Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19671 del 16/09/2010

Cassazione civile sez. III, 16/09/2010, (ud. 17/06/2010, dep. 16/09/2010), n.19671

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 21120-2009 proposto da:

C.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI

189, presso lo studio dell’avvocato EMILIO CAPOANO, rappresentata e

difesa dall’avvocato DE MARCO ANTONIO, giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

S.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RICCIOTTI

11 presso lo studio dell’avvocato SINIBALDI MICHELE, rappresentato e

difeso dagli avvocati TATOZZI CAMILLO, CIRULLI MASSIMO, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 696/2008 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA del

15/10/08, depositata il 14/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/06/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

è presente il P.G. in persona del Dott. VINCENZO MARINELLI.

La Corte, Letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 25 settembre 2009 C.L. ha chiesto la cassazione della sentenza, notificata il 4 giugno 2009, depositata in data 14 gennaio 2009 dalla Corte d’Appello de L’Aquila, che, in riforma della sentenza del Tribunale di Chieti – Sezione distaccata di Ortona – aveva respinto la domanda di condanna del locatore S.V. a restituirle i canoni pagati in eccesso con riferimento all’immobile condotto in locazione.

Il S. ha resistito con controricorso.

2 – I due motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c..

Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico- giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione delle disposizioni, sostanziali e processuali, in tema di prova; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione a fatti decisivi: ricevute di pagamento di canoni; verbale di riconsegna dell’immobile, verbale di interrogatorio del S..

La censura, che contravviene al disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 4 in quanto non contiene la necessaria indicazione delle norme sostanziali e processuali di cui lamenta, senza specificarle, violazione e falsa applicazione, si sviluppa attraverso argomentazioni che attengono al merito, implicando l’inammissibile in questa sede esame delle risultanze processuali e non contiene nè il prescritto quesito di diritto, nè il momento di sintesi necessario non solo per circoscrivere il fatto controverso, ma anche per specificare per quali ragioni la motivazione della sentenza si riveli, rispettivamente, omessa, insufficiente e contraddittoria.

Identiche considerazioni valgono per il secondo motivo, con il quale la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione delle disposizioni, sostanziali e processuali, in tema di prova; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione a fatti decisivi: testimonianze rese.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Non sono state presentate conclusioni scritte nè memorie nè alcuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 1.500,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 17 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2010

 

 

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