Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19572 del 09/07/2021

Cassazione civile sez. II, 09/07/2021, (ud. 08/01/2021, dep. 09/07/2021), n.19572

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 21686/2019 proposto da:

O.L., rappresentato e difeso dall’avv. Gabriele

Ferabecoli, con domicilio eletto in Roma, Via Trionfale 5637.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappresentato e

difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio ex lege

in Roma, Via dei Portoghesi n. 12.

– controricorrente a debito –

e

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE – MILANO.

– intimata –

avverso il decreto del tribunale di Milano, depositato in data

01/06/2019;

udita la relazione della causa svolta all’udienza pubblica del giorno

8.1.2021 dal Consigliere Dott. Giuseppe Fortunato.

Udito il Pubblico Ministero, in persone del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CAPASSO Lucio, che ha concluso, chiedendo di

rigettare il ricorso.

Udito gli avv. Ida Massarelli, e Gabriele Ferabecoli.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con decreto emesso in data 1.6.2019, il Tribunale di Milano ha confermato il provvedimento con il quale la competente Commissione territoriale aveva respinto la domanda di protezione internazionale proposta da O.L..

Esclusa la necessità di procedere ad una nuova audizione del ricorrente e preso atto che le ragioni dell’abbandono del paese di origine risiedevano nel timore dell’interessato di essere ucciso da un gruppo di omosessuali che non avevano accettato il suo rifiuto di intrattenere rapporti fisici, il giudice di merito ha ritenuto inattendibili i fatti allegati per le numerose contraddizioni e inverosimiglianze emerse in sede di audizione.

Ha – perciò – respinto la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 25 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b), mentre, quanto alla richiesta di protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c), ha ritenuto, in base alle informazioni desunte da fonti accreditate, che la Nigeria non fosse caratterizzata da un clima di violenza generalizzata.

Il decreto ha – inoltre – evidenziato che non era stata allegata, né dimostrata alcuna di quelle situazioni di vulnerabilità che legittimano la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e che, anzi, nel paese di origine vivevano tutti i familiari del ricorrente, il quale, peraltro, non aveva conseguito alcuna integrazione in Italia, dovendo anche escludersi che in Nigeria sussistesse un’emergenza umanitaria generalizzata.

Per la cassazione del decreto O.L. ha proposto ricorso in due motivi, illustrati con memoria.

Il Ministero dell’interno si è costituito con controricorso.

La causa, inizialmente avviata alla trattazione camerale, è stata rimessa alla pubblica udienza con ordinanza interlocutoria del 14.7.2020.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 14 e 35 bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, contestando al tribunale di non aver proceduto ad una nuova audizione del richiedente asilo, sebbene non fosse stata acquisita la videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, trattandosi di adempimento finalizzato a fornire tutte le informazioni necessarie alla decisione mediante un contatto diretto con il richiedente asilo, non giustificandosi – altrimenti – neppure l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione delle parti.

Il secondo motivo di ricorso deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Secondo il ricorrente, il Tribunale non avrebbe assolto l’onere di cooperazione istruttoria imposto per legge, essendosi limitato ad una valutazione sommaria della situazione della Nigeria, mentre le molteplici fonti indicate in ricorso comproverebbero la sussistenza di un clima di violenza indiscriminata cui le autorità statali non riuscirebbero a far fronte.

2. Il primo motivo di ricorso è infondato.

Il Tribunale ha ritenuto superfluo procedere ad una nuova audizione, ritenendo di disporre di tutti gli elementi indispensabili alla decisione, osservando – inoltre – che la difesa non aveva introdotto ulteriori temi di indagine o allegato fatti nuovi.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, quando non sia disponibile la videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, il giudice, in base al disposto del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, è tenuto a disporre la comparizione delle parti, configurandosi, in mancanza, la nullità del decreto per violazione del principio del contraddittorio (Cass. 25439/2020; 17076/2019; 14148/2019; 10786/2019; 32029/2018).

