Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19586 del 24/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19586 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: GIUDICEPIETRO ANDREINA

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 5335/2011 R.G. proposto da
Delli Carpini Domenico ed Annamaria, in proprio e nella qualità di eredi di Delli Carpini
Antonio, rappresentati e difesi dall’avv. Andrea Amatucci, con cui
elettivamente domiciliati in Roma, viale Camillo Sabatini n.150 presso l’avv.
Antonio Cepparulo;

– ricorrenti contro
Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore, rappresentata
dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio legale in Roma, via dei
Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato;
e
Equitalia Polis S.p.A., in persona del I.r.p.t., rappresentata e difesa dall’avv.
Antonio Sciaudone, con cui elettivamente domicilia in Roma al viale delle
Milizie n.22 presso l’avv. Andrea Del Vecchio;
-contro ricorrenti-

Data pubblicazione: 24/07/2018

avverso la sentenza n.444/01/2010 della Commissione Tributaria Regionale
della Campania, emessa il 12/7/2010, depositata il 19 luglio 2010 e non
notificata.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 31 maggio 2018 dal
Consigliere Andreina Giudicepietro;

1. Delli Carpini Domenico ed Annamaria, in proprio e nella qualità di eredi di Delli
Camini Antonio, ricorrono con quattro motivi contro l’Agenzia delle Entrate ed
Equitalia Polis S.p.A. per la cassazione della sentenza n.444/01/2010 della
Commissione Tributaria Regionale della Campania, emessa il 12/7/2010,
depositata il 19 luglio 2010 e non notificata, che ha rigettato l’appello dei
contribuenti, in controversia concernente l’impugnativa della cartella di
pagamento n. 028 2007 00092896 20 (con rispettivi numeri di riferimento
028 2007 00092896 20501 Delli Carpini Domenico e 028 2007 00092896
20502 Delli Carpini Annamaria), notificata il 6/7/07, riguardante l’iscrizione
a ruolo per l’ammontare di euro 52.166,93 a titolo di Irpef, Ilor, add. Irpef
e accessori per gli anni di imposta 1985 e 1986, che scaturiva da sentenze
di rigetto della C.T.P. di ricorsi avverso avvisi di accertamento emessi nei
confronti del defunto Delli Carpini Antonio;
2. con la sentenza impugnata, la C.T.R. della Campania, in parte
integrando la motivazione della C.T.P., riteneva sanato ogni vizio attinente
alla notifica della cartella di pagamento, l’esistenza di una sufficiente
motivazione, con il riferimento ai singoli avvisi di accertamento, divenuti
definitivi a seguito del rigetto del ricorso del contribuente, l’infondatezza
dell’eccezione di nullità per l’omessa indicazione del responsabile del
procedimento, prevista solo per i ruoli consegnati all’agente della
riscossione a decorrere dal 1 giugno 2008, l’infondatezza altresì
dell’eccezione di nullità relativa alla mancata sottoscrizione della cartella,
che non è prevista per la validità dell’atto, nonché la sufficiente indicazione
nell’atto della C.T.P. territorialmente competente per un eventuale ricorso;
3.

i ricorrenti chiedono la cassazione della sentenza d’appello, sul

presupposto dell’insanabilità del vizio di notifica della cartella, nonché della

2

RILEVATO CHE:

nullità della stessa per la mancata indicazione del responsabile, l’omessa
sottoscrizione e la carente motivazione;
il ricorso è stato fissato per la camera di consiglio del 31 maggio 2018,
ai sensi degli artt. 375, ultimo comma, e 380 bis 1, cod. proc. civ., il primo
come modificato ed il secondo introdotto dal d.l. 31.08.2016, n.168, conv.
in legge 25 ottobre 2016, n.197;

si sono costituite, resistendo con controricorso;

