Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19496 del 23/07/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 2 Num. 19496 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: SCARPA ANTONIO

Data pubblicazione: 23/07/2018

ORDINANZA
sul ricorso 15617-2014 proposto da:
CERCHI CARLO, TABACCO RITA, elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA GREGORIO VII 466, presso lo studio dell’avvocato
MARINA FLOCCO, che li rappresenta e difende;
– ricorrenti contro
INTESA SAN PAOLO SPA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA DI VILLA GRAZIOLI 15, presso lo studio dell’avvocato
BENEDETTO GARGANI, che la rappresenta e difende
unitamente agli avvocati MASSIMILIANO BIANCHI, GINO
CAVALLI;

• 4fs

– controricorrente avverso la sentenza n. 2064/2013 della CORTE D’APPELLO di
ROMA, depositata 1’11/04/2013;

,
4513 77c?

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
del 06/04/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.
FATTI DI CAUSA E RAGIONE DELLA DECISIONE
Carlo Cerchi e Rita Tabacco propongono ricorso in tre motivi
avverso la sentenza n. 2064/2013 della CORTE D’APPELLO di

Resiste con controricorso Intesa Sanpaolo S.p.a.
Le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 380 bis 1
c.p.c.
La Corte d’Appello di Roma ha rigettato l’appello avanzato da
Carlo Cerchi e Rita Tabacco contro la pronuncia resa in primo
grado dal Tribunale di Roma in data 20 dicembre 2004, che
aveva respinto la loro domanda di accertamento della natura
usuraria degli interessi passivi applicati dalla Banca San Paolo
di Torino nel mutuo ipotecario di lire 40 milioni, stipulato in
data 15 ottobre 1993 al tasso fisso annuo del 13% per l’intera
durata decennale, sulla base di venti rate semestrali di lire
3.630.000. La Corte d’Appello ha ritenuto nuova, in quanto
proposta per la prima volta in sede di gravame, la domanda di
applicazione del tasso sostitutivo ex art. 1, comma 3, legge 28
febbraio 2001, n. 24. Gli stessi giudici del gravame hanno
evidenziato peraltro come, alla stregua della CTU espletata in
primo grado, il tasso fisso di interessi del 13% fosse divenuto
superiore al tasso soglia usurario soltanto a far tempo dal 1
aprile 1998, essendo stato poi rinegoziato dalla banca
mutuante nella misura del 9,96°/0 a decorrere da 2 gennaio
2001. Tuttavia, osserva la sentenza impugnata, per stabilire il
carattere usurario degli interessi doveva aversi riguardo alla
data di stipulazione del mutuo, e quindi non poteva tenersi
conto della disciplina introdotta dalla legge 7 marzo 1996, n.
108.
Ric. 2014 n. 15617 sez. 52 – ud. 06-04-2018
-2-

ROMA, depositata l’11/04/2013.

Il primo motivo di ricorso di Carlo Cerchi e Rita Tabacco
denuncia la violazione degli artt. 111 Cost., 345 c.p.c., 1,
comma 2, d.l. 394/2000, convertito in legge n. 24/2001,
l’omesso rilievo dei presupposti per l’applicazione del tasso
sostitutivo dell’8%, nonché l’omesso riconoscimento

richiamata dalla Corte d’Appello di Roma.
Il secondo motivo di ricorso denuncia l’omesso esame di fatto
decisivo in punto di riconosciuta usurarietà del rapporto, come
accertata dal CTU in primo grado e non impugnato dalla Banca,
dovendosi, quindi, applicare al rapporto, benché sorto prima
delle legge 108/1996, l’art. 1815 c.c. Viene pure segnalato
come la Banca avesse operato la sostituzione dell’iniziale tasso
usuraio soltanto in corso di causa.
Il terzo motivo di ricorso di Carlo Cerchi e Rita Tabacco
denuncia la violazione degli artt. 10, 14 e 91 c.p.c. e del d.m.
n. 140/2012, quanto alla determinazione del valore della
controversia per la liquidazione delle spese processuali e per
l’ingiusta soccombenza decretata in esclusivo danno degli
appellanti, pur essendo stata accertata l’usurarietà tramite la
CTU.
All’adunanza camerale ex art. 380 bis 1 c.p.c. del 21 settembre
2017 il Collegio dispose di rinviare la causa a nuovo ruolo in
attesa della decisione delle Sezioni Unite sulla questione di
diritto, oggetto dei primi due motivi di ricorso, in quanto
rimessa alla decisione delle Sezioni Unite di questa Corte con
l’ordinanza interlocutoria Cass. Sez. 1, 31/01/2017, n. 2484.
La pronuncia delle Sezioni Unite è poi intervenuta con sentenza
n. 24675 del 19/10/2017.
Vanno respinte le eccezioni di inammissibilità sollevate dalla
controricorrente, sia perché il ricorso supera lo scrutinio ex art.
Ric. 2014 n. 15617 sez. 52 – ud. 06-04-2018
-3-

dell’usurarietà degli interessi, confermata pure dalla CTU

360-bis, n. 1, c.p.c., pure da svolgersi con riferimento al
momento della decisione, trattandosi di questione sulla quale è
stato appena composto dalle Sezioni Unite il contrasto di
orientamenti esistente; sia perché può dirsi sufficientemente
osservato quanto prescritto dall’art. 366, comma 1, n. 6,

