Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19526 del 23/07/2018


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Civile Sent. Sez. U Num. 19526 Anno 2018
Presidente: SCHIRO’ STEFANO
Relatore: CIRILLO ETTORE

SENTENZA
sul ricorso 15437-2017 proposto da:
X.Y. , elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
RE TANCREDI 6, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO PARISELLA,
rappresentato e difeso da sé medesimo;
– ricorrente contro
CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE, CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI
AVVOCATI DI VELLETRI, PROCURATORE GENERALE PRESSO LA
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE;
– intimati –

Data pubblicazione: 23/07/2018

avverso la sentenza n. 408/2016 del CONSIGLIO NAZIONALE
FORENSE, depositata il 31/12/2016.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
3/07/2018 dal Consigliere ETTORE CIRILLO;
udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale

udito l’Avvocato Fabrizio Michele Romano.
FATTI DI CAUSA
1. Il Consiglio dell’ordine forense di Velletri instaurò plurimi
procedimenti disciplinari, poi riuniti, a carico dell’avvocato Fabrizio
Michele Romano per aver adoperato, in atti giudiziari e in
corrispondenza epistolare, espressioni sconvenienti e offensive nei
confronti vari soggetti (COA-Velletri; Pres. TAR-Lazio; Pres. COATivoli; avv. G. Pennelli) e per aver tenuto una condotta impropria con
una intimazione diretta nei confronti di una controparte (sig.ra G.
Gabrielli). All’esito applicò all’incolpato la sospensione dall’esercizio
della professione per cinque mesi, con decisione che, per vizi formali,
fu annullata con rinvio dal Consiglio nazionale forense.
2. A seguito di nuova deliberazione il Consiglio dell’ordine
forense di Velletri applicò all’avv. Romano la sospensione
dall’esercizio della professione per sette mesi. La decisione,
impugnata dall’interessato, è stata riformata, con pronunzia del 31
dicembre 2016, limitatamente al trattamento sanzionatorio,
derubricato dal Consiglio nazionale forense nella sola censura.
3.

Per la cassazione di tale sentenza l’avvocato Romano

propone, in data 14 giugno 2017, ricorso affidato a plurimi motivi e
corredato da istanza di sospensione della sentenza impugnata,
disattesa con ord. 27/12/2017, n. 30998. Indi, depositata memoria
illustrativa, la causa perviene all’odierna pubblica udienza per la
decisione finale.

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MARCELLO MATERA, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il ricorrente, sub § A), formula un primo rilievo, denunciando
la nullità della notificazione della sentenza impugnata, per essere
stata effettuata presso lo stesso Consiglio nazionale forense, laddove
avrebbe dovute essere eseguita presso il suo domicilio ovvero al suo

termine “lungo” per impugnare, il ricorso sarebbe tempestivo.
1.1 D rilievo è fondato. La proposizione del ricorso per
cassazione contro le decisioni del Consiglio nazionale forense è
soggetta – ai sensi dell’art. 36, comma 6, della legge 31/12/2012, n.
247, così come dell’art. 56, terzo co., del r.d.l. 27/11/1933, n. 1578 al termine breve di trenta giorni, decorrente dalla notificazione
d’ufficio della pronuncia contestata (Cass., Sez. U., 10/07/2017, n.
16993). Resta, invece, salva l’applicabilità del termine “lungo” di cui
all’art. 327 cod. proc. civ., nella sola ipotesi in cui non vi sia stata
valida notificazione d’ufficio della decisione impugnata e nessun
interessato abbia provveduto alla notificazione stessa di propria
iniziativa (Cass., Sez. U., 26/09/2011, n. 19565).
1.2 Nella specie, mancando l’elezione di domicilio in Roma e
risultando il solo domicilio in Colleferro, la notificazione d’ufficio della
decisione all’avvocato Romano è stata, effettivamente, eseguita
mediante deposito presso il Consiglio nazionale forense.
1.3 Sennonché, a seguito dell’introduzione del domicilio digitale,
corrispondente all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al
Consiglio dell’ordine di appartenenza, previsto dall’art.