CONSIDERATO CHE:
1.1. con il primo motivo, i ricorrenti denunziano la violazione e falsa
applicazione dell’art.26 d.P.R. n. 602/73, dell’art. 60 d.P.R. n.600/73 e
dell’art.137 c.p.c., in relazione all’art.360, comma 1, n.3, c.p.c.;
secondo i ricorrenti, la notifica a mezzo posta della cartella di
pagamento sarebbe radicalmente inesistente ed insuscettibile di sanatoria,
perché priva della relata in calce alla copia dell’atto notificato;
1.2. il motivo è infondato;
1.3. ed invero, come è stato già chiarito da questa Corte, “in tema di
riscossione delle imposte, qualora la notifica della cartella di pagamento sia
eseguita, ai sensi dell’art. 26, comma 1, seconda parte, del d.P.R. n. 602
del 1973, mediante invio diretto, da parte del concessionario, di
raccomandata con avviso di ricevimento, trovano applicazione le norme
concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della legge n. 890 del
1982” (Cass. sent. n. 12083/16);
la notifica a mezzo posta effettuata direttamente dal concessionario non
richiede, quindi, la compilazione della relata di notifica;
inoltre, nel caso in esame, con accertamento in fatto insindacabile in
sede di legittimità, il giudice di appello ha rilevato che le cartelle, spedite a
mezzo posta dal concessionario ai contribuenti, risultano pervenute ai
destinatari, per cui, anche a voler ritenere nulla la notifica per eventuali vizi
formali, questi ultimi sarebbero comunque sanati, ai sensi degli artt.156 e
160 c.p.c., dal raggiungimento dello scopo dell’atto, avendo i ricorrenti
ricevuto la notifica ed impugnato tempestivamente l’atto anche nel merito;

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4. a seguito del ricorso, l’Agenzia delle Entrate e l’Equitalia Polis S.p.A.

invero, poiché la notifica è una mera condizione di efficacia e non un
elemento costitutivo dell’atto amministrativo di imposizione tributaria, essa
non attiene alla sua validità bensì, appunto, alla sua efficacia (si vedano ex
multis, Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 917/16 e Sezioni Unite,
sentenza n. 19704/15);
ne consegue che il vizio di nullità della notifica è del tutto irrilevante,

che si presume viziato, entro il termine di decadenza concesso all’ente per
adottare e notificare il provvedimento amministrativo di imposizione
tributaria;
2.1. con il secondo motivo, i ricorrenti denunziano la violazione e falsa
applicazione dell’art.7 L. n.212/00, dell’art.21

septies

ed

octies

L.

n.241/1990, in relazione all’art.360, comma 1, n.3, c.p.c., per la mancata
indicazione nella cartella di pagamento del responsabile del procedimento;
secondo

i

ricorrenti, la cartella di pagamento, tempestivamente

impugnata, sarebbe annullabile, ai sensi dell’art. dell’art.21 septies ed octies
L. n.241/1990, per violazione dell’art. 7 L. n.212/00, norma “rinforzata” di
attuazione costituzionale;
2.2. il motivo è infondato;
2.3. come è stato chiarito dalle sezioni unite di questa Corte,
“l’indicazione del responsabile del procedimento negli atti
dell’Amministrazione finanziaria non è richiesta, dall’art. 7 della legge 27
luglio 2000, n. 212 (c.d. Statuto del contribuente), a pena di nullità, in
quanto tale sanzione è stata introdotta per le sole cartelle di pagamento
dall’art. 36, comma 4-ter, del d.l. 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con
modificazioni, nella legge 28 febbraio 2008, n. 31, applicabile soltanto alle
cartelle riferite ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere
dal 1 giugno 2008”. (Cass. S.U. sent. m.11722/2010);
l’art. 36, comma 4-ter, del d.l. 31 dicembre 2007, n. 248 (convertito
dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31), che ha previsto tale sanzione solo in
relazione alle cartelle di cui all’art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602
riferite ai ruoli consegnati a decorrere dal 1 giugno 2008, è stato ritenuto
legittimo dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 58 del 28 gennaio