in maniera da rendere comprensibili i motivi di doglianza e i
relativi presupposti fattuali; sia perché i motivi, pur rivelando
un contenuto complesso, ed una natura perciò eclettica (in
quanto articolati al loro interno in più profili, ciascuno dei quali
prospettabile in astratto come autonoma censura riportabile a
distinti tipi di vizio contemplati dall’art. 360, comma 1, c.p.c.),
permettono comunque di cogliere le doglianze prospettate e di
procedere all’esame separato di esse (Cass. Sez. U,
06/05/2015, n. 9100).
Il primo ed il secondo motivo di ricorso, da esaminare
congiuntamente per i loro profili di connessione, risultano
infondati. Essi concernono la questione inerente l’usurarietà,
sopravvenuta nel corso dell’esecuzione del contratto, del tasso
d’interessi di un mutuo, a tasso fisso o variabile,
originariamente pattuito in misura legittima, facendosi
applicazione, “ratione temporis”, della norma d’interpretazione
autentica di cui all’art. 1 del d.l. n. 394 del 2000 (conv., con
modif., dalla I. n. 24 del 2001). E’ da stabilire, quindi, se il
giudice sia comunque tenuto, anche d’ufficio, ad accertare
l’usurarietà e, per la frazione temporale nella quale il
superamento del tasso soglia sia effettivamente intervenuto,
rimanendo ex nunc inefficace la clausola convenzionale di
interessi, debba applicare il tasso previsto in via normativa,
secondo la rilevazione trimestrale eseguita ai sensi dell’art. 2
della I. n. 108 del 1996, senza peraltro applicare le sanzioni
Ric. 2014 n. 15617 sez. 52 – ud. 06-04-2018
-4-

c.p.c., in quanto il ricorso indica i documenti sui quali si fonda

penali e civili stabilite dagli artt. 644 c.p. e 1815, comma 2,
c.c. (così Cass. Sez. 1 , 12/04/2017, n. 9405; Cass. Sez. 1,
17/08/2016, n. 17150); oppure se debba affermarsi che i
criteri fissati dalla legge n. 108 del 1996, per la determinazione
del carattere usurario degli interessi, non si applicano alle

esse contenute in mutui a tasso fisso o variabile (così Cass.
Sez. 1, 19/01/2016, n. 801).
La Corte d’Appello di Roma ha escluso l’applicabilità della
disciplina introdotta dalla legge 7 marzo 1996, n. 108, al fine di
stabilire il carattere usurario degli interessi, trattandosi di
mutuo fondiario stipulato il 15 ottobre 1993, ai sensi della
legge 6 giugno 1991, n. 175, al tasso fisso del 13% annuo
(rinegoziato nella misura del 9,96% a decorrere da 2 gennaio
2001), negando rilievo alla circostanza che lo stesso fosse
divenuto superiore al tasso soglia a far tempo dal 1 aprile
1998. In tal modo, la sentenza impugnata ha condiviso
l’interpretazione da ultimo affermata da Cass. Sez. U,
19/10/2017, n. 24675, secondo cui nei contratti di mutuo,
allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e
mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la
soglia dell’usura, come determinata in base alle disposizioni
della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o
l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del
tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in
vigore della predetta legge o della clausola stipulata
successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale
risultante al momento della stipula, né la pretesa del
mutuante, di riscuotere gli interessi secondo il tasso
validamente concordato, può essere qualificata, per il solo fatto

Ric. 2014 n. 15617 sez. 52 – ud. 06-04-2018
-5-

pattuizioni anteriori all’entrata in vigore di quella legge, siano

del sopraggiunto superamento di detta soglia, contraria al
dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.
Sono peraltro inammissibili i riferimenti fatti poi nei primi due
motivi di ricorso al parametro di cui all’art. 360, comma 1, n.
5, c.p.c. (riformulato dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83,

tasso applicato ed all’avvenuta rinegoziazione dello stesso: si
tratta di questioni che sono state, al contrario, esaminate e
valutate nella sentenza impugnata (in particolare, a pagina 4),
sicché i ricorrenti, nella sostanza, si limitano rispetto ad esse a
lamentare l’insufficiente rilievo dato alle loro argomentazioni
difensive rispetto a quelle prescelte dalla Corte d’Appello per
supportare l’adozione del provvedimento.
Il terzo motivo di ricorso va del pari respinto, in quanto la
Corte d’Appello, avendo integralmente rigettato l’impugnazione
spiegata da Carlo Cerchi e Rita Tabacco contro la sentenza di
primo grado del Tribunale di Roma del 20 dicembre 2004 (la
quale a sua volta aveva rigettato la loro domanda), ha regolato
le spese del giudizio di secondo grado sulla base della
soccombenza integrale degli appellanti, facendo applicazione
del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c., e non è sindacabile
in cassazione il mancato esercizio del potere di compensazione
ex art. 92 c.p.c. E’ a sua volta inammissibile per genericità la
cesura di violazione delle “disposizioni in materia ex DM
140/12” per aver la Corte di Roma “applicato tariffe diverse
rispetto a quelle previste”: i ricorrenti non specificano gli errori
commessi dalla Corte d’Appello, non precisano le voci della
tabella dei compensi che si ritengono violate, né individuano
quale fosse l’effettivo valore della causa, al fine di dimostrare
che la liquidazione compiuta abbia ecceduto i limiti della tariffa
corrispondente a detto valore.
Ric. 2014 n. 15617 sez. 52 – ud. 06-04-2018
-6-

conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134), quanto all’usurarietà del

Il ricorso va perciò rigettato.
Il contrasto di orientamenti esistente in giurisprudenza sulla
questione di diritto oggetto dei primi due motivi di ricorso
giustifica la compensazione fra le parti delle spese del giudizio
di cassazione.

comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha
aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – dell’obbligo di versamento, da
parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente
rigettata.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese
sostenute nel giudizio di cassazione.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del
2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del
2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso,
a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 aprile
2018.
Il Presidente
Dott. Stefano Petitti
(
i

4A1H t(i()

Ric. 2014 n. 15617 sez. 52 – ud. 06-04-2018
-7-

Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1,

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

23 LUG. 2018

Roma,

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA