Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1967 del 26/01/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 1967 Anno 2018
Presidente: BIELLI STEFANO
Relatore: CAIAZZO ROSARIO

ORDINANZA
sul ricorso n. 17259/10, proposto da:
Umberto Paltrinieri, rappres. e difeso dagli avv.ti Angelo Osnato e Alessandro
Alessandri, elett.te domic. presso quest’ultimo in Roma, alla p.zza dei Carracci
n.1, con procura speciale in atti;
RICORRENTE
CONTRO
Agenzia delle entrate, in persona del legale rappres. p.t., rappres. e difesa
dall’Avvocatura dello Stato presso cui elett.te domic. in Roma, alla via dei
Portoghesi n.12;
CONTRORICORRENTE
avverso la sentenza n. 56/06/2009 della Commissione tributaria regionale
dell’Emilia Romagna, depositata il 18/5/2009;
udita la relazione del consigliere dott. Rosario Caiazzo, nella camera di
consiglio del 12 settembre 2017.
RILEVATO CHE
Umberto Paltrinieri impugnò un avviso d’accertamento con cui furono accertati
maggiori ricavi per il 2000, ai fini iva, irpef e irap, sul rilievo dello scostamento
tra l’ammontare dei ricavi dichiarati e quelli risultanti dall’applicazione degli
studi di settore.

Data pubblicazione: 26/01/2018

Il contribuente formulò, a sostegno del ricorso, vari motivi: la grave incidenza
negativa sulle vendite dovuta all ‘emergenza della BSE; l ‘anomala incidenza sul
volume delle vendite dei lavori di ammodernamento dell ‘ impresa compiuti al
fine di recuperare la crisi delle vendite dovuta anche alla concorrenza di
numerosi supermercati; l ‘ incidenza sul volume delle vendite di una parte di
fatturato rivolto ad enti ed imprese, cui era praticata una percentuale di

considerazione dell ‘elevata produttività dell ‘ impresa, con limitato ausilio di
personale.
Pertanto, il contribuente lamentò l ‘ illegittimità dell ‘accertamento, non avendo
l ‘ Agenzia delle entrate considerato le sue deduzioni in sede di contraddittorio.
Si costituì l ‘Agenzia, resistendo al ricorso.
La Ctp respinse il ricorso, affermando che: l ‘emergenza della BSE aveva influito
in minima parte sull ‘attività del Paltrinieri, poiché il commercio di carne bovina
aveva riguardato il 25% delle vendite complessive, mentre furono
incrementate le vendite di altro tipo di carni; non era stata provata la minore
percentuale di ricarico, anche perché il totale delle fatture prodotte costituiva
solo una minima percentuale dell ‘ammontare dei ricavi dichiarati e di quelli
accertati dall ‘ ufficio; i lavori di ristrutturazione, poiché eseguiti nel 1998, non
avevano potuto determinare una contrazione dei ricavi per il 2000; era
risultata accertata la presenza di collaboratori dell ‘impresa.
Il contribuente propose appello; si costituì l ‘Agenzia delle entrate, eccependo
l ‘ inammissibilità dei motivi attinenti all ‘emergenza costituita dalla BSE e
l ‘infondatezza dell ‘appello.
La Ctr respinse l ‘appello, confermando la motivazione della Ctp in ordine
al ‘emergenza della BSE.
Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, formulando dieci motivi.
Resiste l ‘Agenzia delle entrate, con controricorso, eccependo l ‘inammissibilità e
l ‘ infondatezza del ricorso; il ricorrente ha depositato memoria.
CONSIDERATO CHE
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Con il prim , e stata denunziata la nullità della sentenza per violazione dell ‘art.

e

112 c.p.c. (art. 360, 1 ° c., n.4, c.p.c.), poiché la Ctr non aveva annullato
2

ricarico inferiore di circa il 50% a quella normalmente applicata; l ‘omessa

l’avviso impugnato per violazione del principio del contraddittorio, esaminando
invece il merito dell’accertamento, pur avendo fin dal primo grado rilevato che
l’Agenzia non aveva considerato le proprie deduzioni.
Con il secondo motivo, in subordine rispetto al primo, è stata denunziata la
carenza e l’insufficienza della motivazione in ordine al fatto controverso e
decisivo, inerente ai motivi addotti per giustificare lo scostamento tra ricavi

Con il terzo motivo, è stata denunziata la violazione e falsa applicazione
dell’art. 10, comma 3bis, della I. n. 146/98, in rapporto agli artt.