16-sexies d.l.

18/10/2012, n. 179, come modificato dal d.l. 24/06/2014, n. 90, non
è più possibile effettuare le comunicazioni o le notificazioni presso la
cancelleria dell’ufficio giudiziario procedente (se munito di PEC, nella
specie [email protected] ), anche se l’avvocato destinatario ha
omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede
quest’ultimo, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra altresì la

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ud. 03-07-2018

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indirizzo di posta elettronica certificata. Sicché, potendo operare il

circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia
accessibile per cause imputabili al destinatario (Cass., 11/07/2017, n.
17048 e 15/09/2017, n. 21519; conf. Cass., Sez. U., 31/05/2016, n.
11383). Tale principio di diritto, enunciato riguardo al processo civile,
va esteso al processo dinanzi al Consiglio nazionale forense, al quale

247/2012; conf. Cass., Sez. U., 26/07/2004, n. 13975), i quali,
invece, unicamente per il giudizio di cassazione (art. 366, secondo
comma, cod. proc. civ.; art. 16-sexies, d.l. n.179/2012) prescrivono
che, in mancanza di espresse indicazioni, le notificazioni devono
essere effettuate in cancelleria (Cass., 05/10/2017, n. 23289; conf.
Cass., Sez. U., 20/06/2012, n. 10143).
1.4

Consequenzialmente,

non

risultando

dagli

atti

l’inaccessibilità dell’indirizzo di posta elettronica certificata
dell’avvocato Romano (fabriziomiche[email protected] ), non
era consentita la notificazione della sentenza presso gli uffici del
Consiglio nazionale forense; il che rende operante il termine “lungo”
di cui all’art. 327 cod. proc. civ..
2. Col primo motivo di ricorso sub §B), il ricorrente denuncia
plurime e coacervate violazioni di norme di diritto processuali e
procedimentali, assumendo che il giudice di merito avrebbe
trascurato il rilievo circa l’illegittimo diniego all’accesso agli atti del
Consiglio dell’ordine forense.
2.1 Premesso che il giudice di merito ha appositamente
pronunciato sul punto, stigmatizzando la genericità della richiesta di
accesso avanzata dall’avv. Romano, questi, nell’invocare l’istanza del
20/05/2014, non ha rispettato la necessaria autosufficienza del
ricorso, mancando la trascrizione di tale istanza ovvero la sua precisa
localizzazione nell’incarto processuale (Cass., Sez. U., 03/11/2011, n.
22726). Il che comporta l’inammissibilità del motivo, laddove non
consente l’apprezzamento del contenuto della ridetta istanza, che, in

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si applicano norme e principi del codice di rito civile (art. 37, legge n.

tesi generale, non può essere generica, eccessivamente estesa o
riferita ad atti non specificamente individuati.
2.2 Infatti, se non può in linea di principio pretendersi che siano
indicati dall’interessato specifici dati identificativi non in suo possesso,
deve in ogni caso rilevarsi come gli organi amministrativi siano tenuti

circoscritto, onde coniugare il diritto alla trasparenza con l’esigenza di
evitare un improprio esercizio del diritto di accesso (es. Cons. Stato,
Sez. IV, 12/01/2016, n. 68). Ciò vale anche riguardo agli organismi
degli Ordini forensi, quali soggetti che rivestono una funzione
essenzialmente amministrativa (conf. in generale Cass., Sez. U., del
10/07/2017, n. 16993).
3. Col secondo motivo di ricorso sub §C), il ricorrente formula
plurime e coacervate doglianze assumendo che il giudice di merito, da
un lato, avrebbe trascurato il rilievo di asserita “pregiudizialità penale
per sussistenza di altro precedente appello avverso delibera di
incolpazione e citazione a giudizio del 16/04/2014”, dall’altro avrebbe
ingiustamente disatteso richieste di prove orali.
3.1 Entrambe le censure sono inammissibili per assoluto difetto
di autosufficienza, non essendo reperibili in ricorso i dati essenziali
per la comprensione dei relativi rilievi, sia riguardo ad altra
impugnazione proposta e al suo oggetto, sia in ordine ai contenuti
delle richieste istruttorie avanzate.
3.2 Inoltre, si consideri che le sezioni unite (a) hanno escluso
che l’atto di apertura del procedimento costituisca decisione in senso
stretto, ritenendola, quindi, non impugnabile (Cass. Sez. U., n. 5199
del 2016; conf. n. 16993/2017); (b) hanno affermato che la denuncia
della mancata ammissione di una prova testimoniale da parte del
giudice disciplinare comporta l’onere di indicare specificamente le
circostanze che formavano oggetto della prova, al fine di consentire al

