Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19560 del 24/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 19560 Anno 2018
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: D’ASCOLA PASQUALE

SENTENZA
sul ricorso 29468-2010 proposto da:
BESSONE MADDALENA, elettivamente domiciliata in ROMA
VIA FEDERICO CONFALONIERI 5, presso lo studio
dell’avvocato LUIGI MANZI, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati PAOLO CENTORE,
EMANUELE COGLITORE giusta delega in calce;
– ricorrente –

2017

contro

1752

COMUNE DI ALESSANDRIA;

intimato

Nonché da:
COMUNE DI ALESSANDRIA in persona del Sindaco pro

Data pubblicazione: 24/07/2018

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIALE
PARIOLI 43, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO
D’AYALA VALVA, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato CLAUDIO SACCHETTO giusta delega a
margine;
– controricorrente incidentale –

BESSONE MADDALENA, elettivamente domiciliata in ROMA
VIA FEDERICO CONFALONIERI 5, presso lo studio
dell’avvocato LUIGI MANZI, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati EMANUELE COGLITORE,
PAOLO CENTORE giusta delega in calce;
– controricorrente all’incidentale avverso la sentenza n. 15/2010 della COMM.TRIB.REG. di
TORINO, depositata il 01/03/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 06/12/2017 dal Consigliere Dott. PASQUALE
D’ASCOLA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIOVANNI GIACALONE che ha concluso per
il rigetto del ricorso principale, assorbito il
ricorso incidentale;
udito per il ricorrente l’Avvocato CENTORE che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato D’AYALA VALVA
che ha chiesto il rigetto.

contro

Fatti di causa
Stando al ricorso, nell’ottobre 2007 la ricorrente riceveva in Carrù notifica di
una cartella di pagamento relativa a Ici 2001-2004 per circa 88mila euro.
Proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Alessandria,
eccependo l’omessa notifica degli avvisi di accertamento.

Il Comune produceva copia degli atti impositivi notificati in Torino Corso
Francia 151 con avviso di ricevimento consegnati alla contribuente che,
riferisce il ricorso odierno, “si sarebbe rifiutata di sottoscrivere l’avviso”.
La CTP rigettava il ricorso 1’11 marzo 2009, osservando che non era stata
proposta la querela di falso per contestare l’attestazione del postino.
La CTR Piemonte con sentenza depositata 11 marzo 2010 ha

1.1)

confermato la decisione di primo grado.
Maddalena Bessone ha proposto ricorso per cassazione svolgendo quattro
motivi.
Il Comune di Alessandria ha depositato controricorso con ricorso incidentale
condizionato con due motivi, relativo alla inammissibilità dell’atto di appello.
Parte ricorrente ha depositato controricorso al ricorso incidentale che
eccependone l’inammissibilità.
Ragioni della decisione
2)

Il primo motivo di ricorso denuncia omessa motivazione sulla verifica

della circostanza che la ricorrente potesse aver reso al postino, in Torino Corso
Francia 151, la dichiarazione di rifiuto di ricevere la notifica.
La ricorrente lamenta che non sia stata valutata la dichiarazione resa
dall’anagrafe del comune di Carrù, attestante che ella dimora abitualmente in

n.29468 -10

D’Ascola rei

3

Carrù dal 2004, nonché altra documentazione comprovante che ella nel giorno
della notifica si trovava ben distante da Torino.
Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt.2697, art.
62 d.lgs 546/92. Artt. 112, 115, 116 cpc .

incombeva sul Comune l’onere di dimostrare che gli avvisi erano stati notificati
al domicilio fiscale della contribuente o che ella avesse avuto piena
conoscenza, prova che l’ente locale non avrebbe dato.
Il terzo motivo denuncia

violazione e falsa applicazione dell’art 19 d.lgs

546/92 nonché dell’art. 62 c. 1.
La censura, che presuppone l’accoglimento delle precedenti, è volta a
sostenere che, mancando la prova della notifica degli atti di accertamento e
contestazione, il giudice avrebbe dovuto annullare la cartella di pagamento,
essendo impugnabile l’atto successivo se è stata omessa la notifica dell’atto ad
esso prodromico.
Con il quarto motivo parte ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione
dell’art. 2 e dell’art.39 d.lgs 546/92 nonché dell’art. 62 c. 1.
Si duole del fatto che il giudice di appello non abbia compreso il significato
della denuncia penale che ella aveva prodotto in giudizio, avendo
probabilmente ritenuto che avesse solo lo scopo di ottenere la sospensione
necessaria del processo, mentre quella denuncia aveva lo scopo di suffragare
la tesi dell’impossibilità della presenza della ricorrente in Torino allorquando
sarebbe avvenuta la notifica, trovandosi ella altrove.

