Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19425 del 20/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19425 Anno 2018
Presidente: CAMPANILE PIETRO
Relatore: D’ORAZIO LUIGI

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 30357/2011 R.G. proposto da
BNP Paribas SA, in persona dei procuratori Alessandro Passaro e Vito Pontrelli,
rappresentata e difesa dall’Avv. Gabriele Escalar e dall’Avv. Livia Salvini, come
da procura speciale per scrittura privata del 30-11-2011, autenticata dal dott.
Enrico Lainati, Notaio in Milano, elettivamente domiciliata presso il loro studio,
in Roma, viale Giuseppe Mazzini n. 11
– ricorrente contro
Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro tempre,

Luigi Orazio 1

Data pubblicazione: 20/07/2018

RGN 30357 2011

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in
Roma, Via dei Portoghesi n. 12 ;
-controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, n.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27 giugno 2018 dal
Consigliere Luigi D’Orazio.

RITENUTO IN FATTO
1.A seguito di controllo automatizzato ai sensi dell’art. 36 bis d.p.r. 600/1973
veniva notificata alla BNP Paribas SA una cartella di pagamento con l’iscrizione
a ruolo della somma di C 537.475,35, sia a titolo di imposte sui redditi per il
periodo 2001 (modello Unico/2002), sia di ritenute alla fonte su redditi da essa
erogati nello stesso anno (modello 770/2002), nonché per sanzioni per il
ritardato od omesso versamenti dei tributi.
2.Proponeva ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale la
contribuente sostenendo la nullità della cartella per carenza di motivazione, la
nullità della stessa per tardività ai sensi del combinato disposto degli artt. 36
bis d.p.r. 600/1973 e 17 del d.p.r. 602/1973, oltre che l’illegittimità nel merito
della cartella in quanto tutte le somme ivi riportate erano state correttamente
versate dalla società, pur ammettendo per molte voci la correttezza
dell’iscrizione a ruolo dell’Ufficio.
3.La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso, in quanto la
società aveva dimostrato di aver provveduto al pagamento di tutte le somme,
ed annullava la cartella impugnata.
4.Proponeva appello l’Agenzia delle entrate, evidenziando che la stessa società
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203/28/2010, depositata il 25 ottobre 2010.

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aveva ammesso la correttezza dell’operato dell’Ufficio in relazione ad alcune
riprese.
5.La società resisteva con controdeduzioni e proponeva appello incidentale
condizionato, sia in ordine alla nullità della cartella per carenza di motivazione,
sia per nullità della stessa ai sensi degli artt. 36 bis d.p.r. 600 del 1973 e 17

6.Una prima pronuncia della Commissione tributaria regionale, dichiarativa di
inammissibilità dell’appello, veniva annullata nel giudizio di revocazione.
7.Successivamente la Commissione tributaria regionale accoglieva l’appello
della Agenzia delle entrate, evidenziando che il termine per notificare la
cartella relativa alla dichiarazione dei redditi del 2001 scadeva il 31-12-2006,
ai sensi dell’art. 1 d.l. 106/2005, convertito in legge 156/2005 (comma 5 bis),
che la notifica della cartella era stata effettuata tempestivamente il 27-4-2006,
che l’Agenzia aveva provveduto a degli sgravi per complessivi C 329.567,24,
che quindi alla somma complessiva di C 537.469,24 doveva essere sottratta
quella oggetto di sgravio per C 329.902,24, residuando da pagare la somma di
C 207.902,55.
8.Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione la società
9.Resisteva con controricorso l’Agenzia delle entrate.
10.La società depositava memoria scritta.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.Con il primo motivo di ricorso la società deduce “nullità della sentenza per
omessa pronuncia su un motivo di appello incidentale condizionato in relazione
all’art. 360 comma 1 n. 4 c.p.c. e 62 del d.lgs. 546/1992”, in quanto la
Commissione tributaria regionale, dopo aver accolto in parte l’appello proposto
dalla Agenzia, avrebbe dovuto pronunciarsi sul primo motivo di appello
incidentale condizionato fondato sul difetto di motivazione della cartella di
pagamento.
1.1.11 motivo è infondato.
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d.p.r. 602/1973.