Tale obbligo non viene meno se il ricorrente non abbia indicato quale vulnus ne sia derivato al diritto di difesa, poiché l’indisponibilità della videoregistrazione del colloquio incide su un elemento centrale del procedimento e – di conseguenza – sul pieno esercizio delle facoltà difensive dell’interessato (Cass. 5973/2019).

Va però ribadito che, anche in tal ipotesi, il giudice non deve necessariamente procedere all’audizione del richiedente asilo, sempre che sia stata garantita alla parte la facoltà di rendere le proprie dichiarazioni davanti alla Commissione territoriale o, se necessario, innanzi al Tribunale (Cass. 3029/2019; 2817/2019; 32073/2018; 5973/2018).

In particolare, la necessità che si proceda all’audizione deve essere valutata in relazione all’obbligo di effettuare un esame completo ed ex nunc della richiesta, ai sensi dell’art. 46, paragrafo 3, della Direttiva 2013/32/UE.

Il giudice può ritenere superfluo l’ascolto del richiedente asilo nel caso in cui ritenga di poter effettuare un esame siffatto in base ai soli elementi contenuti nel fascicolo, ivi compreso, se del caso, il verbale o la trascrizione del colloquio personale svoltosi nel corso del procedimento, dato l’interesse a una sollecita definizione del giudizio (cfr. Corte di Giustizia UE 26.7.2017, C-348/16, Moussa Sacko).

Un tale approdo interpretativo è coerente anche con la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, secondo cui lo svolgimento dell’udienza non è necessario quando la causa non prospetti questioni di fatto e di diritto che non possano essere risolte sulla scorta del fascicolo e delle osservazioni scritte delle parti (Corte EDU 12 novembre 2002, Dory c. Suede, 37), mentre se il ricorso contro il provvedimento di diniego di protezione contenga motivi o elementi di fatto nuovi, il giudice, se richiesto, non può sottrarsi all’audizione del richiedente, trattandosi di strumento essenziale per verificare, anche in relazione a tali nuove allegazioni, la coerenza e la plausibilità del racconto e per correttamente esercitare il dovere di cooperazione istruttoria (Cass. 27073/2019; Cass. 5973/2019).

3. Il secondo motivo è inammissibile.

La censura si traduce nella richiesta di una complessiva rivalutazione delle generali condizioni di sicurezza della Nigeria e quindi in relazione ad aspetti che restano insindacabili in cassazione.

Il giudice di merito ha chiaramente e logicamente evidenziato le ragioni che hanno condotto al rigetto della richiesta della protezione sussidiaria, utilizzando informazioni desunte da fonti internazionali accreditate ed aggiornate a data prossima a quella di decisione, mentre il ricorso si limita per lo più a valorizzare fonti giornalistiche o comunque prive della medesima valenza di quelle utilizzate dal giudice, finendo per sconfinare sul terreno delle valutazioni riservate al giudice di merito (Cass. 30105/2018).

Giova in proposito ribadire che, ai fini della dimostrazione della violazione del dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice di merito, non può procedersi alla mera prospettazione, in termini generici, di una situazione complessiva del Paese di origine del richiedente diversa da quella ricostruita dal giudice, sia pure sulla base del riferimento a fonti internazionali alternative o successive a quelle utilizzate dal giudice e risultanti dal provvedimento decisorio, ma occorre che la censura dia atto in modo specifico degli elementi di fatto idonei a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, dovendo la censura contenere precisi richiami, anche testuali, alle fonti alternative o successive proposte (Cass. 14307/2020).

In conclusione, il potere-dovere di cooperazione istruttoria, correlato all’attenuazione del principio dispositivo quanto alla dimostrazione dei fatti rilevanti, è stato correttamente esercitato con riferimento all’indagine sulle condizioni generali della Nigeria e della zona di provenienza.

Il ricorso è respinto, con aggravio di spese secondo soccombenza.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, pari ad Euro 2100,00 per compenso, oltre alle spese prenotate a debito.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 8 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 luglio 2021

 

 

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