Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19562 del 24/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19562 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: LOCATELLI GIUSEPPE

ORDINANZA
sul ricorso 5334-2012 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO,

che la rappresenta e difende;
– ricorrente contro

BORSATO CLAUDIO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
2017
1929

DEI MONTI PARIOLI 48, presso lo studio dell’avvocato
GIUSEPPE MARINI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato CARLO AMATO;

controricorrente

avverso la sentenza n. 16/2011 della COMM.TRIB.REG. di
VENEZIA, depositata il

19/01/2011;

Data pubblicazione: 24/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 18/07/2017 dal Consigliere Dott.
GIUSEPPE LOCATELLI;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in
persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ricorso.

UMBERTO DE AUGUSTINIS, che ha chiesto il rigetto del

N.R.G.5334/2012
FATTI DI CAUSA
L’Agenzia delle Entrate notificava a Borsato Claudio due avvisi di
accertamento con i quali, procedendo ad accertamento sintetico del
reddito a norma dell’art.38 d.P.R. 29 settembre 1973 n.600,
determinava per l’anno 2003 un maggior reddito di euro 45.275, e per
l’anno 2004 un maggior reddito di euro 75.444.

alla Commissione tributaria provinciale di Treviso che lo accoglieva con
sentenza n.4 del 2009.
L’Agenzia delle Entrate proponeva appello alla Commissione tributaria
regionale che lo rigettava con sentenza del 19.1.2011.
Contro la sentenza di appello l’Agenzia delle Entrate propone nove
motivi di ricorso per cassazione. Deposita documentazione attestante
che il contribuente ha definito la lite fiscale pendente a norma dell’art.39
comma 12 d.l.n.98 del 2011 con riferimento all’avviso di accertamento
relativo all’anno di imposta 2003, mentre il contenzioso prosegue con
riferimento all’avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 2004.
Borsato Claudio resiste con controricorso.
Il Procuratore generale chiede in via preliminare la dichiarazione di
inammissibilità del ricorso per violazione del principio di autosufficienza
poiché il ricorso “è confezionato in modo tale che siano riprodotti con
procedimento fotografico gli atti dei pregressi gradi ed i documenti ivi
prodotti, tra loro giustapposti con mere proposizioni di collegamento”.
RAGIONI DELLA DECISIONE
La preliminare eccezione di inammissibilità del ricorso, formulata dal
Procuratore generale, è infondata. In proposito occorre ribadire che, a
norma dell’art.366 comma primo n.3) cod.proc.civ., il ricorso per
cassazione deve contenere “l’esposizione sommaria dei fatti di causa”, e
che il principio di autosufficienza del ricorso non è violato dalla
circostanza che esso sia composto mediante inserimento di copie
fotostatiche o scannerizzate di atti relativi al giudizio di merito, qualora
(come nel caso in esame) la riproduzione integrale degli atti di causa sia
comunque accompagnata da una chiara sintesi dei punti rilevanti per la
risoluzione delle questione dedotte, rinvenibile nello svolgimento dei

Contro gli avvisi di accertamento il contribuente proponeva ricorso

singoli motivi di ricorso (in tal senso Sez. U, Ordinanza n. 4324 del
24/02/2014, Rv. 629551 – 01).
1.Primo motivo:”motivazione omessa o insufficiente su fatto decisivo
della controversia in relazione all’art.360 n.5 cod.proc.civ. ”
2.Secondo motivo:”violazione e falsa applicazione degli artt.32 e 38
d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 in combinato disposto in relazione
all’art.360 n.3 cod.proc.civ. “.

