Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19596 del 24/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19596 Anno 2018
Presidente: CRUCITTI ROBERTA
Relatore: CONDELLO PASQUALINA ANNA PIERA

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 23166/11 R.G. proposto da:
SILVESTRINI ERALDO, rappresentato e difeso dall’avv. Enrico Carmenati,
con domicilio eletto in Roma, via Tigrè, n. 37 presso lo studio legale
dell’avv. Francesco Caffarelli;

ricorrente

contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., rappresentata e
difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma,
via dei Portoghesi, n. 12;

controricorrente

avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale delle Marche n.
193/1/10 depositata in data 24 giugno 2010
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 12.6.2018 dal
Consigliere dott.ssa Pasqualina Anna Piera Condello
RITENUTO IN FATTO

Data pubblicazione: 24/07/2018

Silvestrini Eraldo, socio al 50% della società a ristretta base sociale,
Mezzanotte Centro Arredamento s.r.I., proponeva ricorso dinanzi alla
Commissione tributaria provinciale di Ancona avverso l’avviso di
accertamento, relativo all’anno d’imposta 2002, con il quale era stato
determinato un maggior reddito ai fini Irpef da ripartire tra i soci pro quota,
deducendo la nullità dell’avviso conseguente alla mancata allegazione del
processo verbale di constatazione.

accoglieva il ricorso del contribuente, ritenendo che l’atto impositivo fosse
carente di motivazione per mancata allegazione dei documenti richiamati
nell’avviso di accertamento.
A seguito di appello, la Commissione Tributaria regionale riformava la
pronuncia di primo grado, dichiarando legittimo l’avviso di accertamento.
Osservava che “…la sussistenza di una condizione particolare legata

alle caratteristiche di concentrazione della partecipazione nel capitale sociale
nelle mani di pochi soggetti è prodromica al reciproco controllo dei soci e
della società e costituisce una presunzione iuris tantum in favore
dell’Amministrazione finanziaria…” e che proprio dall’elemento della ristretta
base societaria discendeva l’attribuzione dei redditi ai soci; rilevava che nel
caso di specie il ricorrente aveva ricoperto la carica di amministratore della
società, circostanza questa che faceva ritenere ancor più solido il vincolo tra
socio e società, e che dalle argomentazioni difensive non emergeva alcun
elemento utile sulla base del quale poter affermare che gli utili non fossero
stati oggetto di distribuzione, ma fossero stati accantonati dalla società,
oppure reinvestiti.
Ricorre per cassazione Silvestrini Eraldo, con due motivi, cui resiste
l’Agenzia delle Entrate mediante controricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Con il primo motivo, deducendo omessa e/o insufficiente
motivazione in ordine ad un fatto decisivo per il giudizio, il ricorrente
afferma che la Commissione tributaria regionale sarebbe incorsa in un vizio
di motivazione sul fatto controverso e decisivo rappresentato dalla
conoscenza, da parte del contribuente, in difetto di notifica, del contenuto

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Con sentenza n. 147/3/07 la Commissione Tributaria provinciale

del processo verbale di constatazione posto a fondamento dell’avviso
impugnato, non avendo valutato che sia in primo grado sia in secondo
grado aveva fatto presente che non era più socio, né amministratore della
Mezzanotte Centro Arredamento s.r.l., sicchè si trovava nell’impossibilità di
conoscere l’esito della verifica fiscale effettuata dall’Ufficio ed il contenuto
del processo verbale di constatazione redatto nei confronti della società.
2. Con il secondo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione

l’Amministrazione finanziaria ha disatteso le prescrizioni dell’art. 7 I. n.
212/00, il quale prevede che “se nella motivazione si fa riferimento ad un
altro atto, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama”, e dell’art.
42 d.P.R. n. 600/73, il quale impone all’Ufficio di riprodurne il contenuto
essenziale, e che la Commissione regionale ha erroneamente ritenuto
congruamente motivato l’atto impositivo.
4. Le due censure, da esaminare congiuntamente perché
strettamente connesse, sono infondate.
Il giudice di appello si è uniformato alla pacifica giurisprudenza di
questo giudice di legittimità, alla quale questo Collegio intende dare
continuità, secondo cui nel regime introdotto dall’art. 7 I. n. 212/00,
l’obbligo di motivazione degli atti tributari può essere adempiuto anche “per
relationem”, cioè mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da
altri atti o documenti, a condizione che questi ultimi siano allegati all’atto
notificato o questo ne riproduca il contenuto essenziale ovvero siano già
conosciuti dal contribuente per effetto di precedente notificazione, con la
conseguenza che l’atto richiamato non deve essere sempre allegato all’atto
che effettua il rinvio o comunque essere consegnato al destinatario di
quest’ultimo, sussistendo tale obbligo solo se il suddetto destinatario non
abbia avuto possibilità di conoscere altrimenti il contenuto essenziale di tale
atto (Cass. n. 13110 del 25/7/2012; n. 6914 del 25/3/2011).
Peraltro, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte,
l’obbligo di motivazione degli atti tributari, come disciplinato dagli artt 7
della legge 27 luglio 2000, n. 212 e dall’art 42 del d.P.R. 29 settembre
1973, n. 600, è soddisfatto dall’avviso di accertamento dei redditi del socio

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degli artt. 42 del d.P.R. n. 600/73 e 7 I. n. 212/00, il ricorrente lamenta che

che faccia rinvio a quello riguardante i redditi della società, ancorchè
notificato solo a quest’ultima, in quanto, da un lato, l’obbligo di motivazione
è assolto mediante il riferimento ad elementi di fatto offerti da atti nella
conoscibilità del destinatario, e, dall’altro, perché il socio, ai sensi dell’art.
2261 cod. civ., ha il potere di consultare la documentazione relativa alla
società e, quindi, di prendere visione dell’accertamento presupposto e dei
suoi documenti giustificativi (Cass. n. 24296 del 14/11/2014; n. 5645 del

del 24/6/2016), principio che deve ritenersi non trovi deroghe per il solo
fatto che l’odierno ricorrente all’epoca della notifica dell’avviso di
accertamento non fosse più socio né amministratore della società.
Alla stregua delle considerazioni svolte, il ricorso deve essere
rigettato.
Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo,
seguono la soccombenza.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore
dell’Agenzia delle Entrate, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida
in euro 2.200,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.
Così deciso in camera di consiglio il 12 giugno 2018

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12/3/2014; n. 25468 del 18/12/2015; n. 28546 del 29/11/2017; n. 13094

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