Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19442 del 18/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 18/09/2020, (ud. 04/06/2020, dep. 18/09/2020), n.19442

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17871-2019 proposto da:

B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato GIUSEPPE RAO;

– ricorrente –

contro

V.A., S.B., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA EMILIA 88, presso lo studio dell’avvocato FEDERICA CORSINI,

rappresentati e difesi dall’avvocato GANDOLFO MOCCIARO;

– controricorrente –

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La ricorrente, B.R. ha ricevuto, per donazione, un immobile da C.F.S..

Costui, in precedenza aveva promesso in vendita il bene ai coniugi S.B. e V.A., i quali corrisposero una parte del prezzo (42.500 Euro sul totale di 125 mila Euro) ed entrarono nel possesso del bene.

I promissari acquirenti fecero azione ex art. 2932 c.c. che venne però rigettata in quanto l’immobile non era in regola con le norme edilizie ed urbanistiche, ed in quella circostanza si accertò dunque una responsabilità del prominente.

La sentenza passò in giudicato.

Dopo di che, il C. ha donato il bene (che era ancora nel possesso dei promissari) alla attuale ricorrente, B.R., che ha dunque agito per ottenerne il rilascio ed avere risarciti i danni da occupazione senza titolo.

Il Tribunale ha accolto la domanda, che invece è stata rigettata dal giudice di appello.

Ricorre la B. con quattro motivi. V’è costituzione con controricorso degli intimati.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- La ratio della decisione impugnata.

I resistenti, costituitisi nel giudizio di primo grado tardivamente, ossia alla udienza di prima comparizione, hanno eccepito di avere il possesso del bene in ragione del contratto preliminare, che, sebbene non eseguibile in forma specifica (come da giudicato), era però titolo valido del loro godimento, proprio in quanto vi era stabilito il diritto di goderne anticipatamente, rispetto al trasferimento definitivo.

Con la memoria di cui all’art. 183 c.p.c. (primo termine) la ricorrente ha eccepito la prescrizione del diritto invocato dai resistenti, ossia del diritto di detenere il bene sulla base del contratto preliminare. Il Tribunale ha accolto l’eccezione, ordinando quindi la restituzione del bene.

Invece la Corte di appello l’ha ritenuta tardiva, essendo formulata per la prima volta con la prima memoria ex art. 183 c.p.c., anzichè alla prima udienza di comparizione.

2.- La ricorrente contesta questa ratio con quattro motivi.

I primi tre vi attengono direttamente; il quarto riguarda il regime delle spese.

2.1.- Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione di alcune norme della Costituzione, ed in particolare quelle sul giusto processo; nel senso che se si ritenesse che, pur essendosi costituiti in giudizio gli attuali resistenti il giorno della prima udienza di comparizione, l’attore aveva l’onere di eccepire in quella udienza stessa la prescrizione, allora si renderebbe la difesa gravosa al limite dell’impossibilità.

2.2. Con il secondo motivo invece si lamenta violazione dell’art. 183 c.p.c..

Secondo la ricorrente la regola per cui l’attore deve replicare, ossia proporre eccezioni contrarie alla difesa del convenuto alla prima udienza di comparizione e non successivamente, vale nel caso di tempestiva e non di tardiva costituzione in giudizio da parte di quest’ultimo.

Nella fattispecie, i convenuti si sono costituiti il giorno stesso della udienza di prima comparizione.

2.3.- Con il terzo motivo si eccepisce invece violazione dell’art. 167 c.p.c. nel senso che il giudice di primo grado avrebbe dovuto ritenere l’eccezione fatta dai convenuti, ossia di detenere legittimamente sulla base del contratto preliminare, come tardiva, essendosi, come detto, costoro costituiti tardivamente, non venti giorni prima della udienza di comparizione.

2.4.- Con il quarto motivo si censura violazione di legge (art. 91 c.p.c.) quanto al regime delle spese, ma senza contestare la regola della soccombenza.

3.- Va valutato per primo il terzo motivo, per ragioni di ordine logico: infatti se vi fosse veramente una eccezione riconvenzionale dei convenuti, non dichiarata tardiva, ciò influirebbe sulla contro eccezione di prescrizione, che è l’oggetto principale del ricorso.

In sostanza, secondo la ricorrente, la difesa dei convenuti avrebbe formulato una sorta di eccezione riconvenzionale, sostenendo di avere il godimento in base ad un titolo legittimo, ossia il contratto) preliminare, e dunque di non essere tenuta alla restituzione. Il ricorrente assume che si tratta di una eccezione riconvenzionale da cui i convenuti sarebbero decaduti essendosi costituiti tardivamente, ed il giudice di primo grado non avrebbe però dichiarato la decadenza, violando l’art. 167 c.p.c..

Il motivo è inammissibile ed infondato.

E’ inammissibile in quanto la questione non risulta essere stata posta in appello, o meglio riproposta in appello dopo l’implicito rigetto in primo grado, cosi che non può formare oggetto di censura in questa sede.

Comunque sia, non si tratta, a ben vedere, nè di domanda nè di eccezione riconvenzionale, ma solo di un argomento difensivo, meglio, di una eccezione in senso lato, non soggetta al termine di decadenza di cui all’art. 167 c.p.c..

3.1.- Il secondo motivo è parimenti inammissibile.

Infatti, non risulta chiaro il contenuto della eccezione di prescrizione, cosi come alcunchè è detto circa il diritto che si sarebbe prescritto. Dal ricorso non si deduce neppure quale fosse la domanda introduttiva da cui va ricavato il contenuto della eccezione in questione.

In particolare, in ricorso nulla viene detto sul rigetto della domanda di risoluzione del preliminare, che nel giudizio per l’esecuzione in forma specifica iniziato dal promittente, era stata fatta dai promissari acquirenti: non è dato sapere le ragioni per le quali la domanda di cui all’art. 2932 c.c. è stata rigettata, ed è stata invece accolta quella di risoluzione del preliminare. Informazioni decisive per identificare il contenuto della questione odierna, la quale attiene evidentemente alla prescrizione di un diritto che si assume fondato sul preliminare, o da quel contratto implicato.

Inoltre, non risulta chiaro quale fosse il contenuto della eccezione di prescrizione, che il ricorrente assume come tempestiva, ossia quale diritto essa mirava ad affermare come estinto; precisazione tanto più necessaria se si considera che venendo in considerazione la pretesa dei promissari acquirenti ad occupare l’immobile, riesce difficile ammettere che il relativo diritto possa ritenersi prescritto per non uso nello stesso tempo in cui risulta pacificamente che i promissari hanno il godimento dell’immobile sin da quando è loro stato concesso con il preliminare.

La precisazione di quale fosse il diritto prescritto e perchè lo fosse risulta decisiva per stabilire l’ambito della relativa eccezione.

Con la conseguenza che, seppure non tardiva, l’eccezione di prescrizione non è formulata in modo tale che possa ricavarsene la decisività, o comunque la rilevanza ai fini del decidere.

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento della somma di 2200,00 Euro di spese legali, oltre 200,00 giuro di spese generali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 4 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 settembre 2020

 

 

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