Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19580 del 04/08/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 04/08/2017, (ud. 07/03/2017, dep.04/08/2017),  n. 19580

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14501-2015 proposto da:

B.R.I. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA FABIO MASSIMO, 45, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MATTEO,

rappresentato e difeso dall’avvocato DONNINO DONNINI, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

V.G., V.S., V.F.;

– intimati –

Nonchè da:

V.G. C.F. (OMISSIS), in proprio e quale liquidatore e

amministratore della cessata (OMISSIS) S.P.A., V.S.

C.F. (OMISSIS), V.F. C.F. (OMISSIS), entrambi in

qualità di ex soci della cessata (OMISSIS) S.R.L., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA MAGLIANO SABINA 24, presso lo studio

dell’avvocato LUIGI PETTINARI, rappresentati e difesi dagli avvocati

ALBERTO LUCCHETTI, ALESSANDRO LUCCHETTI, giusta delega in atti;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

B.R.I. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA FABIO MASSIMO, 45, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MATTEO,

rappresentato e difeso dall’avvocato DONNINO DONNINI, giusta delega

in atti;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 1618/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 27/11/2014 R.G.N. 1452/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/03/2017 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE ALBERTO, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;

udito l’Avvocato MARASCO SIMONA per delega verbale Avvocato LUCCHETTI

ALESSANDRO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. B.R.I. adiva, con ricorso del 4.8.2000, il Tribunale di Ancona chiedendo la declaratoria di illegittimità del licenziamento intimatogli il 9.2.2002 dalla (OMISSIS) srl nonchè la declaratoria di nullità e/o illegittimità delle sanzioni disciplinari conservative irrogategli con rar datate 9.11.1999, 10.11.1999, 19.11.1999, 27.11.1999, 4.12.1999, 13.12.1999, 8.1.2000 e 7.2.2000 e, infine, la declaratoria di illegittimità della sospensione cautelare disposta con rar del 2.2.2000.

2. Il Tribunale di Ancona, con sentenza n. 945/2005, in parziale accoglimento del ricorso, dichiarava l’illegittimità delle sanzioni della sospensione del lavoro di cui alle rar del 9.11.1999, 10.11.1999, 8.1.2000 e della multa del 7.2.2000, condannando al società alla restituzione delle somme trattenute; rigettava, nel resto le altre domande.

3. Adita in sede di gravame, la Corte di appello di Ancona, con sentenza n. 580/2009, rigettava sia l’appello principale, proposto dall’originario ricorrente, che quello incidentale spiegato dalla società.

4. La Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 15353/2012, in accoglimento del quarto motivo (erronea applicazione dell’art. 654 c.p.c.) ed il quinto motivo (falsa applicazione dell’art. 26 del CCNL 5.7.94 per la industria metalmeccanica) con assorbimento degli altri e rinviava alla Corte di appello di Bologna anche per le spese.

5. In data 18.12.2012 B.R.I. riassumeva il giudizio ex art. 392 c.p.c., insistendo per l’accoglimento delle conclusioni di cui al ricorso.

6. Si costituiva in giudizio V.G., quale liquidatore della cessata (OMISSIS) srl, al fine di far dichiarare la intervenuta estinzione della società in data 11.1.2012 e, quindi, chiedendo, l’inammissibilità del gravame e, in via subordinata, il rigetto delle domande.

7. Con ordinanza del 23.1.2004 la Corte di appello di Bologna dichiarava l’interruzione del giudizio, per la intervenuta cancellazione ed estinzione della società. Riassunto il giudizio nei confronti egli ex soci V.G., V.S. e V.F., i giudici di seconde cure, in riforma della sentenza n. 945/2005 del Tribunale di Ancona, dichiarava inammissibile la domanda svolta a B.R.I. nei confronti della (OMISSIS) srl; rigettava le domande proposte nei confronti degli ex soci e compensava tra le parti le spese di lite.

8. A fondamento della decisione la Corte territoriale, richiamando alcuni principi giurisprudenziali di legittimità, rilevava che: 1) la cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese determinava l’estinzione di tutti i rapporti giuridici ad essa facenti capo con la conseguenza che, nel caso di specie, in riforma della sentenza di primo grado doveva essere dichiarata inammissibile la domanda a suo tempo proposta dal lavoratore; 2) nei confronti degli ex soci la domanda andava respinta non essendovi stata alcuna ripartizione di attivo al momento della chiusura del bilancio.

9. Per la cassazione propone ricorso B.R.I. affidato a quattro motivi.

10. Resistono con controricorso V.G., V.S. e V.F. e, nel contempo, propongono ricorso incidentale cui a sua volta resiste con controricorso B.R.I..

