Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19592 del 19/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 19/07/2019, (ud. 10/04/2019, dep. 19/07/2019), n.19592

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1187-2018 proposto da:

L.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 94,

presso lo studio dell’avvocato BARBARA MORBINATI, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE 06363391001, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

contro

EQUITALIA SUD SPA, ROMA CAPITALE;

– intimate –

avverso la sentenza n. 3183/17/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata il 31/05/2017; udita la relazione

della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del

10/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO RAGONESI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza n. 26830/15, sez 25, accoglieva, il ricorso proposto da L.M. avverso il provvedimento di fermo amministrativo (OMISSIS) ICI 2006 basato su cartelle di pagamento relative a crediti tributari con esclusione delle cartelle per tasse automobilistiche.

Avverso detta decisione l’Agenzia delle entrate proponeva appello innanzi alla CTR Lazio che, con sentenza 3183/17/2017, accoglieva l’impugnazione.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione il contribuente sulla base di tre motivi illustrati con memoria.

Ha resistito con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il contribuente deduce con il primo motivo di ricorso l’inammissibilità del deposito della documentazione avvenuta solo in grado di appello.

Con il secondo motivo contesta la mancata avvenuta produzione dell’originale delle cartelle poste a base della pretesa erariale.

Con il terzo motivo si deduce la nullità della consegna degli atti al portiere senza l’esperimento degli accertamenti di legge e senza l’invio della successiva raccomandata.

Il primo motivo è manifestamente infondato.

Questa Corte ha costantemente affermato che nel processo tributario, le parti possono produrre in appello nuovi documenti, anche ove gli stessi comportino un ampliamento della materia del contendere e siano preesistenti al giudizio di primo grado, purchè ciò avvenga, ai fini del rispetto del principio del contraddittorio nei confronti delle altre parti, entro il termine di decadenza di cui all’art. 32 del D.Lgs. n. 546 del 1992, ossia fino a venti giorni liberi prima dell’udienza, con l’osservanza delle formalità di cui all’art. 24, comma 1, (Cass. 8293/18;Cass. 17164/18).

Nel caso di specie la sentenza impugnata dà atto che l’Amministrazione aveva provveduto al deposito della documentazione unitamente all’atto di appello e quindi nei termini di cui sopra.

Il secondo motivo è manifestamente infondato.

Si osserva che dalla sentenza impugnata non risulta che il ricorrente abbia contestato la conformità agli originali delle fotocopie delle notifiche depositate.

Era pertanto onere del ricorrente fornire gli elementi atti a consentire di verificare tale circostanza fornendo elementi circa l’atto con cui avrebbe sollevato tale contestazione e quando ciò sarebbe avvenuto, essendo previsto che tale contestazione deve avvenire, a pena di decadenza, con la prima risposta successiva al deposito (Cass. n. 13425 del 2014, n. 19680 del 2008, n. 1525 del 2004).

La mancanza di tali elementi rende la contestazione descritta (se si tratta effettivamente della fattispecie immaginata) inammissibile.

Qualora invece la contestazione dovesse concernere la mancata produzione degli originali delle cartelle di esattoriali la stessa sarebbe manifestamente infondata.

E’ sufficiente a tale proposito rammentare l’orientamento costante di questa Corte secondo cui il preavviso di fermo amministrativo, redatto in conformità al modello ministeriale, è correttamente motivato mediante richiamo agli atti presupposti, che, in quanto già destinati alla stessa parte, sono da questa conosciuti o conoscibili, e non necessitano perciò di allegazione all’atto impugnato. (v da ultimo Cass. 22018/17; Cass. 15564/16)

Il terzo motivo è manifestamente infondato.

Per quanto concerne la prima censura, va rammentato che la cartella esattoriale in generale può essere notificata, come nel caso in esame, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, anche direttamente da parte del concessionario mediante raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso, questa Corte ha ripetutamente affermato che, secondo la disciplina del D.M. n. 9 aprile 2001, artt. 32 e 39, è sufficiente, per il relativo perfezionamento, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente. Ne consegue che se manchino nell’avviso di ricevimento le generalità della persona cui l’atto è stato consegnato, adempimento non previsto da alcuna norma, e la relativa sottoscrizione sia addotta come inintelligibile, l’atto è pur tuttavia valido, poichè la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell’ufficiale postale, assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 c.c., ed eventualmente solo in tal modo impugnabile, stante la natura di atto pubblico dell’avviso di ricevimento della raccomandata, come nella specie (Cass. 22488/14; Cass. 25128/13; Cass. n. 11708/2011, Cass. n. 1906 del 2008).

Per quanto concerne la seconda censura relativa al mancato invio della raccomanda di avviso al destinatario, questa necessità è stata esclusa da questa Corte che ha già chiarito che nell’ipotesi in cui l’ufficio finanziario proceda alla notificazione diretta a mezzo posta, trovano applicazione le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle previste dalla L. n. 890 del 1982, sicchè, in caso di notifica al portiere, essa si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento da quest’ultimo sottoscritto, senza che si renda necessario l’invio della raccomandata al destinatario.(Cass. 8293/18).

Il ricorso va in conclusione respinto. Nulla per le spese

P.Q.M.

Rigetta il ricorso

Così deciso in Roma, il 10 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2019

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