62b1s e

sexies, comma 3, della I. n. 427/93, nonché agli artt. 3,24 e 53 Cost., per non
aver la Ctr pronunciato la nullità dell’avviso d’accertamento per violazione del
contraddittorio.
Con il terzo motivo, è stata denunziata la nullità della sentenza per violazione e
falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., per difetto di motivazione dell’avviso
impugnato.
Con il quarto motivo, è stata denunziata la carenza e l’insufficienza della
motivazione in ordine al punto decisivo costituito dalle motivazioni addotte dal
contribuente in sede di contraddittorio preventivo.
Con il quinto motivo, è stata denunziata violazione e falsa applicazione degli
artt. 7, 1° c., della I. n.212, 42, c. 2 e 3, del d.p.r. n.600/73 56, c. 2° e 5°, del
d.p.r. n.633/72, in relazione agli artt.

62bis e sexies, comma 3, della I.

n.427/93, in ordine all’omessa pronuncia di nullità dell’avviso impugnato per
difetto di motivazione.
Con il sesto motivo, è stata denunziata l’insufficienza, illogicità e
contraddittorietà della motivazione in ordine al punto essenziale relativo alle
giustificazioni addotte dal contribuente in sede di contraddittorio preventivo.
Con il settimo motivo, è stata denunziata violazione e falsa applicazione degli
artt. 62b1s e sexies, comma 3°, della I. n. 427/93, in relazione all’art. 2697,
1°c., c.c., per aver la Ctr posto a carico del contribuente l’onere della prova
della correttezza del proprio operato e non avendo l’Agenzia fornito elementi
idonei a dare dimostrazione dell’applicabilità del risultato degli studi di settore
al caso concreto.
3

dichiarati e quelli risultanti dagli studi di settore.

Con l’ottavo motivo, è stato denunziato il vizio motivazionale circa il punto
decisivo relativo allo scostamento tra ricavi dichiarati e ricavi presunti.
Con il nono motivo, è stata denunziata violazione e falsa applicazione dei
suddetti artt.

62bis e sexies, in ordine alla grave incongruenza tra ricavi

accertati mediante gli studi di settore e ricavi dichiarati.
Con il decimo motivo, è stata denunziata violazione e falsa applicazione degli

n.600, art. 56, commi 2° e 5°, del d.p.r. n.633/72, in relazione ai suddetti art.

62bis e sexies.
Sono stati formulati i quesiti di diritto.
I motivi primo, secondo, quinto, settimo, nono e decimo, sono da esaminare
congiuntamente poiché tra loro connessi.
Il primo motivo è infondato, poiché non sussiste alcun vizio procedurale ex art.
112 c.p.c., avendo Ctr esposto i motivi per cui disattendeva le giustificazioni
addotte dal contribuente.
Il secondo motivo è inammissibile, poiché tende al riesame dei fatti; esso
sarebbe comunque infondato, in quanto la Ctr ha motivato, anche con
riferimenti impliciti alla sentenza di primo grado, sulle giustificazioni addotte
dal contribuente e sulla corretta applicazione degli studi di settore.
Il terzo motivo è infondato, in quanto il contraddittorio con l’Agenzia si svolse
correttamente, avendo essa ritenuto che le giustificazioni del contribuente non
erano documentate.
Il quarto motivo è infondato, per le stesse ragioni di cui al primo motivo.
Il quinto motivo è inammissibile, per le medesime ragioni di cui al secondo
motivo.
Il sesto motivo è infondato, per le stesse ragioni di cui al terzo motivo.
Il settimo motivo è infondato, avendo la Ctr esposto i motivi per cui ha
disatteso le giustificazioni del contribuente, anche con riferimento alla
motivazione della Ctp.
L’ottavo motivo è infondato in quanto la Ctr ha motivato in ordine allo
scostamento tra ricavi dichiarati e presunti, ricostruendo i criteri
dell’accertamento ed applicando la percentuale di ricarico.
4

artt. 7, comma 1°, della I. n. 212/2000, art. 42, 2° e 3° commi del d.p.r.

Il nono motivo è inammissibile poiché riguardante un fatto nuovo, ovvero la
sussistenza delle gravi incongruenze di cui agli artt. 62b1s e sexies, che non è
stato oggetto dell’avviso d’accertamento, né è stato dedotto nel ricorso del
contribuente.
Infine, il decimo motivo è parimenti inammissibile, essendo stata censurata
una violazione delle norme sul contraddittorio circa la questione delle gravi

cassazione.
Le spese seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento, in favore
della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida
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nella somma di euroSS0000 oltre le spese prenotate a debito.
Così deciso nella camera di consiglio del 12 settembre 2017.

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2 6 GEN 2018
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