Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1945 del 25/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1945 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: ABETE LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso n. 85 – 2016 R.G. proposto da:
A.P.E. s.r.l. – p.i.v.a. 01270210667 – in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa in virtù di procura speciale a margine del ricorso
dall’avvocato Berardino Ciucci ed elettivamente domiciliata in Roma, alla via A.
Traversari, n. 55, presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Marzano.
RICORRENTE
contro
STAGNINI FRANCESCO – c.f. STGFNC42H10A345X – rappresentato e difeso in
virtù di procura speciale a margine del controricorso dall’avvocato Riccardo
Lopardi ed elettivamente domiciliato in Roma, alla via L. Mantegazza, n. 24.
CONTRORICORRENTE
e
TRESCA FEDERICA
INTIMATA
avverso la sentenza n. 1170 dei 13/21.10.2015 della corte d’appello de L’Aquila,

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Data pubblicazione: 25/01/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 21 settembre
2017 dal consigliere dott. Luigi Abete,
MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO
Con atto ritualmente notificato Francesco Stagnini citava a comparire innanzi
al tribunale de L’Aquila l’ “A.P.E.” s.r.l. e Federica Tresca.

intercorsa tra i convenuti con atto a rogito notar Battaglia in data 19.2.2009
ovvero, in subordine, dichiararsene la simulazione relativa, siccome dissimulante
una donazione a sua volta nulla per vizio di forma, ovvero, ancora, dichiararsene
l’inefficacia ai sensi dell’art. 2901 cod. civ.; chiedeva inoltre condannarsi i
convenuti al risarcimento dei danni tutti sofferti.
Resistevano la “A.P.E.” s.r.l. e Federica Tresca.
Con sentenza n. 556/2014 l’adito tribunale rigettava le domande tutte e
condannava l’attore alle spese.
Interponeva appello Francesco Stagnini.
Resistevano la “A.P.E.” s.r.l. e Federica Tresca.
Con sentenza n. 1170 dei 13/21.10.2015 la corte d’appello de L’Aquila
accoglieva parzialmente il gravame ed, in parziale riforma dell’impugnata
sentenza, in ogni altra parte confermata, condannava Federica Tresca al
pagamento in favore di Francesco Stagnini della complessiva somma di euro
7.000,00, oltre interessi; compensava integralmente le spese del doppio grado e
poneva a solidale carico di tutte le parti le spese di c.t.u..
Evidenziava la corte di merito, per quel che rileva in questa sede, che la
riforma dell’appellata sentenza imponeva la regolamentazione ex novo delle
spese dell’intero giudizio, spese di cui reputava equa l’integrale compensazione.

Chiedeva dichiararsi la simulazione assoluta della compravendita immobiliare

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso la “A.P.E.” s.r.l.; ne ha chiesto
sulla scorta di due motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione anche
in ordine alle spese.
Francesco Stagnini ha depositato controricorso; ha chiesto dichiararsi
inammissibile o rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese del giudizio di

Federica Tresca non ha svolto difese.
Il controricorrente ha depositato memoria.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., n. 3,
cod. proc. civ. la violazione ed errata applicazione dell’art. 92 cod. proc. civ..
Deduce che è risultata totalmente vittoriosa in primo grado; che l’appello è
stato parzialmente accolto solo nei confronti di Federica Tresca, sicché anche in
secondo grado è risultata totalmente vittoriosa; che dunque del tutto
ingiustificata è la compensazione delle spese del doppio grado limitatamente al
rapporto processuale tra essa ricorrente e Francesco Stagnini.
Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 132, 2°
co., n. 4, cod. proc. civ. e dell’art. 118 disp. att. cod. proc. civ.; denuncia ai sensi
dell’art. 360, 1° co., n. 5, cod. proc. civ. la totale omissione di motivazione in
punto di compensazione delle spese di lite.
Deduce che la motivazione sulla cui scorta la corte distrettuale ha fatto luogo
alla compensazione delle spese per nulla concerne la sua posizione, siccome
totalmente vittoriosa e in primo e in secondo grado.
I motivi di ricorso sono strettamente connessi.
Il che ne giustifica senz’altro l’esame contestuale.

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legittimità.

