Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19478 del 13/09/2010

Cassazione civile sez. trib., 13/09/2010, (ud. 22/06/2010, dep. 13/09/2010), n.19478

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

T.M., elettivamente domiciliato in Roma, via C.

Monteverdi n. 16, presso l’avv. Giovanni Petrone, rappresentato e

difeso dall’avv. Rossi Lucio Modesto Maria giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, sez. staccata di Salerno, n. 279/05/07, depositata il 1

ottobre 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22 giugno 2010 dal Relatore Cons. Dr. Biagio Virgilio;

udito l’avv. Rossi per il ricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo, il quale ha dichiarato di non avere nulla da osservare

in ordine alla relazione ex art. 380 bis c.p.c..

La Corte:

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. T.M. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, sez. staccata di Salerno, n. 279/05/07, depositata il 1^ ottobre 2007, con la quale, rigettando l’appello del contribuente, è stata confermata la legittimità dell’avviso di accertamento emesso nei suoi confronti con metodo sintetico, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, (cd. redditometro), per l’anno 1998: in particolare, il giudice a quo, per quanto qui interessa, ha affermato che “il ricorrente ha prodotto dichiarazioni scritte, prive di registrazione, di amici e parenti che avrebbero posto a disposizione del contribuente stesso somme ingenti di danaro senza alcun obbligo di restituzione, a titolo di mera liberalità, che non possono costituire certamente alcun elemento probatorio”.

L’Agenzia delle entrate non si è costituita.

2. Con il primo motivo, il ricorrente pone il quesito di diritto “se le dichiarazioni di terzi rese in sede extraprocessuale a favore del contribuente, introdotte nel giudizio innanzi alle Commissioni tributarie, possano avere il valore degli elementi indiziari e come tali devono essere valutati dal giudice ed utilizzati ai fini decisionali quando trovino ulteriore riscontro in altri elementi probatori emergenti dagli atti”. Il motivo appare manifestamente infondato, poichè, pur prescindendo dalla questione dell’utilizzabilità di dichiarazioni di terzi nel giudizio tributario anche se non rese in sede di verifica fiscale (e non verbalizzate) o in atti notori (Cass. nn. 4269 del 2002, 5957 del 2003, 16032 del 2005), è assorbente rilevare che il giudice d’appello, con la sopra riportata affermazione, non ha inteso negare in linea di principio una tale utilizzabilità, ma sembra piuttosto aver espresso, in concreto, una valutazione negativa di attendibilità del contenuto delle medesime.

3. Il secondo motivo, con il quale si denuncia l’omesso esame, da parte del giudice a quo, quale prova contraria, di un contratto preliminare di compravendita, appare inammissibile per la mancata rispondenza della formulazione del motivo ai requisiti prescritti dall’art. 366 bis c.p.c., e, comunque, per difetto di autosufficienza.

4. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta infondatezza”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata all’avvocato del ricorrente;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che, in particolare, va ribadito che l’affermazione – sopra testualmente li riportata – del giudice di appello in ordine alle dichiarazioni di terzi prodotte in giudizio dal contribuente deve essere intesa, considerata nel suo complesso, e con particolare riferimento al rilievo che trattasi di dichiarazioni “prive di registrazione”, e delle quali, quindi, è incerta la stessa provenienza, come espressiva di una valutazione di sostanziale inattendibilità delle stesse, valutazione di fatto riservata al giudice di merito ed immune da vizi logico-giuridici;

che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;

che non v’è luogo a provvedere in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità, in assenza di svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 22 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2010

 

 

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