Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19451 del 20/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19451 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: RUBINO LINA

ORDINANZA
sul ricorso 17881-2017 proposto da:
REALE PASQUALINO, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentato e difeso da se medesimo;

– ricorrente contro
FAILLI FLAVIA, FAILLI FABIO, FAILLI FLORIANA,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GABRIO
SERBELLONI 27, presso lo studio dell’avvocato PETER
PARLAPIANO, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

Data pubblicazione: 20/07/2018

LOFFREDA BICE, elettivamente domiciliata in Frosinone,
presso l’avv. Maddalena Cioci, che la rappresenta e difende per
procura in calce all’atto di intervento

-intervenuta –

ROMA, depositata il 03/05/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 19/06/2018 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO.

Rilevato che:
1. L’avv. Pasqualino Reale ha proposto ricorso per cassazione
articolato in due motivi ed illustrato da memoria, contro Failli
Floriana, Failli

Fabio e Failli Flavia, avverso la sentenza

n.2983\2017 della Corte di Appello di RomaAquila.
2. I Failli resistono con controricorso.
3. Loffreda Bice ha depositato atto di intervento.
4. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi
dell’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal d.l. n. 168 del 2016,
convertito, con modificazioni, dalla I. n. n. 197 del 2016, è stata
formulata dal relatore designato proposta di definizione del
ricorso con declaratoria di manifesta infondatezza dello stesso. Il
decreto di fissazione dell’udienza camerale e la proposta sono stati
notificati agli avvocati delle parti.

Considerato che:
1. Il Collegio, tenuto conto anche delle considerazioni contenute
nella memoria del ricorrente, condivide le conclusioni cui

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avverso la sentenza n. 2893/2017 della CORTE D’APPELLO di

perviene il relatore nella sua proposta, nel senso della manifesta
infondatezza del ricorso.
2.1 Failli agirono in giudizio nei confronti dell’avv. Reale per far
dichiarare la nullità di un contratto verbale di locazione con

Il Tribunale di Roma accolse la domanda, rigettando la
riconvenzionale del Reale e dichiarando inammissibile l’intervento
della madre di questi, Loffreda Bice.
La Corte d’appello, con la sentenza qui impugnata, dichiarava
inammissibile in quanto tardivo l’appello del Reale.
Preliminarmente, va detto che l’intervento della Loffreda va
dichiarato inammissibile, in quanto ella ebbe ad effettuare
intervento già in primo grado, dichiarato inammissibile. Poiché
non risulta che la Loffreda abbia impugnato la statuizione di
inammissibilità, non comparendo essa affatto nel giudizio di
appello (nè nella intestazione e neppure nel corpo del
provvedimento oggi impugnato vi è alcun riferimento ad una
partecipazione della Loffreda al giudizio di appello), deve ritenersi
che la pronuncia di inammissibilità dell’intervento sia nei suoi
confronti passata in giudicato.
Con il primo motivo di ricorso, il Reale denuncia la violazione
dell’art. 2697 c.c., nonché l’omesso esame di un fatto decisivo e
l’inesistenza della motivazione.
Afferma, del tutto apoditticamente, che la corte d’appello non
avrebbe considerato la mancanza di prova della legittimazione

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condanna al rilascio e al pagamento di un indennizzo.

attiva dei Failli, questione discussa, per sua stessa affermazione,
nelle memorie conclusionali.
E’ preliminare all’esame del primo motivo l’esame del secondo, in
quanto, come esposto nella proposta, l’esame della questione

ammissibilità dell’appello. Si aggiunga che il motivo è del tutto
genericamente formulato, senza alcuna riproduzione delle
argomentazioni svolte e della loro esatta collocazione negli atti ai
fini di una verificabilità di esse, in violazione del disposto dell’art.
366, primo comma, n. 6 c.p.c.
Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia la violazione degli
artt. 88 101 e 132 n. 4 c.p.c., l’omesso esame di un fatto decisivo,
l’inesistenza della motivazione, la violazione dell’art. 3 Cost.
Come indicato nella proposta, l’avv. Reale, che si difende in
proprio, deduce che nell’atto di appello eleggeva domicilio presso
il proprio studio; non trascrive il passo dell’atto di appello nè
indica se sia stato nuovamente depositato, e assume che in virtù
della elezione di domicilio in appello, la notifica della sentenza di
primo grado presso la sua abitazione non fosse idonea a far
decorrere il termine breve per l’impugnazione : ma l’elezione di
domicilio in appello è successiva alla notifica della sentenza di
primo grado, e quindi non spiega alcuna rilevanza sulla tardività
dell’appello.
Questa Corte, con orientamento qui condiviso e ribadito, ha già
affermato il principio per il quale la notificazione della sentenza
eseguita personalmente alla parte che, rivestendo la qualità

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presupporrebbe essere positivamente superato il problema della

necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il
giudice adito, sia stata in giudizio di persona senza il ministero di
altro procuratore, è idonea a far decorrere il termine breve per
l’impugnazione, a nulla rilevando che la notifica sia avvenuta in

479 c.p.c. (Cass. n. 11972 del 2017).

Solo in memoria, l’avv. Reale precisa, in realtà introducendo una
argomentazione nuova che aveva eletto domicilio presso il proprio
studio già dal primo grado, e che ciò fosse stato già affermato nel
ricorso introduttivo con una frase contenuta nella sintesi dei
motivi. Il ricorso presenta un deficit di comprensibilità, in quanto
lo stesso, per poterlo ritenere sviluppato secondo questa seconda
linea argomentativa, necessiterebbe di essere interpretato alla luce
della memoria, mentre trattasi di un atto che deve essere redatto in
modo da consentire, al giudicante e alla controparte, di
comprendere con immediatezza il contenuto dei motivi. Il
motivo di ricorso non supera comunque la soglia
dell’ammissibilità per violazione dell’art. 366, primo comma n. 6
c.p.c. , non essendo adeguatamente riprodotta – nel ricorso
l’elezione di domicilio effettuata già in primo grado né è indicato
se l’atto sia stato nuovamente depositato in questa sede onde
renderlo verificabile.
Il ricorso va pertanto dichiarato complessivamente inammissibile.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al
dispositivo.

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forma esecutiva e contestualmente al precetto a norma dell’art.

Il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30
gennaio 2013, e la parte ricorrente risulta soccombente, pertanto è
gravata dall’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale,

n. 115 del 2002.

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile l’intervento; dichiara
inammissibile il ricorso. Pone a carico del ricorrente le spese di lite
sostenute dai controricorrenti e le liquida in complessivi euro
1.800,00 per compensi, oltre 200,00 per esborsi, oltre accessori e
contributo spese generali.
Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da
parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.
Così deciso nella camera di consiglio della Corte di cassazione il 19
giugno 2018

a norma del comma 1 bis dell’ art. 13, comma 1 quater del d.P.R.

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