Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1954 del 24/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 24/01/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 24/01/2022), n.1954

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – rel. Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23052/12 R.G., proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

Solvay S.A., in persona del liquidatore p.t., rappresentata e difesa,

in forza di procura in calce al controricorso, dall’avv.to Pasquale

Russo, e dall’avv.to Guglielmo Fransoni, con i quali è

elettivamente domiciliata in Roma, Viale Bruno Buozzi, n. 102;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 48/X/12 della Commissione tributaria regionale

della Toscana, sezione distaccata di Livorno, depositata in data 19

marzo 2012, notificata il 16 ottobre 2012;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott.ssa Rosita

D’Angiolella nella Camera di consiglio del 16 dicembre 2021.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Ufficio II.DD. Di Livorno, a seguito di segnalazione della G.d.F., accertò, nei confronti della Società Solvay s.a; un maggiore imponibile ai fini IRPEG-ILOR per l’anno 1991, derivante dall’acquisto e successiva rivendita nel giorno successivo, per un importo depurato dei dividendi incassati dalla Solvay, di titoli acquistati dalla Finanziaria ICCRI da Fondi comuni di Investimento, operazione qualificata dall’Ufficio come “dividend washing”. La Commissione Tributaria Regionale della Toscana, riformando la sentenza di primo grado, accolse l’appello dell’Ufficio ritenendo che gli atti posti in essere dalla contribuente avessero come unico scopo l’imputazione a soggetto diverso dall’effettivo titolare di un regime fiscale più favorevole, sanzionabile come manovra elusiva.

La Solvay s.a. chiese la cassazione di tale sentenza e, con sentenza n. 25726 del 28/10/2009, questa Corte accolse il quarto motivo di ricorso in punto di sanzioni e rigettò gli altri motivi, cassando la sentenza impugnata in ordine al motivo accolto.

La società riassumeva il giudizio innanzi alla CTR della Toscana che con la sentenza n. 48/10/2012, qui impugnata, disapplicava le sanzioni sulla base di “obiettive condizioni di incertezza sulla portata della norma sanzionatoria.

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza, affidato ad un unico motivo.

La società contribuente ha resistito con controricorso; nelle more del giudizio ha presentato memoria, con allegazione della domanda di definizione agevolata della controversia D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, ex art. 6, conv. in L. 17 dicembre 2018, n. 136, chiedendo la sospensione del giudizio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. La società contribuente, pur avendo allegato istanza per la definizione agevolata della lite ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, conv. in L. 17 dicembre 2018, n. 136, non ha comprovato, mediante il deposito della relativa documentazione, il perfezionarsi della procedura agevolativa di cui al D.L, citato art. 6. Ed invero, il D.L. in parola, art. 6, comma 10, stabilisce che: “Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tale caso il processo è sospeso fino al 10 giugno 2019. Se entro tale data il contribuente deposita presso l’organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resto sospeso fino la 31 dicembre 2020”.

1.1. Nella specie, alcuna documentazione relativa al versamento degli importi dovuti o della prima rata è stato allegata; vieppiù, l’Amministrazione ricorrente nulla ha detto su tale istanza, né aderendovi, né denegandola (il D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 12, precisa che: “L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine”).

1.2. Non sussistendo i presupposti di legge della definizione agevolata, non può che procedersi all’esame del ricorso.

2. L’Agenzia delle entrate, con l’unico motivo di ricorso, denuncia l’error in procedendo, per violazione dell’art. 384 c.p.c., là dove la CTR, in sede di rinvio, a fronte della sentenza di questa Corte n. 25726/09 che riconosceva la debenza della pretesa tributaria e demandava al giudice di merito soltanto di rideterminare il quantum della sanzione, ha dichiarato non dovuta alcuna sanzione. Lamenta, dunque, la violazione di legge (art. 384 c.p.c.) per omesso svolgimento del riesame della controversia come indicato dalla sentenza di questa Corte n. 25726/09 e, quindi, dei principi direttivi ivi indicati.