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Invero,si rileva che la Commissione tributaria, prima di pronunciarsi nel merito
del contenuto della cartella, ha espressamente rigettato il secondo motivo di
appello incidentale condizionato, relativo alla tardività della notifica della
cartella relativa alla dichiarazione dei redditi del 2001, ed implicitamente il
primo motivo dell’appello incidentale condizionato relativo al difetto di

indicato in un apposito prospetto tutte le somme relative alla cartella (n. 64
voci), con indicazione dell’importo iscritto a ruolo, dello sgravio effettuato dalla
Agenzia, delle voci riconosciute dal contribuente come dovute ed, infine, di
quelle in contestazione.
Ove, poi, si voglia ritenere che la Commissione regionale ha omesso di
pronunciare sulla domanda di annullamento della cartella di pagamento ex art.
36 bis d.p.r. 600/1973 per difetto di motivazione, il motivo sarebbe,
comunque, infondato.
Invero, l’appello incidentale della società è stato “sostanzialmente” rigettato
per intero, tanto che è stato accolto l’appello proposto dalla Agenzia delle
entrate.
Per giurisprudenza di legittimità la mancanza di motivazione su questione di
diritto e non di fatto deve ritenersi irrilevante, ai fini della cassazione della
sentenza, qualora il giudice del merito sia comunque pervenuto ad un’esatta
soluzione del problema giuridico sottoposto al suo esame. In tal caso, la Corte
di cassazione, in ragione della funzione nomofilattica ad essa affidata
dall’ordinamento, nonché dei principi di economia processuale e di ragionevole
durata del processo, di cui all’art. 111, comma 2, Cost., ha il potere, in una
lettura costituzionalmente orientata dell’art. 384 c.p.c., di correggere la
motivazione anche a fronte di un “error in procedendo”, quale la motivazione
omessa, mediante l’enunciazione delle ragioni che giustificano in diritto la
decisione assunta, anche quando si tratti dell’implicito rigetto della domanda
perché erroneamente ritenuta assorbita, sempre che si tratti di questione che
non richieda ulteriori accertamenti in fatto (Cass.Civ., Sez.Un., 2 febbraio 2017,
n. 2731).
Luigi D, razio 4

motivazione della cartella; tanto è vero che la Commissione regionale ha

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Nella specie, si rileva che, in tema di riscossione delle imposte, sebbene in via
generale la cartella esattoriale, che non segua uno specifico atto impositivo già
notificato al contribuente, ma costituisca il primo ed unico atto con il quale
l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, debba essere motivata alla
stregua di un atto propriamente impositivo, tale obbligo di motivazione deve

atto, sicché, nel caso in cui la cartella di pagamento sia stata emessa in
seguito a liquidazione effettuata in base alle dichiarazioni rese dal contribuente
ai sensi degli artt. 36 bis del d.P.R. n. 600 del 1973 e 54 bis del d.P.R. n. 633
del 1972,

l’obbligo di motivazione può essere assolto

mediante il mero

richiamo a tali dichiarazioni perché, essendo il contribuente già a conoscenza
delle medesime, non è necessario che siano indicati i presupposti di fatto e le
ragioni giuridiche della pretesa (Cass.Civ. 24 aprile 2018, n. 10013;Cass.Civ.,
20 settembre 2017, n. 21804).
2.Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente deduce “violazione e
falsa applicazione dell’art. 17 del d.p.r. 602/1973, dell’art. 1, comma 2 octies
del d.l. 143/2003, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1,
legge 212/2003, dell’art. 1 , comma 5 ter lettera a, numero 1, del d.l.
106/2005, convertito in legge 156/2005, in relazione all’art. 360, comma 1, n.
3 c.p.c. e dell’art. 62 d.lgs. 546/1992”, in quanto deve essere riformata la
decisione della Commissione regionale, laddove ha ritenuto che l’art. 1 comma
5 ter del d.l. 106/2005, ha abrogato l’ipotesi di decadenza dell’Ufficio dal
potere di iscrizione a ruolo, ove non operata entro il termine perentorio del 3112-2005, anche con riferimento alle dichiarazioni dei redditi e del sostituto di
imposta dell’anno 2002. L’art. 1 comma 5 ter si è, invece, limitato ad abrogare
la disposizione generale dell’art. 17 del d.lgs. 602/1973, ma non anche la
disposizione speciale di cui all’art. 1, comma 2 octies del d.l. 153/2003,
secondo cui “in deroga alle disposizioni dell’art. 3, comma 3, della legge
212/2000, i termini di decadenza per l’iscrizione a ruolo previsti dall’art. 17,
comma 1, lettera a), del d.p.r. 602/1973, sono prorogati al 31-12-2005 per le
dichiarazioni presentate negli anni 2001 e 2002″.
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essere differenziato a seconda del contenuto prescritto per ciascuno tipo di

