Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19442 del 03/08/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 03/08/2017, (ud. 24/04/2017, dep.03/08/2017),  n. 19442

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NEGRI LA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21292-2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.N., C.F. (OMISSIS) elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PANAMA 74, presso lo studio dell’avvocato GIANNI EMILIO IACOBELLI,

che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 4041/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/09/2010 R.G.N. 4667/2007.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza 17 settembre 2010, la Corte d’appello di Roma dichiarava la nullità del termine apposto al contratto di lavoro a tempo determinato stipulato, per esigenze di carattere sostitutivo del personale addetto al servizio di recapito presso la Filiale di (OMISSIS) assente con diritto alla conservazione del posto, da Poste Italiane s.p.a. con M.N. dal 3 gennaio al 31 marzo 2003 (poi prorogato al 30 giugno 2003), la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dalla prima data e condannava la società datrice al pagamento, a titolo risarcitorio, di importo pari alle retribuzioni maturate dalla data di costituzione in mora (17 novembre 2005), nei limiti del triennio decorrente dalla definitiva cessazione del rapporto: così riformando la sentenza di primo grado, che aveva invece respinto le domande della lavoratrice; che avverso tale sentenza Poste Italiane s.p.a. ha proposto ricorso con quattro motivi, cui ha resistito la lavoratrice con controricorso contenente ricorso incidentale articolato su unico motivo e memoria ai sensi dell’art. 380bis c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, art. 1362 c.c. ss. e contraddittoria ed omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia, in ordine alla specificità delle ragioni di carattere sostitutivo, senza necessità di indicazione nè della tipologia di assenza, nè del nominativo del lavoratore sostituito (primo motivo); omessa motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo quale la mancata ammissione delle prove orali dedotte, neppure attraverso l’esercizio del potere istruttorio d’ufficio (secondo motivo); insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia e violazione e falsa applicazione degli artt. 12 preleggi, art. 1419 c.c., D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, art. 115 c.p.c., per erronea conversione del rapporto, anzichè nullità dell’intero contratto, in difetto di previsione di una norma imperativa sostitutiva della clausola nulla (terzo motivo); violazione e falsa applicazione degli artt. 1206,1207,1217,1218,1219,1223,2094,2099 e 2697 c.c., per maturazione del diritto della lavoratrice al pagamento delle retribuzioni solo dal momento di effettiva ripresa del servizio, in carenza di sua prestazione lavorativa, con applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32 quale ius superveniens in ordine alle conseguenze economiche risarcitorie (quarto motivo);

che la lavoratrice controricorrente, a propria volta ricorrente incidentale, deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1217 e 1219 c.c., art. 410 c.p.c. in relazione agli art. 1223,14211422 c.c., dell’art. 1227 in relazione agli artt. 2729 e 2697 c.c., degli artt. 115 e 116 c.p.c. e insufficiente e contraddittoria motivazione su fatto decisivo e controverso, in ordine alle conseguenze patrimoniali erroneamente determinate (unico motivo);

che ritiene il collegio che il primo motivo di ricorso principale debba essere accolto, con assorbimento degli altri e dell’unico incidentale;

che, infatti, il primo motivo è fondato, per insegnamento consolidato di questa Corte che, in tema di assunzione a termine di lavoratori subordinati per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009, con cui è stata dichiarata infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, comma 2, ha ritenuto che l’onere di specificazione delle predette ragioni sia correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine e l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto;

che, pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, in cui la sostituzione non sia riferita ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine debba considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse – risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorchè non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità (Cass. 7 gennaio 2016, n. 113; Cass. 26 novembre 2015, n. 24196; Cass. 12 gennaio 2015, n. 208; Cass. 26 gennaio 2010, n. 1577);

che gli elementi suindicati sono stati individuati dalla Corte territoriale ma non ritenuti sufficienti (ultimo capoverso di pg. 6 della sentenza), in violazione dei suenunciati principi di diritto;

che l’esame degli altri motivi e del ricorso incidentale, relativi al regime probatorio e alle conseguenze comportate dall’accertamento di specificità delle suddette ragioni, resta assorbito dalla fondatezza del primo;

che pertanto il ricorso deve essere accolto in relazione al primo motivo, assorbiti gli altri e il ricorso incidentale, con la cassazione della sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto e rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione.

PQM

 

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso principale, assorbiti gli altri e il ricorso incidentale; cassa la sentenza, in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2017

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