Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19672 del 27/09/2011

Cassazione civile sez. trib., 27/09/2011, (ud. 30/06/2011, dep. 27/09/2011), n.19672

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

B.A., titolare della ditta ADP, elettivamente domiciliato

in ROMA VIA G. NICOTERA 29, presso lo studio dell’avvocato ARLINI

DOMENICO, rappresentato e difeso dall’avvocato GIULIANI LORENZO,

giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI RIMINI in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA VIALE GIULIO CESARE 14, presso lo studio

dell’avvocato BARBANTINI MARIA TERESA, rappresentato e difeso

dall’avvocato FABBRI ELENA, giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 12/2006 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

RIMINI, depositata il 20/03/2006;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/06/2011 dal Consigliere Dott. ETTORE FERRARA;

udito per il resistente l’Avvocato BARBANTINI, delega Avvocato

FABBRI, che si riporta agli scritti e deposita nota spese;

sentito il P.M. in persona del SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE DOTT.

APICE Umberto, che aderisce alla relazione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso che B.A. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della C.T.R. dell’Emilia Romagna n. 12, depositata il 20.3.2006 e non notificata, con la quale quel giudice ha confermato la sentenza della C.T.P. di Rimini che aveva in precedenza rigettato il ricorso del predetto contribuente, avverso avviso di accertamento per imposta di pubblicità temporanea e relativa sanzione;

che il Comune di Rimini intimato si è difeso con controricoso;

che il relatore del ricorso ha depositato la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: ” B.A., titolare della ditta ADP propone ricorso per cassazione, avverso la decisione indicata in epigrafe, con la quale la C.T.R. ha confermato il rigetto del ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) notificatogli in data 29.10.2002 dal Comune di Rimini per il pagamento dell’imposta di pubblicità temporanea e di relativa sanzione, in conseguenza della esposizione di materiale pubblicitario su un carrello autotrasportato. A sostegno dell’impugnazione ha dedotto i seguenti vizi dell’impugnata sentenza:

“1) violazione e falsa applicazione di norme di diritto; 2) insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti”. Il Comune di Rimini si difende con controricorso deducendo preliminarmente l’inammissibilità del ricorso.

Il ricorso risulta effettivamente inammissibile ex art. 366 bis c.p.c. nel testo in vigore al momento dell’impugnazione. Il primo motivo, infatti, oltre a non specificare quali sarebbero le norme violate o falsamente applicate, non si conclude con la formulazione del prescritto quesito di diritto. Il secondo motivo, oltre a risultare formulato in maniera estremamente generica a fronte di una motivazione della sentenza invece ampia, puntuale ed articolata, a sua volta non contempla un momento di sintesi con la chiara indicazione del fatto controverso, secondo quanto invece obbligatoriamente previsto dalla citata norma (Cass. 30.12.2009, ord. n. 27680; 25.2.2009, sent. n. 4556; 12.5.2008, sent. n. 11652).

Si propone, pertanto, che, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., il ricorso sia trattato in camera di consiglio e dichiarato inammissibile”;

che sulla base della predetta relazione è stata fissata l’adunanza per le decisione del ricorso in camera di consiglio;

che comunicato il decreto presidenziale e la relazione al P.G. e alle altre parti, il primo ha dichiarato di associarsi alle conclusioni del relatore, mentre le altre parti nulla hanno replicato;

che le argomentazioni svolte dal relatore nella citata relazione, e le conseguenti conclusioni appaiono assolutamente condivisibili;

che le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, non possono che seguire la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100,00 di cui Euro 100,00 per spese vive, oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 30 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2011

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