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a produrre documenti individuati in modo sufficientemente preciso e

giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare e,
quindi, delle prove stesse (Cass., Sez. U., 22/12/2011 n. 28336).
4. Col terzo motivo di ricorso sub §D) il ricorrente formula
plurime e inestricabili doglianze, che in parte riproducono quelle sub
§C) e in parte paiono voler introdurre una sorta di vizio di

per effetto dell’entrata in vigore del nuovo ordinamento forense,
andava identificato nel nuovo e indipendente Consiglio distrettuale di
disciplina e non nel Consiglio dell’ordine forense.
4.1 Nel richiamare le considerazioni già svolte riguardo al
motivo sub §C), si osserva che erroneamente il ricorrente asserisce
che le proprie vicende disciplinari dovessero essere devolute Consiglio
distrettuale di disciplina, poiché tale organismo è divenuto operante
solo dal 01/01/2015 (art. 14 reg. 31/01/2014, n. 1), mentre la
censurata decisione disciplinare del Consiglio dell’ordine risale al
10/09/2014.
5. Col quarto motivo di ricorso sub §E),

il ricorrente formula

plurime e coacervate doglianze procedimentali: a) pretesa nullità del
provvedimento disciplinare per violazione dell’obbligo di preventiva
comunicazione

nei

trenta

giorni

della

notizia

dell’illecito,

asseritamente previsto dall’art. 38 L.P.; b) pretesa nullità della nuova
delibera di citazione a giudizio (16/04/2014), per avere contenuto
similare all’atto notificatogli in occasione del primo procedimento
disciplinare, conclusosi con la condanna poi annullata con rinvio dal
Consiglio nazionale forense.
5.1 La prima censura è manifestamente infondata. Infatti,
l’addotto art. 38 della vecchia legge professionale (r.d.l. n.
1578/1933), nel regolare la procedura disciplinare, non prevede
affatto l’adempimento invocato nel motivo di doglianza, né similare
adempimento è contenuto nel regolamento attuativo (r.d.

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costituzione dell’organo disciplinare di prima istanza che, a suo dire,

22/01/1934, n. 37) e persino nella nuova legge professionale (legge
n. 247/2012).
5.2 La seconda censura è anch’essa manifestamente infondata,
avendo il giudice di merito correttamente rilevato che il nuovo
procedimento disciplinare, incardinatosi dopo l’annullamento con

l’identico oggetto del primo procedimento, non potendo che
riguardare i medesimi fatti.
6.

Col quinto motivo di ricorso sub §F), il ricorrente formula

plurime e coacervate doglianze procedimentali sulla menomazione del
contraddittorio e del diritto di difesa dell’incolpato.
6.1 Premesso ancora una volta il difetto di autosufficienza delle
censure, si osserva che non è dato comprendere dal ricorso quale
concreto pregiudizio difensivo il ricorrente possa aver subito dal fatto
che i vari procedimenti disciplinari a suo carico fossero stati indicati
coi soli numeri di protocollo e non coi numeri di procedimento, non
essendovi peraltro alcuno specifico obbligo legale in tal senso (art.
48, r.d. n. 37/1934; vedi ora art. 21, reg. 21/02/2014, n.2).
6.2 Analoghe considerazioni valgono per la censura circa
l’omessa comunicazione di altre vicende endoprocedimentali, quali la
riunione preventiva di procedimenti, ovvero la nomina o la
sostituzione del relatore della pratica consiliare, aspetto quest’ultimo
irrilevante persino in sede giurisdizionale (Cass., 05/04/1991, n.
3571).
7. Col sesto motivo di ricorso sub §G), il ricorrente lamenta che
sia stato menomato il diritto di difesa dell’incolpato, in quanto “l’atto
di citazione disciplinare a cui si fa riferimento anziché contenere il
capo / i capi di imputazione fa solamente riferimento a quanto
indicato nel precedente giudizio di rinvio”.
7.1 La censura è inammissibile per assoluto difetto di
autosufficienza. Peraltro, trattandosi di rinnovazione della decisione

