Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19573 del 19/07/2019

Cassazione civile sez. lav., 19/07/2019, (ud. 03/04/2019, dep. 19/07/2019), n.19573

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 16005/2014 proposto da:

ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA GIORNALISTI ITALIANI “GIOVANNI

AMENDOLA” I.N.P.G.I., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO

69, presso lo studio dell’avvocato PAOLO BOER, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

G.R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI

SANTA COSTANZA 46, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANCINI, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato AGOSTINO CALIFANO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 563/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 13/12/2013, R.G.N. 474/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/04/2019 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso;

udito l’Avvocato PAOLO BOER;

udito l’Avvocato SAVINA BOMBOI per delega Avvocato AGOSTINO CALIFANO.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza del 13 dicembre 2013, la Corte d’Appello di Genova confermava la decisione resa dal Tribunale di Genova e accoglieva la domanda proposta da G.R.G. nei confronti dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” – INPGI, condannando l’Istituto, previa disapplicazione dell’art. 15 del regolamento relativo, stante la ritenuta illegittimità del regime di cumulo tra pensione di anzianità e redditi di lavoro ivi disciplinato in termini meno favorevoli rispetto a quello previsto dalla L. n. 388 del 2000, art. 72, comma 2 e L. n. 289 del 2002, art. 44, comma 2, per i titolari di pensione maturate presso l’AGO, alla restituzione delle somme a tale titolo indebitamente trattenute;

che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto, in conformità all’orientamento accolto da questa Corte nella sentenza n. 1098/2012, che l’Istituto, a prescindere dall’autonomia gestionale, organizzativa e contabile, riconosciutagli in esito alla sua privatizzazione, operata con il D.Lgs. n. 509 del 1994, sia tenuto, in quanto gestore di una forma di assicurazione sostitutiva dell’AGO, di una provvidenza, quindi, a quella identicamente corrispondente dal punto di vista funzionale, data la natura subordinata dei rapporti assicurati e la comune radice, da rinvenirsi nell’art. 38 Cost., anche con riguardo al cumulo tra pensione di anzianità e redditi di lavoro all’applicazione del medesimo regime;

che per la cassazione di tale decisione ricorre l’INPGI, affidando l’impugnazione ad un unico motivo, cui resiste, con controricorso, il G.;

che entrambe le parti hanno poi presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il primo motivo, l’Istituto ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 44,D.Lgs. n. 509 del 1994, art. 2, art. 3, comma 4, L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12 e art. 15 Regolamento INPGI approvato con D.M. 24 luglio 1995, lamenta la non conformità a diritto dell’orientamento accolto dalla Corte territoriale, non risultando esso coerente con la nuova configurazione assunta dal sistema di previdenza obbligatoria a seguito della privatizzazione degli Enti di cui all’all. A del D.Lgs. n. 509 del 1994, ivi compresi quelli che gestiscono forme sostitutive dell’AGO, cui è riconosciuto il potere di modificare, nei limiti e con le modalità precisate, la disciplina legale preesistente;

che, con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 76 e D.Lgs. n. 509 del 1994, art. 3, comma 4, l’Istituto ricorrente ripropone la medesima censura di cui al motivo che precede con specifico riguardo alla previsione di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 76, che rimette agli enti privatizzati il coordinamento delle norme che regolano le forme previdenziali dagli stessi gestite con quelle relative alla previdenza obbligatoria;