I medesimi motivi in ogni caso sono fondati e meritevoli di accoglimento
nei termini che seguono.
Si rappresenta in primo luogo che è da escludere certamente che nel rapporto
tra l’ “A.P.E.” e Francesco Stagnini vi sia stata soccombenza reciproca (cfr. Cass.
(ord.) 23.9.2013, n. 21684, secondo cui la nozione di soccombenza reciproca,

sottende – anche in relazione al principio di causalità – una pluralità di domande
contrapposte, accolte o rigettate, che si siano trovate in cumulo nel medesimo
processo fra le stesse parti, ovvero l’accoglimento parziale dell’unica domanda
proposta, allorché essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno
o alcuni e rigettati gli altri, ovvero una parzialità dell’accoglimento meramente
quantitativa, riguardante una domanda articolata in unico capo; cfr. Cass.
22.2.2016, n. 3438).
Invero in prime cure le domande dell’iniziale attore sono state tutte
integralmente respinte; in seconde cure il gravame esperito dallo Stagnini è stato
accolto in parte e solo ed esclusivamente nei confronti di Federica Tresca, tant’è
che la statuizione di primo grado è stata in ogni altra parte confermata.
Si rappresenta in secondo luogo che la motivazione addotta dalla corte
territoriale a giustificazione dell’integrale compensazione delle spese del doppio
grado – “atteso l’accoglimento in misura del tutto parziale della domanda
originariamente proposta dall’appellante” (così sentenza d’appello, pag. 8) – per
nulla si attaglia e non riveste valenza alcuna con riferimento al rapporto
processuale intercorso – ed intercorrente – tra la s.r.l. “A.P.E.” e Francesco
Stagnini.
Del resto la domanda risarcitoria esperita dall’originario attore, correlata alla
violazione delle distanze ed a cui la corte aquilana ha reputato, in parziale
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che consente la compensazione parziale o totale delle spese processuali,

riforma del primo dictum, di accordar seguito mercé riconoscimento del danno
nella misura di euro 7.000,00, non è stata accolta nei confronti dell’ “A.P.E.”,
siccome “non (…) più proprietaria, allo stato, del bene in contestazione, avendolo
alienato all’altra appellata, Tresca Federica, attuale proprietaria” (così sentenza
d’appello, pag. 7).

rapporto processuale tra Francesco Stagnini e l’ “A.P.E.” s.r.I., la debita
motivazione sia alla luce del testo dell’art. 92, 1° co., cod. proc. civ. operante per
i giudizi iniziati nel periodo compreso tra 1’1.3.2006 ed il 3.7.2009

(“se vi è

soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati
nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese
tra le parti”. Cfr. Cass. 27.7.2012, n. 13460, secondo cui, in tema di spese
giudiziali, nei giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore della legge 28.12.2005, n.
263, il giudice può procedere a compensazione parziale o totale tra le parti in
mancanza di soccombenza reciproca solo se ricorrono “giusti motivi”
esplicitamente indicati nella motivazione, atteso il tenore dell’art. 92, 2° co., cod.
proc. civ., come modificato dall’art. 2, 1° co., lett. a), della legge citata) sia alla
luce del testo dell’art. 92, 1° co., cod. proc. civ. operante per il periodo
decorrente dal 4.7.2009 e senza dubbio ancor più stringente

(“se vi è

soccombenza reciproca o concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni
esplicitamente indicate nella motivazione, il giudice può compensare,
parzialmente o per intero, le spese tra le parti”).
In conclusione la disposta integrale compensazione delle spese dell’intero
giudizio limitatamente al rapporto processuale intercorrente tra Francesco
Stagnini e l’ “A.P.E.” non si giustifica né in rapporto al parametro della “reciproca

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Conseguentemente la corte d’appello ha del tutto omesso, limitatamente al

soccombenza” né in rapporto al parametro dei “giusti motivi” ovvero delle “altre
gravi ed eccezionali ragioni”.
In accoglimento del ricorso la sentenza n. 1170 dei 13/21.10.2015 della corte
d’appello de L’Aquila va cassata con rinvio alla stessa corte in diversa
composizione.

giudizio di legittimità.
Il ricorso è da accogliere.
Non sussistono i presupposti perché, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater,
d.p.r. n. 115/2002, la ricorrente, “A.P.E.” s.r.I., sia tenuta a versare un ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa
impugnazione a norma del comma 1 bis dell’art. 13 d.p.r. cit..
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza n. 1170 dei 13/21.10.2015
della corte d’appello de L’Aquila; rinvia alla stessa corte in diversa composizione
anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità;
non sussistono i presupposti perché, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.p.r.
n. 115/2002, la ricorrente, “A.P.E.” s.r.I., sia tenuta a versare un ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa
impugnazione a norma del comma 1 bis dell’art. 13 d.p.r. cit.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della VI sez. civ. – Sottosezione
II della Corte Suprema di Cassazione, il 21 settembre 2017.
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In sede di rinvio si provvederà alla regolamentazione delle spese del presente

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