k
n.29468 -10

D’Ascola rei

4

La ricorrente sostiene che a fronte della documentazione da lei prodotta,

Parte ricorrente osserva inoltre che la Commissione avrebbe dovuto
pronunciarsi sulla questione pregiudiziale e comunque avrebbe dovuto
considerare che l’art. 39, nello stabilire che il processo tributario è sospeso
quando è presentata querela di falso, non distingue tra querela civile e querela

3) I motivi, da esaminare congiuntamente per la loro interdipendenza, sono
infondati.
I giudici di merito hanno correttamente osservato che la attestazione
dell’ufficiale giudiziario circa la consegna dell’atto personalmente alla
destinataria, che aveva rifiutato di sottoscrivere la ricevuta, costituiva atto
pubblico che dava prova della notifica. Hanno fatto pertanto applicazione
dell’art. 2700 c.c., ai sensi del quale l’atto fa piena prova delle dichiarazioni
delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale (l’agente postale) aveva
attestato essere avvenuti alla sua presenza, cioè la consegna a persona
rintracciata in quel luogo e qualificatasi come destinataria, nonchè il rifiuto di
sottoscrivere, comportamento che nulla toglie alla validità della notificazione
(cfr specificamente Cass. n. 2421 del 04/02/2014).
Per togliere valore alla prova della notifica, in tal modo ampiamente forrnita
dal Comune, era quindi indispensabile esperire la querela di falso prevista
dall’art. 221 e segg. del codice di procedura civile, restando del tutto
irrilevante la denuncia penale – atto completamente diverso – per gli stessi
fatti, che la ricorrente avrebbe presentato al “tribunale di Alessandria” (ricorso
pag. 7), denuncia che è in atti in copia (priva peraltro di attestazioni di

n.29468 -IO D’Ascola rei

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penale.

ricevimento) e che mirava all’instaurazione di un processo penale a carico del
portalettere, con riserva di costituzione di parte civile.
3.1)

In mancanza di querela di falso in sede civile, unico strumento utile per

togliere valore all’atto pubblico, bene hanno fatto i giudici di merito a omettere

processo, per dimostrare ciò che avrebbe dovuto essere dimostrato davanti al
giudice della querela di falso, purtroppo non proposta.
Né la denuncia penale poteva avere rilevanza ai fini della sospensione,
dovendosi far riferimento al principio, enunciato in caso analogo, secondo cui
«Ai fini della sospensione del giudizio di opposizione tardiva a decreto
ingiuntivo, non rileva la pendenza di un procedimento penale per falsità della
relata di notifica dell’atto di opposizione, quando nel giudizio civile tale falsità
sia stata oggetto non di querela di falso, ma solo di contestazioni in ordine al
profilo della validità o esistenza della notificazione» (Cass. n. 673 del
15/01/2014).
4)

Discende da quanto esposto il rigetto del ricorso e la condanna alla

refusione delle spese di lite, liquidate in dispositivo, in relazione al valore della
controversia.
Resta assorbito il ricorso incidentale che era stato espressamente (pag. 15)
condizionato all’eventuale accoglimento del ricorso principale.
Ratione temporis non è applicabile il disposto di cui all’art. 13 comma 1 quater
del d.p.r 30 maggio 2002, n. 115, introdotto dal comma 17 dell’art. 1 della
legge n. 228/12.

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D’Ascola re!

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l’esame di tutte le deduzioni e fonti di prova addotte impropriamente, in questo

PQM
La Corte rigetta il ricorso principale. Dichiara assorbito il ricorso incidentale.
Condanna parte ricorrente alla refusione a controparte delle spese di lite,
liquidate in euro settemila per compenso, 200 per esborsi, oltre accessori di

Così deciso in Roma nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria tenuta il
6 dicembre 2017

legge,.

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