Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19670 del 16/09/2010

Cassazione civile sez. III, 16/09/2010, (ud. 17/06/2010, dep. 16/09/2010), n.19670

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 20465-2009 proposto da:

A.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ERITREA

72, presso il Sig. ANGELO TISCIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato COTICELLI PASQUALE, giusta procura speciale a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

PROVINCIA DI SALERNO, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE CLODIO 56, presso lo

studio dell’avvocato MARIA AMOROSO, rappresentata e difesa

dall’avvocato GARGANO PASQUALE, giusta procura in calce al ricorso

introduttivo;

– controricorrente –

contro

COMUNE DI ANGRI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1310/2008 del TRIBUNALE di NOCERA INFERIORE,

depositata il 08/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/06/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito l’Avvocato Coticelli Pasquale, difensore del ricorrente che si

riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. VINCENZO MARINELLI che si

riporta alla relazione scritta.

La Corte, Letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 22 settembre 2009 A.U. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 8 ottobre 2008 dal Tribunale di Nocera Inferiore, confermativa della sentenza del Giudice di Pace, che aveva rigettato la domanda di risarcimento danni da sinistro stradale proposta contro il Comune di Angri che aveva chiamato in causa la Provincia di Salerno.

Quest’ultima ha resistito con controricorso, mentre il Comune di Angri non ha espletato attività difensiva.

2 – I tre motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c..

Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico- giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 2051 c.c.. Formula un quadruplice quesito che per ciò solo frustra le finalità perseguite dall’art. 366 bis c.p.c., poi sintetizzato in un quesito finale che non è in armonia con i precedenti e che prescinde dai necessari riferimenti al caso concreto e, soprattutto, alla motivazione della sentenza impugnata.

Con il secondo motivo l’ A. denuncia violazione o falsa applicazione (neppure in questo caso specificate come se si trattasse di sinonimi) dell’art. 2043 c.c.. Le argomentazioni a sostegno si rivelano generiche, mentre il quesito finale non postula l’enunciazione di un principio di diritto fondato sulla norma indicata e decisivo per il giudizio e, nel contempo, di applicabilità generalizzata, ma si limita a chiedere alla Corte di verificare la correttezza – che egli nega – della sentenza impugnata.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta mancata o insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia. La censura risulta priva del momento di sintesi necessario non solo per circoscrivere il fatto controverso, ma anche per specificare le ragioni delle addotte, rispettivamente, mancanza e insufficienza della motivazione e, inoltre, adduce ragioni che non sono idonee ad inficiare la motivazione del Tribunale, ma si limitano a dissentirne.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria ed ha chiesto d’essere ascoltato in camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non inducono a diversa statuizione; in particolare i primi due motivi non censurano specificatamente la ratio decidendi della sentenza impugnata, costituita dall’esclusione del rapporto di causalità tra la buca e l’evento, mentre il terzo motivo è generico.

5.-Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.000,00, di cui Euro 800,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 17 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA