Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19596 del 19/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 19/07/2019, (ud. 10/04/2019, dep. 19/07/2019), n.19596

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3664-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

S.A., M.M., elettivamente domiciliati in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e

difesi dall’avvocato DIEGO SABATINO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 347/2/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di CAMPOBASSO, depositata il 23/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO

RAGONESI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione tributaria provinciale di Campobasso, con sentenza n. 75/2012, sez 1, rigettava il ricorso proposto da S.A. e M.M. avverso gli avvisi di accertamento (OMISSIS) e (OMISSIS) relativi a rendite catastali.

Avverso detta decisione i contribuenti proponevano appello innanzi alla CTR Molise che, con sentenza 347/2/2017, accoglieva l’impugnazione.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate sulla base di due motivi.

Hanno resistito con controricorso i contribuenti.

La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso l’Amministrazione finanziaria deduce la nullità della sentenza per apparenza della motivazione.

Con il secondo motivo deduce la violazione del R.D.L. n. 652 del 1939, art. 10.

Il primo motivo è in primo luogo ammissibile in quanto riporta integralmente il brano della sentenza impugnata che ritiene costituire una motivazione meramente apparente.

In secondo luogo è manifestamente infondato.

La motivazione della sentenza che ha ritenuto non corretta l’attribuzione della categoria D5 agli immobili in questione è la seguente: ” l’adattamento degli stessi alla destinazione cui sono destinati, e può considerarsi intrinseco, non può ritenersi permanente anche in considerazione del fatto che l’installazione di impianti e dotazioni di sicurezza non preclude una loro agevole rimozione ovvero la locazione ad attività che necessitano un elevato grado di sicurezza quali ad esempio gioiellerie ed attività simili”.

Invero tale motivazione non può ritenersi inesistente in quanto svolge comunque delle argomentazioni che danno conto della decisione.

Il motivo va quindi respinto.

Il secondo motivo è invece fondato.

Trattandosi nel caso di specie della ipotesi di un immobile a destinazione speciale, la sentenza impugnata avrebbe dovuto dare adeguato rilievo a tale circostanza ed, in particolare avrebbe dovuto pronunciarsi in primo luogo sul se l’immobile in questione fosse effettivamente un istituto di credito e se tale sua destinazione non fosse di per sè idonea ad attribuirle la categoria D5 a prescindere dal fatto se le modifiche strutturali effettuate per consentire la predetta destinazione fossero facilmente rimovibili o meno.

Il motivo va quindi accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla CTR Molise per nuovo giudizio e per la liquidazione delle spese del presente grado.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Molise anche per la liquidazione delle spese della presente fase.

Così deciso in Roma, il 10 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2019

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