Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19649 del 16/09/2010

Cassazione civile sez. I, 16/09/2010, (ud. 23/03/2010, dep. 16/09/2010), n.19649

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.G., elettivamente domiciliata in Roma, via Sicilia

235, presso l’avv. Di Gioia Giulio, che la rappresenta e difende per

procura in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto della Corte d’appello di Roma, n. 6416 cron., in

data 30 settembre 2008, nel procedimento iscritto al n. 58998/06

V.G.;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23 marzo 2010 dal relatore, cons. Dr. Stefano Schirò;

udito, per la ricorrente, l’avv. Felice Amato per delega; alla

presenza del Pubblico Ministero, in persona del sostituto procuratore

generale, Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che nulla ha osservato.

LA CORTE:

A) rilevato che è stata depositata in cancelleria, ai sensi

dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione, comunicata al

Pubblico Ministero e notificata al difensore della ricorrente:

“IL CONSIGLIERE RELATORE;

letti gli atti depositati.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

CHE:

1. M.G. ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto della Corte di appello di Roma in data 30 settembre 2008 in materia di equa riparazione L. n. 89 del 2001, ex art. 2;

1.1. il Ministero della giustizia intimato non ha svolto difese;

OSSERVA:

2. il primo motivo appare manifestamente fondato con riferimento ai diritti liquidati per il giudizio di riassunzione liquidati in misura inferiore ai minimi tariffari, ma non anche con riferimento ai diritti liquidati per il primo giudizio di merito, definito con Decreto 21 gennaio 2003 ed al quale non si applicano gli importi tariffari determinati dal successivo D.M. n. 127 del 2004 (i diritti di avvocato sono regolati dalla tariffa in vigore al momento del compimento del singolo atto (Cass. 2001/8160); anche il secondo motivo appare manifestamente fondato, in quanto, in tema di liquidazione di spese processuali, il giudice, in presenza di una nota specifica prodotta dalla parte, non può limitarsi ad una globale determinazione, in misure inferiori a quelle esposte, dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, ma ha l’onere di dare adeguata motivazione dell’eliminazione o della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti e alle tariffe, in relazione all’inderogabilità dei relativi minimi, a norma della L. 3 giugno 1942, n. 794, art. 24 (Cass. 2006/13085; 2009/4404);

3. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida i rilievi formulati, si ritiene che il ricorso possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”;

B) osservato che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie; ritenuto altresì che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso le considerazioni esposte nella relazione ex art. 380 bis c.p.c., con riferimento al primo motivo di censura, ritenendo assorbite le altre doglianze, dovendosi comunque procedere, in conseguenza del parziale accoglimento del primo motivo, ad una nuova liquidazione delle spese processuali;

B1) osservato che le argomentazioni che precedono conducono all’accoglimento del ricorso nei limiti sopra precisati, con conseguente annullamento del decreto impugnato in ordine alla censura accolta; considerato che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con la condanna del Ministero della giustizia al pagamento in favore di M.G. delle spese del primo giudizio di merito, di quelle del primo giudizio di cassazione e delle ulteriori spese relative al giudizio di rinvio, liquidate come in dispositivo in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397; 2008/25352) e in vigore, per quanto riguarda la determinazione dei diritti di avvocato, al momento di compimento dei singoli atti, con distrazione delle spese liquidate in favore del difensore della ricorrente, dichiaratosi antistatario;

ritenuto altresì che le spese del presente giudizio di cassazione, da liquidarsi come in dispositivo, vanno poste a carico del Ministero soccombente, con distrazione delle stesse in favore del difensore della ricorrente dichiaratosi antistatario.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione. Cassa il decreto in ordine alla censura accolta e, decidendo nel merito, condanna il Ministero della giustizia al pagamento in favore di M.G. delle spese del giudizio di cui al decreto cassato, che si liquidano in Euro 1.000,00, di cui Euro 350,00 per diritti ed Euro 50,00 per esborsi, nonchè delle spese del primo giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 1.500,00, di cui Euro 1.400,00 per onorari, ed infine delle spese del giudizio di riassunzione, che si liquidano in Euro 1.321,00, di cui Euro 471,00 per diritti ed Euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge per tutte le fasi del giudizio, con distrazione delle spese relative ad ogni fase in favore del difensore della ricorrente, avv. Giulio di Gioia, dichiaratosi antistatario.

Condanna inoltre il Ministero della giustizia al pagamento in favore della ricorrente delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 600,00, di cui Euro 500,00 per onorari, con distrazione di dette spese in favore del difensore della ricorrente, avv. Giulio di Gioia, dichiaratosi antistatario.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2010

 

 

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