u-,
4

ove essa abbia raggiunto lo scopo per avere il destinatario impugnato l’atto,

2009;
inoltre, non è invocabile alcuna violazione della

disposizione di cui

all’art. 7 della legge n. 212 del 2000, che è priva di sanzione e non incide
direttamente sulla tutela dei diritti costituzionali del destinatario (Cass. sent.
n.4516/2012);
invero, “le norme della legge 27 luglio 2000, n. 212, emanate in

espressamente come principi generali dell’ordinamento tributario, sono
idonee a prescrivere specifici obblighi a carico dell’Amministrazione
finanziaria e costituiscono, in quanto espressione di principi già immanenti
nell’ordinamento, criteri guida per il giudice nell’interpretazione delle norme
tributarie (anche anteriori), ma non hanno rango superiore alla legge
ordinaria e, conseguentemente, non possono fungere da norme parametro
di costituzionalità, né consentire la disapplicazione della norma tributaria in
asserito contrasto con le stesse, per cui l’efficacia retroattiva delle rendite
catastali, prevista dall’art. 2, comma 34, del dl. 3 ottobre 2006, n. 262,
convertito in legge 24 novembre 2006, n. 286, non è preclusa dall’art. 3
della citata legge” (Cass. sent. n. 696/2015);
3.1. con il terzo motivo, i ricorrenti denunziano la violazione e falsa
applicazione dell’art.21

septies ed octies L. n.241/1990, in relazione

all’art.360, comma 1, n.3, c.p.c.;
secondo i ricorrenti, la cartella di pagamento, tempestivamente
impugnata, sarebbe insanabilmente nulla, ai sensi dell’art. dell’art.21
septíes ed octies L. n.241/1990, per la mancanza di sottoscrizione;
3.2. il motivo è infondato;
3.3. come è stato più volte ribadito da questa Corte, non è necessario
che il ruolo e la relativa cartella di pagamento siano sottoscritti, ai fini della
loro validità;
invero, “secondo il costante insegnamento di questa Corte, il difetto di
sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio non incide in alcun
modo sulla validità della iscrizione a ruolo del tributo, poiché si tratta di atto
interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da
notificare al contribuente (conformi Cass. 26053/15, 6199/15, 6610/13);

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attuazione degli artt. 3, 23, 53 e 97 della Costituzione e qualificate

costituisce ius receptum il principio per cui, in mancanza di una sanzione
espressa (e quindi diversamente dall’avviso di accertamento, che a norma
degli artt. 42, d.P.R. n. 600/73 e 56, d.P.R.n. 633/72, è nullo se non reca la
sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva
da lui delegato), opera la presunzione generale di riferibilità dell’atto
amministrativo all’organo da cui promana, sicché, atteso il principio di

n. 24492/15);
inoltre, la Corte ha chiarito che “in tema di riscossione delle imposte, la
mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del
funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, quando non è in
dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana, giacché
l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto
amministrativo nei soli casi in cui sia prevista dalla legge, mentre, ai sensi
dell’art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, la cartella va predisposta secondo il
modello approvato con decreto del Ministero competente, che non prevede
la sottoscrizione dell’esattore ma solo la sua intestazione” (Cass. sent. n.
26053/2015);
in conclusione, “il difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo
dell’ufficio — al pari della mancanza di sottoscrizione della cartella di
pagamento, quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da
cui promana — non incide in alcun modo sulla validità dell’iscrizione a ruolo
del tributo” (cfr. Cass. n. 19761 del 2016, che richiama Cass. n. 26053/15,
n. 6199/15, n. 6610/13, nonché Corte cost. n. 117 del 2000, secondo cui
costituisce “diritto vivente” il principio in base al quale «l’autografia della
sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nei soli casi
previsti dalla legge, ed è regola sufficiente che dai dati contenuti nel
documento sia possibile individuare con certezza l’autorità da cui l’atto
proviene»);
alla luce dell’ampia giurisprudenza citata, da cui si evince che la
mancanza della sottoscrizione (ove provata) non è causa di nullità del ruolo
e della cartella di pagamento, emessa in conformità con il modello
ministeriale, il motivo di ricorso in esame risulta infondato;

6

tassatività delle nullità, tale sanzione non può trovare applicazione” (Cass.

