Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19574 del 04/08/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 04/08/2017, (ud. 23/06/2017, dep.04/08/2017),  n. 19574

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25185/2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro temoore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

LA FENICE SOCIETA’ COOPERATIVA ARL IN LIQUIDAZIONE, elettivamente

domiciliata in ROMA VIA TARANTO 44, presso lo studio dell’avvocato

MASSIMO MINZI, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO

CARATOZZOLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 98/2009 della COMM. TRIB. REG. della SICILIA,

depositata il 23/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/06/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO FEDERICI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

con ricorso tempestivamente notificato l’Agenzia delle Entrate, sulla base di due motivi, impugnava la sentenza n. 98/24/09, depositata dalla CTR di Palermo il 23.07.2009;

riferiva che con avviso di accertamento n. (OMISSIS) per l’anno d’imposta 1999 era contestato alla La Fenice s.c. a r.l. in liquidazione un maggior reddito d’impresa, rideterminato in Lire 430.849.580 per minori costi pari a Lire 433.615.580. In conseguenza erano stati recuperati a tassazione Lire 159.414.000 per maggiore IRPEG e Lire 17.345.000 per minore IVA detraibile; l’accertamento era fondato sulla asserita inesistenza di operazioni tra la società La Fenice, appaltante, e la ditta La Camera Costruzioni, appaltatrice, relativamente ad un contratto per realizzazione di opere edili, avendo verificato che le fatture ricevute dalla prima non trovavano integrale riscontro nella contabilità della emittente appaltatrice;

adito il giudice tributario dalla contribuente, il ricorso era accolto dalla CTP di Palermo con sentenza 4/04/07, confermata dalla CTR siciliana, che, a fronte della prova del contratto d’appalto e dei pagamenti, non riteneva sufficiente a dimostrare l’inesistenza delle operazioni e dei relativi minori costi la mancata corrispondenza nelle rispettive contabilità delle fatture di pagamento dei lavori appaltati;

con il primo motivo la ricorrente denuncia la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, perchè motivata per relationem (alla sentenza di primo grado), senza illustrare le autonome ragioni della decisione in ordine alla sussistenza del contratto d’appalto e dei relativi pagamenti;

con il secondo motivo denuncia l’insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, con riferimento sia alla reputata irrilevanza della non corrispondenza tra fatture registrate dalla La Fenice e quanto rinvenuto nella contabilità della ditta La Camera, sia in ordine alla prova degli avvenuti pagamenti;

la società La Fenice si è tempestivamente costituita con controricorso contestando gli avversi motivi e chiedendo il rigetto del ricorso.

Considerato che:

il primo motivo è infondato. Perchè la motivazione per relationem determini la nullità della sentenza è necessario che la decisione si limiti alla adesione ad altra decisione, senza che emerga che a tale risultato si sia pervenuti attraverso l’esame e la valutazione d’infondatezza dei motivi di gravame (Cass., sent. n. 14786/2016), dovendosi al contrario escludere vizio della sentenza qualora le ragioni della decisione, pur con motivazione che si limiti a riprodurre il contenuto di altro atto processuale senza niente aggiungervi, siano in ogni caso attribuibili all’organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo (Cass., sent. n. 18754/2016).

