Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19460 del 03/08/2017

Cassazione civile, sez. VI, 03/08/2017, (ud. 19/01/2017, dep.03/08/2017),  n. 19460

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul regolamento di competenza 10727-2016 proposto da:

NTM SPA, (C.F. e P.I. (OMISSIS)) in persona dell’Amministratore unico

e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, V. ANGELO SECCHI 9, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO

RUVITUSO, rappresentata e difesa dagli avvocati MAURIZIO LOJACONO e

FRANCESCO MARESCALCO, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MONTE DEI PASCHI DI SIENA LEASING E FACTORING, BANCA PER I SERVIZI

FINANZIARI ALLE IMPRESE SPA (P.I. (OMISSIS)) in persona del

Presidente del Consiglio di Amministrazione, elettivamente

domiciliata in ROMA VIA NICOLO’ TARTAGLIA 3 presso l’Avvocato

LARGAJOLLI VITTORIO, rappresentata e difesa dagli avvocati PAOLO

ROSINI E ALESSANDRO FANTINI, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

e contro

BIANCHI OLD CO SRL IN CONCORDATO PREVENTIVO;

– intimata –

sulle conclusioni scritte del PG in persona del Dott. Giovanni

Giacalone, che ha concluso chiedendo che la Corte di Cassazione, in

camera di consiglio, respinga il ricorso, dichiari la competenza per

territorio del Tribunale di Siena ed emetta le pronunzie conseguenti

per legge;

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di BERGAMO, emessa e depositata il

6/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIETTA

SCRIMA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La NTM S.p.a. ha adito il Tribunale di Bergamo al fine di sentir accertare la titolarità del diritto di credito di cui alle fatture emesse da Bianchi Metalli S.p.a. (ora Bianchi Old co. S.r.l. in concordato preventivo) per l’importo di Euro 2.934.128,32, in modo da individuare il soggetto attivo legittimato a richiederle il pagamento tra Monte dei Paschi di Siena Leasing & Factoring – Banca per i servizi finanziari alle imprese S.p.a. (di seguito indicata, per brevità, come MPS L & F) e Bianchi Old Co. S.r.l. in concordato preventivo.

Con domande connesse all’accertamento principale richiesto, la N.T.M. S.p.a. ha anche formulato domande per la “ripetizione delle somme versate in favore del soggetto che si accerterà legittimato all’incasso”; per l’accertamento che l’eventuale mancato pagamento “da parte di N.T.M. S.p.a. al legittimato titolare, per come sarà accertato, è stato determinato da causa ad essa non imputabile ex art. 1256 c.c.”; per l’accertamento che la condotta di parte attrice è stata tenuta “in ottemperanza alle disposizioni assunte dagli organi della procedura di concordato preventivo di Bianchi Metalli S.p.a.”; per l’accertamento della illegittimità della segnalazione di N.T.M. S.p.a. operata in Centrale Rischi della Banca d’Italia da parte di M.P.S. L & F; per l’accertamento del diritto al risarcimento del “danno reputazionale e/o di immagine” e per la condanna delle convenute a tale risarcimento.

2. Costituendosi in giudizio MPS L & F ha allegato la pendenza innanzi al Tribunale di Siena del giudizio R.G. n. 5/2016, con cui N.T.M. S.p.a. ha promosso l’opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso in favore di MPS L & F, per il pagamento della somma di Euro 2.912.394,00, per cui pende invece azione di accertamento nel giudizio che ha dato origine al presente regolamento; in particolare, N.T.M. S.p.a. ha promosso il giudizio di opposizione a d.i. chiedendo che venisse accertata l’estinzione per compensazione del credito.

3. Il Tribunale di Bergamo, con l’ordinanza del 6 aprile 2016, impugnata in questa sede, ha rilevato che, ai sensi dell’art. 39 c.p.c., comma 2, la continenza di cause ricorre non solo quando due cause siano caratterizzate da identità di soggetti (identità non esclusa, peraltro, dalla circostanza che in uno dei due giudizi sia presente anche un soggetto diverso) e di titolo e da una differenza quantitativa dell’oggetto, ma anche quando fra le cause sussista un rapporto di interdipendenza, come nel caso in cui siano prospettate, con riferimento ad un unico rapporto negoziale, domande contrapposte o in relazione di alternatività e caratterizzate da una coincidenza soltanto parziale delle causae petendi, nonchè quando le questioni dedotte con la domanda anteriormente proposta costituiscano il necessario presupposto (alla stregua della sussistenza di un nesso di pregiudizialità logico-giuridica) per la definizione del giudizio successivo, come nell’ipotesi in cui le contrapposte domande concernano il riconoscimento e la tutela di diritti derivanti dallo stesso rapporto ed il loro esito dipenda dalla soluzione di una o più questioni comuni.