2.1. Va premesso, in fatto, che con la sentenza Sez. 5, n. 25726 depositata il 9/12/2009, questa Corte, nell’accogliere per quanto di ragione il ricorso proposto dalla società contribuente, Solvay s.a., in controversia riguardante il credito d’imposta sui titoli oggetto di negoziazione e della detraibilità della ritenuta d’acconto sui dividendi ricavati da tali titoli, nonché nel disconoscimento della minusvalenza sui titoli rivenduti e la irrilevanza dell’ammontare dei dividendi quale elemento positivo di reddito ai fini IRPEG e negativo a fini ILOR e, quindi, la natura e l’inopponibilità all’Amministrazione Finanziaria dei negozi che posti in essere a soli fini di vantaggio fiscale (cd. dividend washing), ha così concluso: “I primi tre motivi di ricorso vanno pertanto rigettati, mentre va accolto, in ragione dello “ius superveniens” di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 3, applicabile retroattivamente (Cass. 17069/2009), il quarto motivo, relativo alla entità della sanzione, che va ridimensionata in relazione al principio del “favor rei”, avendo la contribuente sollevato fin dal primo grado di giudizio la doglianza relativa alla errata applicazione delle sanzioni. In effetti nei confronti della Società Solvay S.A. era stata applicata la sanzione prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 49, il cui minimo edittale prevedeva la duplicazione, a titolo sanzionatorio, della maggiore imposta dovuta. Essendo intervenuta nelle more del giudizio la più favorevole disposizione di cui al D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 16, comma 1, lett. b), il cui minimo corrisponde al cento per cento della maggiore imposta, spetterà al giudice di merito riformulare il calcolo della sanzione nella specie applicabile. Cassata pertanto la sentenza impugnata in ordine a tale motivo, sul quale il giudice d’appello aveva omesso di pronunciare, avendolo ritenuto assorbito dall’integrale accoglimento dell’impugnazione, la causa va rimessa ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, che liquiderà anche le spese relative al presente grado di giudizio”.

3. Secondo principi consolidati di questa Corte “In caso di ricorso per cassazione avverso la sentenza del giudice di rinvio fondato sulla deduzione della infedele esecuzione dei compiti affidatigli con la precedente pronuncia di annullamento, il sindacato della Suprema Corte si risolve nel controllo dei poteri propri del suddetto giudice di rinvio, per effetto di tale affidamento e dell’osservanza dei relativi limiti, la cui estensione varia a seconda che l’annullamento stesso sia avvenuto per violazione di norme di diritto ovvero per vizi della motivazione in ordine a punti decisivi della controversia, in quanto, nella prima ipotesi, egli è tenuto soltanto ad uniformarsi al principio di diritto enunciato nella sentenza di cassazione, senza possibilità di modificare l’accertamento e la valutazione dei fatti, già acquisiti al processo, mentre, nel secondo caso, la sentenza rescindente indicando i punti specifici di carenza o di contraddittorietà della motivazione – non limita il potere del giudice di rinvio all’esame dei soli punti indicati, da considerarsi come isolati dal restante materiale probatorio, ma conserva al giudice stesso tutte le facoltà che gli competevano originariamente quale giudice di merito, relative ai poteri di indagine e di valutazione della prova, nell’ambito dello specifico capo della sentenza di annullamento. In quest’ultima ipotesi, poi, il giudice di rinvio, nel rinnovare il giudizio, è tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema esplicitamente od implicitamente enunciato nella sentenza di annullamento, in sede di esame della coerenza del discorso giustificativo, evitando di fondare la decisione sugli stessi elementi del provvedimento annullato, ritenuti illogici, e con necessità, a seconda dei casi, di eliminare le contraddizioni e sopperire ai difetti argomentativi riscontrati.” (v., Sez. 6-5, 02/02/2018, n. 2652; Sez. U., 03/09/2020, n. 18303; id., Sez. U, 19/03/2019, n. 7691).

4. Tali principi consolidati si riflettono sulla fattispecie in esame, riguardante ipotesi di successivo ricorso per cassazione avverso la sentenza del giudice di rinvio per violazione di norme di diritto (dalla sentenza di rinvio si legge che: “col quarto motivo, si denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c., e del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 3, 5 e 6, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 49, per avere la Commissione Regionale omesso di pronunciare in ordine alla entità della sanzione che, per lo “ius superveniens”. di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, doveva essere applicata in misura ridotta”), ipotesi in cui il sindacato di questa Corte riguarda soltanto il controllo relativo al se il giudice di rinvio si sia uniformato al principio di diritto enunciato nella sentenza di cassazione, senza possibilità di modificare l’accertamento e la valutazione dei fatti già acquisiti al processo.

4.1. Procedendo a tale controllo, ritiene il Collegio che l’apparato motivazionale della sentenza impugnata confermi la tesi difensiva della ricorrente amministrazione sull’infedele esecuzione dei compiti affidati alla CTR con la precedente pronuncia di annullamento, in quanto da esso risulta che i secondi giudici, anziché uniformarsi alla pronuncia in diritto della Corte in punto di sanzioni e, quindi, sulla portata retroattiva del trattamento sanzionatorio più favorevole di cui al D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 16, comma 1, lett. b, hanno effettuato un riesame della questione controversa, arrivando a ritenere, in base ad autonome valutazioni, che le obiettive condizioni di incertezza della norma sanzionatoria, derivanti a loro volta dall’incerta configurabilità del principio dell’abuso del diritto, “fatto per la prima dal giudice di legittimità”, determinasse l’inapplicabilità delle sanzioni e, quindi, l’integrale accoglimento dell’appello della società contribuente.

5. Il ricorso, pertanto, va accolto, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla CTR della Toscana, sezione di staccata di Livorno, in diversa composizione, la quale è tenuta a provvedere anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla CTR della Toscana, sezione di staccata di Livorno, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2022

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