Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19577 del 09/07/2021

Cassazione civile sez. II, 09/07/2021, (ud. 25/02/2021, dep. 09/07/2021), n.19577

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9057/2016 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, V. LUIGI CALAMATTA

n. 16, presso lo studio dell’avvocato SIMONA GRASSO, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO BATTISTA;

– ricorrente –

contro

AUTO M. DI M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3981/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 14/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25/02/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione ritualmente notificato S.A. evocava in giudizio la Auto M. di M.A. innanzi il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, per sentir dichiarare la risoluzione, per fatto e colpa della convenuta, di un contratto di acquisto di una vettura, nonché per sentir condannare la medesima convenuta alla restituzione della somma di Euro 7.800 ed al risarcimento del danno, da individuarsi nella perdita del cd. bonus rottamazione derivante dalla contestuale consegna, appunto per la rottamazione, di una vettura usata.

Si costituiva il convenuto resistendo alla domanda.

Con sentenza n. 5233/2011 il Tribunale accoglieva la domanda.

Interponeva appello il convenuto e si costitutiva in seconde cure l’originario attore, resistendo al gravame.

Con la sentenza impugnata, n. 3981/2015, la Corte di Appello di Napoli accoglieva in parte l’impugnazione, condannando l’appellante al solo pagamento della somma di Euro 7.800, ritenendo non provato il danno ulteriore lamentato dal S..

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione S.A., affidandosi a due motivi.

L’intimato non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1223 e 1227 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte di Appello avrebbe erroneamente escluso dall’ambito del danno risarcibile il controvalore derivante dalla perdita dei cd. bonus rottamazione, senza considerare che il controvalore di detto bonus costituiva parte del corrispettivo pattuito per l’acquisto della vettura di cui è causa, onde il ricorrente era onerato soltanto di dimostrare la fonte negoziale del proprio diritto e l’inadempimento della controparte, sulla quale gravava l’onere di dimostrare l’esatto adempimento all’obbligazione assunta.

La censura è fondata.

La controversia trae origine dal fatto che il M. non aveva messo a disposizione del S. l’auto oggetto dell’ordine di acquisto, “… ma un’autovettura con diverse dotazioni, per le quali era necessario l’ulteriore esborso di Euro 900,00” (cfr. pag. 3 della sentenza impugnata). La Corte distrettuale dà atto che M. aveva dedotto, con i motivi di appello, che “… il primo giudice ha omesso di tener conto del lungo lasso di tempo lasciato trascorrere dal S. tra la missiva con la quale contestava al M. la mancata consegna dell’auto e l’azione giudiziaria proposta, indicativa – a suo avviso – dell’intento speculativo sotteso alla domanda giudiziaria” (cfr. pag. 3 della sentenza impugnata). Più oltre, la Corte partenopea afferma che “la perdita di tale beneficio, invero, avrebbe potuto essere evitata laddove il S. avesse prontamente dichiarato di non accettare l’auto non conforme a quanto pattuito e chiesto la restituzione del prezzo e la risoluzione del contratto” (cfr. pag. 5 della sentenza). Mediante i richiamati passaggi della motivazione, il giudice di merito ha sostanzialmente accertato che la vettura che il S. aveva consegnato per la rottamazione era stata effettivamente rottamata, e che il bonus derivante da tale attività era stato considerato nell’ambito del corrispettivo dell’acquisto della vettura nuova ordinata dal S. al M.. A fronte di simile ricostruzione, la Corte territoriale avrebbe dovuto ritenere il S. onerato di fornire soltanto la prova della fonte negoziale del proprio diritto ed il relativo termine d: scadenza, se esistente, e non anche di dimostrare il danno effettivamente patito per effetto dell’inadempimento contestato al M.; secondo le regole generali sul riparto dell’onere della prova, infatti, la dimostrazione dell’esatto adempimento compete al convenuto, che è tenuto a dimostrare il fatto

estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento, fermo restando che eguale criterio di riparto dell’onere della prova si applica al caso in cui il debitore convenuto per l’adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell’eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c., poiché in tal caso risultano invertiti i ruoli delle parti in lite, ed il debitore eccipiente si può limitare ad allegare l’altrui inadempimento, mentre il creditore deve provare il proprio adempimento, ovvero la non ancora intervenuta scadenza dell’obbligazione (Cass. Sez. U., Sentenza n. 13533 del 30/10/2001, Rv. 549956; conf. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 982 del 28/01/2002, Rv. 551883; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 13925 del 25/09/2002, Rv. 557572; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2647 del 21/02/2003, Rv. 560641; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 5135 del 03/04/2003, Rv. 561763; Cass. Sez. L, Sentenza n. 15249 del 11/10/2003, Rv. 567426; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 18315 del 01/12/2003, Rv. 568581; Cass. Sez. L, Sentenza n. 2387 del 09/02/2004, Rv. 569974; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 6395 del 01/04/2004, Rv. 571710; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 20073 del 08/10/2004, Rv. 577642; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 8615 del 12/04/2006, Rv. 589322; Cass. Sez, 1, Sentenza n. 13674 del 13/06/2006, Rv. 589694; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 26953 del 11/11/2008, Rv. 605412; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 15677 del 03/07/2009, Rv. 609003, Cass. Sez. 2, Sentenza n. 936 del 20/01/2010, Rv. 611262; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 3373 del 12/02/2010, Rv. 611587; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 15659 del 15/07/2011, Rv. 618664; Cass. Sez. 6-2, Ordinanza n. 98 del 04/01/2019, Rv. 652214; Cass. Sez. 6-3, Ordinanza n. 3587 del 11/02/2021, Rv. 660419).

Da quanto precede deriva che il giudice di merito ha errato nel ritenere che il S. fosse onerato di fornire la prova dei danno subito per effetto dell’inadempimento del M., e ciò indipendentemente dal modo in cui la domanda era stata formalmente proposta in atto di citazione. Il S. aveva infatti dedotto di aver acquistato una vettura nuova dal M., pagandola in parte in contanti ed in parte mediante la consegua di una vettura per la rottamazione, fruendo, quindi, del cd. bonus rottamazione. Anche se in atto di citazione egli aveva concluso invocando la restituzione della parte dei corrispettivo versata in contanti ed il risarcimento dei danno per la parte corrispondente al cd. bonus rottamazione, è evidente che la vicenda negoziale era stata prospettata in termini unitari, sub specie, appunto, di acquisto di una vettura nuova, pagata in parte in contanti ed in parte mediante bonus di cui anzidetto. Il giudice di merito, pertanto” avrebbe dovuto applicare all’unica vicenda negoziale la regola sul riparto dell’onere probatorio valida in relazione alla domanda di risoluzione per inadempimento, e quindi ritenere assolto l’onere probatorio, in capo all’attore, con la sola dimostrazione della fonte negoziale del diritto dal medesimo vantato, senza alcuna necessità di dimostrare l’effettività dei danno. Il convenuto, viceversa, era onerato della dimostrazione dell’esatto adempimento, ovvero del fatto che il termine di adempimento, se esistente, non si fosse ancora avverato.

Da quanto precede deriva l’accoglimento del primo motivo e l’assorbimento del secondo, con il quale il ricorrente si duole dell’omesso esame del fatto che il M. aveva riconosciuto, nei suoi scritti difensivi, che il bonus rottamazione costituiva parte del corrispettivo della vendita di cui è causa.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti di merito, la causa può essere decisa ai sensi di quanto previsto dall’art. 384 c.p.c., comma 2, con condanna del M.A. al pagamento dell’ulteriore importo di Euro 4.300, oltre quanto già riconosciuto all’esito del giudizio di merito, con interessi e rivalutazione come riconosciuti dal Tribunale. Le spese del doppio grado del giudizio di merito, compensate per metà dalla Corte partenopea per effetto del parziale accoglimento del gravame, vanno invece poste interamente a carico del M., totalmente soccombente rispetto alla domanda del S., ferma la determinazione del loro ammontare complessivo già operata, rispettivamente per ciascun grado di giudizio, dal Tribunale, in Euro 3.223,34 per compensi ed Euro 220 per esborsi e dalla Corte di Appello, in Euro 3.800 per compensi. Le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, vanno egualmente poste a carico dei M. in ragione della sua soccombenza.

P.Q.M.

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e, decidendo la causa nel merito ai sensi di quanto previsto dall’art. 384 c.p.c., comma 2, condanna M.A. al pagamento in favore di S.A., in aggiunta a quanto già stabilito in esito al giudizio di merito, dell’ulteriore somma di Euro 4.300, con interessi e rivalutazione come riconosciuti dal giudice di merito.

Condanna altresì M.A. al pagamento in favore di S.A. della totalità delle spese del doppio grado del giudizio di merito, che liquida, per l’intero, in Euro 3,223,34 per compensi ed Euro 220 per esborsi, relativamente ai giudizio di primo grado, ed in Euro 3.800 per compensi per il grado di appello, oltre rimborso delle spese generali in ragione del 15%, iva, cassa avvocati ed accessori come per legge.

Condanna infine M.A. al pagamento in favore di S.A. delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.700 di cui Euro 200 per esborsi, oltre rimborso delle spese generali, in misura del 15%, iva, cassa avvocati ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 25 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 luglio 2021

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