Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1970 del 26/01/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 1970 Anno 2018
Presidente: DI IASI CAMILLA
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

ORDINANZA

sul ricorso 15513-2012 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12,

pleso

l’AVVOCATURA GENERALE DKLID

STATO ; che 1 o apprm3enta e dì fondo

,

– ricorrente contro

MARIANELLI MARIO, MARIANELLI MANRICO, elettivamente
domiciliati in ROMA VIA COLA DI RIENZO 180, presso lo
studio dell’avvocato PAOLO FIORILLI, rappresentati e
difesi dagli avvocati MARCO MICCINESI, FRANCESCO
PISTOLESI;

controricorrenti

avverso la sentenza n. 484/2011 della COMM.TRIB.REG.

Data pubblicazione: 26/01/2018

di FIRENZE, depositata il 16/12/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 22/11/2017 dal Consigliere Dott. LIANA

MARIA TERESA ZOSO.

R.G. 15513/2012
ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA
1. Marianelli Marco e Marianelli Manrico vendevano alla società Agricola Gloria 2 S.r.l. un
complesso immobiliare industriale sito in Porcari ( Lucca ) con atto del 24 gennaio 2007 al
prezzo indicato di euro 4.854.700,00. L’agenzia delle entrate notificava avviso di accertamento
rettificando il valore dell’immobile in euro 6.080.000 ed i venditori non impugnavano detto
avviso. Il concessionario per la riscossione notificava in data 18 settembre 2009 le cartelle di

Manrico proponevano distinti ricorsi deducendo che la società Agricola Gloria 2 S.r.l. aveva
proposto tempestivo ricorso contro l’avviso di rettifica e liquidazione che le era stato notificato
in relazione allo stesso atto e che intendevano avvalersi della sentenza favorevole resa nei
confronti della predetta società. La commissione tributaria di Pistoia, riuniti i ricorsi, li
dichiarava inammissibili. Proponevano appello i contribuenti e la commissione tributaria
regionale della Toscana lo accoglieva sul rilievo che un elementare principio di coerenza del
sistema imponeva di non considerare esecutivo nei confronti di coobbligati, ancorché non
impugnanti, un avviso di accertamento annullato nei confronti di uno dei coobbligati poiché
l’annullamento aveva cancellato dall’ordinamento l’avviso fiscale in ogni suo aspetto e profilo e,
dunque, non poteva essere eseguibile nei confronti di alcune parti.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate
affidato ad un motivo. Resistono con controricorso i contribuenti.
3. Con l’unico motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’articolo 360,
comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione all’articolo 57, comma 1, d.p.r. 131/1986 ed agli
articoli 1292 e 1306 cod. civ.. Sostiene che i venditori, in quanto obbligati in solido, non
potevano opporre la sentenza favorevole ottenuta dalla società nel diverso giudizio instauratosi
a seguito dell’opposizione all’avviso di rettifica e liquidazione in quanto tale sentenza non era
passata in giudicato sicché l’agenzia poteva legittimamente agire per la riscossione nei
confronti dei condebitori per i quali l’avviso di accertamento era divenuto definitivo.

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Osserva questo Collegio che la Corte di legittimità ha già avuto modo di affermare (
Sez. 5, Ordinanza n. 8816 del 01/06/2012; Sez. 5, Sentenza n. 14814 del 05/07/2011; Sez. 5,
Sentenza n. 18493 del 10/08/2010 ), in modo condivisibile, che l’art. 1306 c.c. stabilisce che
la sentenza emessa tra il creditore e uno dei condebitori, e favorevole a quest’ultimo, può
essere opposta al creditore anche dagli altri debitori estranei al giudizio se non è fondata sopra
ragioni personali al condebitore. L’art 1306 c.c., costituisce un’eccezione alla regola sui limiti
soggettivi del giudicato (art. 2909 c.c.), in base alla quale la sentenza fa stato tra le parti, ed è
estensibile solo agli eredi e gli aventi causa. Il creditore/Amministrazione Finanziaria può
vedersi opposta la sentenza favorevole ottenuta da altri condebitori, in deroga all’art.2909 c.c.,
ma a condizione che questa sia divenuta definitiva. Diversamente, infatti, si finirebbe per
togliere qualsiasi rilevanza al rispetto del termine per l’impugnazione dell’avviso di
1

pagamento intimando il pagamento della pretesa tributaria. Marianelli Marco e Marianelli

accertamento, essendo sufficiente che uno solo dei condebitori lo abbia impugnato, ottenendo
una sentenza favorevole non definitiva in primo grado per paralizzare l’azione di riscossione
promossa dall’Amministrazione Finanziaria nei confronti degli altri debitori. E’ necessario,
quindi, che la sentenza favorevole agli altri condebitori sia passata in giudicato, circostanza
neanche prospettata dinanzi ai giudici di merito. I debitori che non hanno impugnato l’avviso di
accertamento, infatti, in tanto possono beneficiare della diligenza del condebitore che ha
tempestivamente impugnato l’avviso di accertamento, in quanto l’impugnazione del

2. Il ricorso va, dunque, accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari
ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384, comma 2,
cod. proc. civ., ed il ricorso originario dei contribuenti va rigettato. Le spese processuali dei
giudizi di merito si compensano tra le parti per le alterne vicende processuali e quelle di questo
giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassa la sentenza impugnata e,
decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario dei contribuenti. Compensa le spese
processuali relative ai giudizi di merito e condanna i contribuenti a rifondere all’Agenzia delle
Entrate le spese processuali di questo giudizio che liquida in complessivi euro 5.600,00, oltre
alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale del 22 novembre 2017.

condebitore sia stata decisa in modo allo stesso favorevole con sentenza passata in giudicato.

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