Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19409 del 17/09/2020

Cassazione civile sez. lav., 17/09/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 17/09/2020), n.19409

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17835-2014 proposto da:

Z.A.M., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato RITA LAZZARA;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati

ANTONIETTA CORETTI, VINCENZO TRIOLO, VINCENZO STUMPO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2301/2013 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 24/12/2013 R.G.N. 1556/2010.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.1a Corte d’appello di Messina, in riforma della sentenza del tribunale di Patti, rigettava la domanda proposta da Z.A.M. volta ad ottenere il riconoscimento del proprio diritto agli assegni per il nucleo familiare quale coniuge superstite del D.L. n. 69 del 1988, ex art. 2 conv. in L. n. 153 del 1988.

2. La Corte territoriale recepiva le conclusioni dell’ausiliare di secondo grado, secondo le quali la Z. non si trovava in situazione di inabilità al lavoro, ma solo in condizioni di ridotta capacità lavorativa.

3. Per la cassazione della sentenza Z.A.M. ha proposto ricorso, affidato ad un unico articolato motivo, cui l’INPS ha resistito con controricorso e memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. a fondamento del gravame la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 69 del 1988, art. 2, comma 8 e conseguente omessa ed in parte erronea e contraddittoria motivazione su un punto controverso e decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e 5. Sostiene che poichè il D.L. n. 69 del 1988, art. 2, comma 8, richiede ai fini del beneficio degli assegni per il nucleo familiare l’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro, la valutazione dovrebbe avere riguardo anche al fattore socio-economico tale da consentire una proficua occupazione in relazione alle condizioni di salute ed alla professionalità acquisita. Lamenta che nel caso il CTU si sarebbe limitato ad accertare la permanente inabilità della ricorrente sotto il profilo medico, senza alcuna valutazione degli altri fattori, e che in concreto non si sia tenuto conto del fatto che la ricorrente, dedita all’attività di bracciante agricola, è affetta da gravi patologie osteo – articolari e da ipotrofia delle masse muscolari che rendono certamente impossibile la prosecuzione dell’attività agricola svolta e il cui svolgimento comporterebbe un logoramento dell’organismo con un sensibile peggioramento delle patologie, nè l’impossibilità pratica – in ragione del sesso, dell’età e delle condizioni fisiche in un’area particolarmente depressa come quella siciliana – di trovare lavoro come bracciante agricola.

5. Il motivo è fondato nel senso di seguito precisato.

L’assegno per il nucleo familiare, disciplinato dal D.L. 13 marzo 1988, n. 69, art. 2, convertito in L. 13 maggio 1988, n. 153, è finalizzato ad assicurare una tutela in favore di quelle famiglie che mostrano di essere effettivamente bisognose sul piano economico ed è attribuito in modo differenziato in rapporto al numero dei componenti ed al reddito del nucleo familiare, tenendo altresì conto dell’eventuale esistenza di soggetti colpiti da infermità o difetti fisici o mentali e che pertanto si trovino nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.

6. L’indagare se un soggetto si trovi, secondo il testo della norma “a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro” richiede l’accertamento della concreta possibilità, tenuto conto delle condizioni del mercato del lavoro, di dedicarsi ad un’attività lavorativa, anche estranea alle attitudini del soggetto, ma comunque rispettosa della dignità della persona, che sia utile ed idonea a soddisfare in modo normale e non usurante le sue primarie esigenze di vita (v., con riferimento all’analoga locuzione contenuta al D.P.R. n. 818 del 1957, art. 39, anteriormente all’introduzione del più restrittivo criterio di cui alla L. 12 giugno 1984, n. 222, art. 8,Cass. 26/08/2004 n. 16955, Cass. 28/10/1992, n. 11705, Cass. n. 848 del 28/01/1987).

7. L’accertamento del requisito dell’inabilità presuppone quindi un’indagine accurata relativa non solo alle condizioni cliniche del soggetto, tali da renderlo direttamente collocabile sul mercato del lavoro, ma anche alle condizioni dell’ambiente economico e sociale con il quale egli interagisce e nel quale dovrebbe reimpiegarsi.

8. Tale accertamento non è stato compiuto dal giudice di merito, che ha limitato l’indagine alle residue capacità lavorative della signora Z., ritenendo sufficiente ad escludere il richiesto beneficio il fatto che ella avrebbe potuto svolgere attività che non richiedessero sforzi fisici prolungati, senza indagare sulla componente socio-ambientale relativa all’effettiva collocabilità sul mercato del lavoro delle residue capacità lavorative.

9. Il ricorso deve quindi essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Catania, che dovrà procedere a nuovo esame attenendosi al principio sopra individuato.

10. Al giudice designato competerà anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

11. Non sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente vittoriosa, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Catania.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 19 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2020

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