Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19527 del 23/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19527 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: FERNANDES GIULIO

ORDINANZA
sul ricorso 6741-2017 proposto da:
STEI LATO MARIA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
GREGORIO VII n.133, presso lo studio dell’avvocato CARMINE DI
PIETRO, rappresentata e difesa dall’avvocato DONATO DE
SARNO;

– ricorrente contro
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F.97103880585, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
EUROPA n.190, presso lo studio dell’avvocato ROBERTA _MAZZI,
rappresentata e difesa dall’avvocato DAVIDE ESPOSITO;

controricorrente

avverso la sentenza n. 3450/2016 della CORTE D’APPELLO di
ROMA, depositata il 08/09/2016;

Data pubblicazione: 23/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 23/05/2018 dal Consigliere Dott. GI ULI O
FERNANDES.
RILEVATO

che, con sentenza dell’8 settembre 2016, la Corte d’Appello di

domanda proposta da Maria Stellato nei confronti di Poste Italiane
s.p.a. intesa alla declaratoria di nullità del termine apposto al
contratto di lavoro intercorso tra essa istante e la convenuta società
per il periodo dal 16 luglio al 31 ottobre 2007 ed all’accertamento
della sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato
dalla stipula del contratto, con condanna di Poste Italiane a
riammetterla in servizio nonché al pagamento delle mensilità
maturate dalla cessazione del rapporto;

che, per quello ancora di rilievo in questa sede, ad avviso della
Corte territoriale l’apposizione del termine al contratto de quo stipulato ai sensi dell’art. 2, comma 1 bis, del d.Lgs n. 368/2001 non richiedeva l’indicazione delle ragioni di carattere tecnico,
organizzativo e produttivo e, inoltre, la società aveva provato di aver
rispettato la cd. “clausola di contingentamento” in quanto il rispetto
del limite percentuale stabilito dalla legge era da riferirsi all’intero
organico aziendale e non limitato agli addetti ai servizi postali;

che per la cassazione di tale decisione propone ricorso la Stellato
affidato a due motivi cui resiste con controricorso Poste Italiane
s.p.a.;

che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art.
380-bis cod. proc. civ., ritualmente comunicata alle parti,
unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di
consiglio;
CONSIDERATO

che: con il primo motivo di ricorso viene dedotta violazione e falsa
applicazione del d.Lgs. n. 368/2001 ( in relazione all’art. 360, primo
comma, n. 3, cod. proc. civ.) essendo l’interpretazione accolta dalla

Ric. 2017 n. 06741 sez. ML – ud. 23-05-2018
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Roma confermava la decisione di primo grado di rigetto della

Corte territoriale dell’art. 2, comma 1 bis, cit. non conforme al diritto
interno – dovendo, comunque, essere indicate le ragioni di carattere
tecnico, organizzativo o produttivo, ciò perché la predetta norma non
aveva introdotto un’ipotesi “esclusiva e/o alternativa” di apposizione
del termine, bensì aveva aggiunto ulteriori oneri rispetto a quelli
previsti dall’art. 1 del d.Lgs. n. 368/2001 – e contraria alla

