Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19422 del 23/09/2011

Cassazione civile sez. trib., 23/09/2011, (ud. 19/05/2011, dep. 23/09/2011), n.19422

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 17227/2009 proposto da:

S.U. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA EDOARDO D’ONOFRIO 43, presso lo studio dell’avvocato

CASSANO Umberto, che lo rappresenta e difende, giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 24/2009 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di ROMA del 4/12/08, depositata il 12/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO;

è presente il P.G. in persona del Dott. CARLO DESTRO.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.. è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Corte Suprema di Cassazione, Struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi civili Sezione Tributaria;

relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., sulla causa n. 17227/2009;

Il relatore Cons. Dott. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati;

Osserva:

La CTR di Roma ha respinto l’appello di S.U. – appello proposto contro la sentenza n. 152/13/2007 della CTP di Roma che ha rigettato il ricorso del contribuente – ed ha così confermato la cartella di pagamento per IRPEG-IVA-IRAP relativa all’anno d’imposta 2001 per le somme iscritte a ruolo a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis. La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo (per quanto qui ancora interessa) che la omessa previa comunicazione al contribuente dell’esito dei controlli – come previsto dal comma 3 della predetta norma – non può costituire ragione di nullità dell’avviso di liquidazione ma semmai può avere come unica conseguenza la riduzione ad un terzo delle sanzioni amministrative dovute (riduzione già riconosciuta dal giudice di prime cure) anche alla luce del fatto che il contribuente non aveva confutato la correttezza dell’importo della somma iscritta a ruolo.

Lo S. ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

L’agenzia si è costituita con controricorso.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti, con i due motivi di impugnazione, tra loro connessi (rubricati come: “Violazione del combinato disposto del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e della L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 1 e art. 5”; “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 467 del 1997, art. 2”, assistiti da idonei quesiti) il ricorrente si duole in sostanza dell’omessa comunicazione – prima dell’iscrizione a ruolo – dell’esito del controllo automatizzato sulla dichiarazione, attribuendo a tale comunicazione il carattere di condizione di procedibilità e comunque condizione materiale per l’effettuazione di quanto consentito dal D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2 (e cioè il pagamento di quanto dovuto entro trenta giorni dal ricevimento della predetta comunicazione, con conseguente riduzione ad un terzo dell’ammontare delle sanzioni ed interessi).

L’assunto appare manifestamente infondato, alla luce della pregressa giurisprudenza di questa Corte (Sez. 5, Sentenza n. 17396 del 23/07/2010) secondo la quale: “L’emissione della cartella di pagamento con le modalità previste dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, comma 3 (in materia di tributi diretti) e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, comma 3 (in materia di IVA) non è condizionata dalla preventiva comunicazione dell’esito del controllo al contribuente, salvo che il controllo medesimo non riveli l’esistenza di errori essendovi, solo in tale ipotesi di irregolarità riscontrata nella dichiarazione, l’obbligo di comunicazione per la liquidazione d’imposta, contributi, premi e rimborsi. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva considerato legittimamente emessa la cartella di pagamento, in assenza di comunicazione al contribuente, per l’importo riferito ad un’istanza di condono ex art. 9 bis legge n. 289 del 2002, non seguita dal versamento di quanto dovuto)”.

Nella specie di causa, d’altronde, la parte contribuente non ha allegato che l’adozione del provvedimento di liquidazione è dipeso dalla esistenza di errori nella dichiarazione (ed anzi ve ne è presunzione contraria, in considerazione di quanto rilevato nella motivazione della sentenza impugnata a proposito dell’assenza di una contestazione circa l’ammontare dell’imposta) sicchè la doglianza di violazione dell’art. 36-bis si appalesa manifestamente infondata, non meno di quella concernente il D.P.R. n. 462 del 1997, art. 2, alla luce del fatto che non risulta che la parte qui ricorrente non subisce comunque pregiudizio alcuno dalla mancata comunicazione, avendo raggiunto l’effetto che l’invocata norma le avrebbe potuto permettere di raggiungere.

Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in Camera di consiglio per manifesta infondatezza;

che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va rigettato, che le spese di lite posso essere regolate secondo la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente a rifondere le spese di lite, liquidate in Euro 2.000,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 19 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 settembre 2011

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