Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19479 del 23/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19479 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: DE MARINIS NICOLA

ORDINANZA
sul ricorso 6960-2017 proposto da:
FARINELLA MAURIZIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
ATTILIO REGOLO 12/D, presso lo studio dell’avvocato ITALO
CASTALDI, rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO MAZZINI;
– ricorrenti contro
LAURO CANTIERI VALSESIA SPA, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
DARDANELLI 13, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO
ALESII, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
UMBERTO DELZ ANNO;
– controricorrenti avverso la sentenza n. 173/2017 della CORTE D’APPELLO di
TORINO, depositata il 09/02/2017;

Data pubblicazione: 23/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 24/05/2018 dal Consigliere Dott. NICOLA DE
MAR1NIS.
RILEVATO

che con sentenza del 9 febbraio 2017, la Corte d’Appello di

rigettava la domanda proposta da Maurizio Farinella nei
confronti della Lauro Cantieri Valsesia S.p.A., avente ad oggetto
la declaratoria dell’illegittimità del licenziamento disciplinare
intimatogli per aver dato causa alla guida di un camion
aziendale ad un sinistro stradale con danneggiamento del
mezzo, recando un notevole danno economico alla Società;
che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa
ritenuto sussistente la condotta colposa del Farinella, non
essendo risultata provata, diversamente da quanto affermato
dal primo giudice, l’anomalia all’impianto frenante cui il Farinella
aveva addebitato la causazione del sinistro, e tale da
legittimare, anche a motivo dell’entità del danno arrecato al
mezzo, l’irrogazione della sanzione del licenziamento, qualificato
tempestivo per essere stato intimato alla cessazione del periodo
di malattia iniziato senza soluzione di continuità con l’incidente,
nonché la trattenuta operata sulla retribuzione ed il TFR del
Farinella a titolo di risarcimento del danno;
per la cassazione di tale decisione ricorre il Farinella, affidando
l’impugnazione a due motivi, cui resiste, con controricorso, la
Società;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è
stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;
che la Società controricorrente ha poi presentato memoria;
CONSIDERATO
Ric. 2017 n. 06960 sez. ML – ud. 24-05-2018
-2-

Torino, in riforma della decisione resa dal Tribunale di Vercelli,

che, con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la
violazione e falsa applicazione degli artt. 2119 c.c. e 7, I. n.
300/1970, lamenta l’incongruità logica e giuridica del giudizio
positivamente espresso dalla Corte territoriale in ordine alla
tempestività dell’irrogazione della sanzione;

omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, in una con la
violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., la ricorrente
lamenta l’incongruità dell’iter logico giuridico dalla Corte
territoriale posto a base del convincimento espresso in ordine
alla ricorrenza della condotta colposa del ricorrente, inficiato, a
suo dire, dalla svalutazione dei dati emersi in sede istruttoria
relativamente alle reiterate segnalazioni di anomalie all’impianto
frenante ed alla risalenza nel tempo degli interventi di revisione
del mezzo effettuati dalla Società nonché dall’irritualità
dell’acquisizione da internet di elementi di conoscenza non
riconducibili al fatto notorio, nonché in ordine alla rilevanza del
danno ed alla legittimità della relativa trattenuta estesa alle
spettanze di fine rapporto, non accompagnato dalla
quantificazione del danno medesimo;
che il primo motivo deve ritenersi infondato, atteso che
l’irrilevanza ritenuta dalla Corte territoriale con riguardo alla
dilatazione dello spatium deliberandi per l’irrogazione della
sanzione determinatasi nella specie e comunque giustificata
dall’inefficacia del provvedimento di recesso che eventualmente
fosse stato assunto a carico del lavoratore in malattia dalla
Società datrice, la quale, non a caso, vi ha dato corso all’atto
stesso del rientro in servizio del ricorrente, così impedendo che
il rapporto proseguisse anche in via provvisoria,- , appare
pienamente plausibile sul piano logico e giuridico appunto in
relazione alle motivazioni dalla Corte stessa indicate, date
Ric. 2017 n. 06960 sez. ML – ud. 24-05-2018
-3-

che, con il secondo articolato motivo, denunciando il vizio di

dall’opportunità di attendere gli esiti definitivi degli accertamenti
sulla dinamica dell’incidente e sullo stato del mezzo, risultando a
vantaggio del ricorrente per essere potenzialmente idonei a
supportare le giustificazioni dallo stesso addotte ed escludere la
responsabilità che ictu oculi,

trattandosi di tamponamento,

contestazione di addebito;
che, dal canto suo, il secondo motivo deve ritenersi
inammissibile, atteso che, esclusa l’irritualità dell’acquisizione su
internet di elementi di conoscenza, avendo la consultazione
riguardato non informazioni generiche bensì le caratteristiche
tecniche del mezzo affidato al ricorrente sul sito della casa
costruttrice, la Corte territoriale, a tenore della motivazione
dell’impugnata sentenza, non risulta essere incorsa in alcuna
omissione nell’esame dei fatti acquisiti al giudizio né in alcun
errore quanto alla percezione degli stessi, sicché le censure
mosse, intese a prospettare una rivalutazione dei fatti medesimi
(che, per di più, prescinde dalla confutazione degli argomenti
addotti dalla Corte territoriale a sostegno delle statuizioni rese,
come è a dirsi con riguardo alla ritenuta legittimità della
trattenuta a carico del ricorrente che si sostiene da parte del
medesimo essere stata pronunziata senza pervenire alla
quantificazione del danno e ignorando le contestazioni sollevate
dal ricorrente rispetto a quanto sul punto dedotto dalla Società,
senza tener conto di quanto espresso in motivazione circa
l’essere la trattenuta operata di gran lunga inferiore al danno
effettivamente subito e l’essere quel danno provato dalla
documentazione prodotta) non risultano, alla stregua del
novellato art. 360, n. 5, c.p.c., più deducibili;
che, pertanto, conformandosi alla proposta del relatore, il
ricorso va dunque rigettato;
Ric. 2017 n. 06960 sez. ML – ud. 24-05-2018
-4-

emergeva a suo carico e che aveva dato luogo all’immediata

- che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da
dispositivo;
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso, e condanna parte ricorrente al
pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che

compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di
legge.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da
parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma
1 bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 24 maggio
2018
Il Presidente

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liquida in euro 200,00 per esborsi ed euro 3.000,00 per

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