Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19463 del 13/09/2010

Cassazione civile sez. I, 13/09/2010, (ud. 08/07/2010, dep. 13/09/2010), n.19463

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30212-2008 proposto da:

M.A. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA LUNIGIANA 6, presso l’avvocato GREGORIO D’AGOSTINO,

rappresentato e difeso dall’avvocato CARDILE ANTONIO, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE;

– intimati –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di MESSINA, depositato il

23/10/2008, n. 39/07 R.G.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/07/2010 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA AURELIO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 5.02.2007 M.A. adiva la Corte di appello di Messina chiedendo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri fosse condannata a corrispondergli l’equa riparazione prevista dalla L. n. 89 del 2001 per la violazione dell’art. 6, sul “Diritto ad un processo equo”, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con la L. 4 agosto 1955, n. 848. Successivamente, a ciò autorizzato, il M. notificava il ricorso anche al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Si costituiva la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si opponeva all’accoglimento del ricorso.

Con decreto depositato dell’11-23.10.2007 l’adita Corte di appello condannava sia la Presidenza del Consiglio dei Ministri che il Ministero dell’Economia e delle Finanze a pagare al M., quale indennizzo del danno non patrimoniale, la somma di Euro 5.000,00 oltre agli interessi legali decorrenti dalla data del provvedimento, nonchè le spese processuali.

La Corte osservava e riteneva, tra l’altro:

– che il M. aveva chiesto l’equa riparazione del danno subito per effetto dell’irragionevole durata del processo da lui introdotto nel maggio 1983, dinanzi alla Corte dei Conti, sezione giurisdizionale pensioni del Lazio, e poi trasmesso, in data 1.02.1990, alla sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, a seguito della sentenza n. 270 del 1988, resa dalla Corte Costituzionale;

– che nel processo presupposto, definito con sentenza sfavorevole dell’11.08.2006, il M. aveva chiesto il riconoscimento del suo diritto al trattamento pensionistico privilegiato da infermità contra tratte durante il servizio militare di leva;

– che detto processo amministrativo era durato 23 anni mentre invece, essendo di facile soluzione data la sua natura, tanto che era stato definito in pochissimi anni dopo l’espletamento di una CTU medica, avrebbe dovuto concludersi in anni 5, pur considerati i numerosi provvedimenti legislativi di riforma del settore pensionistico ed avuto riguardo alle specificità del caso;

– che, dunque, per il periodo d’irragionevole ritardo di definizione, quantificabile in anni 18, l’indennizzo da limitare al danno morale, poteva essere equitativamente liquidato all’attualità in misura complessiva pari ad Euro 5.000,00, tenendo anche conto dei parametri CEDU, dell’oggetto della causa, dell’assenza di atti d’impulso da parte dell’istante e dell’esito del giudizio.

Avverso questo decreto il M. e l’Avv.to Antonio Cardile in proprio hanno proposto ricorso per Cassazione, notificato a mezzo posta (con invio del 2.12.2008), alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le amministrazioni intimate non hanno svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente si rileva che i ricorrenti hanno omesso di depositare gli avvisi di ricevimento delle notificazioni del ricorso attuate ai sensi dell’art. 149 c.p.c., nei confronti delle parti intimate, ossia la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze, le quali non si sono costituite in giudizio. Il ricorso è, dunque, inammissibile in base al condiviso principio già affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, nella sentenza n. 627 del 2008, cui va data continuità, secondo cui “La produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 cod. proc. civ., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario da notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 cod. proc. civ., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio. Ne consegue che l’avviso non allegato al ricorso e non depositato essere prodotto fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 cod. proc. civ., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dal primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza della corte in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis cod. proc. civ., anche se non notificato mediante elenco alle altre parti ai sensi dell’art. 372 c.p.c., comma 2. In caso, però, di mancata produzione dell’avviso di ricevimento, ed in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso per cassazione è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ.; tuttavia, il difensore del ricorrente presente in udienza o all’adunanza della corte in camera di consiglio può domandare di essere rimesso in termini, ai sensi dell’art. 184-bis cod. proc. civ., per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere all’amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso, secondo quanto previsto dalla L. n. 890 del 1982, art. 6, comma 1”.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2010

 

 

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