SPA aveva intimato il licenziamento per “cessazione dell’attività della SPA” con decorrenza (OMISSIS); – in seguito, essa ricorrente, avendo appreso, che una terza società, la Cassiantica SF, era la formale titolare del centro estetico del Circolo Sportivo Cassiantica, avendo di fatto proseguito l’attività della cessata Cassiantica SPA, in data (OMISSIS) aveva impugnato il licenziamento anche nei confronti della Cassiantica SF, con raccomandata del (OMISSIS).

Nella fase sommaria la società Due Ponti aveva eccepito la decadenza della lavoratrice dalla impugnativa giudiziale sul rilievo che il ricorso introduttivo del giudizio era stato depositato oltre il 28.1.14, scadenza del termine di 180 giorni successivi all’impugnativa stragiudiziale del licenziamento, di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, come modificato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32 e dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 38.

Sosteneva che la F. aveva impugnato il licenziamento a mezzo fax in data (OMISSIS) e che era irrilevante che la medesima F. avesse provveduto ad una ulteriore impugnativa del licenziamento con l’invio della raccomandata del successivo (OMISSIS).

Eccepiva la nullità, in base al rito “Fornero”, della domanda diretta all’accertamento di un unico centro giuridico – economico tra le società convenute.

Nel merito aveva dedotto la sussistenza delle ragioni legittimanti il licenziamento.

Anche la Cassiantica SF, nella fase sommaria, aveva eccepito la nullità del ricorso introduttivo del giudizio e la decadenza della lavoratrice dalla impugnativa giudiziale del licenziamento.

Con specifico riferimento alla raccomandata inviata dalla ricorrente in data (OMISSIS) aveva contestato di non essere mai subentrata nell’attività già esercitata dalla Cassiantica SPA; aveva negato di essere stata datrice di lavoro della ricorrente, sostenendo che quest’ultima aveva lavorato solo ed esclusivamente per la società Cassiantica SPA: ne conseguiva l’irrilevanza dell’impugnativa del licenziamento inviata ad essa resistente.

Con ordinanza del 5.5.14 il Tribunale dichiarava la decadenza del diritto alla impugnativa giudiziale del licenziamento, considerata l’impugnativa stragiudiziale avvenuta a mezzo fax il (OMISSIS) (e spedito il (OMISSIS)).

Proponeva opposizione la F.; resistevano le società.

Il Tribunale confermava l’ordinanza quanto alla pronunciata decadenza dall’impugnativa giudiziale nei confronti della società Due Ponti e rigettava nel merito l’opposizione nei confronti della Cassiantica SF.

Avverso tale sentenza proponeva reclamo la F.; resisteva la Cassiantica SF, proponendo altresì reclamo incidentale, mentre la Due Ponti restava contumace.

Con sentenza depositata il 16.3.15, la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della sentenza impugnata ed in accoglimento del reclamo incidentale, dichiarava inammissibile il ricorso depositato dalla F. il 28.1.14 (per essere trascorsi 181 giorni dall’impugnativa stragiudiziale) nei confronti della Cassiantica SF.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la F., affidato a tre motivi, poi illustrati con memoria.

Resiste la Cassiantica SF con controricorso, mentre la società Due Ponti è rimasta intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., della L. n. 92 del 2012, art. 1, commi 51 e segg., anche in relazione agli artt. 414 e 416 c.p.c., nonchè degli artt. 345 e 437 c.p.c..

Lamenta che la sentenza impugnata ritenne di poter esaminare un’eccezione (inerente la decadenza di cui al novellato L. n. 604 del 1966, art. 6, comma 2) nuova, in quanto sollevata dalla Cassiantica SF per la prima volta in sede di reclamo incidentale.

