Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19651 del 21/09/2020

Cassazione civile sez. trib., 21/09/2020, (ud. 26/11/2019, dep. 21/09/2020), n.19651

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15578-2015 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in ROMA VIA CICERONE 28,

presso lo STUDIO LEGALE DI BENEDETTO & ASSOCIATI, rappresentato

e difeso dall’avvocato VITO ANTONIO MARTIELLI, giusta procura a

margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI (OMISSIS) UFFICIO

LEGALE;

– intimata –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE IN PERSONA PROC. SPEC.

D.G.A., elettivamente domiciliata in ROMA VIA STIMIGLIANO 5, presso

lo studio dell’avvocato FABIO CODOGNOTTO, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIANCARLO RUCCIA, giusta memoria di costituzione con

procura a margine;

– resistenti –

avverso la sentenza n. 2551/2014 della COMM. TRIB. REG. della Puglia,

depositata il 11/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/11/2019 dal Consigliere Dott. SALVATORE SAIJA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LUISA DE RENZIS che ha concluso per l’estinzione del giudizio;

udito per il controricorrente l’Avvocato GALLUZZO che ha chiesto

l’estinzione del giudizio.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

S.F. impugnò dinanzi alla C.T.P. di Bari l’intimazione di pagamento notificatagli da Equitalia Sud s.p.a. in data 6.8.2012 a mezzo del servizio postale, in relazione ad II.DD. ed IVA per gli anni 1992 e 1993, per l’importo di Euro 113.453,04, deducendo tra l’altro l’inesistenza della notifica della cartella di pagamento ivi richiamata, nonchè della stessa intimazione, il difetto di motivazione e la mancata allegazione della cartella in discorso. Nel contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate – Dir. Prov. di (OMISSIS) e con Equitalia Sud s.p.a., l’adita C.T.P. rigettò il ricorso con sentenza del 14.11.2013, confermata dalla C.T.R. della Puglia con sentenza del 11.12.2014, con cui venne respinto l’appello del contribuente.

S.F. ricorre ora per cassazione, sulla base di quattro motivi, cui resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate. L’agente della riscossione, benchè regolarmente intimato, non ha resistito, ma Agenzia delle Entrate-Riscossione (ADeR), ente ad esso subentrata per effetto del disposto del D.L. n. 193 del 2016, art. 1, conv. in L. n. 225 del 2016, a far data dal 1.7.2017, ha depositato “memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c.” datata 31.10.2019.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1 – Non mette conto illustrare i motivi di ricorso – nè valutare la ritualità della costituzione in giudizio di ADeR – in quanto il ricorrente, con la memoria datata 6.11.2019, tempestivamente depositata, ha dichiarato di aver aderito alla definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, conv. in L. n. 225 del 2016, producendo anche la documentazione attestante la comunicazione dell’Agente stesso, nonchè (in tesi) l’insussistenza di alcun debito residuo, per essere stati effettuati i pagamenti dovuti. Ha chiesto, quindi, dichiararsi la cessazione della materia del contendere.

1.2 – Sul punto, è ormai consolidato l’orientamento affermato da Cass. n. 24083/2018, secondo cui “In presenza della dichiarazione del debitore di avvalersi della definizione agevolata con impegno a rinunciare al giudizio ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, conv. con modif. in L. n. 225 del 2016, cui sia seguita la comunicazione dell’esattore ai sensi del comma 3, di tale norma, il giudizio di cassazione deve essere dichiarato estinto, ex art. 391 c.p.c., rispettivamente per rinuncia del debitore, qualora egli sia ricorrente, ovvero perchè ricorre un caso di estinzione “ex lege”, qualora sia resistente o intimato; in entrambe le ipotesi, peraltro, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere qualora risulti, al momento della decisione, che il debitore abbia anche provveduto al pagamento integrale del debito rateizzato”. Ebbene, ferma la pacifica proposizione dell’istanza ex art. 6 cit., da parte del ricorrente, cui è seguita la comunicazione dell’esattore ai sensi del comma 3, non sussiste nella specie anche la prova dell’integrale pagamento delle somme dovute, giacchè dall’estratto di ruolo rilasciato da ADeR – Ufficio di (OMISSIS), in data 18.10.2019, non è possibile evincersi l’integrale pagamento delle somme come riepilogate dall’esattore in detta comunicazione.

Ne consegue che non può procedersi alla declaratoria della cessazione della materia del contendere, dovendo invece dichiararsi, come da orientamento prima richiamato (e pienamente condiviso), l’estinzione del giudizio di legittimità, ex art. 391 c.p.c., per rinuncia del ricorrente.

1.3 – Per quanto riguarda le spese di lite, esse possono integralmente compensarsi, stante la natura incentivante della definizione agevolata e il significato da attribuire al correlativo impegno alla rinuncia agli atti del giudizio assunto dal contribuente in seno alla dichiarazione rivolta all’agente della riscossione ex art. 6 cit., (v., in tal senso, Cass. n. 10198/2018).

P.Q.M.

dichiara estinto il giudizio e compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di cassazione, il 26 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2020

 

 

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