Nel caso di specie la sentenza gravata, in riferimento alla questione circa l’effettività delle operazioni sottostanti, di cui l’Ufficio dubita, così motiva: “…che le operazioni sottostanti alle fatture contabilizzate dalla società La Fenice soc. coop. arl debbano ritenersi effettive, appare di tutta evidenza, stante la dimostrazione in tal senso fornita dalla stessa società e condivisa dai giudici di prime cure. Ne consegue, pertanto, che si appalesano fuorvianti oltre che infondate, le argomentazioni di parte appellante nel volere insistere sulla effettività delle operazioni di che trattasi e non volere, invece, prendere atto di quanto affermato nella sentenza impugnata e, cioè, che nella fattispecie in esame, le irregolarità di tipo fiscale riguardano l’impresa di costruzioni La Camera “e non di chi ha registrato tutto l’ammontare, alla luce della circostanza della esistenza dell’appalto, dei pagamenti e di quant’altro prodotto in allegato al ricorso. Pertanto, trattandosi di operazioni effettive, non vi sono costi inesistenti….” come appunto si legge nella sentenza impugnata”. Ebbene, dalla semplice lettura della motivazione della sentenza emessa dalla CTR di Palermo emerge come la riproduzione di un passaggio della sentenza del giudice di primo grado si collochi in un contesto logico del ragionamento del giudice d’appello, che, lungi dalla carenza di un autonomo esame del motivo di gravame, evidenzia invece una valutazione piena, logica e consapevole della infondatezza del motivo d’appello dell’Ufficio. Non vi è un mero rinvio alla sentenza di primo grado, ma una consapevole condivisione delle ragioni illustrate dal giudice della Commissione provinciale. Nessuna motivazione per relationem è dato pertanto riscontrare.

Si aggiunga inoltre che l’Ufficio, lamentando che “i pagamenti non costituiscano sufficiente indizio idoneo a comprovare l’effettività di una transazione”, introduce questioni relative alla valutazione dei fatti e del materiale probatorio con un motivo che censura un error in procedendo.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta l’insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo, affermando che erroneamente il giudice d’appello avrebbe ritenuto irrilevante la mancata corrispondenza tra le fatture relative ai costi dichiarati dalla La Fenice, società appaltante, e quelle contabilizzate dalla società appaltatrice, così come lacunosa sarebbe la sentenza gravata, nella parte in cui riconosce l’esistenza dell’appalto e dei pagamenti. Sotto questo secondo profilo anzi l’Ufficio afferma che mancherebbe la prova dei pagamenti, e che quand’anche essi risultanti, ciò sarebbe indifferente perchè “ben noto l’escamotage di restituzione dello stesso”;

così formulato, il motivo di ricorso è inammissibile, traducendosi in una censura della sentenza che attinge il profilo dell’accertamento del fatto, precluso alla Corte di Legittimità. Infatti, contestandosi la motivazione della sentenza gravata nella parte in cui afferma che l’esistenza del contratto d’appalto e dei pagamenti conferma l’effettività delle operazioni e dunque l’effettività dei costi, la censura si risolve nella richiesta di rivalutazione delle emergenze istruttorie, inibita alla Corte. Il difetto di motivazione, anche nella vigenza dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, anteriore alla novella introdotta con il D.L. n. 83 del 2012, è configurabile solo nella ipotesi di obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione, ma non già quando vi sia difformità rispetto alle attese della parte ricorrente sul significato degli elementi delibati (cfr. Cass., sent. n. 2272/2007); inoltre, quando l’Ufficio lamenta l’assenza di prove sulla effettività dell’appalto e dei pagamenti, introduce dei fatti nuovi rispetto al contenuto dell’atto d’appello. Con esso si limitava a denunciare l’erroneità della sentenza del giudice di primo grado, che riteneva irrilevante la non coincidenza tra fatture dichiarate dalla appaltante La Fenice e fatture contabilizzate dalla appaltatrice La Camera Costruzioni. Nulla invece con l’appello era dedotto sulla prova della esistenza del contratto d’appalto e dei relativi pagamenti, pur affermata nella sentenza della CTP di Palermo.

Considerato che:

il ricorso va rigettato per l’infondatezza del primo motivo e l’inammissibilità del secondo, e conseguentemente alla soccombenza l’Ufficio va condannato alla rifusione delle spese di causa nei confronti della controricorrente, nella misura specificata in dispositivo.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia alla rifusione in favore della La Fenice soc. coop. a r.l., in persona del suo liquidatore, delle spese processuali, che liquida nella misura di Euro 7.000,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 23 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2017

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