Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19483 del 08/07/2021

Cassazione civile sez. I, 08/07/2021, (ud. 11/03/2021, dep. 08/07/2021), n.19483

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32475/2018 proposto da:

O.E., elettivamente domiciliato in Lecco, via Carlo Cattaneo,

n. 42/h, presso lo studio dell’avvocata Maria Daniela Sacchi, che lo

rappresenta e difende, giusta procura speciale;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma,

via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato,

che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositato in data

17/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/03/2021 dal cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- O.E., proveniente da terra (OMISSIS) ((OMISSIS)), ha presentato ricorso avverso il provvedimento della Commissione territoriale di Monza, di diniego di riconoscimento della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria), come pure di quello di riconoscimento della protezione umanitaria.

Con decreto depositato in data 28 giugno 2016, il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso.

2.- La pronuncia ha rilevato, in particolare, che il racconto del ricorrente “non raggiunge un sufficiente grado di attendibilità, perché poco circostanziato, contraddittorio e a tratti implausibile”. “Quello che emerge dal complesso delle dichiarazioni è che, morto il padre, lui e il fratello hanno venduto la casa di famiglia per organizzare il loro viaggio in Italia da clandestini, alla ricerca di migliori fonti di sostentamento dovendo farsi carico del mantenimento della madre e della sorella e non potendo più contare sull’aiuto economico dello zio che aveva perso il lavoro. Situazione, questa, che non può rilevare ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria”.

Ha poi escluso, richiamando le risultanze del sito (OMISSIS), aggiornato all’8 marzo 2018, che nella regione dell'(OMISSIS) sussista attualmente una situazione di conflitto armato e violenza generalizzata, come previsto dal D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c).

In punto di protezione umanitaria, il giudice ha osservato che non emergono aspetti di vulnerabilità riferibili in modo specifico alla persona del richiedente: “ha dimostrato buone doti di autonomia, non ha denunciato patologie di rilievo; nel suo Paese ha importanti riferimenti in quanto lì vivono la madre e la sorella; in Italia non ha raggiunto un sufficiente livello di integrazione sociale e lavorativa, perché vive in accoglienza e non ha mai svolto attività lavorativa”.

3.- Avverso questo provvedimento O.E. ha presentato ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi.

Il Ministero ha resistito, con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.- Il ricorrente rimprovera al Tribunale: (i) col primo motivo, la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, per non avere applicato i principi di attenuazione dell’onere della prova, gravante in capo al richiedente, e per avere errato nella formulazione del giudizio di (non) credibilità della narrazione delle cause e dei modi di espatrio del richiedente medesimo; (ii) col secondo motivo, la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 8, lett. b), per non avere ritenuto che il pericolo di essere perseguitato, in quanto professante la religione cristiana, costituisca persecuzione per motivi religiosi; (iii) col terzo motivo, la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c), per non avere riconosciuto la sussistenza di una minaccia grave alla vita della persona, in ragione della situazione generale del Paese di provenienza; (iv) col quarto motivo, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 per non avere assolto all’onere di cooperazione istruttoria gravante in capo all’autorità giudiziaria adita; (v) col quinto motivo, la violazione dell’art. 5, comma 6 e art. 19 T.U.I. per non avere riconosciuto la richiedente la protezione umanitaria, in ragione del livello di integrazione sociale raggiunto dall’istante e in relazione alle sue attuali condizioni di salute.

5.- Il ricorso è inammissibile.

5.1.- Secondo la giurisprudenza di questa Corte, la valutazione di (non) credibilità della narrazione del ricorrente, circa le ragioni del suo espatrio, è sindacabile in sede di legittimità solo nei limiti del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr., da ultimo, Cass., 16 dicembre 2020, n. 28782).

D’altra parte, la valutazione di non credibilità fornita dal giudice milanese appare oggettivamente ragionevole. Il ricorrente la contesta, sottolineando il “basso livello di scolarizzazione” del richiedente e il fatto che gli eventi narrati risalgono a “più di dieci anni fa, quando il ragazzo aveva all’epoca solo 13 anni”. Nei fatti, il racconto del richiedente ha collocato – riferisce il giudice del merito – l’assunto omicidio del padre a volte nel 2002, altre nel 2008: marcando così una incongruenza che la giovane età del richiedente viene propriamente a sottolineare, vista la sussistenza di un “intervallo” di sei anni.

5.2.- Quanto al secondo motivo, è da osservare che la compiuta valutazione di non credibilità del racconto del richiedente importa che il giudice del merito non debba svolgere ulteriori approfondimenti in punto di diritto di rifugio e di protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. a) e b) (cfr., per tutte, Cass., 24 dicembre 2020, n. 29624).

5.3.- Il terzo motivo di ricorso, nel contestare la valutazione negativa del Tribunale sulla situazione di conflitto armato nella regione di provenienza del richiedente, richiama un episodio di violenza avvenuto nel (OMISSIS) nello Stato del (OMISSIS) (sito nel centro del Paese, annota lo stesso ricorrente, che peraltro proviene dalla parte meridionale della (OMISSIS)). Il quarto motivo di ricorso predica, a sua volta, una generale e diffusa situazione di instabilità del Paese (OMISSIS).

A fronte di questi rilievi si deve osservare che – secondo la giurisprudenza di questa Corte – la nozione di conflitto armato rilevante ricorre quando lo scontro tra gruppi armati “ascende a un grado di violenza indiscriminata talmente intenso e imperversante da fare sussistere fondati motivi per ritenere che un civile rinviato nella regione di provenienza corra il rischio di danno grave alla propria persona per la sua sola presenza nel territorio” in cui, appunto, si viene a svolgere il conflitto (cfr., tra le più recenti, Cass., 2 marzo 2021, n. 5675). Come si vede, questa nozione fa specificamente perno su due profili: il peculiare livello degli scontri e disordini; la specifica, stretta attinenza dei medesimi con i luoghi da cui il richiedente proviene.

5.4.- Il quinto motivo, dedicato al tema della protezione umanitaria, si compone di enunciati solo generici. Nei fatti, esso assume che il richiedente ha raggiunto un “buon livello di integrazione e radicamento”, senza peraltro indicare, al riguardo, specifiche circostanze (se non quella costituita da una “buona padronanza dell’italiano”).

6.- Le spese seguono la regola della soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese relative al giudizio di legittimità, che liquida nella somma di Euro 2.100,00 oltre alle spese e agi accessori di leggi.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 11 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 luglio 2021

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