Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19547 del 18/09/2020

Cassazione civile sez. I, 18/09/2020, (ud. 23/07/2020, dep. 18/09/2020), n.19547

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15544/2019 proposto da:

O.S., rappresentato e difeso dall’avv. V. Sannoner, del foro

di Foggia;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BARI, depositata il 29/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/07/2020 da Dott. ACIERNO MARIA.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Tribunale di Bari ha rigettato la domanda di protezione internazionale ed umanitaria proposta dal cittadino (OMISSIS) O.S.. A sostegno della decisione, rilevata la non credibilità della vicenda narrata e la sua non riconducibilità alle ipotesi normative di protezione invidualizzante, è stato escluso che nell’area di provenienza del ricorrente (Edo State), si potesse ravvisare una situazione di violenza generalizzata tale da esporre qualsivoglia persona al rischio di un danno grave alla vita ed all’incolumità personale. E’ stata infine rigettata la domanda relativa alla protezione umanitaria sia in relazione all’accertamento svolto sulla situazione generale sia in relazione alle ragioni di salute esposte dal ricorrente che non lo espongono ad un rischio imminente delle cure necessarie in caso di rientro immediato nel suo paese.

Avverso questa pronuncia ha proposto ricorso per cassazione il cittadino straniero. Non ha svolto difese la parte intimata.

Nei primi due motivi di ricorso, da trattare unitariamente perchè logicamente congiunti, viene censurata, sia sotto il profilo della violazione di legge che in relazione all’omesso esame di un fatto decisivo e, più complessivamente, per motivazione carente o mancante, l’indagine officiosa svolta dal Tribunale in relazione alla situazione generale del paese. In particolare si rileva che non sono state valorizzate le fonti indicate nel ricorso in tribunale, (Amnesty International 2017/2018 ed ECOI.NET), riprodotte nel primo motivo e non si è tenuto conto dei principi elaborati dalla Corte di Giustizia nelle pronunce Elgafaji e Djakitè.

Le censure sono inammissibili per radicale difetto di specificità, in quanto nel corpus dei motivi sono riversate le informazioni tratte dalle fonti consultate dalla parte, senza, tuttavia, individuare effettivamente le lacune e le eventuali omissioni riscontrate nell’indagine svolta dal Tribunale. Le fonti sono, peraltro, sostanzialmente sovrapponibili sia in relazione alle agenzie informative (COI ed Amnesty International 2017/2018) che al contenuto. Il tribunale ha integrato la sua indagine anche con fonti (MAE) della metà del 2018. Il ricorrente non espone alcuna critica puntuale alle risultanze dell’approfondimento officioso svolto nè alle rationes che sostengono la decisione le quali si fondano sull’insufficienza delle criticità rilevate ad integrare una situazione di violenza generalizzata. In conclusione le censure risultano genericamente rivolte a evidenziare una situazione generale di pericolosità sottraendosi, tuttavia, alla critica specifica, che si sarebbe dovuta svolgere sulla base dell’apparato allegativo e probatorio oggetto di deduzione e deposito in Tribunale, delle diverse risultanze emerse e giustificate, previa illustrazione analitica delle fonti, nel provvedimento impugnato.

Anche il terzo motivo, volto a censurare il rigetto della protezione umanitaria, risulta formulato in modo generico senza confrontarsi con le rationes decidendi del provvedimento impugnato e senz’alcun cenno alla valutazione negativa svolta dal Tribunale sulla vulnerabilità soggettiva, di carattere sanitario, del ricorrente.

In conclusione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. In mancanza di difese della parte intimata non si deve provvedere sulle spese processuali.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ricorrono i presupposti per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, il contributo ivi previsto sia dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 settembre 2020

 

 

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