Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19448 del 30/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 30/09/2016, (ud. 05/07/2016, dep. 30/09/2016), n.19448

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17587-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PANARO 25,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO VISCO, che lo rappresenta e

difende giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 738/1/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del VENETO, depositata il 23/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CRUCITTI Roberta.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di P.G. degli avvisi di accertamento con il quale erano stati rettificati, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, ed ai fini dell’IRPEF, i redditi dichiarati per gli anni (OMISSIS), la Commissione tributaria regionale del Veneto, con la sentenza indicata in epigrafe, riformava la decisione di primo grado di rigetto del ricorso, ritendo l’illegittimità degli avvisi impugnati perchè emessi in violazione del principio generale del contraddittorio preventivo.

Avverso la sentenza ricorre l’Agenzia delle Entrate affidandosi ad unico motivo.

Il contribuente resiste con controricorso.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c. è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’unico motivo (con il quale si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6 e D.L. nm. 78 del 2010, art. 22) è manifestamente fondato alla luce del recente arresto delle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. (Sentenza n. 24823/15) le quali hanno affermato il principio secondo cui il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’Amministrazione finanziaria che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, in assenza di specifica prescrizione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale, comportante, in caso di violazione, l’invalidità dell’atto. Con la conseguenza che, in tema di tributi “non armonizzati” (quale quello che qui interessa) l’obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi, per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito.

E proprio, con riferimento alla specifica materia, le stesse Sezioni Unite hanno citato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 7, (come modificato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 22, comma 1, convertito nella L. n. 122 del 2000) il quale prevede l’obbligo del preventivo contraddittorio ma “con effetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

In ordine all’applicabilità retroattiva di detta novella è, poi, sufficiente richiamare l’orientamento di questa Corte, nella specifica materia, secondo cui “la questione su quale sia la norma applicabile è questione di diritto intertemporale che, appunto, va a identificare, nella successione fra più norme, quella da dover applicare; ma il diritto intertemporale necessariamente recede a fronte di esplicita previsione di diritto transitorio, che esso stesso identifica la norma applicabile. E, con disposizione di diritto transitorio, il D.L. n. 78 del 2010, art. 22, comma 1, statuisce che le modifiche apportate al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, producono effetti “per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto”, ossia per l’accertamento del reddito relativo a periodi d’imposta successivi al (OMISSIS) (cfr. Cass n. 21041/2014; ribadita da Cass. n. 22746/2015).

Ne consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio a diversa sezione della Commissione tributaria regionale del Veneto affmchè provveda al riesame, adeguandosi ai superiori principi, e regoli le spese processuali.

PQM

La Corte, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per il regolamento delle spese, alla Commissione tributaria regionale del Veneto in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2016

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