11. I contro ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente principale si duole della violazione ed erronea applicazione del principio di successione dei soci di società estinte nel processo pendente, espresso dalla sentenza a Sezioni Unite della SCC n. 6071/2013, art. 299 c.p.c., art. 110 c.p.c., e art. 2495 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 4. Sostiene, che la Corte territoriale ha errato nel sostenere che la mancata ripartizione di attivo tra i soci di una società cessata nel corso di un giudizio debba comportare la pronuncia di inammissibilità dell’azione promossa da un qualsiasi creditore della cancellata società, per giunta con effetto retroattivo, così travolgendo anche il giudizio di primo grado e omettendo di pronunciarsi sulla domanda di illegittimità del licenziamento.

2 Con il secondo motivo si censura la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., e dell’art. 161 c.p.c, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa pronuncia sulla domanda di accertamento della illegittimità del licenziamento e della sospensione cautelare, così come riproposte innanzi alla Corte di appello di Bologna a seguito del rinvio da parte della sentenza della Corte i Cassazione n. 13353/2012.

3 Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 163,166,183 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e n. 4, per avere la Corte territoriale preso posizione sull’assenza di ripartizione tra i soci dell’attivo societario all’esito del bilancio di liquidazione quando, invece, l’oggetto del giudizio di rinvio era l’accertamento della illegittimità del licenziamento intimatogli e delle altre sanzioni disciplinari comminate e su di esso avrebbe dovuto pronunciarsi a prescindere dal fatto che i soci avessero percepito o meno somme dal bilancio di liquidazione.

4. Con il quarto motivo si sostiene la nullità della sentenza per violazione dell’art. 324 c.p.c., e dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 4, perchè la Corte di appello di Bologna aveva riformato la sentenza del Tribunale di Ancona, relativamente ad alcune sanzioni disciplinari, con riguardo alle quali si era formato un giudicato interno.

5. Con l’unico motivo di ricorso incidentale si eccepisce la violazione di legge, in senso rilevante ex art. 360 c.p.c., n. 4, della previsione ex art. 392 c.p.c., e conseguente falsa applicazione alla fattispecie processuale concreta in esame dell’art. 303 c.p.c., nella parte in cui il Collegio giudicante di appello aveva omesso di dichiarare l’intervenuta estinzione del giudizio per nullità del ricorso in riassunzione del giudizio ex art. 392 c.p.c., dopo la fase di legittimità ed avanti al giudice di rinvio ed aveva, invece, ritenuto di disporre l’interruzione del processo e di fornire alla parte istante del giudizio di rinvio la facoltà processuale di formulare istanza ex art. 303 c.p.c., con lesione dei principi relativi appunto all’introduzione del giudizio di rinvio.

6. E’ preliminare l’esame della questione sollevata in via pregiudiziale dai contro ricorrenti, con il motivo di ricorso incidentale, attinente alla mancata valida riassunzione del procedimento di rinvio a seguito della sentenza di questa Corte n. 15353/2012.

7. In punto di fatto occorre premettere che risulta in atti, e non è contestato, che la (OMISSIS) srl in liquidazione sia stata cancellata dal Registro delle Imprese in data 11.1.2012. Analogamente emerge ex actis (cfr. bilancio di esercizio al 20.2.2011) che non sia intervenuta alcuna ripartizione di attivo tra i soci.

8. Orbene, come già precisato da questa Corte (Cass. 22.7.2016 n. 15218), cui si intende dare seguito, in ordine agli effetti della cancellazione della società dal registro delle imprese, dopo la riforma del diritto societario attuata dal D.Lgs. n. 6 del 2003, proseguendo l’opera ricostruttiva già avviata con le sentenze nn. 4060, 4061, 4062 del 22.2.2010, va rimarcato che le Sezioni Unite hanno definito taluni fondamentali principi relativi alla questione delibata.

9. Dall’entrata in vigore della novella legislativa del 2003, la cancellazione determina l’estinzione della società di capitali e la presunzione di estinzione della società di persone, indipendentemente dall’esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, avendo la riforma adottato, per una ratio di certezza giuridica, il sistema della liquidazione “formale” (Cass. Sez. Un. 22.2.2010 n. 4060).

10. Da tale premessa le Sezioni Unite muovono, quindi, con la pronuncia 12.3.2013 n. 6070 per ricostruire le conseguenze dell’estinzione in termini – latu sensu – successori:

a) quanto agli effetti sostanziali passivi (trasferimento del debito sociale ai soci, con responsabilità limitata o illimitata, a seconda del tipo di responsabilità connesso alla struttura societaria);

b) quanto agli effetti sostanziali attivi (acquisto in comunione tra i soci dei diritti e beni non compresi nel bilancio di liquidazione, escluse le mere pretese e le ragioni creditorie incerte, la cui mancata liquidazione manifesta rinuncia);

c) quanto agli effetti processuali (incapacità della società di stare in giudizio, interruzione del giudizio pendente, prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci, inammissibilità dell’impugnazione proposta dalla società o contro di essa, anzichè dai soci o contro di essi).