Così interpretata la nozione di continenza, il Tribunale di Bergamo ha ritenuto che: a) il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, pendente innanzi al Tribunale di Siena, presuppone che sia preliminarmente accertato l’effettivo titolare del diritto di credito azionato in quella sede monitoria; b) l’accertamento promosso innanzi al Tribunale di Bergamo si pone in un rapporto di pregiudizialità logico-giuridica rispetto all’azione monitoria ed alla conseguente causa di opposizione; c) nel rispetto dei criteri indicati dall’art. 39 c.p.c., il giudice previamente adito è il Tribunale di Siena, in applicazione del principio secondo cui “nel caso di continenza tra una causa introdotta col rito ordinario ed una introdotta col rito monitorio, ai fini dell’individuazione del giudice preventivamente adito, il giudizio introdotto con ricorso per decreto ingiuntivo deve ritenersi pendente alla data di deposito di quest’ultimo, trovando applicazione il criterio di cui all’art. 39 c.p.c., u.c., come modificato dalla L. n. 69 del 2009, senza che rilevi la circostanza che l’emissione del decreto e la sua notifica siano avvenuti successivamente, agli effetti dell’art. 643 c.p.c., comma 3” (Cass., 21 settembre 2015, n. 18564; Cass., 26 aprile 2012, n. 6511); d) le domande diverse ed ulteriori pure proposte nel giudizio promosso innanzi al Tribunale di Bergamo, in ogni caso, devono ritenersi connesse alla prioritaria individuazione dell’effettivo titolare del credito, rappresentando siffatto accertamento un prius logico per la decisione di tutte le domande svolte in causa, accertamento che – per le indicate ragioni di continenza – deve essere svolto dal Tribunale di Siena, modo da evitare il rischio (concreto) di un conflitto tra giudicati.

Alla luce delle sopra riportate considerazioni, il Tribunale di Bergamo, con l’ordinanza in parola, ha dichiarato d’ufficio, ai sensi dell’art. 38 c.p.c., comma 2, la propria incompetenza in favore del Tribunale di Siena previamente adito, ed in particolare per motivi di continenza per quanto attiene alla domanda di accertamento svolta in via principale, e per motivi di connessione per quanto attiene alle ulteriori domande svolte e ha assegnato il termine per la riassunzione del giudizio.

4. Avverso tale ordinanza la N.T.M. ha proposto regolamento di competenza basato su un unico articolato motivo e illustrato da memoria.

5. MPS L & F ha depositato memoria difensiva ex art. 47 c.p.c., chiedendo il rigetto del ricorso.

6. Il P.M. ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso, con declaratoria di competenza per territorio del Tribunale di Siena ed emissione delle pronunzie conseguenti per legge.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