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rinvio della prima decisione disciplinare per ragioni formali, aveva

disciplinare sulla base dei medesimi addebiti della prima decisione poi
annullata con rinvio per l’omessa sottoscrizione del segretario, se del
caso, varrebbe il principio di diritto secondo cui l’atto amministrativo
può ritenersi valido se il suo contenuto risulti espresso per relationem
ad atti di cui il ricorrente sia certamente in possesso per esserne

prodromico sia unito al documento o che il suo contenuto sia riportato
nel corpo del nuovo atto (conf. in generale es. Cons. Stato, sez. IV,
22/03/2017, n. 1299).
8. Col settimo motivo di ricorso sub §H), il ricorrente formula
plurime e cumulative doglianze assumendo “assoluta violazione delle
norme regolatrici del procedimento disciplinare”, “difetto di
istruttoria”, “difetto di astensione di tutti i componenti del Consiglio
all’udienza del 14/12/2011”, “insussistenza dei presupposti per l’avvio
del procedimento ovvero dei singoli capi così come formulati”.
8.1 II mezzo è inammissibile, essendo articolato in più profili di
doglianza, ciascuno dei quali avrebbe potuto essere prospettato come
un autonomo motivo, laddove la formulazione del mezzo non
permette di cogliere con chiarezza i rilievi prospettati onde
consentirne, se necessario, l’esame separato esattamente negli stessi
termini in cui lo si sarebbe potuto fare se essi fossero stati articolati
in motivi diversi, singolarmente numerati (Cass., Sez. U.,
06/05/2015, n. 9100).
8.2 Quanto all’unico profilo chiaramente sviluppato nel corpo
del motivo, quello della mancata astensione collettiva dell’intero
Consiglio dell’ordine nella seduta tenutasi il 14/12/2011, in disparte
l’assoluto difetto di autosufficienza della ragione del rilievo con
riferimento alla nuova decisione emessa nel 2014 in sede di rinvio, va
solo ribadito che l’inosservanza dell’obbligo dell’astensione determina
la nullità del provvedimento adottato unicamente nell’ipotesi in cui il
componente dell’organo decidente abbia un interesse proprio e diretto

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stato il destinatario, non essendo neppure necessario che l’atto

nella causa, tale da porlo nella veste di parte del procedimento. In
ogni altra ipotesi assumono rilievo solo specifici motivi di ricusazione,
rimanendo esclusa in difetto della relativa istanza, qualsiasi incidenza
sulla regolare costituzione dell’organo decidente e sulla validità della
decisione, con la conseguenza che la mancata proposizione di detta