11. La Corte ha precisato che, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale l’obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali.

12. L’art. 2495 c.c., comma 2, (riprendendo, peraltro, quanto già stabilito in previgente art. 2456, comma 2) stabilisce, infatti, a tal riguardo, che i creditori possono agire nei confronti dei soci della dissolta società di capitali sino alla concorrenza di quanto questi ultimi abbiano riscosso in base al bilancio finale di liquidazione. E’ prevista, inoltre, anche la possibilità di agire (deve intendersi, però, per risarcimento dei danni) nei confronti del liquidatore, se il mancato pagamento del debito sociale è dipeso da colpa di costui.

13. Le Sezioni Unite di questa Corte hanno condivisibilmente rimarcato come il successore che risponde solo intra vires dei debiti trasmessigli, non cessi per questo di essere un successore; e, tuttavia, se il suaccennato limite di responsabilità dovesse rendere evidente l’inutilità per il creditore di far valere le proprie ragioni nei confronti del socio, ciò si rifletterebbe sul requisito del’interesse ad agire (cfr. in motivazione Cass. Sez. Un. n. 6070/2013 cit.).

14. Tale interpretazione ha ricevuto ulteriore avallo dalla Corte Costituzionale (Ord. 10.2.2016 n. 53) che, nel dichiarare la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2495 c.c., comma 2, sollevata con riferimento agli artt. 3,24, e 117 Cost., comma 1, ha rilevato il mancato esperimento da parte del giudice remittente, “del pur doveroso tentativo di dare una interpretazione costituzionalmente conforme della norma censurata, nonostante gli approdi ermeneutici in tal senso delle Sezioni Unite della Corte di cassazione” (cfr. sentenza 22.2.2010 n. 4060, 4061 e 4062; nonchè 12.3.2013 n. 6070, 6071 e 6072).

15. In via ulteriore, va altresì rilevato come, sul versante processuale, la Corte abbia sottolineato che la cancellazione della società dal registro delle imprese, a partire dal momento in cui si verifica l’estinzione della società cancellata, priva la società stessa della capacità di stare in giudizio (con la sola eccezione della fictio iuris contemplata dalla L. Fall., art. 10); pertanto, qualora l’estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo, disciplinato dagli artt. 299 c.p.c. e ss., con eventuale prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci, successori della società, ai sensi dell’art. 110 c.p.c.; qualora l’evento non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe stato più possibile, l’impugnazione della sentenza pronunciata nei riguardi della società, deve provenire o essere indirizzata, a pena di inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci, atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non può eccedere il grado di giudizio nel quale l’evento estintivo è occorso.

16. Orbene, con riferimento alla fattispecie in esame in questa sede scrutinata, deve rilevarsi che il giudizio di rinvio fu riassunto ex art. 392, in data 18.12.2012 (sentenza della Corte di cassazione n. 13535/2012 depositata in data 13.9.2012), nei confronti della cessata (OMISSIS) srl e si costituì V.G., quale liquidatore, al fine di far dichiarare la estinzione della citata società a far data dall’11.1.2012 e, quindi, la inammissibilità del gravame e, in via subordinata, il rigetto delle domande.

17. A seguito di ordinanza del 23.1.2004 della Corte di appello di Bologna di interruzione del giudizio, B.R.I. riassunse la causa nei confronti di V.G., V.S. e V.F., quali ex soci, i quali si costituirono, formulando riserva di gravame avverso la citata ordinanza, eccependo la estinzione del giudizio e resistendo con memoria.

18. Osserva il Collegio che è indubbio che l’atto di riassunzione del 18.12.2012, nei confronti della cessata società, sia inammissibile alla stregua dei principi sopra esposti e che la notifica sia inesistente per la mancata corretta individuazione della parte destinataria dell’atto che non avrebbe potuto consentire l’idonea instaurazione del rapporto processuale, essendosi la legittimazione attiva e passiva nelle more trasferitasi automaticamente ex art. 110 c.p.c., per effetto della vicenda estintiva, in capo ai soci.

19. L’ordinanza di interruzione del giudizio, poi, emessa dalla Corte di appello di Bologna, deve considerarsi tamquam non esset perchè è intervenuta allorquando si era già verificato un evento interruttivo ex art. 299 c.p.c., ipso iure.

20. Alla stessa, pertanto, non può essere attribuito alcun effetto circa una eventuale rimessione in termini ovvero circa una preclusione delle decadenze già verificatesi.

