Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19621 del 16/09/2010

Cassazione civile sez. trib., 16/09/2010, (ud. 24/06/2010, dep. 16/09/2010), n.19621

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

F.M., rapp.to e difeso dall’avvocato Caterino Alfonso,

elettivamente dom.to in Roma, via Velletri 35 presso lo studio

dell’avv. Marsilio Casale giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro

tempore, ed Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato

presso i cui uffici sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi 12;

– controricorrenti –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 142/42/07;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio dal

Consigliere Dott. Giovanni Carleo.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso che il relatore ha depositato la seguente relazione: “il contribuente propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania n. 142/42/07, depositata il 22.11.2007, con la quale e’ stato accolto l’appello dell’Ufficio avverso la sentenza di primo grado della CTP di Caserta con cui era stato accolto il ricorso del contribuente avverso l’avviso di mora Irpef ed Ilor 1991.

L’Agenzia delle entrate si e’ costituita con controricorso.

2) Il ricorrente ha lamentato con la prima doglianza l’omessa pronuncia in merito ad alcune eccezioni sollevate in secondo grado contro le tesi dell’Ufficio: a) illegittimita’ dell’appello per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53; b) omessa pronuncia circa la mancata notifica della cartella di pagamento prima della notifica dell’avviso di mora; c) omessa pronuncia in merito all’illegittimita’ dell’avviso di mora per mancata indicazione dei dati per il controllo dell’an e del quantum debeatur. Il primo motivo e’ inammissibile per difetto di autosufficienza. Ed invero, premesso che la sentenza impugnata non contiene il minimo accenno alle eccezione su cui i giudici di appello avrebbero omesso di pronunciarsi, occorre sottolineare che lo stesso ricorrente ha completamente mancato di riportare, nel ricorso per cassazione, previa trascrizione nei suoi esatti termini, il contenuto delle eccezioni stesse. Ed e’ appena il caso di sottolineare che, pur configurando la violazione dell’art. 112 c.p.c. un error in procedendo, per il quale la Corte di cassazione e’ giudice anche del fatto processuale, non essendo tale vizio rilevabile d’ufficio, il potere – dovere della Corte di esaminare direttamente gli atti processuali non comporta che la medesima debba ricercarli autonomamente, spettando, invece, alla parte indicarli. (Cass. 10593/08). E’ ugualmente inammissibile il secondo motivo, cosi’ rubricato dei termini per la notifica dell’atto contenente l’iscrizione nei ruoli e concluso con il seguente quesito di diritto:

se e’ vero, come sostenuto dal ricorrente al punto sub 2, che il motivo posto a base dell’impugnata sentenza, riguardante i termini per la notifica della cartella di pagamento, viola il dettato disposto del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, artt. 17 e 25 A riguardo, a parte la considerazione che i motivi, per i quali si chiede la cassazione di una sentenza, devono essere accompagnati dall’indicazione delle norme di diritto su cui si fondano e contenere altresi’, attesa la tassativita’ dei motivi di ricorso, l’indicazione sotto quale dei motivi previsti dall’art. 360 c.p.c. essi siano stati proposti (Cass. ord. 11094/09)- requisiti mancanti nella specie – si deve aggiungere che la norma di cui all’art. 366 bis cod. proc. civ. non puo’ essere interpretata nel senso che il quesito di diritto possa desumersi implicitamente dalla formulazione del motivo di ricorso, poiche’ una siffatta interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione tacita della norma in questione (Cass. n. 23153/07, ord. n. 4646/08 e n. 21979/08). Ed invero, il quesito non puo’ risolversi in una generica in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo ne’ nell’invito alla S.C. perche’ decida in ordine alla fondatezza della censure come illustrate ovvero si pronunzi su determinate questioni, cosi’ come e’ avvenuto nella specie. Occorre invece che il ricorrente nella redazione del quesito proceda all’enunciazione di un principio di diritto diverso da quello posto a base del provvedimento impugnato e, percio’, tale da implicare un ribaltamento della decisione adottata dal giudice a quo, indicandone l’errore o gli errori compiuti e specificando la regola da applicare” (cfr S.U. n. 3519/2008, Cass. n. 19769/08). In mancanza dei requisiti richiesti, i quesiti formulati non possono essere presi in considerazione. Cio’ posto, in conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto manifestamente infondato;

considerato che il Collegio ha condiviso le considerazioni contenute nella relazione, ritualmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori;

ritenuto che deve essere dichiarata l’inammissibilita’ del ricorso proposto nei confronti del Ministero per difetto della legittimazione passiva in quanto l’appello presentato dal contribuente fu depositato in data successiva a quella (1.1.2001) di entrata in funzione delle agenzie fiscali contro la sola agenzia delle entrate, succeduta a titolo particolare al Ministero nel diritto controverso per cui la sentenza qui impugnata fu pronunziata unicamente nei confronti di tale agenzia, con tacita esclusione del nominato Ministero, che pertanto, non e’ piu’ legittimato passivamente in questo grado successivo di giudizio;

ritenuto conclusivamente che il ricorso proposto nei confronti dell’Agenzia deve essere invece rigettato per la sua manifesta infondatezza e che a tale rigetto segue la condanna del ricorrente alle spese liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso nei confronti del Ministero, rigetta il ricorso nei confronti dell’Agenzia. Condanna il ricorrente alla rifusione delle spese che liquida in Euro 1.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi oltre accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 24 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2010

 

 

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