7. Il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con motivazione semplificata.

8. La parte ricorrente assume che il Tribunale di Bergamo non abbia colto la peculiarità del caso, come si desumerebbe dai precedenti giurisprudenziali, a suo avviso, impropriamente richiamati. Secondo N.T.M. i precedenti di legittimità su cui il Tribunale fonda il proprio ragionamento atterrebbero a fattispecie di continenza tra un’azione monitoria e un’azione di accertamento negativo promossa avanti ad un Tribunale diverso dal primo e cioè ad azioni aventi la medesima causa petendi; nel caso di specie le domande di MPS L & F verso N.T.M. S.p.A. a Siena e di N.T.M. S.p.A. verso Bianchi Metalli e MPS L & F a Bergamo non solo avrebbero diverse causae petendi e diversi petita, ma si riferirebbero anche a soggetti diversi. L’azione di N.T.M. S.p.A. troverebbe fondamento in fatti di certo successivi e sopravvenuti alla stipula dei contratti di factoring (di cui non è parte), concretizzatisi nel provvedimento di scioglimento dei contratti di factoring stessi nell’ambito della procedura di concordato. Sostiene la ricorrente di aver chiesto al Tribunale di Siena di dichiarare che nulla di quanto preteso da MPS L & F, in forza di factoring e fatture, è dovuto per carenza di legittimazione attiva (attese le reciproche contestazioni sulla titolarità da parte degli originari contraenti del factoring) e comunque per compensazione tra i crediti portati nelle fatture emesse da Bianchi Metalli nei confronti di N.T.M. ed i controcrediti di quest’ultima società nei confronti di Bianchi Metalli, inopinatamente disconosciuta da MPS L & F e di aver, invece, richiesto al Tribunale di Bergamo di affermare il suo diritto a individuare il soggetto titolare del diritto di credito, alla luce del provvedimento assunto da quel Tribunale in sede di concordato. Deduce N.T.M. di aver dovuto intraprendere l’azione innanzi al Tribunale di Bergamo in quanto la procedura concordataria ha riscontrato la estinzione del suo credito per compensazione con i controcrediti di N.T.M., mentre MPS L & F non ha riconosciuto tale compensazione, anche adducendo una presunta accettazione della cessione del credito da parte di NTM, sul rilievo che la proposta di NTM del pagamento di suoi eventuali debiti secondo un piano di rateizzazione, benchè subordinata all’assenso degli organi della procedura, valesse quale accettazione della cessione del credito e che ad essa non fosse opponibile la compensazione. Sostiene la ricorrente che tale trattativa sarebbe stata coltivata, per opportuna cautela, nella astratta ipotesi che, a fronte dei pagamenti già eseguiti da NTM in favore della Procedura, fosse invece riconosciuta la titolarità del credito in capo ad MPS L & F, e che quest’ultima società avrebbe omesso di rilevare, come peraltro statuito dallo stesso Tribunale di Siena con il provvedimento urgente di sospensione del 10 gennaio 2016 della esecutività del d.i. già concesso a MPS L & F, che una simile condizione dovesse necessariamente escludere una accettazione senza riserve. Rappresenta la ricorrente di aver, inoltre, chiesto che venga accertato e dichiarato che la situazione in cui è stata posta non è stata da essa determinata e, per tale motivo, ha pure richiesto che venga dichiarata la legittimità del suo contegno, assunto alla luce del provvedimento del Tribunale di Bergamo.

In sintesi, N.T.M. sostiene di aver chiesto al Tribunale che ha emesso il provvedimento di definire i confini dello stesso, “così da svincolarla dalla controversia in essere tra Bianchi e MPS L & F”. Quest’ultima questione, ad avviso della ricorrente, sarebbe stata introdotta non da MPS L & F con il ricorso per decreto ingiuntivo a Siena ma con l’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, quindi, con contraddittorio iniziato successivamente all’instaurazione del procedimento innanzi al Tribunale di Bergamo, da ritenersi preventivamente adito sulla questione pregiudiziale;

paradossalmente, la stessa MPS L & F, nella causa R.G. 5/2016 innanzi al Tribunale di Siena, di opposizione a decreto ingiuntivo, in data 18 aprile 2016 aveva depositato comparsa di costituzione e risposta, proponendo, in via subordinata e riconvenzionale, la domanda di condanna di NTM al pagamento a favore di MPS L & F, della somma di Euro 2.912.393,98, ovvero quella maggiore o minore somma che verrà ritenuta di giustizia”, così duplicato tardivamente le medesime domande proposte da NTM innanzi al Tribunale di Bergamo.

Sostiene la ricorrente che il Tribunale da ultimo indicato avrebbe dovuto rilevare che il Tribunale di Siena non poteva essere chiamato a conoscere tali domande, avendo N.T.M. chiesto di affermare il diritto a conoscere a chi spetti la titolarità del credito portato dalle fatture, proprio alla luce del provvedimento assunto in sede concordataria dal Tribunale di Bergamo, ed avendo detta società agito anche al fine di far rilevare la legittimità del proprio contegno e l’illegittimità del contegno o di Bianchi Metalli o di MPS, pretendendo entrambe le stesse somme in relazione alla medesima causale, e, quindi, al fine di ottenere o la restituzione di quanto impropriamente pagato e/o il risarcimento dei danni patiti per le errate segnalazioni in centrale rischi.