21. Resta da valutare unicamente se la costituzione dei soci, avvenuta a seguito della riassunzione conseguente alla dichiarazione di interruzione, possa avere avuto qualche effetto sanante.

22. Il Collegio ritiene che sul punto la risposta debba essere negativa.

23. In primo luogo deve rilevarsi che, a fronte di una notifica inesistente, non può esservi rinnovazione della notifica medesima perchè la mancanza della instaurazione del corretto rapporto processuale con un soggetto non avente alcun tipo di relazione o collegamento impedisce di riconoscere nell’atto la rispondenza al modello legale della sua categoria e, conseguentemente, è inapplicabile un qualsiasi tipo di sanatoria, soprattutto se, come nel caso di specie, gli effettivi intimati erano stati chiamati in giudizio a seguito di una successiva illegittima declaratoria di interruzione del procedimento ed avevano, in primo luogo, costituendosi, eccepito l’estinzione del giudizio.

24. La notifica inesistente, infatti, determina la conseguente inapplicabilità della disciplina della rinnovazione della notifica nulla e degli effetti preclusivi della decadenza previsti dall’art. 291 c.p.c. (cfr. Cass. 26.3.2010 n. 7358).

25. Nè, del resto, è applicabile, nel caso in esame, l’art. 164 c.p.c..

26. Invero, le Sezioni Unite di questa Corte, con sentenza 29.1.2000 n. 16, affrontando la questione della specificità dei motivi di appello, hanno affermato che l’art. 164 c.p.c., non si applica al procedimento di appello in quanto non è specificamente richiamato e, d’altra parte, non supera il giudizio di compatibilità con le disposizioni del capo 2 del libro H del codice di rito richiesto ai fini dell’operatività del richiamo contenuto nell’art. 359 c.p.c.; scopo dell’atto di citazione è, difatti, quello di costituire il rapporto giuridico processuale, mentre scopo dell’atto di appello è, oltre quello di costituire il rapporto giuridico processuale di impugnazione, quello di evitare il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado e, se la costituzione dell’appellato è idonea a raggiungere il primo scopo, altrettanto non può dirsi per il secondo; dall’inapplicabilità dell’art. 164 c.p.c., le Sezioni Unite hanno desunto che la nullità, non sanabile dall’appellato con la costituzione, è rilevabile di ufficio per il suo collegamento alla formazione del giudicato, e va sanzionata con la pronuncia di inammissibilità dell’appello perchè il relativo giudizio non può giungere alla sua naturale conclusione.

27. Il Collegio aderisce a tale orientamento delle Sezioni Unite ritenendo che l’art. 164 c.p.c., non è applicabile al giudizio di appello e conseguentemente la rinnovazione della citazione e la costituzione dell’appellato non valgono a sanare la nullità della citazione nè con effetto ex nunc nè con effetto ex tunc (cfr. anche Cass. 25.2.2004 n. 3809).

28. I suddetti principi sono applicabili anche al giudizio di rinvio ex art. 392 c.p.c., in virtù del richiamo di cui all’art. 394 c.p.c., tenendo comunque conto, ai fini della tempestività e della regolarità della notifica, della non trascurabile particolarità che questa deve essere effettuata alla parte personalmente.

29. Nella fattispecie in esame, poi, va altresì sottolineato che la costituzione degli ex soci è avvenuta allorquando il termine per riassumere il giudizio ex art. 392 c.p.c., era già decorso e ciò costituisce un altro e decisivo elemento ostativo alla sanabilità dell’atto nullo/inesistente.

30. In conclusione, pertanto, deve essere accolto il ricorso incidentale e la sentenza impugnata va cassata senza rinvio per inammissibilità del ricorso in riassunzione del 18.12.2012, proposto da B.R.I., in quanto rivolto nei confronti di una società ormai estinta.

31. Restano assorbiti i quattro motivi formulati dal ricorrente principale.

32. I contrasti interpretativi, in ordine alle norme applicate, che hanno richiesto l’intervento delle Sezioni Unite di questa Corte, inducono a compensare tra le parti le spese di tutti i giudizi di 2 grado e di legittimità.

33. Non si fa luogo alla pronuncia circa la sussistenza dei presupposti D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater, relativamente al ricorso principale, non essendo quest’ultimo stato respinto o dichiarato inammissibile in rito, con una definizione negativa per l’impugnante, ma solo assorbito, senza alcuna valutazione in ordine ad esso, dall’accoglimento di quello incidentale.

PQM

 

Accoglie il ricorso incidentale, assorbito il ricorso principale; cassa senza rinvio la sentenza impugnata. Compensa tra le parti le spese di giudizio.

Così deciso in Roma, il 7 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2017

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