secondo motivo viene dedotta violazione e falsa applicazione dell’art.
2, comma 1 bis, d.Lgs. n. 368/2001 ( in relazione all’art. 360, primo
comma, n. 3, cod. proc. civ.) per avere il giudice del gravame
erroneamente ritenuto che ai fini della verifica del rispetto della
percentuale di contingentamento occorresse avere riguardo all’intero
organico aziendale ed alla complessiva consistenza occupazionale e
non solo agli addetti ai servizi postali in senso stretto,
che il primo motivo è infondato alla stregua della giurisprudenza di
questa Corte che ha riconosciuto, sulla scorta della sentenza della
Corte costituzionale n. 214/2009, sia il carattere “acausale” della
norma in questione (cfr. per tutte Cass., SS.UU., 31 maggio 2016 n.
11374) sia l’applicabilità del comma 4 bis aggiunto dall’art. 1,
comma 40, L. n. 247/2007 ai contratti a termine stipulati
anteriormente alla sua entrata in vigore (cfr. Cass.22 dicembre 2016
n. 26674, decisioni alle cui motivazioni si rinvia ai sensi dell’art. 118
disp. att. cod. proc. civ.). Peraltro, anche la Corte di Giustizia
dell’Unione europea (C-20/10, Vino) ha precisato che la disposizione
di cui all’art. 2, comma 1 bis, “non contrasta con l’ordinamento
comunitario, in quanto è giustificata dalla Direttiva 1997/67/CE, in
tema di sviluppo del mercato interno dei servizi postali, non venendo
in rilievo la Direttiva 1999/70/CE, in tema di lavoro a tempo
determinato, neppure con riferimento al principio di non
discriminazione, che è affermato per le disparità di trattamento fra
lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato,
ma non anche per le disparità di trattamento fra differenti categorie
di lavoratori a tempo determinato”. In tal senso si è espressa Cass.
11 luglio 2012, n. 11659 che ha ulteriormente precisato che
Ric. 2017 n. 06741 sez. ML – ud. 23-05-2018
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normativa comunitaria in materia di contratto a termine; con il

l’indicata disposizione persegue uno scopo distinto da quello
consistente nella garanzia dell’attuazione, nell’ordinamento
nazionale, dell’accordo quadro di cui alla Direttiva 1999/70/CE
prevista dal d.lgs. n. 368/2001. Ciò trova conferma nel fatto che
essa è stata introdotta nell’ordinamento dalla legge n. 266/2005, art.
1, comma 558 che, data la sua natura di legge finanziaria, non era

dall’accordo quadro e, quindi, ad integrare le misure di recepimento
dell’accordo stesso;

che

del pari infondato è il secondo motivo alla luce

giurisprudenza di questa Corte che, in tema di rispetto dell’art. 2,
comma 1 bis, del d.lgs. n. 368/2001, ha sancito che la percentuale
del 15% è riferita all’intero organico aziendale facendo la norma
esclusivo riferimento alla tipologia di imprese presso cui avviene
l’assunzione – quelle concessionarie di servizi nei settori delle poste e non anche alle mansioni del lavoratore assunto, in coerenza con la
ratio della disposizione, ritenuta legittima dalla Corte Costituzionale
con sentenza n. 214 del 2009, individuata nella possibilità di
assicurare al meglio lo svolgimento del cd. ‘servizio universale’
postale, ai sensi dell’art. 1, comma

1,

d.lgs. n. 261/1999, di

attuazione della direttiva 1997/67/CE, mediante il riconoscimento di
una certa flessibilità nel ricorso allo strumento del contratto a tempo
determinato, sia pure entro limiti quantitativi fissati
inderogabilmente dal legislatore (v. Cass. 2 luglio 2015, n. 13609;
Cass. 5 febbraio 2016, n. 2324; Cass. 10 maggio 2017, n. 16431).
A loro volta i summenzionati limiti quantitativi sono rafforzati dal
controllo che sulla loro osservanza può essere svolto grazie al
meccanismo di trasparenza delineato dall’art. 2, comma 1 bis, del
d.lgs. n. 368/2001, che impone all’azienda di comunicare alle
organizzazioni sindacali provinciali di categoria le richieste di
assunzioni a termine;

che, pertanto, in adesione alla proposta del relatore, il ricorso va
rigettato;

Ric. 2017 n. 06741 sez. ML – ud. 23-05-2018
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finalizzata a garantire il raggiungimento dell’obiettivo perseguito

che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da
dispositivo in favore della controricorrente società;

che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato,
previsto dall’art. 13, comma 1

quater,

del d.P.R. 30 maggio,

introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n.

ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale
quello in esame (Cass. n. 22035 del 17/10/2014; Cass. n. 10306 del
13 maggio 2014 e numerose successive conformi);

P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del
presente giudizio liquidate in euro 200,00 per esborsi, euro 3.000,00
per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella
misura del 15%.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della
ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso art.
13.
Così deciso in Roma, il 23 maggio 2018
Il Presidente

228 (legge di stabilità 2013) trovando tale disposizione applicazione

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