Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19566 del 30/09/2016


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Cassazione civile sez. II, 30/09/2016, (ud. 23/02/2016, dep. 30/09/2016), n.19566

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24577-2011 proposto da:

L.G., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI

NOVELLA 22, presso lo studio dell’avvocato DANILA PAPARUSSO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE G.

MAZZINI 11, presso lo studio dell’avvocato RENATO TOBIA, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2943/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 08/07/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/02/2016 dal Consigliere Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

udito l’Avvocato PAPARUSSO Danila, difensore del ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato TOBIA Renato, difensore del resistente che ha

chiesto di riportarsi al controricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La controversia è relativa al pagamento, negato in appello, della provvigione per l’intermediazione nella compravendita di un appartamento in (OMISSIS).

Tuttavia il ricorso odierno concerne soltanto la configurabilità o meno dell’estinzione del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo n. 13165/92 che il mediatore L.G., odierno ricorrente, ha ottenuto nei confronti del resistente M.F..

Il giudizio di opposizione, iniziato nel (OMISSIS), era stato riunito ad altro giudizio, instaurato poco tempo dopo dal mediatore Landi nei confronti di V., C. e R.G., proprietarie dell’immobile venduto al M..

Il tribunale di Roma con sentenza 30 maggio 2003, a seguito di assunzione in decisione in data 27 novembre 2002, ha dichiarato estinta ex art. 305 c.p.c. la causa di opposizione a decreto ingiuntivo.

Era infatti accaduto che il L. nei due giudizi era difeso da due avvocati diversi, avv. Paparusso nella causa di opposizione all’ingiunzione promossa dall’acquirente e avv. Lo Masto nell’altro promosso contro le sorelle R. e che, a seguito della morte del difensore delle R., il processo riunito era stato dichiarato interrotto il (OMISSIS).

Il giudizio non era stato riassunto, ma nel (OMISSIS) il procuratore dell’opponente M. aveva chiesto la revoca dell’ordinanza di interruzione, non avendo avuto conoscenza dei precedenti rinvii del processo.

Questa istanza, considerata di riassunzione dal tribunale, era stata notificata al solo difensore Lo Masto e non al difensore Paparusso, sicchè il giudice aveva dichiarato l’estinzione.

La sentenza è stata ribaltata dalla Corte di appello, secondo la quale la notifica anche a una sola delle parti dei giudizi riuniti impedisce la estinzione, salva l’integrazione del contraddittorio per la notifica alle parti non citate.

La Corte ha ritenuto che la notifica all’altro avvocato del L. comportava che tutt’al più fosse configurabile una nullità sanabile ex tunc, da ritenere avverata perchè l’avv. Paparusso aveva depositato un’istanza l’11 febbraio 2003 per la declaratoria di estinzione del processo, successiva all’assegnazione in decisione del 31 luglio 2002.

Dopo aver escluso la necessità di rimettere la causa al primo giudice, la Corte di appello con sentenza dell’8 luglio 2010 ha deciso la causa nel merito, negando il diritto del mediatore. Questi ricorre per cassazione con tre motivi.

M. ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2) Preliminarmente va rilevato che il ricorso non è stato notificato alle signore R. e alla Prestige, mediatore incaricato dalle venditrici; l’omissione è coerente con la decisione della Corte di appello che ha ribadito l’estraneità tra la causa di opposizione a decreto ingiuntivo e la sorte di quello che contrapponeva L. e le venditrici.

3) Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 103 e 274; si duole che il giudice di appello abbia considerato la riassunzione notificata al proprio difensore nella causa R. idonea a comportare la riassunzione riguardi all’intero procedimento. Sostiene che le cause mantenevano la propria autonomia, ancorchè riunite, e che se la parte che riassume il processo intende riassumere solo la causa “cui è interessata” e non notifica l’atto alla parte di altra causa, tale scelta cagiona l’estinzione rispetto alle altre cause. Afferma quindi che bene aveva fatto il primo giudice a dichiarare l’estinzione del procedimento.

