Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19623 del 24/07/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 5 Num. 19623 Anno 2018
Presidente: CAMPANILE PIETRO
Relatore: CONDELLO PASQUALINA ANNA PIERA

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 7494/12 R.G. proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., rappresentata e
difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma,
via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente

contro
BE.GO. COSTRUZIONI PICCOLA SOCIETA’ COOPERATIVA DI PRODUZIONE E
LAVORO A.R.L., GARAVINO RAFFAELE, PICONE RAFFAELE e SGLAVO
RAFFAELE

intimati

avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale della Campania
n. 490/50/11 depositata in data 18 novembre 2011
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14.6.2018 dal
Consigliere dott.ssa Pasqualina Anna Piera Condello
RITENUTO IN FATTO

Data pubblicazione: 24/07/2018

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello avverso la sentenza resa
dalla Commissione Tributaria provinciale, la quale aveva accolto il ricorso
proposto dalla società Be.Go. Costruzioni Piccola Società Cooperativa di
Produzione e Lavoro a.r.l. avverso l’avviso di accertamento emesso ai fini
del recupero a tassazione di Ires, Irap e Iva per l’anno d’imposta 2004,
rilevando la irregolarità della procedura utilizzata per la rideterminazione del
reddito.

l’appello, ritenendo che la decisione di primo grado fosse sufficientemente
motivata e, quindi, pienamente condivisibile.
In particolare, richiamando i principi enunciati dalle Sezioni Unite di
questa Corte con la sentenza n. 26638 del 18/12/2009, i giudici di appello
motivavano che l’Ufficio, oltre ad affermare la legittimità della metodologia
di accertamento fondata sugli studi di settore, aveva trascurato di
considerare che essa discendeva “da una procedura statistica” che non
aveva valore di “verità assoluta”; aggiungevano inoltre: « in punto di
merito, non appare fondato assumere le prestazioni commesse ai soci, in
omaggio al principio di mutualità, alla stregua delle lavorazioni esterne,
come osservato dai primi Giudici, tanto significa snaturare i principi civilistici
in materia di cooperazione ».
Avverso la sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per
cassazione, affidato ad un unico motivo.
La società contribuente non ha svolto attività difensiva.
Il ricorso è stato fissato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375,
secondo comma, e dell’art. 380 bis. 1 cod. proc. civ., introdotti dall’art. 1
bis del d.l. 31 agosto 2016, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla
legge 25 ottobre 2016, n. 197.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate censura la
sentenza impugnata per motivazione insufficiente su un fatto decisivo della
controversia, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5 cod. proc. civ.,
deducendo che il giudice di merito non avrebbe correttamente valutato le
contestazioni mosse ai ricavi accertati dall’Ufficio in sede di contraddittorio,

2

La Commissione Tributaria regionale della Campania respingeva

né avrebbe esaurientemente esaminato le risultanze dell’accertamento,
nonostante fosse emersa una inconguenza dei ricavi e dei redditi dichiarati
dalla contribuente.
1.1. La censura è fondata.
1.2. In materia, è assolutamente consolidato l’orientamento
giurisprudenziale di legittimità (Cass. Sez. U, n. 26635 del 2009; Cass. n.

tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi
di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità,
precisione e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del
reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sé considerati – meri
strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale
redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare
obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In
tale fase, infatti, quest’ultimo ha la facoltà di contestare l’applicazione dei
parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento
della propria posizione reddittuale, con ciò costringendo l’Ufficio – ove non
ritenga attendibili le allegazioni di parte – ad integrare la motivazione
dell’atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento. Tuttavia,
ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il
contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsiviglia attività
di allegazione, l’Ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione
della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito
dichiarato rispetto ai menzionati parametri ».
1.3. Il giudice di appello, in modo del tutto apodittico, ha ritenuto che
la determinazione induttiva del reddito operata dall’Amministrazione non sia
giustificata e che gli elementi presuntivi offerti non siano di per sé sufficienti
a sostenere l’accertamento, ma non ha adeguatamente valutato, con
motivazione sufficiente ed idonea ad esplicitare le ragioni poste a
fondamento della decisione assunta, tutte le circostanze di fatto emergenti
dall’avviso di accertamento e le allegazioni offerte dall’Ufficio, quali la
assenza di prova documentale idonea a dimostrare che la contribuente nello
svolgimento della propria attività si sia avvalsa in via esclusiva delle

3

21754 del 20/9/2017), secondo cui « la procedura di accertamento

prestazioni lavorative dei soci e che, ai sensi dell’art. 2513 cod. civ., fosse
in possesso dei requisiti numerici oggettivi di prevalenza mutualistica,
nonché la incongruenza dei ricavi e dei redditi dichiarati che esprimevano in
modo evidente l’antieconomicità della attività svolta.
Limitandosi ad affermare in motivazione “in punto di merito, non
appare fondato assumere le prestazioni commesse ai soci, in omaggio al
principio di mutualità alla stregua delle lavorazioni esterne, come osservato

cooperazione”, il giudice di appello ha, dunque, omesso di esaminare fatti
rilevanti e decisivi ai fini del giudizio.
In conclusione, il ricorso va accolto con conseguente cassazione della
sentenza impugnata e rinvio della causa alla Commissione Tributaria
regionale della Campania, in diversa composizione, per il riesame, oltre che
per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa
alla Commissione Tributaria regionale della Campania, in diversa
composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in camera di consiglio il 14 giugno 2018
IL P SIDEN1IE
ampa

4

dai primi giudici, tanto significa snaturare i principi civilistici in materia di

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA