Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19699 del 17/09/2010

Cassazione civile sez. un., 17/09/2010, (ud. 19/01/2010, dep. 17/09/2010), n.19699

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ELEFANTE Antonino – Primo Presidente f.f. –

Dott. PREDEN Roberto – Presidente di sezione –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. SALME’ Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

REGIONE CAMPANIA, in persona del Presidente della Giunta Regionale

pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POLI 29, presso

l’Avvocatura Regionale della Regione stessa, rappresentata e difesa

dall’avvocato TESTA GIUSEPPE, per delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CONSORZIO COOPERATIVE COSTRUZIONI ((OMISSIS)), in proprio e quale

capogruppo mandataria dell’A.T.I. costituita con Consorzio delle

Cooperative di Produzione e Lavoro Conscoop di Forlì, Giustino

Costruzioni S.P.A., Impregilo S.P.A., Astaldi S.P.A., in persona del

Presidente pro-tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

LUNGOTEVERE FLAMINIO 46, presso lo studio dell’avvocato GREZ GIAN

MARCO, rappresentato e difeso dagli avvocati SCOTTO FERDINANDO, RUSSO

CARLO, per delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1214/2004 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 08/04/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/01/2010 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE SALME’;

udito l’Avvocato Carlo RUSSO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PIVETTI Marco, che ha concluso per l’inammissibilità o in subordine

rigetto del primo motivo del ricorso; rigetto degli altri motivi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nell’ambito della realizzazione di opere relative al programma straordinario di edilizia residenziale di cui al titolo ottavo della L. 14 maggio 1981, n. 219 relativo al comparto di (OMISSIS), con atto del (OMISSIS), è stata affidata in concessione dal presidente della regione Campania, quale commissario straordinario del governo, alla associazione temporanea di imprese costituita tra il Consorzio Cooperative Costruzioni (di seguito “il consorzio”), capogruppo mandatario, ed il Consorzio Cooperative di Produzione e Lavoro di Forlì, la Giustino Costruzioni s.p.a., l’Impregilo s.p.a.

e la Astaldi s.p.a., la realizzazione di interventi di sistemazione del canale Conte di Sarno.

Sospesi i lavori con provvedimento del 13 ottobre 1995 del funzionario delegato dal CIPE, il consorzio, in proprio e quale capogruppo mandatario, in data 17 marzo 1997 notificava alla regione atto stragiudiziale di diffida e di accesso agli arbitri, avvalendosi della clausola compromissoria di cui alla convenzione.

Il procedimento arbitrale era definito con lodo sottoscritto il 23 dicembre 1999 con il quale gli arbitri, ritenuta tardiva l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario e quindi degli arbitri, in relazione alla dedotta illegittimità del provvedimento di sospensione, in quanto attinente al merito e proposta per la prima volta con la comparsa conclusionale, e ritenuta altresì la legittimità della propria costituzione nonchè la legittimazione passiva della regione, condannavano quest’ultima al pagamento di somme a titolo di lavori eseguiti e non liquidati, di maggiori oneri e spese generali, oltre a rivalutazione e interessi.

L’impugnazione del lodo proposta dalla regione Campania era rigettata dalla corte di appello di Napoli con sentenza dell’8 aprile 2004.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la regione Campania prospettando cinque motivi, con il primo dei quali ha nuovamente sollevato la questione di giurisdizione del giudice ordinario. Il consorzio, in proprio e nella qualità, ha resistito con controricorso.

La prima sezione civile, alla quale il ricorso è stato assegnato, con ordinanza del 26 ottobre 2009, ha rimesso gli atti alle sezioni unite ai sensi dell’art. 374 c.p.c..

In occasione dell’udienza di discussione davanti a queste sezioni unite il consorzio ha anche presentato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce che tutte le pretese azionate investono il provvedimento di sospensione dei lavori adottato dal funzionario delegato dal CIPE il 13 ottobre 1995 ai sensi del D.P.R. n. 1063 del 1962, art. 30 e che pertanto la posizione giuridica fatta valere dal concessionario non si qualifica come diritto soggettivo, ma come interesse legittimo, tutelabile soltanto dinanzi al giudice amministrativo.

Va in primo luogo rilevato che l’eccezione di difetto di giurisdizione per essere stata deferita agli arbitri una controversia devoluta alla cognizione del giudice amministrativo, proposta (non già in sede di regolamento preventivo di giurisdizione, ma) come motivo di ricorso avverso la sentenza della corte di appello che abbia pronunciato sull’impugnazione del lodo non può essere dichiarata inammissibile in quanto concernente una questione di merito attinente all’esistenza ed alla validità del compromesso, tardivamente proposta, ma deve essere esaminata e decisa, atteso che in siffatta ipotesi un problema di giurisdizione resta comunque ineludibile nel giudizio di impugnazione del lodo arbitrale in quanto la corte di appello investita dell’impugnazione è giudice della propria giurisdizione in relazione all’eventuale passaggio dalla fase rescindente a quella rescissoria, postulando la decisione positiva sul punto l’affermazione della compromettibilità della controversia ad arbitri, per non essere la stessa riservata alla giurisdizione del giudice amministrativo (v. in tal senso Cass. S.U. n. 13690/2006, pronunciata tra le stesse parti; 2006 n. 9162; 2005 n. 22903; 2004 n. 8212; 2003 n. 17205; 2002 n. 6034; 2002 n. 1558; 2002 n. 1556; 2001 n. 15608; 2001 n. 13623).

Nel merito il motivo è infondato e, pertanto, deve essere dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario.

Si deve, infatti condividere, quanto queste sezioni unite, in relazione a fattispecie identica vertente tra le stesse parti, ha affermato con sentenza n. 13690 del 2006 e cioè che le controversie nascenti dall’esecuzione di contratti di appalto di opere pubbliche, alle quali vanno equiparate, ai fini della tutela giurisdizionale quelle relative alle concessioni in materia di lavori pubblici, ai sensi della L. 11 febbraio 1994, n. 109, art. 31 bis, comma 4, introdotto dal D.L. 3 aprile 1995, n. 101, art. 9, conv. in L. 2 giugno 1995, n. 216, hanno ad oggetto posizioni di diritto soggettivo inerenti a rapporti contrattuali di natura privatistica, nelle quali non hanno incidenza i poteri discrezionali ed autoritativi della pubblica amministrazione, anche quando questa si avvalga della facoltà, conferitale dalla legge, di adottare atti amministrativi i quali non cessano di operare nell’ambito delle paritetiche posizioni contrattuali delle parti (v., tra le altre, SU 2005 n. 20116; 2005 n. 9534; 2005 n. 9391; 2005 n. 6992; 2004 n. 9534; 2003 n. 19787; S.U. 2002 n. 5640; 2002 n. 1760; 2001 n. 14539; 2001 n. 95).

In detto contesto, ogni istanza del consorzio di ristoro del pregiudizio asseritamente subito per effetto del provvedimento di sospensione dei lavori non investe il provvedimento in sè, ma si traduce in una domanda risarcitoria da inadempimento contrattuale, per l’illegittimo operare della sospensione, mentre attiene al merito, e non alla giurisdizione, accertare se detta sospensione sia stata determinata da causa imputabile al committente (v. sul punto SU 1997 n. 10634).

Deve essere pertanto affermata la giurisdizione del giudice ordinario. Gli atti vanno quindi rimessi alla sezione che provvederà all’esame degli altri motivi.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione, a sezioni unite, rigetta il primo motivo di ricorso e dichiara la giurisdizione del giudice ordinario. Rimette gli atti alla prima sezione che provvederà all’esame degli altri motivi.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili, il 19 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2010

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