09/05/2011, n. 10071).
8.3 Resta, ovviamente, inammissibile ogni ipotetica istanza di
ricusazione che investa ex se la totalità dei membri del locale
Consiglio dell’Ordine, perché l’istituto della ricusazione può essere
adoperato per contestare l’imparzialità di singoli componenti del
collegio giudicante, ma non contro il medesimo nella sua globalità, al
fine di metterne in discussione l’idoneità a decidere (Cass., Sez. U.,
04/07/2012, n. 11142; conf. Corte EDU, 20/05/1998, Gautrin c.
Francia).
9. Con l’ottavo motivo di ricorso sub §I), il ricorrente formula
plurime e cumulative doglianze, in totale inosservanza del principio di
tipicità dei motivi di ricorso, il quale esige una duplice specificità del
motivo proposto, onerando il ricorrente di argomentare, oltre sul
piano giuridico/fattuale, sulla sussunzione della censura formulata
nella specifica previsione normativa alla stregua della tipologia dei
motivi di ricorso tassativamente stabiliti dalla legge.
9.1 Inoltre, riguardo alla contestazione circa “la modalità con
cui la notifica è stata effettuata allo scrivente a mani proprie anziché
in busta chiusa, in violazione del D.L.gvo 2003/1996”, si osserva che,
in disparte il difetto di autosufficienza del rilievo, non si determina
alcun vizio per l’effettuazione della comunicazione di apertura del
procedimento disciplinare mediante atto notificato a mani, anziché
mediante plico raccomandato, poiché lo strumento adottato assicura
ancor meglio della semplice spedizione postale l’effettiva conoscenza
dell’atto da parte del destinatario, mentre il minor grado di

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istanza non determina la nullità del provvedimento (Cass., Sez. U.,

riservatezza da esso assicurato non inficia certo la validità del
procedimento in esame (Cass., Sez. U., 04/07/2012, n. 11142).
9.2 Infine, quanto all’assunto secondo cui

“il capo di

imputazione di cui sub 53/11 al decreto di citazione del 13/09/2011
è affetto da totale ed assoluta nullità allorché formulato direttamente

gravemente tutta la fase del procedimento”, la doglianza, oltre a
difettare di autosufficienza, trascura che l’atto di apertura del
procedimento, avendo il solo scopo di segnalarne l’avvio con
l’indicazione dei capi di incolpazione, è privo di autonomo rilievo
impugnatorio (Cass., Sez. U, 20/06/2012, n. 10140).
10. Col nono motivo di ricorso sub §L), il ricorrente formula
plurime e coacervate doglianze, ancora una volta, con inammissibile
inosservanza dei principi di tipicità e autosufficienza dei motivi di
ricorso.
10.1 Dal testo del motivo pare intendersi che il ricorrente si
dolga del fatto che, a seguito nell’annullamento della prima decisione
consiliare del 2011 per difetto di sottoscrizione del segretario e
successive vicende di astensione di altro segretario, mancherebbe in
atti un provvedimento di nomina del nuovo presidente e del nuovo
segretario del collegio consiliare del 16/07/2014. Orbene, premesso
che la consequenziale decisione del 03/09/2014 risulta regolarmente
sottoscritta da presidente, relatore e segretario, va ribadito che la
nomina o la sostituzione di componenti il collegio decidente è aspetto
irrilevante persino in sede strettamente giurisdizionale (Cass.,
05/04/1991, n. 3571).
10.2 Infine, nell’ultimo capoverso di pag.37, il ricorrente
assume che vi sarebbe legittimo impedimento a comparire
dell’incolpato, ove ciò sia attestato da certificato medico e non sia
stata disposta visita di controllo dal Consiglio dell’ordine. Orbene,
premesso che non è dato comprendere la consistenza fattuale del

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dal Consiglio dell’ordine degli avvocati di Velletri omettendo

rilievo, si osserva che la censura relativa al mancato rinvio della
seduta del locale Consiglio per legittimo impedimento a comparire
dell’incolpato, attiene alla regolarità della discussione svoltasi davanti
al Consiglio territoriale e, dunque, non prospetta un vizio di natura
processuale sindacabile in sede di ricorso avverso la decisione del