Ad avviso della ricorrente, oltre alle considerazioni circa la necessità preliminare di valutare la portata del provvedimento giudiziale, il giudice avrebbe dovuto considerare il solo rapporto causale tra NTM e Bianchi Metalli, nonchè lo sviluppo dello stesso nell’ambito della procedura concorsuale; le ulteriori domande formulate nel procedimento iscritto al n. R.G. 13499/2015 (restitutorie e/o risarcitorie e relative alla richiesta di cancellazione della segnalazione in Centrale Rischi) sarebbero strettamente connesse a questa principale e dipenderebbero dalla stessa sempre in termini di pregiudizialità e soltanto alcune di queste avrebbero potuto riguardare direttamente MPS L & F., in quanto tali azioni sarebbero rivolte a chi, tra i due sedicenti creditori, risulterà privo di legittimazione per aver agito con mala fede o colpa grave.

Secondo la ricorrente, il Giudice di Bergamo avrebbe errato nel ritenere che il Tribunale di Siena sia competente a conoscere anche le questioni poste da N.T.M. allo stesso Tribunale di Bergamo, proprio in ragione della diversità della causa petendi e della necessità di dare corretta applicazione ai criteri di cui agli artt. 19 e 20 cod. proc. civ., dovendo tenere in considerazione il rapporto causale tra N.T.M. e Bianchi Metalli, anche alla luce dei provvedimenti assunti in sede di concordato, decisivi per risolvere ogni controversia tra MPS e Bianchi. Assume conclusivamente la ricorrente che il Giudice di Bergamo avrebbe dovuto dichiarare il rapporto di pregiudizialità, ma nel contempo rilevare che Siena non è competente per le questioni pregiudiziali e, pertanto, il Tribunale di Bergamo avrebbe dovuto tenere presso di sè la causa, in applicazione dell’art. 39 cod. proc. civ., alla luce dell’interpretazione offerta dalla giurisprudenza di legittimità, secondo la quale, in caso di continenza, se nessuno dei due giudici è competente per entrambe le cause non si applica la regola dell’art. 39 cod. proc. civ., ma, nel caso in cui sussiste pregiudizialità-dipendenza, quella di cui all’art. 295 cod. proc. civ.; in alternativa, fermo restando che il Tribunale di Siena – che per i motivi esposti non potrebbe ritenersi competente per la causa di Bergamo rilevata la pregiudizialità, dovrà rimettere la causa 5/2016 al Tribunale di Bergamo per consentire la congiunta trattazione.

9. Come evidenziato pure dal P.G., tenuto conto di quanto emerge dagli atti, si può ritenere che tra la causa instaurata dinanzi al Tribunale di Bergamo e quella di opposizione a decreto ingiuntivo pendente dinanzi al Tribunale di Siena, sussiste – come correttamente affermato dal Tribunale di Bergamo nel provvedimento impugnato e sostenuto dalla resistente in questa sede – un rapporto di continenza, per quanto attiene alla domanda di accertamento svolta in via principale, ed un rapporto di connessione per quanto concerne le ulteriori domande svolte. Si tratta, quindi, di un’ipotesi di continenza/connessione: nella causa dinanzi al Tribunale di Bergamo, NTM ha chiesto di accertare la titolarità – in capo a MPS L & F oppure in capo a Bianchi – del credito di cui alle fatture in questione (cedute da Bianchi a MPS L & F), mentre nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo, la stessa NTM ha domandato, tra l’altro, che venga dichiarata non dovuta a MPS L & F la somma ingiunta di cui alle medesime fatture.

9.1. Va evidenziato al riguardo, per un verso, che sussiste identità tra le parti della causa di opposizione a decreto ingiuntivo e quelle del giudizio di accertamento della titolarità dello stesso credito pendente davanti al Tribunale di Bergamo, essendo irrilevante che nel giudizio pendente davanti a quest’ultimo sia presente anche la Bianchi Old, essendo costante orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui la “identità di parti” costituente uno dei presupposti legittimanti della connessione, ex art. 39 c.p.c., comma 2, non è esclusa, peraltro, dalla circostanza che in uno dei due giudizi sia presente anche un soggetto diverso (Cass., ord., 1 luglio 2005, n. 14078; Cass, sez. un., ord., 1 ottobre 2007, n. 20596 e n. 20599).