d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 e 2697 cod.civ. in combinato disposto in
relazione all’art.36(0) n.3 cod.proc.civ.”
4.Quarto motivo:”violazione e falsa applicazione dell’art.32 d.P.R. 29
settembre 1973 n.600 in relazione all’art.36(0) n.3 cod.proc.civ. ”
5.Quinto motivo:”motivazione omessa su fatto decisivo della
controversia in relazione all’art.360 n.5 cod.proc.civ.”.
6.Sesto nnotivo:”violazione e falsa applicazione dell’art.32 d.P.R. 29
settembre 1973 n.600 in relazione all’art.360 n.3 cod.proc.civ.”
7.Settimo motivo: “motivazione insufficiente su fatto decisivo della
controversia in relazione all’art.360 n.5 cod.proc.civ. “.
I primi sette motivi devono essere esaminati congiuntamente,
avendo tutti riguardo alla questione della utilizzabilità, da parte del
giudice di merito, della documentazione prodotta in giudizio dal
contribuente ma non esibita precedentemente all’Ufficio richiedente. Con
riferimento all’anno di imposta 2003 i motivi di ricorso sono inammissibili
per sopravenuta carenza di interesse, a seguito della intervenuta
definizione della lite fiscale pendente a norma dell’art.39 comma 12 della
legge n.111 del 2011, documentata dalla Agenzia delle Entrate con il
deposito della comunicazione di regolarità della definizione della lite. Con
riguardo all’anno di imposta 2004, non condonato, i motivi sono
inammissibili per estraneità delle censure alla ratio decidendi. Infatti, la
Commissione tributaria regionale , dopo aver affermato che “gli incassi di
redditi esenti avvenuti in quella annualità non appaiono sufficienti a
colmare il divario con l’importo determinato sinteticamente”, ha annullato
l’avviso ritenendo, in via preliminare, l’inammissibilità dell’accertamento
sintetico svolto validamente con riguardo ad un solo periodo di imposta
(2004), in violazione del disposto dell’art.38 d.P.R. 29 settembre 1973

2

3.Terzo motivo: “violazione e falsa applicazione degli artt.32 e 38

n.600, vigente ratione temporis, il quale, ai fini della determinazione del
reddito in forma sintetica, richiedeva che la non congruità del reddito
dichiarato perdurasse per almeno due annualità.
8.0ttavo motivo: “motivazione insufficiente su fatto decisivo della
controversia in relazione all’art.360 n.5 cod.proc.civ. “.
Il motivo è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse
riguardando l’anno di imposta 2003 oggetto di definizione agevolata.

settembre 1973 n.600 in relazione all’art.360 n.3 cod.proc.civ. “, nella
parte in cui il giudice di appello ha ritenuto l’insussistenza del requisito
della non congruità del reddito per almeno due annualità perché, con
riferimento all’anno 2005, l’Ufficio non aveva proceduto alla instaurazione
del contradditorio preventivo mediante invio di questionario.
Il motivo è fondato. Non è controverso che l’avviso di accertamento del
maggior reddito determinato sinteticamente sia stato emesso dall’Ufficio
con riferimento agli anni di imposta 2004 e 2005. La Commissione
tributaria regionale considera illegittimo l’accertamento poiché, in
riferimento alla ritenuta incongruità dei redditi dichiarati per l’anno 2005,
“l’Ufficio non può per la prima volta nell’avviso di accertamento indicare
che il contribuente non sarebbe stato congruo,” senza ” aver svolto una
istruttoria adeguata, la quale presuppone che il contribuente sia inviato a
fornite i dati e le notizie in suo possesso”. La motivazione non è
giuridicamente corretta. L ‘obbligo di instaurazione del contraddittorio
preventivo con il contribuente, in caso di determinazione sintetica del
reddito delle persone fisiche, è stato introdotto dall’art.22 del d.l.
31.5.2010 n.78, convertito nella legge

30.7.2010 n.122, che ha

sostituito l’art.38 comma 7 del d.P.R. 29 settembre 1973 n.600. La
disposizione non ha efficacia retroattiva e non è quindi applicabile
all’avviso di accertamento in oggetto, notificato il 16.11.2007.
In accoglimento del nono motivo di ricorso, relativamente all’anno di
imposta 2004, la sentenza deve essere cassata con rinvio alla
Commissione tributaria regionale del Veneto in diversa composizione,
alla quale è demandata la liquidazione delle spese del giudizio di
legittimità.
P.Q.M.

3

9.Nono motivo: “violazione e falsa applicazione dell’art.38 d.P.R. 29

Dichiara inammissibili i motivi di ricorso da uno a otto; accoglie il
nono motivo, cassa in relazione al motivo accolto e rinvia, anche sulle
spese, alla Commissione tributaria regionale del Veneto, in diversa
composizione.

Così deciso il 18.7.2017

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