materia disciplinare dai Consigli locali ed il relativo procedimento
hanno natura amministrativa e non giurisdizionale. Ne consegue che
la regolarità di detto procedimento può essere sindacata, in sede di
legittimità soltanto sotto l’aspetto motivazionale della sentenza del
Consiglio nazionale forense (art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc.
civ.) e quale nullità della decisione o del procedimento svoltosi
davanti al Consiglio territoriale (Cass., Sez. U., 06/06/2017, n.
13982). Sul punto il Consiglio nazionale forense ha chiarito che la
certificazione non fu esaminata, perché la seduta ordinistica fu
comunque rinviata per l’istanza di ricusazione presentata dall’avv.
Romano: la circostanza non risulta contestata in ricorso.
11. Col decimo motivo di ricorso sub §M), il ricorrente formula
plurime e coacervate doglianze, ancora una volta, con inammissibile
inosservanza dei principi di tipicità e autosufficienza dei motivi di
ricorso.
11.1 Dal tenore espositivo del motivo a pag. 38, pare
comprendere che il ricorrente assuma che nel testo di in un capo
d’incolpazione si sarebbe “…omesso di indicare l’articolo ovvero la
violazione deontologica contestata”, il che assurgerebbe “a motivo di
nullità assoluta ed insanabile”. Sennonché, ai fini della contestazione,
si deve aver riguardo alla specificazione del fatto più che
all’indicazione della norma violata; sicché, ove il primo sia descritto in
modo puntuale, neppure la mancata individuazione degli articoli di
legge violati e delle disposizioni deontologiche violate determina una
nullità (Cass., Sez. U ., 29/05/2017, n. 13456).

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Consiglio nazionale forense, atteso che le funzioni esercitate in

11.2 Di seguito, a pag. 38-39, il ricorrente formula rilievi
formali riguardo sia alla prima decisione consiliare assunta all’esito
della seduta del 14/12/2011, sia alla seconda decisione consiliare
assunta all’esito della seduta del 16/07/2014; in particolare pare
dolersi dell’omessa lettura del dispositivo. Orbene, premesso che i

annullamento giudiziario per altro motivo, si osserva che le funzioni
esercitate in materia disciplinare dai Consigli territoriali ed il relativo
procedimento hanno natura amministrativa e non giurisdizionale,
sicché la regolamentazione di quest’ultimo non è mutuabile, nelle sue
forme, dal codice di rito penale. Ne consegue che il relativo rinvio, di
cui all’art. 51 r.d. n. 37/1934, opera limitatamente alle norme sulla
deliberazione collegiale, senza estendersi alla pubblicazione, mediante
necessaria lettura del dispositivo in udienza, della decisione, in
quanto le adunanze dei Consigli locali non sono pubbliche e le relative
statuizioni sono pubblicate tramite deposito negli uffici di segreteria,
a cui fa seguito, anche ai fini della decorrenza del termine
d’impugnazione, la relativa notifica all’interessato (Cass., Sez. U.,
18/11/2015, n. 23540; v. supra §1.1).
11.3 Infine, il ricorrente pare dolersi pure dell’omessa
indicazione dell’esatto termine d’impugnazione e dell’organo dinanzi
al quale poteva essere proposto ricorso avverso la decisione del
Consiglio territoriale, ma ciò, com’è noto, non inficia affatto la validità
dell’atto amministrativo in se stesso considerato (conf., in generale e
tra le tante, Cass., 27/09/2011, n. 19675 e 09/01/2018, n. 301;
nonché Sez. U, 18/05/2000, n. 362).
12. Con l’undicesimo motivo di ricorso sub §N), il ricorrente
muove cumulativamente varie censure, che vanno dalla invalidità
della sentenza impugnata, alla nullità della decisione consiliare del
2014, all’infondatezza della contestazione disciplinare, all’incongruità

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rilievi circa la decisione del 2011 sono palesemente superati dal suo

della sanzione comminata e alla mancata valutazione della sanzione
da irrogare. Il motivo va disatteso.
12.1