Con il secondo motivo L. denuncia violazione degli artt. 170 e 291 c.p.c., art. 125 disp. att. c.p.c., artt. 303 e 307 c.p.c.

Anche qui deduce che la notifica fatta al procuratore costituito nell’altro giudizio riunito non è idonea a far rivivere il primo giudizio interrotto. Lamenta che la Corte di appello abbia applicato al litisconsorzio facoltativo le regole del litisconsorzio necessario, arrivando ad imporre, nega che la notificazione al L. presso l’avv. Lo Masto potesse consentire la formazione di un contraddittorio regolare.

Afferma: che si versava in ipotesi di inesistenza della notificazione;

che non poteva avere effetto sanante, come ritenuto dalla Corte di appello, la istanza presentata dalla parte interessata per la dichiarazione dell’estinzione del giudizio;

che la notificazione era inesistente e che non avrebbe potuto essere applicato l’art. 291 c.p.c..

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta, sostanzialmente in via subordinata, la mancata rimessione rimessione della causa al primo giudice ex art. 354 c.p.c., comma 2. Afferma infatti che la Corte di appello nel momento in cui ha ritenuto validamente riassunto il processo interrotto avrebbe dovuto rimetterla al giudice di primo grado per permettere alla parte non comparsa all’udienza di precisazione delle conclusioni di poter formulare le proprie richieste.

4) I tre motivi, ai quali il controricorso resiste riproponendo i passaggi argomentativi della Corte di appello, sono da esaminare congiuntamente, perchè strettamente connessi.

Il primo di essi è infondato, perchè postula che dopo la riunione le cause mantengano una tale separatezza da rendere irrilevante la istanza di riassunzione (tale è stata considerata la richiesta di revoca dell’ordinanza di interruzione del giudizio) che sia stata notificata al difensore in una delle due cause e non al difensore che difendeva la stessa parte nell’altro giudizio riunito.

Nella specie è accaduto che il tribunale abbia ritenuto che l’istanza dell’opponente M. di revoca della ordinanza che dichiarava l’interruzione del processo, e in subordine di riassunzione (ricorso pag. 3), sia stata interpretata dal tribunale come istanza di riassunzione (sentenza tribunale pag. 4), la cui mancata notifica all’avv. Paparusso avrebbe comportato la estinzione del processo.

Secondo la Corte di appello invece la riassunzione nei confronti di una delle parti delle cause riunite comporta riassunzione dell’intero procedimento.

4.1) La peculiarità del caso impone di ricercare con cura i precedenti giurisprudenziali più omogenei.

La Corte di appello ha tratto ispirazione da Cass. 15095/05 per affermare che la riassunzione per un processo riunito è idonea ad attivare anche l’altro, perchè la sentenza citata ha affermato che la vicenda interruttiva, ancorchè relativa solo alle parti di una delle cause riunite, opera rispetto all’intero procedimento e dunque per tutte le cause in esso confluite.

Questo precedente era stato però contraddetto da SU 15142/07 ed è stato superato da Su n. 9686/13, secondo la quale in presenza d’un evento interruttivo che tocchi una sola delle due cause connesse il giudice ha la facoltà e non l’obbligo di separarle, ma, ove non si avvalga di tale facoltà, l’eventuale ordinanza che dichiari interrotto il processo produce gli effetti di cui agli artt. 300 c.p.c. e ss. solo con riferimento alla causa in cui si è verificato l’evento interruttivo, mentre l’altra causa non separata resta in una “fase di stallo” o “di rinvio”, destinata necessariamente a cessare per effetto della riassunzione della causa interrotta o dell’estinzione di essa.

Dunque non ha pregio la tesi del primo motivo, che considera irrecuperabile la omessa notifica al primo difensore e bisogna chiedersi cosa accada in caso di incompleta notifica a una delle parti (tale è il L. nella causa riunita) dei due procedimenti. La Corte appello ha ipotizzato che fosse necessario disporre il rinnovo della notifica ex art. 291 c.p.c., ma solo dal punto di vista teorico.

Era questa la soluzione esatta che avrebbe dovuto adottare il tribunale, poichè, come ritenuto da Cass. 18318/15, nel caso di cumulo di cause scindibili, laddove il giudice – a fronte di un evento che concerna uno solo dei soggetti coinvolti nelle diverse vertenze – non separi le cause ma interrompa l’intero processo, la riassunzione, effettuata mediante deposito del relativo ricorso in cancelleria nel termine semestrale previsto dall’art. 305 c.p.c., deve ritenersi tempestiva rispetto a tutte le parti, sicchè, ove ricorso e decreto di fissazione dell’udienza di riassunzione non siano stati notificati ad alcune di esse, non può essere dichiarata, rispetto a costoro, l’estinzione parziale del processo, dovendosi invece, in applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c., ordinare la rinnovazione della notifica entro un termine perentorio.

La Corte di appello ha ritenuto invece che la notifica fosse valida anche per la causa di opposizione, perchè l’avv. Paparusso aveva, al tempo, studio in (OMISSIS), come l’avv. Lo Masto.

Ha poi, come si è detto, ipotizzato la nullità della notifica, ma ha ritenuto che essa fosse stata sanata ex tunc dalla istanza 112-2003 dell’avv. Paparusso, che dimostrava “l’acquisita conoscenza della riattivazione del processo”.

4.2) Tale conclusione era errata, come rilevato nel secondo motivo di ricorso (pag. 17), giacche trattavasi di istanza depositata dopo che la causa era stata trattenuta in decisione dal giudice di primo grado (cfr. sentenza d’appello pag. 3 parte finale e ricorso pag. 4), che dunque non poteva sanare il contraddittorio in primo grado e inoltre perchè il contenuto di essa non confermava affatto l’avvenuta conoscenza del processo. L’esame del testo (l’accesso agli atti è consentito dalla natura processuale della censura) consente di leggere infatti che secondo il L. (difensore Paparusso nella causa di opposizione, di cui qui si tratta) il procedimento non era “stato riassunto ed essendo decorso l’anno dalla cancellazione dal ruolo, deve ritenersi estinto”.

Dunque il secondo motivo di ricorso è fondato nella parte in cui, lamentando violazione dell’art. 291 c.p.c., rileva che non vi era stata ricostituzione del contraddittorio in primo grado.

5) L’errore non comporta la cassazione della sentenza d’appello con rinvio al tribunale, come richiesto nel terzo motivo di ricorso, che lamenta violazione degli artt. 354 cpv. c.p.c., artt. 24 cpv. e 111 cpv. Cost. in relazione alla mancata rimessione della causa al giudice di primo grado.

L’eccezionalità dello strumento di cui all’art. 354 impone infatti di applicare la regola secondo cui la nullità procedimentale – costituita dall’aver ritenuto il L. costituito in primo grado in sanatoria – doveva essere rilevata (come ha fatto il L. nel resistere all’appello) in sede di gravame e sanata dalla Corte di appello.

Il Collegio doveva disporre la rimessione in termini dell’appellato al fine di potere formulare le proprie richieste e conclusioni come se si trovasse nello stato di ripresa del processo al momento della riassunzione (ricorso pag. 21).

Il giudice di rinvio, al quale la causa viene restituita in accoglimento, nei limiti anzidetti, del secondo motivo, dovrà provvedervi.

La sentenza impugnata va cassata e la cognizione rimessa ad altra sezione della Corte di appello di Roma per la celebrazione dell’appello previ gli adempimenti prescritti e la liquidazione delle spese di questo giudizio.

PQM

La Corte rigetta il primo e il terzo motivo di ricorso.

Accoglie il secondo motivo nei sensi di cui in motivazione.

Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Roma, che provvederà anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione Seconda civile, il 23 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2016

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