Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19495 del 23/07/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 19495 Anno 2018
Presidente: ORICCHIO ANTONIO
Relatore: CORTESI FRANCESCO

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15599/2014 R.G. proposto da
FUSI RENZO, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Antonello LINETTI
e Daniele MANCA BITTI, elettivamente domiciliato presso il secondo
a Roma, in via Luigi Luciani n. 1
– ricorrente –

contro
ORADINI MARIA, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Emanuele
CORLI e Gabriele PAFUNDI, elettivamente domiciliata presso il
secondo a Roma, in viale Giulio Cesare n. 14
– contro ricorrente-

avverso la sentenza della Corte d’Appello di Brescia n. 2g0/2014,
depositata in data 20.2.2014, notificata il 9.4.2014.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 28.3.2018 dal
Consigliere Relatore dott. Francesco CORTESI.

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Data pubblicazione: 23/07/2018

FATTI DI CAUSA
Rilevato che:
– con citazione notificata il 27.4.2005, Maria Oradini chiese al
Tribunale di Brescia, sezione distaccata di Salò, che fosse
identificato il confine fra il fondo di sua proprietà e quello dei
confinanti Renzo e Silvio Fusi, con condanna di questi ultimi a

illegittimamente sottratta;

rimasto contumace Silvio Fusi, si costituì Renzo Fusi

deducendo di essere l’unico proprietario del fondo confinante
nonché della porzione di terreno oggetto della domanda di
restituzione, e ciò sia in forza dell’esatta collocazione dei confini,
sia- ed in ogni caso- per averla usucapita;
– il tribunale accolse la domanda condannando i convenuti in
solido al pagamento delle spese;
– Renzo e Silvio Fusi impugnarono la sentenza e Maria Oradini
si costituì chiedendone la conferma; la Corte d’Appello di Brescia
respinse il gravame, eccezion fatta che per la parte inerente alle
spese di lite poste a carico di Silvio Fusi, del quale rilevò
l’estraneità al rapporto dedotto, con conseguente pronunzia di
riconoscimento delle stesse a suo favore;
– per il resto, la corte ritenne che le prove esperite non
consentissero di allocare i confini nei punti indicati dall’appellante
Renzo Fusi, ritenendo pertanto idonee al riguardo le risultanze delle
mappe catastali in vigore, sulle quali era stata esperita apposita
consulenza tecnica;
– avverso detta sentenza Renzo Fusi ha proposto ricorso per
cassazione sulla base di cinque motivi, illustrati da successiva
memoria; Maria Oradini ha depositato controricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE

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restituirle la porzione di terreno che assumeva esserle stata

Considerato che:
– con il primo motivo- denunziando violazione dell’art. 950
cod. civ.- il ricorrente assume che la corte d’appello avrebbe errato
nell’individuare la linea di confine prendendo a riferimento le
mappe catastali in vigore, anziché quelle cessate, dalle quali
sarebbe emersa l’esistenza di un diverso tracciato;
– il motivo può essere esaminato insieme al secondo, con il

l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio,
sostenendo che la corte d’appello non avrebbe accertato tali
risultanze, raffrontandole con gli esiti della consulenza esperita;
– entrambe le censure sono prive di pregio;
– la prima è infatti inammissibile per come formulata, giacché
il ricorrente non indica la ragione per la quale la norma invocata,
che afferma il carattere probatorio sussidiario delle mappe catastali
in tema di determinazione del confine, dovrebbe estendersi a quelle
non più vigenti;
– la seconda è priva di fondamento, poiché il fatto che in essa
è veicolato (l’esistenza di una diversa allocazione dei confini in base
alle mappe catastali previgenti) risulta preso in esame dalla
sentenza d’appello, che pure lo ha escluso (cfr. pag. 13);
– con il terzo motivo- denunziando violazione dell’art. 950 cod.
civ.- il ricorrente assume che la corte d’appello avrebbe fatto
erroneo ricorso al valore probatorio delle mappe catastali, pur in
presenza di diversi mezzi di prova idonei a supportare la propria
tesi;
– anche detto motivo è inammissibile, non essendo censurabile
in sede di legittimità l’apprezzamento con il quale il giudice del
merito ricorre all’indicato criterio sussidiario in presenza di
mancanza od inidoneità delle restanti prove (cfr. Cass. 6.6.2017, n.
14020);
– con il quarto motivo, denunziando l’omesso esame di un fatto
controverso e decisivo per il giudizio, il ricorrente lamenta in realtà
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quale, in relazione alla medesima circostanza, il ricorrente lamenta

