Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19424 del 23/09/2011

Cassazione civile sez. trib., 23/09/2011, (ud. 19/05/2011, dep. 23/09/2011), n.19424

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 17618/2009 proposto da:

B.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA POMPEO MAGNO 3, presso lo studio dell’avvocato GIANNI

SAVERIO, che lo rappresenta e difende, giusta mandato in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 60/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di FIRENZE del 20/05/08, depositata il 22/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO;

è presente il P.G. in persona del Dott. CARLO DESTRO.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Corte Suprema di Cassazione, Struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi civili Sezione Tributaria;

relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., sulla causa n. 17618/2009;

il relatore Cons. Dott. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati;

Osserva:

La CTR di Firenze ha respinto l’appello di B.A. – appello proposto contro la sentenza n. 36/01/2007 della CTP di Siena che ha rigettato il ricorso del contribuente – ed ha così confermato i tre avvisi di accertamento per IVA-IRAP relative agli anni d’imposta dal 2000 al 2002, con cui l’Agenzia aveva contestato l’omessa fatturazione di beni strumentali ceduti dal contribuente alla società semplice da quello costituita con il fratello.

La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che – pur dato atto della continuità di fatto tra l’impresa individuale del B. e la società semplice costituita da quello con il fratello – fosse determinante la autonomia giuridica dei due diversi soggetti, tra i quali non risultava esservi stata alcuna successione (nel senso che non risultava che l’impresa individuale fosse stata conferita nella società semplice).

Il B. ha interposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

L’agenzia si è costituita con controricorso.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti, i tre motivi di censura proposti dal ricorrente sono tutti assistiti da quesiti inidonei ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c..

In merito al tema dei requisiti di contenuto del quesito che il ricorrente ha onere di formulare ai sensi dell’art. 366-bis c.p.c., questa Corte ha già avuto modo di chiarire che il quesito di diritto consiste non già in un’affermazione di diritto astratta ed avulsa dal caso concreto, ma in un interrogativo che deve necessariamente contenere, sia pure sintetizzandola, l’indicazione della questione di diritto controversa e la formulazione del diverso principio di diritto rispetto a quello che è alla base del provvedimento impugnato, di cui il ricorrente, in relazione al caso concreto, chiede l’applicazione al fine di ottenere la pronuncia di cassazione, in modo da circoscrivere l’oggetto di quest’ultima nei limiti di un accoglimento o di un rigetto del quesito stesso (Cass. S.U. n. 23732 del 2007; Cass. S.U. n. 20360 e n. 36 del 2007; Cass. n. 14682 del 2007). Nella specie di causa tutto ciò fa difetto, avendo il ricorrente proposto quesiti di tenore totalmente teorico e generico, senza correlazione alcuna con la fattispecie concreta e senza che si intenda in che modo la questione prospettata sia correlata con le questioni effettivamente controverse che, a prima vista, appaiono del tutto incoerenti con le questioni giuridiche astrattamente dedotte in quesito. Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per inammissibilità.

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti; che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va rigettato.

che le spese di lite posso essere regolate secondo la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente a rifondere le spese di lite, liquidate in Euro 3.000,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 19 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 settembre 2011

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