4.1. con il quarto motivo, i ricorrenti denunciano la violazione e falsa
applicazione dell’art. 7 L.n.212/00, dell’art. 3 L. n.241/90 e dell’art.24
Cost., in relazione all’art.360, comma1, n.3, c.p.c.;
secondo i ricorrenti, la cartella esattoriale presenta una motivazione
carente, che non è idonea a chiarire in maniera adeguata le ragioni
dell’avvenuta iscrizione ed, in particolare, risulta priva del riferimento

4.2. il motivo è inammissibile;
4.3. in primo luogo, la C.T.R. della Campania riconduce la doglianza alla
mancata indicazione nella cartella della Commissione Tributaria
territorialmente competente a decidere dell’eventuale ricorso;
sul punto, i ricorrenti non contestano alcuna omissione di pronuncia, per
cui deve ritenersi che il profilo di doglianza oggetto del quarto motivo di
ricorso in Cassazione non sia stato sollevato con i motivi di appello e sia
inammissibile in sede di legittimità;
inoltre, “nel giudizio tributario, in base al principio di autosufficienza del
ricorso per cassazione, sancito dall’art. 366 cod. proc. civ., qualora il
ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria regionale sotto
il profilo della congruità del giudizio espresso in ordine alla motivazione di
un avviso di accertamento (nella specie, risultante “per relationem” ad un
processo verbale di constatazione) è necessario, a pena di inammissibilità,
che il ricorso ne riporti testualmente i passi che si assumono erroneamente
interpretati o pretermessi, al fine di consentirne la verifica esclusivamente
in base al ricorso medesimo, essendo il predetto avviso non un atto
processuale, bensì amministrativo, la cui legittimità è necessariamente
integrata dalla motivazione dei presupposti di fatto e dalle ragioni giuridiche
poste a suo fondamento” (Cass. sent. n. 9536/13);
il principio, espresso dalla Corte in tema di motivazione dell’avviso di
accertamento ed applicabile anche alla sintetica motivazione della cartella
esattoriale, comporta l’inammissibilità del motivo di ricorso che, deducendo
la carenza motivazionale della cartella esattoriale, non ne riporti il contenuto
in maniera completa, in modo da consentirne l’esame;
nel caso di specie, il contenuto della cartella di pagamento non è

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preciso agli estremi identificativi della sentenza della C.T.P.;

riportato nel ricorso, che risulta carente ai fini dell’autosufficienza;
infine, non può non rilevarsi che la denunciata carenza del riferimento
preciso agli estremi identificativi della sentenza della C.T.P. , in presenza del
richiamo agli avvisi di accertamento impugnati (come è pacifico tra le parti),
non evidenzia alcuna carenza motivazionale in grado di invalidare l’atto;
invero, “il difetto di motivazione della cartella esattoriale, che faccia

indicarne i relativi estremi in modo esatto, non può condurre alla
dichiarazione di nullità, allorché la cartella sia stata impugnata dal
contribuente, il quale abbia dimostrato, in tal modo, di avere piena
conoscenza dei presupposti dell’imposizione, per averli puntualmente
contestati” (Cass. sent. n. 2373/13);
5.1. per quanto fin qui detto, il ricorso va rigettato e le parti ricorrenti
vanno condannate in solido al pagamento delle spese del giudizio di
legittimità in favore delle parti controricorrenti, secondo la liquidazione
effettuata in dispositivo;

P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento
in favore di parti controricorrenti delle spese del giudizio di legittimità, che
liquida in euro 2.800,00 ciascuna, oltre eventuali spese prenotate a debito
in favore dell’Agenzia delle Entrate ed oltre il 15% per spese generali ed
accessori di legge in favore dell’Equitalia Polis S.p.A..
Così deciso in Roma il 31/5/2018

rinvio ad altro atto costituente il presupposto dell’imposizione senza

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