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2.1.Tale motivo è infondato.
Invero, l’art. 1, comma 5 bis, del d.l. 106/2005, convertito in legge 156/2005
(la Corte Cost. Con sentenza 15 luglio 2005, n. 280 aveva dichiarato
l’incostituzionalità dell’art. 25 del d.p.r. 602/1973, nella parte in cui non
prevedeva un termine, a pena di decadenza, per la notifica della cartella di

fine di garantire l’interesse del contribuente alla conoscenza, in termini certi,
della pretesa tributaria derivante dalla liquidazione delle dichiarazioni e di
assicurare l’interesse pubblico alla riscossione di crediti tributari, la notifica
delle relative cartelle di pagamento è effettuata, a pena di decadenza • c)
entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della
dichiarazione, con riferimento alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre
2001”.
Pertanto, il termine finale per la notificazione della cartella relativa alla
dichiarazione dei redditi del 2001 era il 31-12-2006, il 31 dicembre del quinto
anno successivo.
Peraltro, per la Corte costituzionale (Corte Cost., 25 gennaio 2008, n. 11) non
sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5-bis,
lettera c), d.l. 17 giugno 2005 n. 106, comma aggiunto dall’art. 1, comma 1,
della legge di conversione 31 luglio 2005 n. 156, censurato, in riferimento
all’art. 3 Cost., nella parte in cui, per le dichiarazioni presentate fino al 31
dicembre 2001, stabilisce che la notificazione delle cartelle di pagamento
derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni è effettuata, a pena di
decadenza, «entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di
presentazione della dichiarazione», laddove la disciplina a regime fissa, quale
termine decadenziale per la notificazione delle cartelle relative alle dichiarazioni
presentate a decorrere dall’entrata in vigore della legge di conversione, il terzo
anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni. Premesso che il
d.l. n. 106 del 2005 e la relativa legge di conversione rappresentano un
complesso intervento legislativo, con il quale è stato introdotto un termine
decadenziale per la notificazione delle cartelle di pagamento, in precedenza
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pagamento emessa ai sensi dell’art. 36 bis d.p.r. 600/1973), prevede che “Al

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non previsto, la disciplina censurata, tenuto conto che, nella fase transitoria,
un termine decadenziale eccessivamente ristretto avrebbe potuto precludere
od ostacolare la notificazione delle cartelle relative alle dichiarazioni presentate
anteriormente all’entrata in vigore della legge di conversione, e che, per le
dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001, un termine quadriennale,

2003, non sarebbe stato adeguato, perché eccessivamente breve, non appare
irragionevole, trovando essa giustificazione nell’obiettivo di garantire non solo
l’interesse del contribuente a non essere assoggettato all’azione esecutiva del
fisco per un tempo indeterminato, ma anche l’interesse dell’erario – parimenti
meritevole di tutela – di evitare che, nella fase transitoria, un termine
decadenziale eccessivamente ristretto possa precludere od ostacolare la
notificazione delle cartelle relative alle dichiarazioni presentate anteriormente
all’entrata in vigore della suddetta legge di conversione n. 156 del 2005 e,
quindi, pregiudicare la riscossione dei tributi, risultando altresì giustificata la
diversa misura del termine decadenziale previsto in via transitoria per la
notificazione delle cartelle relative alle dichiarazioni presentate fino al 31
dicembre 2001 e per quelle presentate negli anni 2002 e 2003 (sentt. nn. 217
del 1998, 413 del 2002 e 21 del 2005; 21 e 280 del 2005; ordd. nn. 131 del
1988, 66 del 1994).
L’art. 1, comma 5 ter, lettera a) al numero 1, d.l. 106/2005, convertito in legge
156/2005, ha espressamente abrogato l’intero articolo 17, in ordine alla
esecutività della iscrizione a ruolo, sicchè non può ritenersi ancora vigente l’art.
1 , d.l. 143/2003, convertito in legge 212/2003, che ancora richiama l’art. 17
(comma 2 octies ” in deroga alle disposizioni dell’art. 3, comma 3, della legge
212/2000, i termini di decadenza per l’iscrizione a ruolo previsti dall’art. 17,
comma 1, lettera a), del d.p.r. 602/1973, sono prorogati al 31-12-2005 per le
dichiarazioni presentate negli anni 2001 e 2002″).
3.Le spese del giudizio di legittimità vanno posti a carico della ricorrente, in
base alla soccombenza, e si liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
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analogo a quello previsto per le dichiarazioni presentate negli anni 2002 e

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Rigetta il ricorso
Condanna la ricorrente a rimborsare in favore della Agenzia delle entrate le
spese del giudizio di legittimità che si liquidano in complessivi C 5.600,00, oltre
spese prenotate a debito.
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Luigi D’Orazio 8

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