Per altro verso, rispetto alla continenza per pregiudizialità, va rilevato che, ai sensi dell’art. 39 c.p.c., comma 2, la continenza di cause ricorre non solo quando due cause siano caratterizzate da identità di soggetti (identità non esclusa, peraltro, dalla circostanza che in uno dei due giudizi sia presente anche un soggetto diverso) e di titolo e da una differenza quantitativa dell’oggetto, ma anche quando fra le cause sussista un rapporto di interdipendenza, come nel caso in cui sono prospettate, con riferimento ad un unico rapporto negoziale, domande contrapposte o in relazione di alternatività e caratterizzate da una coincidenza soltanto parziale delle causae petendi, nonchè quando le questioni dedotte con la domanda anteriormente proposta costituiscano il necessario presupposto (alla stregua della sussistenza di un nesso di pregiudizialità logico-giuridica) per la definizione del giudizio successivo, come nell’ipotesi in cui le contrapposte domande concernano il riconoscimento e la tutela di diritti derivanti dallo stesso rapporto e il loro esito dipenda dalla soluzione di una o più questioni comuni (Cass., sez. un., ord., 1 gennaio 2007, n. 20596 e n. 20597; v. anche Cass., ord., 14 luglio 2011, n. 15532; Cass., ord., 3 ottobre 2012, n. 16831, in motivazione; Cass., ord., 23 maggio 2012, n. 8188; Cass., ord., 31/10/2013, n. 24668).

9.2. Nella specie, peraltro, la stessa ricorrente riconosce la pregiudizialità dell’accertamento della titolarità del credito in questione, sia pure al diverso fine di prospettare una pretesa sospensione ex art. 285 cod. proc. civ. della causa di opposizione a decreto ingiuntivo pendente dinanzi al Tribunale di Siena.

9.3. Come condivisibilmente sostenuto dal P.G., alla luce della nozione di continenza ex art. 39 cod. proc. civ. elaborata dalla giurisprudenza di legittimità, non colgono nel segno sia le censure della ricorrente, secondo cui nella causa pendente dinanzi al Tribunale di Bergamo assumerebbe rilievo determinante il provvedimento emesso da quel Tribunale nell’ambito della procedura del concordato, in base al quale sia MPS L & F che Bianchi sembrano far valere le loro pretese, sia il rilievo secondo cui “il giudice avrebbe dovuto considerare il solo rapporto causale tra NTM S.p.a. e Bianchi Metalli, che nessun collegamento ha mai avuto con Siena, nonchè lo sviluppo dello stesso nell’ambito della procedura concordataria”.

10. Deve, quindi, ritenersi che correttamente il Tribunale di Bergamo abbia dichiarato la propria incompetenza territoriale sulle domande proposte da NTM, per essere competente il Tribunale di Siena, essendo stato il ricorso per d.i. depositato dinanzi al Tribunale da ultimo indicato in data anteriore a quella dell’instaurazione, da parte dell’attuale ricorrente, del giudizio anche di accertamento dinanzi al Tribunale di Bergamo, così facendo corretta applicazione del principio più volte affermato da questa Corte e secondo il quale “nel caso in cui la parte nei cui confronti è stata chiesta l’emissione di decreto ingiuntivo abbia proposto domanda di accertamento negativo del credito davanti ad un diverso giudice prima che il ricorso ed il decreto ingiuntivo le siano stati notificati, se, in virtù del rapporto di continenza tra le due cause, quella di accertamento negativo si presti ad essere riunita a quella di opposizione, la continenza deve operare in questo senso, retroagendo gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione al momento del deposito del relativo ricorso, sempre che la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla” (Cass., sez. un., ord., 1 ottobre 2007, n. 20596; Cass., ord., 26 aprile 2012, n. 6511; Cass. 21 settembre 2015, n. 18564).

10.1. Sussiste, inoltre, la competenza territoriale del Tribunale di Siena, giudice preventivamente adito, ad emettere il decreto ingiuntivo in questione, avendo l’odierna resistente MPS L & F assunto di essere titolare del credito oggetto dell’ingiunzione, in forza della cessione del credito, dedotta in lite, notificata al debitore ceduto NTM, sicchè MPS ha correttamente richiesto ed ottenuto il decreto ingiuntivo in questione dal Tribunale di Siena, dove è la sede di MPS L & F, sulla scorta dei criteri idonei a radicare la competenza per territorio relativamente ai crediti pecuniari, in base al combinato disposto dell’art. 20 c.p.c. e art. 1182 c.c..

11. Alla luce di quanto sopra evidenziato, il proposto ricorso per regolamento di competenza va rigettato.

12. Le spese del presente procedimento vanno rimesse al giudice del merito.

13. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso; spese rimesse; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 19 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2017

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