che, con riferimento ad entrambi i motivi, i quali, in quanto, strettamente connessi, possono essere qui trattati congiuntamente, questo Collegio ritiene di doversi pronunciare per l’infondatezza, intendendo, in consapevole contrasto con l’orientamento da ultimo espresso, relativamente al medesimo thema decidendum, da questa Corte con le sentenze n. 8067 del 21.4.2016 e n. 12671 del 20.6.2016, dare continuità all’indirizzo in precedenza accolto in questa sede con la decisione n. 1098 del 26.1.2012, non certo per negare il valore semantico attribuito dall’opposto orientamento al disposto della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 76, comma 4, secondo cui l’autonomia gestionale, organizzativa e contabile riconosciuta all’INPGI, come agli altri enti privatizzati ai sensi del D.Lgs. n. 509 del 1994, troverebbe limite nella mera esigenza che l’Istituto assicuri il coordinamento delle proprie regole gestionali con quelle operanti con riguardo al regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza sociale obbligatoria e basato sul rilievo per cui il ricorso al concetto di “coordinamento” vale di per sè stesso quale negazione di una diretta e necessaria efficacia delle norme di previdenza sociale nell’ordinamento dell’Istituto e per converso ad affermare un autonomo potere di adeguare le norme stesse alle interne esigenze ed in particolare alle esigenze di bilancio, ma per attribuire la necessaria rilevanza alla norma regolatrice della fattispecie ratione temporis di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 72, comma 2, poi esteso dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 44, comma 2 (legge finanziaria 2003), la cui formulazione letterale (“A decorrere dal 1 gennaio 2003 il regime di totale cumulabilità tra redditi di lavoro autonomo e dipendente e pensioni di anzianità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, prevista dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 72, comma 1, è esteso ai casi di anzianità contributiva padri o superiore ai 37 anni a condizione che il lavoratore abbia compiuto 58 anni di età. I predetti requisiti debbono sussistere all’atto del pensionamento”) è tale da legittimare l’interpretazione della stessa nel senso che il regime di cumulo tra pensione di anzianità e redditi da lavoro dalla stessa introdotta operi identicamente per la previdenza sociale obbligatoria e per le forme sostitutive della stessa anche ove gestite da enti privatizzati cosicchè la stessa previsione possa rappresentare, secondo quanto affermato dalla stessa Corte territoriale, quella “norma espressa” che lo stesso INPGI sostiene essere necessaria perchè la disciplina dettata per i trattamenti pensionistici gestiti dall’AGO sia applicabile all’Istituto medesimo, esito interpretativo questo che non contrasterebbe con la pronunzia resa da questa Corte a sezioni unite con la decisione n. 17589 del 4.9.2015, riferendosi questa alla lettura da darsi alla disciplina sul contenimento della spesa pensionistica di cui al D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. decreto Salva Italia) convertito in L. 22 dicembre 2011, n. 214, lettura per la quale la sancita non estensibilità del riferimento alle forme esclusive e sostitutive dell’AGO di cui dell’art. 24, comma 4, a quelle gestite dagli enti privatizzati, lungi dal valere come criterio interpretativo generale, per cui quella formula non comprenderebbe in ogni caso le forme previdenziali gestite dagli enti privatizzati, sicchè in quei termini non potrebbe leggersi neppure la L. n. 289 del 2002, art. 44, comma 2, qui in questione, si giustifica con specifico riferimento a quella normativa, per essere in essa il regime riguardante gli enti privatizzati gestori di forme obbligatorie di previdenza ed assistenza regolato in apposita sede, data del medesimo art. 24, comma 24;

che si deve tenere altresì presente, sempre nel solco della citata sentenza n. 1098/2012, che l’autonomia finanziaria dell’INPGI non va enfatizzata, giacchè essa non è neppure integrale, soccorrendo in alcuni casi nei confronti dei suoi iscritti la fiscalità generale; infatti, con il D.L. 29 novembre 2008, comma 18-ter, lett. A), punto n. 2), convertito, con modificazioni, con L. 28.1.2009 n. 2, si è inserito la L. 5 agosto 1981, n. 416, art. 37, comma 1-bis, che così dispone: “L’onere annuale sostenuto dall’INPGI per i trattamenti di pensione anticipata di cui al comma 1, lett. B), pari a 10 milioni di Euro annui a decorrere dall’anno 2009 è posto a carico del bilancio dello Stato. L’INPGI presenta al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali la documentazione necessaria al fine di ottenere il rimborso degli oneri fiscalizzati. Al compimento dell’età prevista per l’accesso al trattamento della pensione di vecchiaia ordinaria da parte dei beneficiari dei trattamenti di cui al primo periodo, l’onere conseguente è posto a carico del bilancio dell’INPGI, fatta eccezione per la quota di pensione connessa agli scivoli contributivi, riconosciuti fino ad un massimo di cinque annualità, che rimane a carico dello Stato”; che, pertanto, il ricorso va rigettato e le spese compensate tra le parti tenuto conto del pronunciamento qui reso in contrasto con l’orientamento da ultimo espresso da questa Corte.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerate, il 3 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2019

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