Il motivo è infondato. La sentenza impugnata ha accertato che l’eccezione venne formulata ritualmente nella comparsa di costituzione depositata nella fase di opposizione (cfr. in tal senso Cass. n. 25046/15), costituente solo la fase ulteriore di un procedimento unitario e non uno strumento di carattere impugnatorio (cfr. Cass. n. 3136 /15). Tale corretta statuizione non forma peraltro oggetto di valide censure in questa sede. La ricorrente infatti, si limita a riportare il testo della comparsa di costituzione e del reclamo incidentale della Cassiantica SF, evincendone che quest’ultima non aveva mai dedotto che gli effetti del fax (datato 30 e ricevuto il (OMISSIS)) nei confronti di Cassiantica SPA (formale unica datrice di lavoro), avrebbero dovuto estendere la loro validità anche nei suoi confronti, ma ciò non inficia l’accertamento della corte capitolina secondo cui l’eccezione in questione, nonostante non fosse stata effettivamente proposta da Cassiantica SF nella prima fase sommaria, venne tuttavia formulata tempestivamente nella comparsa di costituzione depositata nella fase di opposizione (pag. 8 sentenza impugnata).

2. – Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 6, novellato e del “principio di diritto in punto di impugnativa del licenziamento in caso di contitolarità di fatto del rapporto”. Lamenta che la sentenza impugnata non aveva considerato che il fax di impugnativa del licenziamento, inviato il (OMISSIS) era diretto esclusivamente alla società Due Ponti (unica intestataria dell’utenza (OMISSIS) cui il fax venne inviato), e non già all’effettiva datrice di lavoro (Cassiantica SPA), sicchè l’unica impugnativa di licenziamento valida (nei confronti della formale datrice di lavoro) era la lettera raccomandata del 2.8.13, con conseguente tempestività dell’azione di impugnativa del licenziamento.

La questione, pur dedotta nella precedente fase del giudizio, non risulta però proposta nella fase di reclamo, il cui atto è riprodotto dalla odierna ricorrente nel presente giudizio. Inoltre il fax (OMISSIS), prodotto, risulta indirizzato anche (ed in primis) a Cassiantica spa, che non ha contestato di averlo ricevuto, anzi ha eccepito, proprio in base ad esso, la decadenza di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, comma 2; la stessa F. risulta aver dichiarato nella fase sommaria di aver impugnato il licenziamento con il fax (OMISSIS) nei confronti della Cassiantica SPA.

3. – Con il terzo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 6, come modificato dalla L. n. 183 del 2010.

Lamenta che la sentenza impugnata ritenne che il dies a quo, ai fini del computo dei 180 giorni per il deposito del ricorso, dovesse decorrere dalla spedizione dell’impugnativa stragiudiziale di licenziamento, e non già dalla scadenza dei 60 giorni previsto dalla legge per impugnare il recesso, anche al fine di non penalizzare, in contrasto coi principi costituzionali in tema di tutela del lavoro, il lavoratore che si sia attivato più rapidamente per impugnare (stragiudizialmente) il licenziamento, rispetto a chi lo abbia fatto a ridosso del termine di 60 giorni di legge.

3.1 – Il motivo è infondato. La L. n. 604 del 1966, art. 6, comma 1, (in “parte qua” confermato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 1) stabilisce che “il licenziamento deve essere impugnato entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione (in forma scritta)”. L’art. 6, comma 2, novellato, stabilisce poi che l’impugnazione non è efficace se non è seguita, entro il successivo termine di 180 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale…”. Nulla autorizza a ritenere che tale secondo termine di decadenza, oggettivamente congruo (pur dopo la sua riduzione a 180 giorni rispetto ai 270 giorni originariamente previsti dalla L. n. 183 del 2010) e diretto ad una maggiore certezza dei rapporti giuridici tra lavoratore e datare di lavoro, debba decorrere dalla scadenza del 60giorno dalla comunicazione del licenziamento in ogni caso, ed in particolare anche laddove il lavoratore abbia provveduto, liberamente, ad impugnare il recesso con maggiore tempestività senza attendere il 60giorno dalla comunicazione del licenziamento. Nè è ammissibile l’esistenza di un doppio termine (in contrasto con le esigenze di certezza di cui sopra) per il deposito del ricorso giudiziario; nè è ravvisabile alcun trattamento deteriore per chi abbia impugnato (stragiudizialmente) il licenziamento prima del lavoratore che abbia atteso il 60 giorno. Per entrambi è necessario depositare il ricorso giudiziario entro 180 giorni dall’impugnativa del licenziamento, che ciascun lavoratore può valutare quando proporre.

4. – Il ricorso deve essere pertanto rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 100,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a..

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 5 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 ottobre 2016

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