In

disparte

ogni

ripetuta

considerazione

sulle

caratteristiche inammissibilmente cumulative (processuali,
procedimentali, “meritali” e sostanziali) delle censure, si osserva che

globale, diretto a riscontrare se l’immagine deontologica dell’avvocato
sia stata effettivamente compromessa dall’illecito, quale conseguenza
tratta dall’esame complessivo degli elementi di giudizio. Tale
valutazione, compiuta dal giudice disciplinare sulla base delle
risultanze del procedimento, non è soggetto al sindacato delle sezioni
unite, laddove la delibazione del contenuto degli scritti e delle
circostanze oggetto di vicende giudiziali unitamente
all’apprezzamento in concreto delle espressioni usate come lesive
dell’altrui decoro e, infine, all’esclusione dell’esercizio del diritto di
critica difensiva costituiscono oggetto di accertamenti in fatto,
riservati al giudice di merito ed insindacabili in sede di legittimità se
sorretti da motivazione adeguata al cd. minimo costituzionale. Infatti
le sentenze del Consiglio nazionale forense in materia disciplinare
sono impugnabili dinanzi alle sezioni unite della Corte, ai sensi
dell’art. 56 r.d.l. n. 1578/1933, soltanto per incompetenza, eccesso di
potere e violazione di legge, con la conseguenza che l’accertamento
del fatto, l’apprezzamento della sua rilevanza rispetto alle
imputazioni, la scelta della sanzione opportuna e, in generale, la
valutazione delle risultanze processuali non possono essere oggetto
del controllo di legittimità, salvo che si traducano in un palese
sviamento di potere, ossia nell’uso del potere disciplinare per un fine
diverso da quello per il quale è stato conferito (Cass., Sez. U.,
02/08/2017, n. 19163).
12.2 Non è, quindi, consentito alle sezioni unite sindacare, sul
piano del merito, le valutazioni del giudice disciplinare, dovendo la

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la rilevanza del fatto disciplinare dev’essere accertata con giudizio

Corte limitarsi ad esprimere un giudizio sulla congruità, sulla
adeguatezza e sull’assenza di vizi logici della motivazione che
sorregge la decisione finale (Cass., Sez. U., 02/12/2016, n. 24647).
Ne deriva che anche la determinazione della sanzione inflitta
all’incolpato dal Consiglio nazionale forense non è censurabile in sede

22/07/2016, n. 15203).
12.3 Quanto poi a ipotetici vizi motivazionali, neppure
concretamente addotti, deve rilevarsi che il ricorso, a mente dell’art.
360 u.c. cod. proc. civ., è soggetto anche all’applicazione del
riformulato primo comma, n. 5), applicabile pure al procedimento
disciplinare (Cass., Sez. U., 25/07/2016, n. 15287). Dunque, ogni
diversa ricostruzione fattuale, prospettata in ricorso, è inammissibile
perché comporta un nuovo giudizio di merito attraverso l’autonoma
valutazione delle risultanze degli atti di causa, laddove il controllo di
legittimità non equivale alla revisione del ragionamento decisorio né
costituisce occasione per accedere ad un ulteriore grado di merito ove
fare valere la supposta ingiustizia della decisione disciplinare
impugnata (Cass., Sez. U., 17/01/2017, n. 961).
12.4 A tal fine nella sentenza disciplinare l’esame di tale
peculiare e delicato profilo è affidato a icastiche asserzioni secondo
cui le espressioni adoperate dal ricorrente non possano ricondursi ad
ordinarie contrapposizioni processuali, ma siano gratuitamente
offensive, laddove addebitano a controparti, magistrati, etc. carenze
professionali, giuridiche e conoscitive (cfr. sent. pag. 2-5, 10) del
tutto esorbitanti dall’ordinaria dialettica difensiva e talvolta
esageratamente minacciose nel prefigurare responsabilità anche
penali. Si tratta di delibazione sintetica, ma non certo anapodittica.
13. Pertanto il ricorso va rigettato; nessuna statuizione va
adottata in punto di spese, mancando avversa attività difensiva.
P.Q.M.

Ric. 2017 n. 15437 sez. SU – ud. 03-07-2018

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di legittimità, salvo il caso di assenza di motivazione (Cass., Sez. U.,

La Corte rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma

1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002,

inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis, dello stesso

Così deciso in

art. 13 .
03/07/2018

Il Consi

DEPOSIIATO IN CMCELLERA
oggi ,
Il Funziongo audtztario
; • a Pacitti .

Ric. 2017 n. 15437 sez. SU – ud. 03-07-2018

-15-

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