un’erronea valutazione delle prove testimoniali acquisite nel
giudizio di primo grado, dilungandosi nell’opporre al motivato
apprezzamento della corte territoriale proprie difformi valutazioni
delle risultanze istruttorie;
– il motivo è inammissibile, poiché tale modus operandi non è
idoneo a segnalare un vizio di motivazione; ed infatti (v. in tal
senso, fra le altre, Cass. 27.7.2017, n. 18665), i vizi argomentativi

non possono consistere in apprezzamenti fattuali difformi da quelli
propugnati da una delle parti, perché a norma dell’art. 116 cod.
proc. civ. rientra nel potere discrezionale (e perciò insindacabile)
del giudice di merito individuare le fonti del proprio convincimento,
apprezzare all’uopo le prove, controllarne l’attendibilità,
l’affidabilità e la concludenza e scegliere, tra le varie risultanze
istruttorie, quelle ritenute idonee e rilevanti, senza che la denunzia
di un vizio di motivazione scivoli sul piano del merito di tale scelta,
come invece accaduto nella specie;
– con il quinto motivo- denunziando nullità della sentenza per
omessa pronunzia- il ricorrente assume che la corte d’appello non
avrebbe statuito sulla propria domanda subordinata di acquisto
della porzione di terreno per usucapione;
– il motivo è infondato, pur dovendosi procedere, al riguardo,
ad una correzione della motivazione;

al riguardo, dev’essere richiamata in premessa la

giurisprudenza di questa corte a Sezioni Unite (v. sent. 2.2.2017,
n. 2731), secondo cui la mancanza di motivazione su questione di
diritto e non di fatto deve ritenersi irrilevante, ai fini della
cassazione della sentenza, qualora il giudice del merito sia
comunque pervenuto ad un’esatta soluzione del problema giuridico
sottoposto al suo esame, poiché in tal caso la Corte di cassazione,
in ragione della funzione nomofilattica ad essa affidata
dall’ordinamento, nonché dei principi di economia processuale e di
ragionevole durata del processo, di cui all’art. 111, comma 2,
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deducibili con il ricorso ex art. 360, comma 1, n. 5 cod. proc. civ.

Cost., ha il potere, in una lettura costituzionalmente orientata
dell’art. 384 cod. proc. civ., di correggere la motivazione anche a
fronte di un error in procedendo, quale la motivazione omessa,
mediante l’enunciazione delle ragioni che giustificano in diritto la
decisione assunta;
– nel caso di specie, il Fusi aveva sostenuto di aver acquistato
la proprietà della porzione per usucapione allegando la circostanza

padre e dante causa per oltre un ventennio anteriore alla lite; ed a
tanto la Oradini aveva replicato assumendo che la disponibilità
della porzione al padre del Fusi era derivata da un contratto
d’affitto,

con

conseguente esclusione del

possesso

ad

usucapionem;

nella motivazione della sentenza, la corte d’appello ha

scrutinato le prove testimoniali assunte in proposito, rilevando
espressamente (cfr. pag. 14) che dalle stesse emergeva
univocamente come il padre del Fusi lavorasse il terreno in
questione in forza di un contratto d’affitto; l’accertamento di tale
fatto importa il rilievo dell’insussistenza di un valido possesso ad
usucapionem, e dunque il rigetto del motivo di gravame volto a
sostenerne l’esistenza;

ritenuto pertanto che il ricorso sia complessivamente

meritevole di rigetto, con conseguente carico delle spese al
ricorrente nella misura liquidata in dispositivo, e che sussistano i
presupposti di cui all’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del
2002

P.Q.M.

rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese
del presente giudizio, che liquida in C 1.400 per compenso ed
C 200,00 per esborsi, oltre accessori e spese generali nella misura
del 15% sul compenso; ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del
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del possesso pieno ed ininterrotto della stessa da parte del proprio

d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n.
228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale,
a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione II
Civile della Corte di Cassazione il 28/3/2018.

C4-4,

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma,

Il Presidente

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